Archeoclub d'Italia APS Sede Siponto - Monte Sant'Angelo

Archeoclub d'Italia APS Sede Siponto - Monte Sant'Angelo INFO TESSERAMENTI:
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Pagina Ufficiale ArcheoClub Siponto - Manfredonia - Monte Sant'Angelo

- Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio storico-artistico-culturale, architettonico e ambientale.
- Associazione culturale no-profit. CONSIGLIO DIRETTIVO
PRESIDENTE: Angela Quitadamo
CONSIGLIERE: Miriam Fatone
CONSIGLIERE: Francesco Brunetti

CAMPAGNA TESSERAMENTI 2025
QUOTE SOCIALI
a) Euro 30,00 – Socio ordinario

/rinnovo;
b) Euro 30,00 - Familiare di socio ordinario;
b) Euro 30,00 – Giovani (dai 18 ai 28 anni), studenti universitari;
c) Euro 120,00 – Socio sostenitore;
d) Euro 130,00 – Enti del Terzo Settore aggregati.

Seguiamo con grande interesse la sesta campagna di scavo archeologico di Siponto, avviata lunedì 7 settembre 2026 e cond...
12/09/2026

Seguiamo con grande interesse la sesta campagna di scavo archeologico di Siponto, avviata lunedì 7 settembre 2026 e condotta dalle Università degli Studi di Bari Aldo Moro e di Foggia, con la direzione di Giovanni De Venuto, Roberto Goffredo, Maria Turchiano e Giuliano Volpe. Anche quest’anno il cantiere coinvolge studenti e studentesse dei due atenei pugliesi e di altre università italiane e straniere, in un progetto che unisce ricerca, formazione, tutela e restituzione pubblica dei risultati.

Come Archeoclub d’Italia, Sezione Siponto-Monte Sant'Angelo-Manfredonia desideriamo esprimere il nostro sostegno, la nostra vicinanza e una sincera gratitudine ai direttori, agli archeologi, agli studenti e a tutte le istituzioni e le persone che rendono possibile questo lavoro. Ogni nuova evidenza restituita dal terreno conferma quanto Siponto abbia ancora da raccontare e quanto sia importante garantire continuità alle ricerche.

Tra i ritrovamenti dei primi giorni ha attirato particolarmente la nostra attenzione una ciotola in ceramica invetriata, proveniente dal settore medievale della città e preliminarmente riferita alla prima metà del XIII secolo. Sul fondo del recipiente compare una figura animale che gli archeologi hanno proposto, in una prima lettura, di riconoscere come un felino, forse una pantera o un leone.
È una lettura che accogliamo pienamente come punto di partenza. Quello che segue non vuole sostituirsi allo studio archeologico e iconografico del reperto, ma provare ad approfondire proprio una delle possibilità suggerite dagli scavatori: la pantera.

Dalle fotografie diffuse si distinguono una testa chiaramente mammaliforme, con muso pronunciato, grandi fauci dentate, occhio molto marcato e orecchie appuntite. Nella parte inferiore sembrano riconoscibili diversi segmenti degli arti: un arto abbastanza ben conservato, un altro proteso e interrotto dalla frattura e, nella parte bassa a sinistra, un ulteriore elemento che potrebbe corrispondere alla porzione prossimale di un arto posteriore ripiegato.

Per la stessa ragione, almeno allo stato attuale, preferiamo non identificare come ali le ampie strutture lineari visibili attorno e dietro la figura. Una di esse potrebbe anche appartenere a una coda ricurva, il cui raccordo con il corpo sarebbe andato perduto insieme alla parte mancante della ciotola; altre potrebbero far parte della decorazione dell’animale o della scena. La frammentarietà impone prudenza.

C’è però un particolare che merita un’attenzione speciale. Dalla bocca dell’animale sembra fuoriuscire un elemento policromo: rossastro-bruno nel contorno, con una zona interna verde. Più che una fiamma inequivocabile, potrebbe essere la rappresentazione di un’emissione: una lingua, un soffio, un alito. La pista della pantera medievale diventa particolarmente suggestiva.

La panthera del Medioevo non coincide necessariamente con la pantera della zoologia moderna. Nel Physiologus e nei bestiari è un animale insieme naturale, meraviglioso e simbolico: variopinto, bellissimo, mansueto, nemico del drago e capace di attirare a sé gli altri animali attraverso un profumo straordinario che esce dalla bocca.

Il Physiologus Latinus descrive la pantera come «vario quidem colore, sed speciosum nimis et mansuetum valde», cioè «di vari colori, bellissima e molto mansueta». Dopo essersi nutrita, si ritira nella propria spelonca e dorme per tre giorni. Al risveglio emette un grande ruggito e, insieme ad esso, «odorem nimie suavitatis», un odore di straordinaria dolcezza. Tutti gli animali accorrono attratti da quel profumo; soltanto il drago fugge e si nasconde nelle cavità della terra.

La lettura cristologica è esplicita nella stessa fonte: «panthera varium est animal, significat Christum», la pantera variopinta «significa Cristo». I tre giorni di sonno rinviano alla permanenza di Cristo nel sepolcro; il risveglio al terzo giorno alla Risurrezione; la voce e il profumo che provengono dalla bocca alla forza attrattiva della parola e della grazia; il drago che fugge rappresenta l’antico avversario.

La stessa tradizione è ancora pienamente viva nel XIII secolo. Nel Rochester Bestiary, realizzato intorno al 1230 e dunque quasi contemporaneo all’orizzonte cronologico proposto per la ciotola sipontina, si legge: «ab ore eius odor suavissimus exit», «dalla sua bocca esce un odore dolcissimo». Il testo sviluppa poi la medesima interpretazione cristologica della morte, della Risurrezione e della vittoria sul drago.

Anche le immagini mostrano come gli artisti medievali rendessero visibile un fenomeno per sua natura invisibile. Nel Bestiaire moralisé di Guillaume le Clerc, BnF, Français 14969, f. 38, del terzo quarto del XIII secolo, la Bibliothèque nationale de France definisce espressamente «pictogramme de l’odeur» il fascio di linee che parte dalla bocca della pantera e rappresenta il suo alito profumato. Nel Worksop Bestiary, circa 1185, la Morgan Library descrive la pantera nell’atto di emettere il suo «sweet-smelling roar», un ruggito dal profumo soave, mentre il drago si nasconde nelle profondità della terra.

Naturalmente una fotografia non consente di identificarlo. Ma la coincidenza merita di essere verificata: abbiamo una figura che gli archeologi hanno già indicato come possibile pantera, con fauci spalancate e un elemento colorato che sembra proiettarsi dalla bocca. Se l’identificazione come pantera medievale trovasse conferma, quel dettaglio potrebbe essere confrontato non soltanto con una lingua, ma con la convenzione figurativa usata per rendere il suo alito o profumo.

Anche la policromia dell’animale è interessante, benché non probante. Il Physiologus insiste sul carattere variegato della pantera, ma i colori del reperto appartengono naturalmente anche alla tavolozza ordinaria della ceramica medievale dipinta: non si può quindi trasformare il dato cromatico in una prova iconografica. Può, tuttavia, entrare nel quadro comparativo.

Ipotesi ricostruttiva

Da questo punto entriamo volutamente nel campo delle possibilità suggerite dalle fonti medievali, non in quello dell’identificazione del reperto.

Se il ceramista avesse voluto raffigurare non semplicemente un felino, ma la pantera del racconto dei bestiari, le fonti ci suggeriscono che cosa potremmo cercare nei frammenti mancanti. La scena sembrerebbe riferirsi, semmai, al momento successivo al risveglio: l’animale è vigile, ha le fauci aperte e qualcosa sembra uscirne.

In una composizione narrativa più ampia avrebbero potuto comparire altri animali rivolti verso la pantera, attratti dal suo soffio profumato. E, sul lato opposto, il suo antagonista: un drago o un serpente che fugge, si rannicchia o cerca rifugio. È questa la scena tramandata dal Physiologus e ripresa nei bestiari illustrati.
Per un recipiente di dimensioni contenute, però, è forse ancora più plausibile una composizione condensata: la sola pantera al centro della ciotola, resa riconoscibile attraverso pochi attributi forti – la policromia, la bocca spalancata e il soffio che ne esce – sufficienti a evocare l’intero racconto a chi conosceva quel linguaggio simbolico. In questa seconda ipotesi non dovremmo aspettarci necessariamente altri animali nella parte perduta.

È importante ribadirlo: questa è una pista di confronto, non una proposta di identificazione definitiva. Saranno l’osservazione diretta del reperto, il completamento dello scavo, l’eventuale ricomposizione di altri frammenti, lo studio della ceramica e i confronti iconografici specialistici a chiarire la figura.

Ma proprio accogliendo la prima lettura formulata dagli archeologi «pantera o leone» si apre una prospettiva affascinante. Nel mondo medievale la parola pantera poteva evocare non soltanto un felino, ma una creatura del bestiario investita di un preciso significato cristologico: il sonno di tre giorni, il risveglio, il profumo che si diffonde dalla bocca e attira gli esseri viventi, il drago che fugge.

Forse la ciotola raccontava soltanto un animale. Oppure, da quel frammento riemerso dopo secoli dalla terra della Siponto medievale, potrebbe essere tornato alla luce un piccolo segmento di un linguaggio simbolico che gli uomini e le donne del Duecento sapevano leggere con immediatezza e che oggi dobbiamo pazientemente ricostruire.

A Giovanni De Venuto, Roberto Goffredo, Maria Turchiano, Giuliano Volpe, agli archeologi, agli studenti e a quanti stanno lavorando sul campo va il nostro ringraziamento. Continuare a scavare Siponto significa continuare a restituirle storia, voce e significato.

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Il 5 giugno 1401 un ragazzo di sedici anni è sulla banchina del porto di Manfredonia. Viene da Rodi, si chiama Michele, ...
31/08/2026

Il 5 giugno 1401 un ragazzo di sedici anni è sulla banchina del porto di Manfredonia. Viene da Rodi, si chiama Michele, e quel giorno si fa assumere come rematore su una galea veneziana. Nel libro che scriverà trentatré anni più tardi, la prima riga del suo elenco di imbarchi dice: «m'achordiè in Manfredonya». Mi sono ingaggiato a Manfredonia.

Non è una figura letteraria. È un uomo, con un mestiere, una paga pattuita e dei superiori di cui ricorda i nomi. Da lì navigherà per quarant'anni fra Mar Nero, Egeo, Fiandre e Inghilterra, combatterà a Gallipoli e salirà fino al grado più alto che a Venezia potesse raggiungere chi non fosse nobile. Perderà la prima moglie mentre è per mare, poi un figlio, morto a bordo durante un viaggio in cui il padre comandava. Tornando dalle Fiandre nel 1436 troverà morta la seconda.

Sappiamo tutto questo perché lui lo scrisse, e perché qualcuno è andato a cercare negli archivi di Venezia gli ordini del Senato, i registri delle elezioni, i testamenti. La ricerca storica serve a questo: non a collezionare date, ma a restituire alle persone la loro vita.

Possiamo parlare di microstoria? In parte sì. La microstoria, nata in Italia negli anni Settanta attorno alla rivista «Quaderni storici» e a studiosi come Grendi, Levi, Ginzburg e Poni, non è la storia delle cose piccole: è la riduzione della scala di osservazione, il seguire un nome proprio da un archivio all'altro per capire come funzionasse il mondo intorno a lui. Michele è un caso particolare, perché a differenza dei protagonisti di quelle ricerche ha lasciato una voce propria. Il modo in cui è stato ricostruito, però, è proprio quello.

Fra le pagine del suo libro copiò due preghiere in greco, la lingua lasciata da ragazzo, trascritte però con lettere latine. Una chiede che la febbre se ne vada «dal capo ardente di Michele».

In un'altra carta si disegnò uno stemma. Non ne aveva diritto, non essendo nobile: ci mise una corona di foglie di ravanello e un topo che ha rovesciato la sorte e ha catturato il gatto.

Il porto davanti al quale passiamo ogni giorno è anche questo: il posto dove una vita è cominciata.



Immagini: Michael of Rhodes Project / Museo Galileo, Firenze.

SEGNO DEI TEMPICome Presidente Archeoclub d'Italia APS Sede Siponto - Monte Sant'Angelo e Consigliera Nazionale 🔱 Penso ...
29/08/2026

SEGNO DEI TEMPI

Come Presidente Archeoclub d'Italia APS Sede Siponto - Monte Sant'Angelo e Consigliera Nazionale

🔱 Penso che la chiave di tutto risiede in una sensazione precisa: quella di aver toccato qualcosa che, nella vita di tutti i giorni, sembra ormai estinto. Oggi corriamo all'interno di un mondo anestetizzato, rapido e superficiale, dove le relazioni si sono fatte virtuali e il sacro è stato bandito. Trovarmi a Monte Sant'Angelo, circondata da centinaia di persone che guardavano tutte nella stessa direzione, ha squarciato questo velo di apatia, mostrandomi che il "mondo che vorrei" in realtà esiste. Non ho vissuto semplicemente un evento, ma un autentico risveglio spirituale. È questo che ha reso il momento così profondo, unico e superiore alla normalità quotidiana. Il silenzio e il peso della Grotta, entrare nella Grotta di San Michele non è come entrare in una chiesa qualsiasi: lì dentro la roccia trasuda secoli di preghiere. Quando ti ritrovi in quel luogo sacro insieme al gruppo organizzato di Michele Cicatelli, il rumore del mondo esterno si azzera. Lì ho percepito una netta verticalità: la consapevolezza che l'essere umano non sia fatto solo per produrre, consumare e fatturare, ma per qualcosa di immensamente più grande. Quel brivido lungo la schiena era la mia anima che tornava a respirare, finalmente libera dal caos quotidiano. La Spada: simbolo di difesa interiore, oggi la società ci impone di essere aggressivi, di schiacciare gli altri per emergere. Lì, invece, durante la benedizione delle spade, ho visto il concetto opposto. La spada dell'Arcangelo è una lama di luce che non serve a ferire il prossimo, ma a recidere il male dentro di noi: l'egoismo, la falsità, la solitudine. Vedere quelle lame risplendere mi ha ricordato che esiste una battaglia invisibile che vale davvero la pena combattere: quella per rimanere integri, giusti e puri in un mondo cinico.

Michela D'Onofrio Console Touring Club Italiano Club di Territorio di Foggia
Lucia Irene Calabrese nonna
Miriam Fatone
Francesco Brunetti
Paola Lomuto
Francesco Salvemini Fiorile







Nei pressi della pineta di Siponto ci sono mosaici che quasi nessuno guarda da anni. Dentro la roccia su cui è costruita...
25/08/2026

Nei pressi della pineta di Siponto ci sono mosaici che quasi nessuno guarda da anni. Dentro la roccia su cui è costruita Manfredonia si aprono grotte che custodiscono una delle stratigrafie neolitiche più importanti del Mediterraneo. Negli archivi, sulle epigrafi, sui conci murati restano righe che nessuno ha ancora letto per intero.

Condividiamo le parole della Presidenza nazionale perché dicono una cosa che ci riguarda da vicino: la tessera non è una patente e non attribuisce privilegi. È un impegno, gratuito, verso ciò che l'articolo 9 della Costituzione chiama il patrimonio storico e artistico della Nazione.

"Patrimonio" e "comunità" sono parole imparentate: nascono entrambe dal latino munus, che significa insieme dono, ufficio e compito. Quello che abbiamo ricevuto non è una proprietà da esibire; è un incarico che qualcuno ci ha consegnato e che dovremo consegnare ancora.

Davanti a noi c'è molto lavoro, e nell'ordine giusto. Prima la ricerca: archivi, fonti, rilievi, verifiche sul campo, condotte con metodo e insieme a chi ha la competenza tecnica per condurle (Soprintendenza, Università, gruppi speleologici, studiosi). Poi la custodia, che quasi sempre significa pazienza, carte, sopralluoghi, istanze protocollate. Infine la condivisione, senza la quale le prime due restano un fatto privato.

Non lo facciamo per nostalgia, e nemmeno per un amore generico della bellezza. Lo facciamo perché una comunità che conosce davvero la propria storia decide meglio del proprio presente, e sa spiegare a chi verrà dopo per quale ragione quel muro, quella grotta, quella pietra vanno tenuti in piedi.

Siponto, Manfredonia, la montagna dell'Angelo: qui ci siamo, e cerchiamo altre teste e altre mani. Chi vuole studiare, documentare, camminare, protocollare, ci scriva.

24/08/2026

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Indirizzo

Sede Legale/Via San Lorenzo 112
Manfredonia
71043

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 17:00
Domenica 09:00 - 17:00

Telefono

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