03/10/2026
È appurato che l'universo ed il mondo siano essenzialmente un fenomeno energetico e vibrazionale. L'aria è materia rarefatta; il sasso è vibrazione condensata e densa. Siamo poi d'accordo circa il fatto che la realtà che percepiamo sia essenzialmente un'esperienza sensoriale, posta in essere anzitutto dai recettori con cui non facciamo altro che sperimentare il contatto con le più diverse forme di energia che ci circondano... Che respiriamo a pieni polmoni aria pulita di montagna, che gustiamo il nostro piatto preferito, che odoriamo un buon profumo di pulito, che osserviamo un panorama o che sfioriamo un oggetto, la percezione tuttavia prescinde da tutti i nostri recettori poiché, come sappiamo, essa è il significato che viene dato alle nostre interazioni il cervello. È qui viene il bello! Perché c'è da dire che quello di cui esso è capace nel dirci qualcosa a proposito di tutto ciò con cui entriamo in contatto, è nientemeno che pura magia! Se vediamo un limone, egli ci dice che è giallo; se lo prendiamo in mano, ci spiega che non è né duro né molle; se lo mordiamo, ci fa capire l'acidità; per lui il limone ha anche un aroma, mentre sembra stabilire che sia muto... Ma cosa rende reale il nostro limone?? Perché i limoni nel mondo esistono, ma qualcosa o qualcuno potrebbe anche essere immaginario. Sappiamo poi come ognuno di noi differisca per grado di sensibilità sensoriale, fino alle cosiddette alterazioni della comune percezione; e che sussistono differenze persino impareggiabili nella sofisticatezza percettiva di diverse specie viventi... Queste semplici constatazioni sono in realtà tra i primi indizi che ci suggeriscono anzitutto una cosa; cioè che il concetto di realtà che ricerchiamo non può essere fatto risiedere entro i limiti del percepito.
Di attimo in attimo, qualsiasi cosa noi percepiamo - sia esso un contenuto mentale, piuttosto che una o più sensazioni corporee - in quel preciso momento il nostro focus è interamente convogliato su quella cosa. Per noi esiste solo quella, e l'unica esperienza del reale che in verità facciamo è quella delle percezioni che trovano ascolto o espressione nello spazio di un attimo. Nel momento in cui la nostra coscienza è così occupata dai contenuti del dato istante, le restanti realtà non vengono semplicemente poste in second'ordine, bensì cessano radicalmente di esistere... In questi termini, la fenomenologia dell'esperienza soggettiva della realtà evidenzia il ruolo della coscienza nel renderci testimoni del prodotto dell'elaborazione attuata a livello inconscio. Tuttavia, il mondo là fuori continua a girare; non cessa certo di esistere solo perché non gli prestiamo attenzione... È qui entriamo nel mondo della realtà che si vorrebbe oggettiva.
A tal riguardo, diremo subito che trattandosi anche nel caso della realtà oggettiva di un fenomeno di coscienza e percezione, il suo fondamentale tratto distintivo consiste nel fatto che la sua percepibilita' si impone e si conserva in forma stabile a prescindere dallo stato di coscienza dell'osservatore.
Se allora decidessimo che "oggettivo" è sinonimo di "puro" e "vero", scopriremmo - una volta di più - non solo la volgare natura della quasi totalità dei nostri pensieri, ricordi, rapporti, intenti e desideri; ma che, dunque, potrebbe non essere vero molto di ciò su cui si radica nientemeno che la nostra identità...
Capite?! L'identità dell'osservatore!... Attraverso il setaccio dell'oggettivita' ci si rivelano simili verità altrimenti impensabili, o inaccettabili, poiché, sotto questa particolare lente di ingrandimento, svanisce in uno sbuffo persino il concetto di Tempo...
A riguardo dell'osservazione oggettiva delle cose, ne deduciamo infine la poetica storia che ci racconta come essa, intesa ed appresa quale il migliore approccio possibile suggerito dal mondo esterno, al fine della sua stessa decifrazione, infine si presta a miglior strumento disponibile per il discernimento interiore...
Giunti a questo punto, i più curiosi mi chiederanno di provare ad unire questi due mondi; quello interiore e quello esteriore, piuttosto che quello soggettivo e quello oggettivo.
Ebbene, ci proverò!
E lo farò cominciando col dire che la sagoma che ci delinea, e che al tempo stesso ci separa da un'esteriorità che con essa sorge, è la ragione di ogni nostra percezione; compresa quella di un'intimità diversificata rispetto tutto ciò che semplicemente è altro da sé.
Senza confini, non saremmo né soggetto né oggetto.
Nella nostra intimità, dalla sua posizione, il mondo - o l'universo - sono pari alla loro totalità, al netto... Di noi.
E non è pazzia a dirsi, vi dirò!
Questo, a patto che si realizzi chiaramente che ciò che ci rende individui separati da tutto il resto non è solamente una fragile barriera, bensì un ponte funzionale ad un'interconnessione ininterrompibile.
Detto questo, vedrò di trasmettere fedelmente la logica con cui mi spiego la coesistenza di di soggettività ed oggettività...
Dunque, molto brevemente dirò di essere persuaso dall'idea che la cosiddetta realtà oggettiva si presti come sfondo rispetto ad ogni proiezione soggettiva. In quest'ottica, l'autenticità dello sfondo si presta a fornire contenuti ed ispirazione a ciascun mondo soggettivo; libero e capace di proporre una propria riproduzione del tema originale, viziata da corruzioni lievi o delle più marcate.
Ora, se in precedenza dicevo che ciò che è oggettivo si impone stabile e coerente a prescindere dallo stato di coscienza dell'osservatore, eviteremo l'empasse precisando un'altra cosa fondamentale; cioè che, a pari disponibilità di coscienza, si palesano significative differenze di soggetto in soggetto in quanto a grado di consapevolezza. Consapevolezza che consiste nell'informazione resa materia viva e vibrante per il tramite di una coscienza in grado di farne esperienza. È altresì vero che, nella vita di tutti i giorni, si vivono esperienze di cui si ignorano il contesto e le dinamiche; altresì, tra le scelte di vita che ci spettano, dobbiamo decidere se prodigarci, o al contrario evitare di fare qualcosa, basandoci solamente su un certo numero e tipo di mere nozioni mai messe all'atto pratico. Ecco... In queste legittime e naturali situazioni, oggettivamente parlando, non agiamo con piena consapevolezza. Tuttavia, è pur vero che proprio queste sono i percorsi obbligati che siamo chiamati a fare ogni qualvolta ci ritroviamo a muovere i primi passi in un ambiente nuovo e sconosciuto.
È dunque nell'inadeguatezza dell'ingenuo a cavallo, o dello stratega senz'arma, che l'inconsapevolezza si incarna come approssimazione ed incompiutezza... Ma se essa consiste dei suoi stessi vuoti di significato, è sempre ad essa che si abbraccia la sua controparte; al contrario, padrona, se non ricca, di contenuti... La consapevolezza, come detto, si articola su più piani, in assoluta coerenza con la realtà - sia essa oggettiva o soggettiva. Questo perché la natura della vita, della realtà stessa, e della coscienza che ne rende testimonianza, non è piatta né monodimensionale. Verosimilmente, essa si protende con moto e struttura spiraliforme; dove ogni voluta si colloca ad un livello di comprensione più o meno affinata, di uno stesso messaggio.
Ecco spiegato perché, dallo sfondo offerto dalla Verità, originino tante realtà ed esperienze diverse; ed ancor più interpretazioni di quelle(!).
Bene, non mi resta altro da dire che questa digressione fin negli anfratti della realtà è stato per me un piacere ed occasione di una bella rilettura dei miei appunti mentali, in merito a nientemeno che "tutta questa cosa qua"!
Ringraziando chi di voi si sia fermato per questa lettura, vi saluto e vi rimando ai prossimi contenuti di artigiana fattura.
A presto!