13/06/2026
Per Massimo
Ognuno di noi ha il proprio tempo.
Un tempo che non si misura negli anni, ma in ciò che riusciamo a farne.
Questa notte, intorno alle tre del mattino, si è concluso il tempo di Massimo tra noi.
E mentre il dolore della sua assenza è grande, il pensiero che continua a tornarmi alla mente è un altro.
Che fortuna averlo incontrato.
Massimo Stassano era una di quelle persone rare che si incontrano poche volte nella vita e che, quando accade, ti fanno sentire privilegiato.
Era un gran signore.
Un grande sognatore e un uomo di rara nobiltà d’animo.
Una naturale eleganza nei modi, un rispetto sincero per gli altri e una gentilezza che non chiedeva nulla in cambio.
Gentile, educatissimo, rispettoso.
Ti dava del Lei anche dopo anni di conoscenza e, quando arrivava a concederti il Tu, sembrava quasi un dono.
Aveva una salute fragile, ma gli occhi azzurri di Massimo brillavano come quelli di un bambino ogni volta che raccontava un progetto, un evento, un’idea da realizzare.
E in quei momenti tutto il resto sembrava scomparire.
Restavano soltanto l’entusiasmo, la curiosità e quella capacità, sempre più rara, di continuare a guardare il mondo con meraviglia.
Ricordo le lunghe chiacchierate in Contea che finivano alle sei del mattino.
Il suo immancabile latte macchiato, soprattutto nei giorni in cui era felice.
Le risate.
I Natali trascorsi insieme.
Le feste.
Le infinite possibilità che riusciva a vedere là dove altri vedevano soltanto limiti.
Ricordo una presenza discreta ma preziosa, capace di rendere più bella ogni occasione semplicemente essendoci.
Era una persona di cultura, di sensibilità e di visione.
Una di quelle anime che lasciano tracce profonde senza mai cercare di far rumore.
Negli ultimi anni, segnati da un intervento al cuore che aveva reso il suo cammino più difficile, aveva scelto di avvicinarsi ancora a noi.
Ci aveva cercati.
Si era fatto sentire.
Come se avesse sentito il bisogno di tornare alle persone e ai luoghi che amava.
Come se alcune storie meritassero di essere riconsegnate prima di partire.
Oggi, ripensandoci, mi accorgo che quel gesto aveva un significato che allora non potevo comprendere fino in fondo.
Perché ci sono momenti nella vita in cui non riceviamo semplicemente un ricordo.
Riceviamo una fiducia.
Una responsabilità.
Una storia da custodire e continuare.
La Contea gli piaceva.
Ci aveva scelti.
E questo, oggi più che mai, ci riempie di gratitudine.
Perché sentirsi scelti da una persona come Massimo è stato un privilegio.
Oggi il dolore è grande.
Ma forse ciò che fa più male non è soltanto la sua assenza.
È la sensazione che con lui si chiuda un’epoca.
Un tempo della vita.
Un modo di stare insieme.
Un modo di sognare.
Perché Massimo apparteneva a quella stagione fatta di notti infinite, di progetti che sembravano impossibili, di amicizie costruite attorno a un tavolo e a una tazza di latte macchiato.
Con lui non se ne va soltanto una persona amata.
Se ne va una voce familiare.
Un posto sicuro nei ricordi.
Un pezzo della nostra storia.
Eppure, guardando indietro, forse la cosa più importante che ci lascia non sono le idee che immaginava.
È il modo in cui ha vissuto il tempo che gli è stato dato.
E Massimo, nel suo tempo, è riuscito a fare il miracolo più difficile.
Quello di vivere davvero.
Non semplicemente attraversare la vita.
Ma abitarla.
Riempirla di incontri, di amicizie, di progetti, di curiosità e di sogni.
Di restare fedele a sé stesso.
Di custodire la capacità di meravigliarsi.
Di continuare a credere che un incontro, un progetto o un sogno potessero ancora cambiare qualcosa.
Ha attraversato il suo tempo con cultura, gentilezza, umanità e immaginazione.
E alla fine lascia qualcosa che vale più di qualsiasi successo.
Lascia il ricordo di una vita autentica.
Di una vita che non è stata sprecata.
Di una vita che ha lasciato un segno.
Forse è per questo che oggi sento tra le mani qualcosa di prezioso.
Come un libro che passa da una persona all’altra.
Come una storia che non finisce.
Perché alcune storie non finiscono davvero.
Cambiano semplicemente il nome di chi le custodisce.
Forse è questo il dono più grande che ci lasci.
Non soltanto i ricordi.
Non soltanto l’affetto.
Ma il coraggio di continuare a immaginare.
Di continuare a sognare.
Di continuare a credere che le idee più belle siano proprio quelle che sembrano impossibili.
Cercheremo di essere all’altezza della fiducia che ci hai lasciato.
Continuando a sognare.
Continuando a costruire.
Continuando a credere che un po’ di magia abbia ancora un posto in questo mondo.
Mi piace immaginarti così, Massimo.
A bordo di una nave diretta verso Valinor.
Verso quelle Terre Immortali che tanto amavi immaginare leggendo Tolkien.
Con gli occhi rivolti all’orizzonte e il cuore pieno di meraviglia, come ogni vero viaggiatore.
E mentre la tua nave si allontana lentamente dai Porti Grigi, noi restiamo qui.
Con gratitudine.
Custodendo i ricordi.
Custodendo le storie.
Custodendo la luce che hai lasciato lungo il cammino.
Buon viaggio, Massimo.
Grazie per l’amicizia.
Grazie per la fiducia.
Grazie per il tratto di strada percorso insieme.
Che fortuna averti incontrato.
Alcune persone passano nella nostra vita.
Altre vi rimangono.
E tu, caro Massimo, appartieni a quelle che restano.
Perché le persone come te non smettono davvero di camminare accanto a noi.
Diventano parte della strada.