Secche della Meloria

Secche della Meloria Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha istituito l'Area marina Protetta denominata “Secche della Meloria”.

La gestione è stata affidata in fase provvisoria al Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli.

21/05/2026
20/05/2026

Un GRANDE! In tutti i sensi! In questi ultimi giorni Alessandro Barbero ha fatto una cosa scandalosa: ha lanciato una petizione per difendere Manzoni. E ha detto, nella società della gratificazione immediata, una cosa ancora più scandalosa: la scuola non deve essere facile. Non deve appiattire ma stimolare quella cosa sempre più inutilizzata oggigiorno: il cervello. E la scuola i cervelli non deve spegnerli ma accenderli.

E no, questa petizione non riguarda soltanto i Promessi sposi. Ma un’idea di scuola, e un’idea di società diversa da quelle che i media ci propinano da anni. Vedete, oggi in nome della facilità scartiamo i contenuti di valore e consideriamo di valore contenuti che sono di una superficialità imbarazzante. I Promessi Sposi sono un testo facile? No! Non lo sono per niente! Richiedono impegno e attenzione? Certo, ed è proprio questo il punto. Senza impegno non si va da nessuna parte, ecco cosa ci sta dicendo Barbero! Ed io sono d’accordo con lui.

Leggere un’opera complessa insegna ai giovani, nell’era del «tutto e subito», la perseveranza. Con la classe che all’inizio borbotta e poi invece scopre che Don Abbondio somiglia a metà degli adulti che dicono «eh, ma io che posso farci». Ed ecco perché mi piace tanto Barbero. Perché a differenza degli intellettuali prezzolati che saltano quando gli dici «salta», lui ha sempre avuto il coraggio di ESPORSI. Di metterci la faccia! Sono sempre stata d’accordo con lui? No, ma ammiro chi ha il fegato di dire quello che pensa.

Ma per tornare a Manzoni. Se ai vostri figli e ai vostri nipoti togliete la fatica di pensare, di confrontarsi con idee e concetti complessi, non state soltanto creando una generazione di analfabeti funzionali, state facendo qualcosa di molto più pericoloso: li state togliendo a loro stessi. Pasolini li chiamava gente «senz’anima,», gente estranea, straniera alla propria anima. È importante l’anima? Lo lascio decidere a voi.

Guendalina Middei, (➡️ Se amate Manzoni e i classici: è da poco uscito in Universale economica il mio «Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera». Qui potete scoprire di cosa parla e leggerne un estratto gratuito: https://www.amazon.it/Innamorarsi-Karenina-leggere-classici-lezioni/dp/8807950839

05/05/2026
03/04/2026
01/01/2026

Era una bambina sensibile. Troppo sensibile. Soffriva quando vedeva le ingiustizie e la cattiveria. Crescendo capì che l’ingiustizia non nasce per caso: viene progettata. E che la terra, quando diventa monopolio, smette di essere casa e diventa prigione. E così inventò un gioco. Un gioco per bambini. Si chiamava The Landlord’s Game e non serviva a vincere: serviva a capire.

Poi arrivò lui: Charles Darrow, un venditore di stufe. Giocò a una versione del gioco e ne rimase affascinato. E fece la cosa più antica del mondo: se ne prese il merito. Prese The Landlord’s Game, ne cancellò il messaggio, trasformò la critica al capitalismo in una celebrazione della ricchezza e lo ribattezzò Monopoly. E si presentò alla Parker Brothers come l’inventore.

Monopoli esplose. Entrò in ogni casa. Divenne un’icona culturale. Elizabeth Magie vide il gioco che le era stato rubato diventare famoso. E allora lottò. Rivendicò il brevetto. Raccontò la sua storia. Chiese giustizia. Ma NESSUNO le credette. Perché il mondo è sempre stato più disposto a fidarsi di chi ruba che di chi crea. Darrow diventò milionario. Elizabeth Magie morì povera. Senza che il mondo sapesse che quel gioco nato per denunciare l’avidità era diventato il simbolo stesso dell’avidità.

Ma la storia non è finita con lei. Perché alla fine dopo tanti anni di oblio il suo nome è riemerso. E sì ricordarla oggi è un atto di giustizia. Perché questo non è solo la storia di un gioco. È la storia di una donna che credeva che le idee potessero cambiare il mondo. Il suo gioco nacque per denunciare un sistema ingiusto, e anche se quel sistema ha provato a zittirla, la sua idea è sopravvissuta a chi gliel’ha rubata. Perché la VERITÀ, prima o poi, torna sempre a galla. E allora sì ricordiamoci che il gioco più famoso del mondo non fu un uomo a inventarlo. Ma porta il nome di una DONNA.

Guendalina Middei, Professor X

01/12/2025

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