13/07/2023
to be UoRkers
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Condividiamo il bel racconto di Alberto, membro del collettivo UoRkers, all'interno della rubrica Born to be UoRkers:
"Era una sera come tante e Ivano, operaio di mezza età, se ne stava seduto con le gambe in alto ed i talloni ben piantati sul tavolino del salotto. Nemmeno il sapone era riuscito a togliergli di dosso quel puzzo sintetico di colla e plastica bruciata che, da sei mesi a questa parte, pareva perseguitarlo. "Tranquillo", l'aveva rassicurato un collega, "tempo due settimane e non sentirai più niente"; eppure quell'odore acre continuava ad urticargli le narici. Annusandosi le mani ebbe come l'impressione che fosse penetrato nella pelle fino a impregnargli il midollo delle ossa. All'addetto al taglio laser che lo aveva preceduto era stato diagnosticato un brutto male e da allora in fabbrica si vociferava fosse colpa del macchinario, il Semisealed Blade 500. Supposizioni, pensava Ivano, voci di corridoio per l'appunto, maldicenze di chi, invidioso, sarebbe voluto uscire, com'era capitato a lui, dall'anonimato della catena di montaggio.
"IVANO TONON TECNICO ADDETTO AL TAGLIO LASER", così recitava la targhetta affissa in bella vista nella postazione di lavoro. Aveva preteso fosse scritta in maiuscolo affinché tutti in officina potessero vederla. Gli sarebbe piaciuto mostrarla anche al padre, povero vecchio, una vita a faticare in mezzo ai campi per poi andarsene con le unghie ancora sporche di terra.
Ciononostante, tolto il nuovo incarico, nulla sembrava essere cambiato. Intere giornate trascorse l'una uguale all'altra, spese ad annuire, obbedire, a trattenere stretta la rabbia fra i denti; ma arrivata la sera, giunto il momento di poggiare il c**o sul divano, a comandare vi era una persona sola: lui, Ivano Tonon. Accesa la televisione, brandiva il telecomando come fosse uno scettro e giù ad inveire contro il giornalista, il politico o l'intellettuale di turno. "Bugiardo! Figlio d'un cane! Ciarlatano venduto!". Niente di personale, ben s'intende, insulti e spergiuri non avevano bandiera, che il malcapitato fosse di destra, sinistra o centro, a Ivano poco importava. Erano tutti "parolieri", venditori di fumo, e in quanto tali meritavano d'essere ripagati con la stessa moneta.
Quella sera, saltando da un canale all'altro, ad Ivano capitó di soffermarsi su uno di quei chiassosi talk show, dove fantocci incravattati fingono d'azzuffarsi tra loro. Oggetto della discussione: la riforma delle pensioni. Si può ben immaginare come un simile argomento, agli occhi di un operaio di mezza età con più di trent'anni di lavoro alle spalle, potesse destare non poco interesse. Da principio, Ivano si limitò ad ascoltare. Nel salotto rimbombava aspra la voce dell'Onorevole: "La sua domanda coglie giusta nel segno, oramai a cinquanta, sessant'anni si è ancora pieni d'energia, fatico a comprendere questa smania d'invecchiare. Suvvia, la pensione occorre meritarsela! Le voglio svelare un segreto, ho da poco superato i settanta ed ogni mattina siedo in Parlamento con il sorriso stampato in volto, le posso garantire che fa miracoli". Mentre l'intero studio si scioglieva in una risata di circostanza, Ivano alzò la mano destra puntandola a mó di pi***la in direzione dello schermo. Di quell'uomo odiava tutto: la camicia inamidata, gli occhi bovini, il sorriso tronfio e le troppe possibilità concessegli dalla vita. In tono sommesso, quasi stesse a recitare una preghiera, si abbandonó ad un commento sprezzante: "Disgraziato, se solo potessi ti farei esplodere il cuore". Così dicendo, abbassato il pollice, scaricó un colpo muto nell'aria. Come fanno i bambini, seguí con lo sguardo la traiettoria del proiettile assicurandosi che giungesse dritto a destinazione. La punta dell'indice indicava ancora il televisore, quando accadde l'impensabile, il volto dell'Onorevole si contrasse in una smorfia di dolore, neanche il tempo di portare le mani al petto che il corpo dell'uomo rovinó esanime al suolo. Trascorsero pochi secondi e nel clamore generale la trasmissione venne interrotta.
Ivano era attonito, confuso, possibile fosse stato davvero lui ad uccidere quell'uomo? Gli inizió a tremare la mano e per un istante, un solo attimo, fu attraversato da un fremito di piacere. La mente corse alle scorribande d'infanzia, alle estati spese tra i filari con la fionda fra le mani ad attendere che un passero distratto si posasse sul ramo sbagliato. Ricordava ancora l'emozione del primo colpo andato a segno, la tensione, il battito accelerato, l'euforia e quel senso di colpa che s'annodava stretto allo stomaco. Come allora, si sentiva ferocemente vivo.
Tornato in sé, iniziò a tormentarsi alla ricerca d'una possibile risposta. Più ci pensava e meno riusciva a raccapezzarsi riguardo le reali cause di quanto accaduto. Volendo essere razionali, era impensabile credere che fosse lui il vero responsabile. "Per Dio!" sbottó stizzito, "Da che mondo è mondo gli uomini mica s'accoppano ad ingiurie!". Del resto come dargli torto, se per ogni maledizione vi fosse scappato il morto, nel giro di qualche settimana non sarebbe rimasta anima viva. S'era quasi arreso all'incomprensibilità del fatto quando ad un tratto gli balenó il sospetto di non essere il solo quella sera ad avere desiderato che l'Onorevole tirasse le cuoia.
Forse qualcuno lassù, riconosciute le buone ragioni, aveva deciso di accogliere la sua richiesta. In fin dei conti quel quattrinaio d'un politico se l'era spassata alla grande, rimuginó Ivano, ed ora, dopo una vita spesa all'insegna di vizi e ruberie, finalmente era stato chiamato a giudizio. Poco male se proprio a lui, metalmeccanico ormai prossimo alla pensione, era spettato l'ingrato compito di spedirlo dritto al Creatore. D'altro canto, abituato com'era ad obbedire, mai avrebbe potuto disattendere alla volontà dell'Altissimo. Ad ogni modo, se così stavano davvero le cose, Ivano in questa br**ta faccenda ci intravedeva pure un principio di giustizia, una sorta di mondo alla rovescia, dove il coltello dalla parte del ma**co, per una volta tanto, se ne stava saldo tra le mani degli iellati. "Beati gli ultimi che saranno i primi" sentenzió compiaciuto e ciò detto accennò veloce il segno della croce.
L'idea d'aver agito con il benestare del Padre Eterno bastó a rendere la coscienza di Ivano più leggera; ma restava ancora un dubbio da fugare: per quale ragione Nostro Signore aveva deciso di investirlo di una tale responsabilità? Non si può certo dire che snocciolasse preghiere o consumasse i rosari, era un cristiano qualunque, occasionale, di quelli che, tolte le messe comandate, la domenica preferiscono di gran lunga il cuscino alle ciance del prete. Eppure l'Onnipotente, chiamandolo ad un atto di fede, tra i milioni di credenti aveva pescato lui. Mai come quella sera, sentí d'essere così vicino a Dio.
Dopo aver sciorinato un incerto Padre Nostro, Ivano si rimboccó le maniche e, penna alla mano, inizó a stilare un lungo elenco di nomi. Da buon operaio qual era, lo fece con dovizia, appuntava un numero a cui seguiva il cognome e il nome; più s'arrovellava e più la lista si infittiva, finché, raggiunta la doppia cifra, soddisfatto decise di fermarsi. Di primo acchito ebbe la tentazione di gridare tutto d'un fiato quei nomi a Dio, di farli sparire all'istante dalla faccia della terra, via il dente e via il dolore; tuttavia, ripensandoci su, preferì attendere. "Uno al giorno basta e avanza" disse fra sé e sé con fare magnanimo. Come biasimarlo, per una volta che la fortuna girava dalla sua, perché mai avere tanta fretta? Riposta la lista in un cassetto, Ivano se ne andò felice a riposare.
Suo malgrado però, lo sfortunato operaio, era del tutto ignaro di quanto stesse accadendo ad un passo dalle mura di casa: inspiegabilmente gli uomini avevano iniziato a cadere come fossero mosche, gli uni vittime dei giudizi e gli spergiuri degli altri. Tutti giudici ed eletti, ognuno ad immaginarsi mesto servitore di Dio. Era giunta l'ultima ora. Quella stessa sera, ebbe inizio la fine del mondo."