18/06/2026
Come sempre, Antonella Lattanzi racconta la realtà senza filtri, senza il bisogno di camuffare i mostri e le storture dietro l’idillio dell’infanzia.
Qui, i mostri sono i protagonisti assoluti e le famiglie diventano il luogo meno sicuro che possa esistere.
I padri sono buchi neri che ingoiano le figlie per poi risputarle nel mondo, prive di difese e paracolpi.
Le madri, invece, sono fantasmi a cui non viene concesso uno sguardo, perché loro stesse non sono mai state viste.
“Nessuno ti dice che l’infanzia è una guerra. Ti dicono che sei piccola, che devi giocare, ma non sanno che i mostri più grandi sono quelli che siedono a tavola con te a cena.“
Poi però ti tende una mano e uno spiraglio di luce, attraverso il quale illuminare il racconto dell’amore tra due amiche che si salvano come possono.
Che si riconoscono al primo sguardo, come se le pupille fossero diari e raccontassero quello che non si può dire.
“Ci univamo nei punti in cui eravamo rotte, come se i nostri pezzi mancanti potessero incastrarsi alla perfezione.“
Per poi raccontare le dipendenze, la solitudine e tutto il male che incombe.
La scrittura della Lattanzi si conferma così: viscerale, intensa, un pugno dritto nello stomaco.
Questo romanzo ti toglie il fiato.
Ci sono libri scomodi che ti chiedono di essere letti perché le parole facciano spazio e diano voce ai silenzi.
Perché negare le ferite?
“Certe ferite non si rimarginano, cambiano solo forma. Diventano la pelle che indossi per stare nel mondo.“
Per stare al mondo!
Grazie Antonella♥️