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È appurato che l'universo ed il mondo siano essenzialmente un fenomeno energetico e vibrazionale. L'aria è materia raref...
03/10/2026

È appurato che l'universo ed il mondo siano essenzialmente un fenomeno energetico e vibrazionale. L'aria è materia rarefatta; il sasso è vibrazione condensata e densa. Siamo poi d'accordo circa il fatto che la realtà che percepiamo sia essenzialmente un'esperienza sensoriale, posta in essere anzitutto dai recettori con cui non facciamo altro che sperimentare il contatto con le più diverse forme di energia che ci circondano... Che respiriamo a pieni polmoni aria pulita di montagna, che gustiamo il nostro piatto preferito, che odoriamo un buon profumo di pulito, che osserviamo un panorama o che sfioriamo un oggetto, la percezione tuttavia prescinde da tutti i nostri recettori poiché, come sappiamo, essa è il significato che viene dato alle nostre interazioni il cervello. È qui viene il bello! Perché c'è da dire che quello di cui esso è capace nel dirci qualcosa a proposito di tutto ciò con cui entriamo in contatto, è nientemeno che pura magia! Se vediamo un limone, egli ci dice che è giallo; se lo prendiamo in mano, ci spiega che non è né duro né molle; se lo mordiamo, ci fa capire l'acidità; per lui il limone ha anche un aroma, mentre sembra stabilire che sia muto... Ma cosa rende reale il nostro limone?? Perché i limoni nel mondo esistono, ma qualcosa o qualcuno potrebbe anche essere immaginario. Sappiamo poi come ognuno di noi differisca per grado di sensibilità sensoriale, fino alle cosiddette alterazioni della comune percezione; e che sussistono differenze persino impareggiabili nella sofisticatezza percettiva di diverse specie viventi... Queste semplici constatazioni sono in realtà tra i primi indizi che ci suggeriscono anzitutto una cosa; cioè che il concetto di realtà che ricerchiamo non può essere fatto risiedere entro i limiti del percepito.

Di attimo in attimo, qualsiasi cosa noi percepiamo - sia esso un contenuto mentale, piuttosto che una o più sensazioni corporee - in quel preciso momento il nostro focus è interamente convogliato su quella cosa. Per noi esiste solo quella, e l'unica esperienza del reale che in verità facciamo è quella delle percezioni che trovano ascolto o espressione nello spazio di un attimo. Nel momento in cui la nostra coscienza è così occupata dai contenuti del dato istante, le restanti realtà non vengono semplicemente poste in second'ordine, bensì cessano radicalmente di esistere... In questi termini, la fenomenologia dell'esperienza soggettiva della realtà evidenzia il ruolo della coscienza nel renderci testimoni del prodotto dell'elaborazione attuata a livello inconscio. Tuttavia, il mondo là fuori continua a girare; non cessa certo di esistere solo perché non gli prestiamo attenzione... È qui entriamo nel mondo della realtà che si vorrebbe oggettiva.

A tal riguardo, diremo subito che trattandosi anche nel caso della realtà oggettiva di un fenomeno di coscienza e percezione, il suo fondamentale tratto distintivo consiste nel fatto che la sua percepibilita' si impone e si conserva in forma stabile a prescindere dallo stato di coscienza dell'osservatore.
Se allora decidessimo che "oggettivo" è sinonimo di "puro" e "vero", scopriremmo - una volta di più - non solo la volgare natura della quasi totalità dei nostri pensieri, ricordi, rapporti, intenti e desideri; ma che, dunque, potrebbe non essere vero molto di ciò su cui si radica nientemeno che la nostra identità...
Capite?! L'identità dell'osservatore!... Attraverso il setaccio dell'oggettivita' ci si rivelano simili verità altrimenti impensabili, o inaccettabili, poiché, sotto questa particolare lente di ingrandimento, svanisce in uno sbuffo persino il concetto di Tempo...
A riguardo dell'osservazione oggettiva delle cose, ne deduciamo infine la poetica storia che ci racconta come essa, intesa ed appresa quale il migliore approccio possibile suggerito dal mondo esterno, al fine della sua stessa decifrazione, infine si presta a miglior strumento disponibile per il discernimento interiore...

Giunti a questo punto, i più curiosi mi chiederanno di provare ad unire questi due mondi; quello interiore e quello esteriore, piuttosto che quello soggettivo e quello oggettivo.
Ebbene, ci proverò!
E lo farò cominciando col dire che la sagoma che ci delinea, e che al tempo stesso ci separa da un'esteriorità che con essa sorge, è la ragione di ogni nostra percezione; compresa quella di un'intimità diversificata rispetto tutto ciò che semplicemente è altro da sé.
Senza confini, non saremmo né soggetto né oggetto.
Nella nostra intimità, dalla sua posizione, il mondo - o l'universo - sono pari alla loro totalità, al netto... Di noi.
E non è pazzia a dirsi, vi dirò!
Questo, a patto che si realizzi chiaramente che ciò che ci rende individui separati da tutto il resto non è solamente una fragile barriera, bensì un ponte funzionale ad un'interconnessione ininterrompibile.

Detto questo, vedrò di trasmettere fedelmente la logica con cui mi spiego la coesistenza di di soggettività ed oggettività...
Dunque, molto brevemente dirò di essere persuaso dall'idea che la cosiddetta realtà oggettiva si presti come sfondo rispetto ad ogni proiezione soggettiva. In quest'ottica, l'autenticità dello sfondo si presta a fornire contenuti ed ispirazione a ciascun mondo soggettivo; libero e capace di proporre una propria riproduzione del tema originale, viziata da corruzioni lievi o delle più marcate.
Ora, se in precedenza dicevo che ciò che è oggettivo si impone stabile e coerente a prescindere dallo stato di coscienza dell'osservatore, eviteremo l'empasse precisando un'altra cosa fondamentale; cioè che, a pari disponibilità di coscienza, si palesano significative differenze di soggetto in soggetto in quanto a grado di consapevolezza. Consapevolezza che consiste nell'informazione resa materia viva e vibrante per il tramite di una coscienza in grado di farne esperienza. È altresì vero che, nella vita di tutti i giorni, si vivono esperienze di cui si ignorano il contesto e le dinamiche; altresì, tra le scelte di vita che ci spettano, dobbiamo decidere se prodigarci, o al contrario evitare di fare qualcosa, basandoci solamente su un certo numero e tipo di mere nozioni mai messe all'atto pratico. Ecco... In queste legittime e naturali situazioni, oggettivamente parlando, non agiamo con piena consapevolezza. Tuttavia, è pur vero che proprio queste sono i percorsi obbligati che siamo chiamati a fare ogni qualvolta ci ritroviamo a muovere i primi passi in un ambiente nuovo e sconosciuto.

È dunque nell'inadeguatezza dell'ingenuo a cavallo, o dello stratega senz'arma, che l'inconsapevolezza si incarna come approssimazione ed incompiutezza... Ma se essa consiste dei suoi stessi vuoti di significato, è sempre ad essa che si abbraccia la sua controparte; al contrario, padrona, se non ricca, di contenuti... La consapevolezza, come detto, si articola su più piani, in assoluta coerenza con la realtà - sia essa oggettiva o soggettiva. Questo perché la natura della vita, della realtà stessa, e della coscienza che ne rende testimonianza, non è piatta né monodimensionale. Verosimilmente, essa si protende con moto e struttura spiraliforme; dove ogni voluta si colloca ad un livello di comprensione più o meno affinata, di uno stesso messaggio.
Ecco spiegato perché, dallo sfondo offerto dalla Verità, originino tante realtà ed esperienze diverse; ed ancor più interpretazioni di quelle(!).

Bene, non mi resta altro da dire che questa digressione fin negli anfratti della realtà è stato per me un piacere ed occasione di una bella rilettura dei miei appunti mentali, in merito a nientemeno che "tutta questa cosa qua"!
Ringraziando chi di voi si sia fermato per questa lettura, vi saluto e vi rimando ai prossimi contenuti di artigiana fattura.
A presto!

UNA SPIEGAZIONE DIVERSA DA TUTTE, UGUALE PER TUTTI, COERENTE IN TUTTO.Inizio ad accarezzare l'idea che il ruolo dell'inc...
15/09/2026

UNA SPIEGAZIONE DIVERSA DA TUTTE, UGUALE PER TUTTI, COERENTE IN TUTTO.

Inizio ad accarezzare l'idea che il ruolo dell'inconscio collettivo non sia un'opzione aggiuntiva e marginale, che interviene solo in seguito e secondariamente rispetto al ruolo primario dell'inconscio individuale soggettivo. Non mi è chiaro ancora a questo punto quale sia il punto di congiunzione e co(n)fusione tra i due, ma penso che le emozioni siano in buona parte scatenate dai dati che la coscienza individuale recepisce e che in essa filtrano a partire dal costante flusso e pressione della memoria e coscienza acquisita dal collettivo; quella data dal passato e dalla sua predominanza attuale. Credo che, pertanto, riguardo la causa di marcati e condannabili eccessi o manchevolezze, non tutto vada ricercato in se stessi, ma preso come viene e per quello che è: un fattore intrusivo da filtrare senza appesantirsi di sensi di colpa. In questa ottica, un tratto può ve**re inteso solo successivamente ad attenta analisi come elemento integrato - a forza di reiterazione incontrollata - e rintracciabile come caratteristica personale; ma mai esclusivamente come lacuna individuale.

Se seguo fino in fondo il mio recente sentore che a scatenare le nostre emozioni istintive sia in realtà l'influsso della coscienza collettiva accumulata, anziché quella individuale, allora potremmo paragonare gli influssi collettivi come nuvole di diverse e basilari forme, che attraversano la nostra coscienza come le nuvole fanno nel cielo. Per quanto siano inviolabili e voluminose, ed in grado di avvolgere totalmente la nostra figura nell'ombra, dovremmo capacitarci del fatto che non è nostra possibilità, e quindi nemmeno nostro dovere, diradarle a mani n**e dalla nostra posizione basso locata. Dovremmo applicare la nostra coscienza ed intelligenza a lasciarle andare come acqua corrente, e piuttosto mantenere fisso nella mente il ruolo di osservatori capaci di aspettare e continuare a marciare in direzione di un posto al sole. Se l'inconscio collettivo ha un tale potere che sovrasta le singole coscienze, è perché esso si costituisce di un enorme pattern, per modificare o dissipare il quale i singoli cuori devono necessariamente distanziarsi dai meccanismi reattivi individuali, e collegarsi a fare rete. Ma essendo proprio così che si genera l'attuale coscienza collettiva, vien da sé che una singola coscienza possa esprimere naturalmente un perfetto o parziale allineamento che la renda coerente riflesso della tendenza o natura collettiva predominante, o in alternativa dissonare in piccola o notevole parte rispetto ad essa.
Possiamo seguire il filo logico di questo discorso fino a capire perché i più risonanti e coerenti abbiano, per così dire, maggiore riscontro nell'ambiente determinato dalla coscienza collettiva cui si allineano, rispetto a chi diverga e non entri in fase con la suddetta coscienza padrona dell'ambiente circostante. Ovviamente, con tutte le varianti e sfumature intermedie, possiamo vedere arrancare o sopravanzare tanto chi pende a un estremo quanto verso l'altro, in termini di cattiva e insana, o più genuina condotta. È questione di risonanza relativa, ovvero con quali e quanti aspetti del pattern di riferimento della coscienza collettiva si risuoni o rispetto cui ci si dissoci.

Ma di cosa è fatta, e come agisce, questo Campo d'informazione Collettivo?
Esso consiste di un pattern elettromagnetico.
È noto come la componente magnetica funga da ambiente di conservazione della memoria, mentre quella elettrica sia deputata al trasporto di pura informazione - che attraversa il campo magnetico.
Ritengo le emozioni siano l'elettricità costituente l'informazione che si inietta e dirada nel campo magnetico che tiene insieme il pattern della Coscienza Collettiva.

È chiaro che, comunque, di qualunque reazione si tratti, queste emozioni, di origine passata e di influenza attuale, nascono come veicoli biologici "caricati" da forze primitive e originarie. Ebbene, ciò detto, non vi paia un salto brusco quanto azzardato il passare alla conclusione che le emozioni generino cosiddetto "Karma"... Ovvero un gioco di flussi regolatori ed autosostenuti, operante a livello sottile e universale.
Questa visione trova riscontro in quanto stabilito dalla meccanica quantistica, che non guarda agli eventi come fattori che si spostano linearmente e localmente nello spazio-tempo, ma come fluttuazioni istantanee dell'unico, inamovibile oceano elettromagnetico di fondo; da cui flussi di ogni genere, come quello karmico, che semplicemente muove le conseguenze attivate da corrispondenti cause.

Essendo le emozioni dei passaggi - accelerazioni o decelerazioni - di coscienza, nonché "ponti" o stati intermedi tra diversi stati di coscienza (e non stati di coscienza a sé stanti), ritengo che credere ed identificarsi con esse costituisca un abbaglio, poiché corrispondono a ciò che in musica sono gli intervalli musicali, ovvero, molto volgarmente, "il vuoto tra le note" e che, pertanto, la realtà che esse descrivono sia equivoco illusorio nello stesso modo in cui funziona anche il fenomeno della colorazione del mondo ai nostri occhi, e della formazione di geometrie naturali a partire dai punti di neutralizzazione ed interferenza tra le reali - sfuggenti - vibrazioni sonore portanti. Le emozioni sono generate dalla visione separata delle cose attraverso la mente; dalla cui visuale la nostra realtà percepita sensorialmente, generando reazioni tradotte in emozioni, informa ed alimenta il karma come principio equilibratore superiore.
Il Karma è sia la sua natura di conseguenza dinamica, sia il suo stesso vettore di movimento spazio-temporale; che si traduce nel differimento della propria manifestazione, cioè nell'accumulo di ritardo nell'accadimento. Il karma è la conseguenza ed il flusso di squilibrio stesso, che genera necessità di compensazione secondo i meccanismi, i ritmi e le fluttuazioni del sistema.

Dannate emozioni, o maledetta mente, dunque?
Se le scariche emotive consistono in impulsi energetici che nei fatti mutano la nostra biologia ed il coordinamento delle nostre funzioni vitali - tramutando la materia secondo i dettami della psiche - a proposito della mente
chiariremo che essa è un prisma, e che, per quanto capace, non può nulla di paragonabile al prodigio dell'esistenza; bensì è attraversata da esso e dalla suprema intelligenza. La mente, per quanto fattore di inganno, non è dunque capace né intenzionata all'inganno stesso; è solo, per quanto sorprendente, un sistema inferiore. Attraverso di essa è generata la primordiale dualità basata su "Io-altro da me", e "Bene-Male"; da cui tutte le sottovarianti ("Utile-Nocivo", "Vero-Falso", "Giusto-Sbagliato",...).
Le emozioni che ne scaturiscono seguono queste due essenziali linee direttrici, pur manifestandosi in una pluralità di sfaccettature.
Il karma che ne viene mosso e alimentato, in questa prospettiva, perde ogni connotazione moralistica per rivelarsi nella sua vera natura: la forza di inerzia dello spazio-tempo; ovvero il ritardo strutturale che il sistema impiega per riassorbire lo squilibrio e ripristinare la quiete originaria.

Il lavoro sta nel rendere l'espressione emotiva consapevole e coscientemente orientata.
La sollecitazione emotiva non nasce mai autentica, a ben vedere, e provoca la reazione meccanica di "cellule" ad essa sensibili.
Le cellule consapevoli che, al contrario, fungono da "Punto zero", risultano nulle e trasparenti all'influsso della cellula sollecitante, il cui effetto dunque prosegue oltre o si annulla. Ogni risposta d'impeto mossa da altrui sollecitazione, genera karma indesiderato ovvero una conseguenza incontrollata. Il punto capace di rendere indifferente questa cellula è l'unica coordinata in grado di annullare, invertire o generare ex novo una originale onda di propagazione, che funga autonomamente da sollecitazione per altri. A proposito del mantenimento di consapevolezza che non generi karma, da tenere a mente è che la fretta di re/agire, in linea con il meccanismo karmico, oltre al controllo sulla sua direzione, fa perdere tempo - controintuitivamente - il quale si dilaterà nel movimento compensatorio che consegue all'emanazione di una specifica frequenza emotiva.

Di questi impulsi, reazioni, complessi e meccanismi, abbiamo citato anzitutto la "Fretta" perché va capito che la fretta è una delle più potenti fonte di inerzia energetica reattiva, tra quelle che producono karma al pari di ogni altra pulsione; pertanto da maneggiare con consapevolezza, ed azzerare. Essa ci fa confondere ciò che è importante e utile, con l'urgenza e la gravità. La fretta si appoggia all'irrinunciabile percezione di un limite quale quello temporale o spaziale; dando forma percettiva ad una deadline in senso letterale. Se mi incentro su di essa è perché mi ha fatto capire che tutto ciò che è simile alla fretta ha lo scopo di attivare e spingere la coscienza quieta - nel momento presente - verso la facciata illusoria dove par ribollire la realtà esterna percepita.

Dunque, ricapitolando brevemente, quando una sollecitazione incontra una struttura reattiva, l'urto produce inevitabilmente un'onda secondaria — quello che si definisce "vettore karmico".
La fretta è l'accelerante ideale di questo processo: cercando di forzare la compensazione attraverso un ulteriore impulso reattivo, non si fa che moltiplicare i vettori di disturbo, aumentando la massa del ritardo.
L'azione propositiva, invece, non nasce come difesa, ma come impulso primario che riafferma il valore senza generare escalation.

A proposito di limitatezza, ogni emozione negativa nasce da un dato limite. Come ogni emozione positiva è espressione di qualcosa che di limiti non ne conosce; non li contempla e non li considera, per quel fuggente attimo e ridotto periodo di tempo in cui essa sorge.
Si può infatti coltivare e testare una visione o un'ambizione positive provando a contemplarle al netto della percezione di limiti temporali e spaziali, entro i quali contenerle, definirne la capacità, la qualità, la fattibilità e l'importanza.

Tuttavia, per non scartare niente, ritengo la tristezza, lo sconforto e l'abbattimento fino al totale esaurimento, corrispondano all'allentamento della tensione che tiene insieme il pattern cosciente di una persona. Il lato utile è che queste situazioni di bassa energia a livelli di sussistenza consentono di prendere coscienza dell'inutilità, superficialità o marginalità di tutto quanto in quegli stati depressivi ci risulta insostenibile - e da cui provare a sgombrare la strada, una volta tornati a galla.

Se ci è chiaro il potere della mente in ordine alla traduzione degli input in configurazioni logiche e risposte che si traducono in chimica biologica, e se possiamo serenamente convivere con il concetto che la realtà si svolge a prescindere dalla connotazione soggettiva di una mente individuale, possiamo concludere che da un elemento oggettivo si trae un'esperienza soggettiva, a sua volta capace di tornare a determinarsi come reale - per mezzo dei prodigi persuasivi della mente. Diremo pertanto che, nel microcosmo e nella personale traduzione ed esperienza della realtà di ognuno, le proiezioni mentali ed emozioni fisiche positive non liberino dal karma, ma trasportano la coscienza - e l'attivita' cerebrale - ad ottave superiori, che olograficamente riproducono lo stesso "sogno" in una dimensione, o cornice, più raffinata. Altresì, proiezioni mentali ed emozioni fisiche e materiali negative, trasportano la coscienza e l'attivita' cerebrale a piani espressivi inferiori che, frattalmente, riconfigurano lo stesso "sogno" in una dimensione più pesante.
A prescindere da quale sia il nostro caso, in relazione ai due assetti coscienziali, vengono a definirsi differenti configurazioni neurali, responsabili della conformazione della realtà, intesa questa come l'interpretazione e la traduzione degli input sensoriali derivanti da un unico schema di fondo; come detto, l'unico ad essere concettualmente oggettivo e da cui trarre l'ispirazione, ma la cui "verità" non è mai direttamente esperibile, dato l'intervento ineluttabile della mente individuale e della sua peculiare interpretazione.

È allo stesso livello di inconoscibilità che sussiste ed opera l'energia ed il meccanismo karmico.
Sta a noi capire che così, o in altra maniera, stanno le cose che sfuggono al nostro controllo e volere; prendere coscienza di ciò che è posto oltre i nostri umani limiti, ammirarne l'intelligenza, comprenderne le logiche essenziali e cimentarsi con l'opera di accordatura che permetta di risuonare in armonia con queste forze; facilitando il "Favore degli dèi".

La mappa ve l'ho fatta sbirciare, il tesoro promesso è facile all'intuizione, come i sentieri da percorrere lo sono al comune intelletto.
Questa è la mia visione, per la sua totalità opinabile e contestabile.
Solo, non ci vogliate trovare nulla di derisibile...
Ho condiviso con leggerezza e buono spirito quanto avete modo di leggere e rileggere.
Io non do soluzioni, poiché credo che il vero lavoro comincia non appena finisca la formulazione di un semplice ragionamento; la cui levatura non da niente a quella della dimensione umana di chi è chiamato a concretizzare il proprio desiderio di libertà, diventandone testimonianza.

Detto questo, a voi intraprendere eventualmente un percorso da apprendisti stregoni, prendendo per gioco le cose del mondo e seriamente quelle dello Spirito.
Ci si vede!
A presto.

A testimonianza del fatto che la percezione consista di un artificio mentale, e che tali siano lo stesso Spazio ed il Te...
09/09/2026

A testimonianza del fatto che la percezione consista di un artificio mentale, e che tali siano lo stesso Spazio ed il Tempo - sfondo e palcoscenico di tutta la messa in scena - possiamo citare il fatto che la percezione di limiti e confini temporali disegni le sbarre di una gabbia, o recinto, attorno al cuore; limitando la libera espressione di quello e della coscienza che in esso risiede.
Altresì, la concezione di una distanza spaziale, percepita come diversa dalla vicinanza e che si traduce dunque in percezione di "lontananza" (non importa in quale misura), p***a fuori da quello stesso cuore forza, sicurezza ed energia vitale.
Infine, il nodo in cui converge la limitatezza Spazio-Temporale si esprime nella percezione di una limitatezza quantitativa; da cui quella essenziale in funzione della quale la realtà ci appare come una costellazione di forme fisicamente circoscritte.

Ad ulteriore riprova del ruolo e della natura della percezione di limitatezza, il senso di colpa incondizionato che proviamo per tutto ciò in cui non riusciamo, e la simultanea irresponsabilità per tante altre cose che invece facciamo, sorgono alle stesse profondità in cui è ancorata la primordiale e primitiva percezione e convinzione di essere isole separate da tutto.
Sempre a dimostrazione che sorge tutto come distorsione operata a livello mentale, le uniche eccezioni alla regola che invertono tali degenerazioni si hanno allorquando si provi un legame ed un coinvolgimento in determinate situazioni; ovvero si sperimenti la PERCEZIONE di legame, vicinanza o contatto.
Per questo, il mondo assiste inetto a tragedie o crimini oltre confine, o atti delinquenziali locali, estranei a una percezione diretta e libera da inibizioni.
La gente conosce bene tutto il male del mondo, eppure non vi riesce a porre rimedio o ad alzare un dito; poiché non esamina i fenomeni interiori ed esteriori dal punto di vista tecnico.
Moralismo, sentimentalismo e romanticismo sono potenti mezzi espressivi, ma quanto di meno indicato a fungere da strumenti di studio e analisi.

C'è un livello superficiale, ed uno profondo, ai quali intendere il significato del messaggio che "Siamo tutti connessi".

Ai massimi piani dell'Eccellenza, ognuno è di pari intelletto alla propria sensibilità.
31/08/2026

Ai massimi piani dell'Eccellenza, ognuno è di pari intelletto alla propria sensibilità.

La sofferenza è come fuoco penetrante che, se placato e rifuggito quando ancora in superficie, tira fuori il peggio di n...
31/08/2026

La sofferenza è come fuoco penetrante che, se placato e rifuggito quando ancora in superficie, tira fuori il peggio di noi; se lasciato consumare fino in fondo, invece, ci riconduce al meglio di noi stessi.

Nel post precedente abbiamo affrontato la questione che espone a chiunque concordi sulla definizione di "Vita" come esse...
30/08/2026

Nel post precedente abbiamo affrontato la questione che espone a chiunque concordi sulla definizione di "Vita" come essenziale scambio di informazioni costituenti la realtà,
al pur riduttivo tema della "Fede".
Bene...
Veniamo alla Seconda Parte de
"DIARIO DI UN NON VEDENTE"!

In quanto all'Esistenza, la risposta che ne colma il Mistero ci giunge assieme ad un'Informazione impossibile da definire con certezza; contenente ogni altra informazione e costituente la realtà. Se le nostre domande esistenziali non possono essere soddisfatte dall'ordine manifesto delle cose, è perché la risposta che cerchiamo deve raccontarci una storia, LA Storia, e non farci partorire una scienza che procede per tentativi, partendo dal suo atto finale. In verità, quella che definiamo "Realtà" è la forma che l'Esistenza eredita da una storia che origina con due principi opposti tra loro, e a loro volta diversi da quello su cui questa stessa realtà si poggia. La realtà è tuttavia la soluzione perfetta al paradosso dato dalla simultaneità della Coscienza e del Potenziale Assoluti, con il Nulla Infinito e l'Equilibrio Perfetto dello "Zero" Assoluto. A sostegno della tesi che colloca questi elementi alla base del reame manifesto, ribadiremo quanto detto nel post precedente circa la natura dello scambio di informazioni costitutive della realtà, aggiungendovi la nozione scientifica della simultaneità e sovrapposizione di più stati quantistici che coesistono in una dimensione capace di ospitare in potenza ogni possibilità, sino al collasso di una funzione d'onda specifica. A ciò aggiungeremo la delucidazione circa il fatto che definire il "Punto Zero" come quello di Equilibrio del Nulla Assoluto, non è una trovata personale, ma conclusione che sorge da una deduzione fedele ad una logica lineare: se il potenziale e la possibilità di manifestazione di qualsiasi cosa sussiste, ma non esiste, analoga sarà la dimensione adatta ad ospitare ogni potenziale, prestandosi a Regno invisibile, ed impossibile, ma reale come lo è tutto ciò la cui esistenza occupi un posto con la propria presenza, ed in cui tutto può accadere, anche se poi ad emergere sono pochi prescelti.
Ebbene, riprendendo il discorso circa la fusione dei due elementi costitutivi fondamentali, l'osservazione ci dice che l'unico risultato possibile che rasentasse la perfezione, è stato un universo buio quanto lo spazio di oblio che separa miriadi di forme di coscienza tra loro, in questo modo isolate e rese tutte differenti l'una dall'altra, e sorte in luogo di quella unica e universale, della quale esse sono testimonianza e per conto della quale a loro volta ne riportano quella del risultato più innovativo nato dall'intreccio tra divinità: L'Esperienza... Sinonimo dell'apprendimento di tutte le possibilità, a partire da ogni altra, ed attraverso il quale ciascuna di loro diventi veicolo di significato. Ragion d'essere comune e universale, questa logica superiore ha concepito distanza e rapporto come unica cosa, e suo unico principio fondante; presupposto affinche' Spazio e Tempo si scindessero dal loro abbraccio, sede di tutti ciò che è Essenza ed Assoluto. Qui risiede l'unita' di misura di tutto cio' che conferisce la vita alle qualità di entrambe le divinità. Ad onor del vero, proprio la vita garantita in questo spazio di manovra esistenziale, non costringe alcun essere alla guerra scatenata da un Bene contrapposto ad un Male. La fonte creativa da cui origina l'Esistenza è, per così dire, in debito con il Punto Zero Assoluto, poiché questo le fornisce l'indispensabile punto d'appoggio e base espressiva. Al tempo stesso, per vantaggio evolutivo del Nulla Assoluto, questo trova nella Creazione l'unica intelligenza in grado di elevarlo; vasta e profonda quanto lui e di lui degna. L'universo, o cielo stellato, è degna sintesi di Coscienza e Oblio; l'una caduta dentro l'altro, e viceversa, a generare un atto di sacrificio capace di produrre qualcosa di terzo e superiore alla somma delle sue parti. Il gioco di contrasti è tale per cui la luce non si perde, e l'oscurità non si impone; ed in questa partita l'arbitro è la Mente Cosmica. A garantire al Cosmo un ordine ed un equilibrio superiori ed incorruttibili, é questa intelligenza di calcolo garante e custode di una forma essenziale di Giustizia, agita nel segno di una logica equanime, compatibile e coerente con il perno e la direzione di quella stessa Giustizia; ovvero l'Equilibrio, posto a condurre il cammino evolutivo condiviso. Anche questo è la vita; sede dall'impurità mossa alla ricerca della parte mancante, e dalle cui lezioni impartite ai suoi attori un Dio può elevarsi e trascendere ciò che di divino ha sacrificato al mortale, ripristinando la Perfezione delle origini in un reame ora promesso a vita eterna.

DIARIO DI UN NON VEDENTELa vita è informazione. E si svolge nello scambio di questa. Se lo comprendi al volo, possiamo a...
30/08/2026

DIARIO DI UN NON VEDENTE

La vita è informazione. E si svolge nello scambio di questa. Se lo comprendi al volo, possiamo andare avanti...
La forma, il corpo, la materia, nascono per trasmettere informazioni. Ma è la coscienza il centro di tutto. Serve una coscienza perché le informazioni abbiano un senso e scopo per qualcuno. Essa è memoria e innovazione. Dapprima venne la coscienza, dunque l'informazione con il suo corpo e la sua stessa base coscienziale. Se la vita è scambio di informazioni, queste ultime non potrebbero muovere il mondo e nemmeno esistere, senza affiorare proprio da una coscienza originale, con le qualità portate in dote. Tra l'atto di ricezione e quello di trasmissione e generazione di questa, in mezzo opera la Mente; il cui ruolo è lavorare alla trasformazione delle informazioni. Ogni Mente individuale è una riproduzione della stessa intelligenza di calcolo che stabilisce perché il mondo e l'universo debbono essere così come sono, senza discussioni né commenti. E per rimanere nel raggio di esperienze comuni a tutti noi, dopo coscienza, corpo e mente, veniamo alle emozioni ed ai sentimenti. Le emozioni non sono solo causa e conseguenza di informazioni, esse sono frammenti e sfumature di forze molto più vaste e universali - quali i Sentimenti puri - nonché testimonianza della frammentazione stessa della coscienza discesa nella manifestazione materica. Analogamente alla mente, le emozioni occupano un posto di raccordo. Esse operano come agenti trasformativi, i quali attraversano e mutano la materia vivente, veicolando dati che sintetizzano le informazioni provenienti dal livello più sottile del piano mentale; quello più prossimo alla connessione con la coscienza, e che opera il calcolo binario che possiamo riassumere nell'accettazione o l'avversuone verso qualcosa o qualcuno; il "giusto, o sbagliato", il "positivo, o negativo", "utile, o dannoso"... Le emozioni nascono in scia a questo calcolo fondamentale, calato dall'alto con la convinzione di una certezza, o come prevalenza probabilistica. In ultimo, le varie emozioni sono le poche verità assolute sulla base delle quali - nel favorirne talune, e scongiurarne tal altre - viene operato qualsiasi gesto compiuto in coscienza da un essere vivente. Ma queste verità si basano su delle certezze retrostanti, e queste sono i Sentimenti. Sentimento e Volontà vanno avanti insieme, e c'è un sentimento adatto alla Volontà creatrice ed un sentimento opposto, per la Mente e la Volontà dissolutrice. I Sentimenti che accompagnano le forme di Volontà primordiale sono l'unica intelligenza che ne muove la direzione. Sono la base e la conclusione della più complessa e raffinata intelligenza che il Cosmo abbia mai conosciuto; cui risponda e cui si pieghi.

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