28/12/2015
La testimoniaza del regista Paolo Virzì con cui ho debuttato in Ovosodo. Trovate anche lui nel catalogo del mio progetto artistico : "se un gabbiano apre la gabbia...esce la libertà"
Credo di aver avuto il privilegio di assistere al primissimo manifestarsi di quel mistero che è la personalità multiforme del Ruffini Paolo detto Paolino. Quando lo conobbi, ormai molti anni fa, sembrava (anche se non lo era per niente, n.d.r) un perfetto secchione del Liceo Classico di Livorno. Non un tipo noioso, intendiamoci. Semmai uno di quei primi della classe smaniosi di ben figurare, astuto e scaltro ma dai modi gentili, estroverso ma con un portamento ed un lessico da bravo ragazzo.
Lo trascinai sul set di Ovosodo, sentendomi in colpa per averlo sottratto a scadenze veramente importanti come compiti in classe ed interrogazioni. Ma fu un impegno leggero, per uno come lui, che evidentemente già covava un’inclinazione per il multitasking: si trattava di calarsi nei panni di uno studente di liceo tanto spocchioso quanto zuccone, vicino di banco del nostro protagonista, al quale offriva banconote delle vecchie lire in cambio della stesura clandestina di un tema in classe.
Poi non mi ricordo, mi pare che lo persi di vista, sta di fatto che me lo ritrovai qualche tempo dopo completamente coperto di tatuaggi ed eroe, nella nostra piccola città, grazie a certe parodie del cinema mondiale che col suo gruppo di amici lui si divertiva a ridoppiare con un pesante vernacolo livornese.
Poi lo vidi spuntare in televisione, un po’ dappertutto, trasformato in un nuovo personaggio: una specie di conduttore scanzonato, portato alla battutaccia sconcia, ma anche ad una impeccabile precisione nei tempi di esecuzione, insomma qualcosa tra Fiorello e Carlo Conti.
Poi mi dicono che abbia fatto anche il regista cinematografico, ed uno dei suoi film ha incassato quanto Sorrentino e Moretti messi insieme. Film che però non ho visto, così gli ho chiesto: ma com’è questo film? E lui: “Dé, Paolo, secondo me a te non ti garba... Lo troveresti bruttino...” Io non so se sia davvero così, e adesso che sento parlare del manifestarsi di una sua nuova vena che ha a che fare con arti visive, sculture, installazioni, di sicuro son pronto a giurare che il mistero del Ruffini ci sorprenderà con altre manifestazioni di una personalità complessa e per certi versi sconcertante e insomma non mi stupirei di vederlo mutar di nuovo pelle, un giorno, per diventare un interessante ebanista specializzato in comodini, un innovativo urologo, un produttore di kiwi biodimanici, un mistico apocalittico, un pranoterapeuta specializzato in disturbi lombo-sacrali, od infine un efficace divulgatore di antichi testi sanscriti.