27/06/2026
Nella tradizione della tessitura longobucchese, la Nivula non è soltanto un semplice arcolaio: è un elemento fondamentale di una filiera domestica precisa e sapiente, parte integrante di un sapere antico tramandato attraverso generazioni di tessitrici.
La sua funzione è quella di svolgere la matassa, preparandola alla costruzione della trama destinata al telaio prima orizzontale.
La struttura, apparentemente essenziale, custodisce una sapienza ingegnosa: sei assi disposti a croce, innestati in un perno centrale, permettono alla Nivula di aprirsi e ruotare, accompagnando il filo in un movimento continuo, regolare, armonico.
Per anni l’ho osservata dalle mie vicine. Ne studiavo i movimenti, le proporzioni, le linee geometriche.
Poi ho iniziato a riconoscere in quella meccanica qualcosa di profondamente familiare: la stessa geometria del corpo umano e la tecnica nel movimento della danza.
“Vota, vota cumu na Nivula” dicevano alle donne i suonatori di tarantella.
L’asse centrale della Nivula mi ricorda il baricentro del danzatore durante una pirouette.
L’apertura simultanea dei suoi bracci mi ricorda il rombo costruito dal corpo nella danza tradizionale, le braccia piegate e poggiate sui fianchi nella tarantella, oppure il gesto della Pastorella di Sant’Anna che solleva e sostiene la veste nel movimento rituale.
Quei cerchi perfetti, continui, antichi, li ho ritrovati nelle rose intagliate delle Chitarre Battenti, nei decori geometrici raffinati delle coperte, nelle linee concentriche del tamburello e della Tammorra, dove ritmo, forma e simbolo coincidono.
Sono suggestioni raccolte nell’arco di una vita, condivise con maestri, artisti, disegnatori, danzatori, studiosi, ma soprattutto condivise con le mie Nivule.
Ed è proprio da questo dialogo silenzioso con la memoria, con il movimento e con la geometria storica che nasce la nostra ricerca coreutica oggi sintetizzata in un nuovo Logo identitario.
Disegno di G. Ioele e Le Nivule
Elaborazione grafica: Siria Pitzoi
Stampa: Pasquale Romano