Le Sfogliatelle

Le Sfogliatelle L'unica verità è quella delle parole scritte. Lì dentro c'è il fuoco acceso, c'è tutto. Le Sfogliatelle è un'associazione culturale senza scopo di lucro.

Le Sfogliatelle è una community di persone appassionate e passionali, che leggono, scrivono e condividono idee e pensieri.

Non da soliMario Giovanni LeoniMario Leoni torna con un nuovo romanzo, riempiendo il vuoto letterario che riguardava Lui...
01/09/2026

Non da soli
Mario Giovanni Leoni

Mario Leoni torna con un nuovo romanzo, riempiendo il vuoto letterario che riguardava Luigi Harrington, personaggio in Conosco anche l’estate, il suo romanzo precedente.
Le sue pagine ci raccontano ancora gli Stati Uniti, ma se la geografia è la stessa, le coordinate letterarie sono cambiate.
Lo scrittore è cresciuto, ha affinato la penna, ha raccolto più luce e quello che ci troviamo tra le mani è un noir emotivo con una musicalità nuova di zecca.
La famiglia come nucleo fondamentale, nel bene e nel male, è il cuore del romanzo.
Il titolo racconta molto più di quello che si può immaginare.
La ricerca medica, le scuole di élite, un posto nel mondo aggiungono trama e riflessioni sempre più poetiche e commoventi.
Grazie alla storia di amore tra Luigi e Arturo, affrontiamo anche i distacchi, le adozioni.
“Una scelta che non viene dal sangue e deve essere rinnovata ogni giorno”.
E poi l’autore ci coinvolge con le sue sliding doors e le persone che tornano, portando indietro il mondo o rimettendolo a posto dove serve.
“Boston è una vecchia signora che si pettina davanti all’oceano “.
Eccola qui, in una sola riga, un’immagine bellissima.
“Arturo capì che certe disuguaglianze sopravvivono anche alle persone oneste. Non hanno bisogno di cattiveria. Stanno nelle distanze…”.

Mario Leoni ha scritto, di nuovo, un romanzo che lascia il segno.
È difficile dimenticare i suoi personaggi e gli incastri perfetti.
Solo alla fine tutto si illumina e riusciamo ad sfiorare, tra le pagine, le anime dei protagonisti che ci hanno raccontato il male e le sue mille maschere.
Per questo non si è mai da soli. Si è sempre uno, nessuno e centomila.

Leggere molto prima di scrivere!📚
31/08/2026

Leggere molto prima di scrivere!📚

Quanta verità📣
31/08/2026

Quanta verità📣

E proprio come Lutero, affiggerò e affliggerò sulla porta della mia pagina le mie 95 tesi dal titolo latino:

DE SCHOLIS ITALIS AMERICANISQUE

Ovvero: che caxxo sto cercando di dire qui e perché, in fondo, non bisogna prendermi troppo sul serio.

Vabbè…

Poiché sono pigro, facciamo che le tesi sono solo cinque.

1.

Gli insegnanti ’mericani e italiani sono nella stessa barca.

E non è una barca particolarmente tranquilla perché sta affondando.

È un momento storico difficilissimo per la scuola, per troppi e tristissimi motivi, e fare l’insegnante oggi è, per usare un eufemismo, un po’ come stare sulla riva a guardare quel mare agitato descritto da Lucrezio.

Solo che noi siamo dentro la barca bucata.

Ah… senza salvagente.

2.

Negli USA timbriamo il cartellino e facciamo quasi quaranta ore alla settimana nell’edificio.

In Italia, sulla carta, bisogna stare a scuola per le famose diciotto ore.

Poi vabbè.

Sono furbi… e allora ti danno magari la prima ora e la quinta e te la mettono in culum.

Ma il punto vero è un altro: ti pagano per diciotto ore.

Io, quando ero in Italì, credevo fermamente che gli insegnanti dovessero avere un orario da ufficio, chessò, dalle 8 alle 15, con 18 20 ore settimanali di lezione, ma con una paga decisamente più alta (almeno il doppio).

Perché gli insegnanti sono professionisti sottopagati che fanno una quantità enorme di lavoro sommerso e che, in più, devono sentirsi dire: «Eh, ma lavorate diciotto ore!» «Tre mesi di ferie!»

Cornuti e mazziati!

3.

Fare la gara tra scuola italiana e scuola americana è non solo noioso, ma anche un po’ stucchevole.

E, diciamocelo, pure un po’ provinciale.

Gli americani vengono educati, almeno idealmente, a fare una cosa sola e a farla benissimo.

Per fare quella cosa gli danno risorse, supporto, strutture, attività, opportunità e un pacco di soldi a fine mese (poi vabbé in USA ti pagano ogni due settimane ma questa è un'altra storia)

Poi magari quello stesso professionista torna a casa la sera e non sa se è venuto prima il Medioevo o il Barocco, oppure scopre con una certa sorpresa che la Spagna confina con la Francia.

E se ne fotte beatamente…

In Italia invece abbiamo il culto della br**ta figura.

Bisogna sapere tutto.

Sempre...

Se sbagli un accento ti sfottono per giorni.

Se non conosci Pasolini: «Oddio, ma come si fa…»

Anche se magari sei un tecnico di laboratorio e nella tua materia sei un genio.

È una cultura estremamente arricchente.

Ma anche tremendamente stressante.

Io, infatti, ho imparato a fottermene.

Se uno mi cita una frase latina che non conosco, oggi riesco tranquillamente a dire: «Boh.»

Un tempo avrei risposto: «Ahhh, ma certo, ovviamente!» Salvo poi passare le successive tre ore a cercare disperatamente di capire da dove caxxo venisse.

4.

Credo fermamente che lo scambio dovrebbe essere soprattutto tra docenti.

Quando andrò in pensione, quindi tra pochissimo... (No. Non è vero. 🤪) vorrei creare un’associazione, una specie di Erasmus per insegnanti.
Perché credo che un insegnante dovrebbe poter entrare in un’altra scuola, vedere come lavorano altri colleghi, rubare idee, raccontare le proprie, scoprire che certe difficoltà sono universali e che, alla fine, siamo molto più simili di quanto pensiamo.

E soprattutto siamo tutti sulla barca del punto uno.

Quella che sta affondando...
Senza salvagente

E allora affondiamo tutti insieme appassionatamente.

5.

Vogliamoci tanto bene.

Perché sono tempi duri. O, per dirla come Lino Banfi: sono e saranno volatili per diabetici.

Quindi, se non credete ai cinque dogmi fondamentali di questa pagina, scancellatevi.

Con la S.

Sì, perché qui in USA, anche se sbagli lo spelling di una parola, ma scrivi cose intelligenti, spesso la gente riesce comunque a capire che sei una persona da ascoltare.

In Italia, invece, a volte non importa minimamente cosa stai dicendo.

Se scrivi «pultroppo» con la L, chi sta leggendo smette immediatamente di leggere, chiama Caifa, si strappa le vesti…

E poco importa che magari avevi appena scritto una cosa interessantissima.

Amen.

DE SCHOLIS ITALIS AMERICANISQUE

Le tesi sono affisse.

Il martello è riposto... deposto... risposto...

E adesso, per favore, vogliamoci bene.

Tuscany - Nel Parco della Maremma, ad Alberese Marina, a catturare tramonti, mi ha fatto ve**re in mente una poesia di E...
26/08/2026

Tuscany - Nel Parco della Maremma, ad Alberese Marina, a catturare tramonti, mi ha fatto ve**re in mente una poesia di Emily Dickinson, che io e Saidia avevamo imparato a memoria qualche anno fa.

I send Two Sunsets
Day and I
in competition ran
I finished Two
and several Stars
While He was making One
His own was ampler
but as I was saying to a friend
Mine is the more convenient
To Carry in the Hand

Ringraziando per le onde docili che accarezzano la nostra battigia e pregando per le vittime di onde che sono diventate morte🥲🙏

📰Non tutti i bug vengono per nuocere. Alcuni servono a farci fare amicizia! 🐛✨Sapete cos’è un bug? Tranquilli, fino a st...
23/08/2026

📰Non tutti i bug vengono per nuocere.
Alcuni servono a farci fare amicizia! 🐛✨

Sapete cos’è un bug? Tranquilli, fino a stamattina neanche noi ne avevamo la minima idea. In teoria è un’anomalia informatica. In pratica? È un insetto digitale che ha deciso di far sparire dalla stampa cartacea dell’articolo le foto dei nostri gruppi di lettura! Ma la vera magia è questa: siamo l’associazione culturale Le Sfogliatelle (dalla Lombardia) e il gruppo di lettura Mula+ (dalla Basilicata).
Praticamente due regioni unite dallo stesso “prurito” digitale, che a questo punto ha il sapore di gemellaggio! 🤝❤️

Visto che il bug ci ha tagliato fuori, abbiamo deciso di prenderla con filosofia: per curare la puntura dell’insetto informatico, vi regaliamo qui le foto “censurate”!
Trovate tutto anche sulla versione digitale di Robinson, l’inserto culturale de La Repubblica, che ringraziamo di cuore per lo spazio e la voce (un grazie gigante e un abbraccio speciale a Sara Scarafia!).

Insomma, eccoci qui, in tutto il nostro splendore! 📸👇

📖 Vuoi unirti a noi?

· Le Sfogliatelle: ci ritroviamo una volta al mese (di solito il martedì) per le Letture Condivise del Club Le Ragazze di Cermenate, da LŮDA - Luoghi di Apprendimento o presso il fantastico Giardino di Angela. Prossimo incontro: 15 settembre con Il giardino sul mare di Mercè Rodoreda.

· Mula+: ci si incontra una volta al mese, di sabato in biblioteca a Latronico. Prossimo appuntamento: 12 settembre per parlare di Una trilogia palestinese di Mahmud Darwish!

Cantù chiama Latronico📣
Latronico chiama Cantù📢
Viva l’Italia e viva i libri📚

di lettura

Così doveva andareRosario PellecchiaIl titolo del nuovo romanzo di Ross, sembra quasi un invito ad abbandonarsi al desti...
18/08/2026

Così doveva andare
Rosario Pellecchia

Il titolo del nuovo romanzo di Ross, sembra quasi un invito ad abbandonarsi al destino e al lento scorrere della vita. E grazie al protagonista, Gaetano Mosca, ribattezzato “poeta” dal suo amico Giulio Vergani, per la rara sensibilità con cui vive le sue giornate nell’isola ecologica in cui lavora, conosciamo il destino di oggetti, persone e cose.
Il tema degli oggetti abbandonati ha da sempre una carica magnetica. L’altro giorno un noto scrittore italiano raccontava di aver recuperato, con devozione, un piccolo libro meraviglioso, dal titolo meraviglioso, da un vascone della spazzatura, portandolo via con sé come se ne andasse della sua stessa vita. È la stessa attrazione che si prova guardando i video di esplorazione urbana (Urbex), dove case disabitate conservano tavole ancora apparecchiate, bloccate in un pranzo congelato per sempre dal tempo. Cos’è che ci lega alle cose che lasciamo indietro? Come ci si libera di ciò che per qualcun altro è stato un ricordo prezioso?
È proprio qui che si muove Gaetano Mosca: osserva e classifica gli utenti della ricicleria, ne decodifica i gesti, analizza chi fatica a staccarsi dai ricordi e chi, invece, non vede l’ora di liberarsi del passato. Attraverso il suo sguardo, l’autore , dà vita a una vera e propria Spoon River dei rifiuti della periferia milanese, mettendo in scena una danza malinconica e reale tra le persone e i loro scarti. Mi sono chiesta cosa penserebbe Gaetano delle statue di madonne di gesso che un giorno, all’isola ecologica di Cantù, ho visto sistemate come in esposizione, vicino al cancello, disposte quasi a presidiare un fazzoletto di giardino, palmi in su, occhi tristi, mai viste tante madonne benedire i cittadini che si recavano in discarica.

Ci vuole il cuore di un poeta per costruire un’allegoria così riuscita sulle cose abbandonate e non solo, e Rosario Pellecchia conferma ancora una volta di possedere un’anima sensibile, capace di calibrare perfettamente ironia e commozione. Fa sorridere e riflettere con la semplicità dei grandi affabulatori.
Spoiler questo romanzo racconta una grande storia d’amore, anzi tre!

Eccoci pronti per il grande ritorno della “Call per Orticaria”, la prima rivista gratuita dedicata a chi ha pruriti lett...
08/08/2026

Eccoci pronti per il grande ritorno della
“Call per Orticaria”, la prima rivista gratuita dedicata a chi ha pruriti letterari.
Riparte la nuova raccolta di articoli, storie e interviste.

L’edizione di quest’anno sarà interamente dedicata a Nicole Foglieni e a Project Nicky project.nicky : vi racconteremo chi è Nicole, la sua bellezza, le sue passioni e la magia che ha lasciato intorno a sé.

La copertina è stata realizzata da Maria Grazia Polli la nostra illustratrice del ♥️

Anche tu ➡️ vuoi raccontare, chiacchierare, mandarci una storia o un’immagine?
Vuoi contribuire o sostenere il progetto?
Manda una mail, come sempre, a: [email protected]

Nelle cose più piccole. Pratiche di āyurveda per la vita quotidiana.Celeste Valenti In un mondo sovraccarico di rumore e...
07/08/2026

Nelle cose più piccole. Pratiche di āyurveda per la vita quotidiana.
Celeste Valenti

In un mondo sovraccarico di rumore e frenesia, immergersi tra le pagine di Nelle cose più piccole. Pratiche di āyurveda per la vita quotidiana di Celeste Valenti ha l’effetto di una sosta rigenerante.
È uno scrigno di gesti e parole antiche che invita a rallentare il respiro.

Da neofita, mi sono avvicinata a questo testo con discrezione, temendo di non trovare punti di contatto con un mondo a me nuovo. Invece, con la sua presenza garbata, Celeste — umanista, terapista ayurvedica, insegnante di yoga e creatrice del progetto Spazio Celeste — apre una finestra essenziale sulla relazione profonda tra l’uomo e la natura.

L’Ayurveda non offre formule magiche, ma una postura verso la vita: mettersi in attesa del presente e imparare a leggerne i segnali. Oggi che la realtà appare spesso frammentata e complessa, sincronizzare i propri gesti quotidiani al ritmo delle stagioni diventa un vero atto di cura.

Accade talvolta di conoscere persone che ti colpiscono al primo sguardo o che sono arrivate sul tuo cammino proprio nel momento giusto, oppure che il valore di un libro ti arrivi ancor prima di sfogliarlo. Con Celeste e il suo libro è andata proprio così: sono bastati la gentilezza del titolo, la cura della copertina e il richiamo discreto di una saggezza antica per capire che si trattava della lettura giusta al momento giusto.
Per questo ho amato la danza delle stagioni e le piccole pratiche che Celeste ci illustra.

Ne parlo con Celeste a Fiera del Libro di Como presso LA POLVERIERA il 4 settembre alle 18.30 e non vedo l’ora.

Agosto ti fa credere che l’estate durerà per sempre!Lapis et Lux💛
07/08/2026

Agosto ti fa credere che l’estate durerà per sempre!
Lapis et Lux💛

Agosto, nella mia testa, non è un mese.

È un signore vestito di nero che ti aspetta in silenzio tra Vicolo Corto e Vicolo Stretto.

Ti lascia sognare.

Ti lascia credere che l’estate durerà per sempre.

Poi, proprio sul più bello, ti afferra da dietro per la collottola e…

ti trascina di nuovo in classe.

Già.

La scuola.

Che qui in Maryland ricomincia subito dopo Ferragosto, perché evidentemente esistono luoghi in cui il calendario non prova alcuna pietà.

E allora, come ogni anno, faccio un piccolo esercizio di sopravvivenza civile: mi siedo e conto le cinque cose che amo della mia scuola ’mericana.

1. I miei ragazzi dell’ultimo anno.

Sono entrati nella mia classe con quello sguardo a metà strada: un po’ bambini, un po’ adolescenti, ancora incerti su quale delle due cose volessero essere.

Li ho visti crescere un giorno alla volta, quasi senza accorgermene.

Come succede con i figli.

Come succede con certe stagioni.

Poi, un mattino, li guardi e capisci che sono diventati grandi mentre tu perdevi tempo a spiegare ut e il congiuntivo.

2. Il caffè nell’ora di programmazione.

Caldo.

Amaro.

Rigorosamente italiano.

Lo preparo e il suo profumo invade i corridoi come un piccolo, clandestino atto d’insubordinazione.

E uno alla volta arrivano i miei colleghi, con una tazza vuota in mano.

Quelli che stanno insegnando mandano uno studente, ambasciatore senza credenziali diplomatiche ma con istruzioni molto precise.

Per dieci minuti la mia aula diventa territorio nazionale.

Un’ambasciata.

Fuori, il Maryland.

Dentro, casa.

3. I primini.

Arrivano spaventati, con lo zaino troppo grande e il futuro ancora più grande.

Si perdono nei corridoi.

Ridono troppo forte alle mie battute, per paura di sbagliare.

Guardano tutto come se fossero appena atterrati su un pianeta alieno.

Quanto vorrei prendere uno dei loro dubbi e mettermelo in tasca.

In cambio gli regalerei una delle mie certezze.

Che non ho...

4. Tradurre.

Autunno.

La pioggia bagna la strada al di là del parcheggio.

I truck americani sferzano l’asfalto.

Io scrivo alla lavagna con la sciarpa che penzola dalla giacca.

I ragazzi prendono appunti.

Fuori, il cielo è di piombo.

Dentro, una perifrastica, un esametro, un endecasillabo falecio si schiudono piano piano.

E allora il tempo si ferma.

Non sono più negli Stati Uniti.

Non sono in Italia.

Sono soltanto un tizio su questo pianeta che prova ad attraversare una lingua morta portandosi dietro venticinque ragazzi vivi.

5. Il rito della scuola americana.

Le pep rally.

L’Homecoming.

Le bande.

Le felpe della scuola.

Le partite giocate sotto i riflettori fino all’ultimo respiro, con gli spalti che urlano come se da quel touchdown dipendesse il destino della civiltà occidentale.

Mi fanno sorridere.

A volte mi commuovono.

Perché ogni scuola ha bisogno dei suoi miti e dei suoi riti.

Qualcuno crescerà.

Qualcuno si perderà.

Qualcuno si ritroverà.

Qualcuno imparerà una cosa che gli resterà addosso per tutta la vita.

Forse perfino in latino.

Proprio un mestiere ingrato, quello dell’insegnante.

Passi la vita pensando di lasciare qualcosa dentro agli altri.

Poi, quando finalmente ti fermi a guardare, scopri che sono stati loro a lasciare qualcosa dentro di te.

E allora vieni pure, agosto.

Aspettami all’angolo.

Afferrami per la collottola.

Riportami in cattedra.

Io farò resistenza, naturalmente.

Perché fa parte del gioco.

Perché ogni ritorno pretende
la sua piccola resa.

Che belle le storie di Andrea Parodi♥️
04/08/2026

Che belle le storie di Andrea Parodi♥️

Ci sono luoghi che smettono di parlare. Succede lentamente, senza che ce ne accorgiamo. Le piazze diventano parcheggi, i marciapiedi si attraversano in fretta, le persone imparano a vivere sempre più vicine e sempre meno insieme.Poi, a volte, basta spostarsi…

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Maslianico

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