08/09/2023
Come sarà il nostro futuro ?
Il bombardamento mediatico improvvisato da “dotti” totalmente incompetenti sia per forma che per sostanza non mi ha distolto dal vaccinarmi. La vaccinazione permette una protezione individuale e collettiva e se il pessimismo sistematico diventa proposta diffusa annienta le stesse possibilità di riuscita , rimane solo come un puro tentativo di scalzare la fiducia e la responsabilità collettiva . Non c’è nessuno che fa niente per niente, anche se non insegue il potere si limita a soddisfare la propria ambizione; il tutto diventa tragico quando il nulla assoluto , i trasparenza sanitaria che confondono con il loro possibile reddito occupazionale di vuoto a perdere . Il degrado della classe politica ha diverse chiavi di interpretazione su tutto ma anche come scriveva Baudelaire nel suo diario: “ Gli abissi non hanno sfumature”; la fragilità, con troppe ombre e vuote parole, accentua il livello di insostenibilità del nuovo. Scriveva Sören Kierkegaard “Ci vuole più coraggio per dimenticare che per ricordare”, parole che affascinano sicuramente più per un intreccio immaginativo presupposto che per reale oggettività. Il coraggio comunemente indica la capacità di saper affrontare situazioni pericolose , difficili e non previste “ C’è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi . Quello è il grande prato dell’amore Uno : non tradirli mai, hanno fede in te. Due: non li deludere, credono in te. Tre: non farli piangere, vivono in te. Quattro: non li abbandonare, ti mancheranno. Quando avrai le mani stanche tutto lascerai, per le cose belle ti ringrazieranno, soffriranno per gli errori tuoi.” Quest’ allusione esistenziale ad una vecchia canzone di Gianni Morandi “ Un mondo d’amore “ vuole richiamare l’attenzione di coloro che in qualche modo potrebbero essere i protagonisti del tempo dell’attesa delle nuove generazioni decisamente disilluse e a fronte di rischi esponenziali.
Noi figli di coloro che avevano combattuto per la libertà di questo paese abbiamo dovuto subire oltre la sagra dei vaccini che ci hanno fatto crescere anche le diverse caste di potere che si sono riprodotte con ritmo pandemico . Siamo riusciti comunque, con il nostro credo democratico, riformista e antifascista, a sopravvivere, a trovare un lavoro, ad avere una famiglia a differenza dell’attuale tragedia occupazionale e virale dei nostri figli, che pur fisiologicamente disgustati dalla palese corresponsabilità di un’apatica e fossilizzata classe politica , devono subire l’attuale vivere nel loro silenzio , quella che da troppi, per gratuita snobberia , viene oggi chiamata la società civile sorda e disattenta nei confronti delle nuove generazioni .Se noi giovani d’altri tempi non avessimo assunto la questione morale di Enrico Berlinguer come vocazione dominante della sinistra, non avremmo avuto vocazioni ideali . Spesso noi giovani del dopoguerra con amici, compagni , fratelli con i quali abbiamo convissuto, in diverse responsabilità partecipative, la fede nel perseguire un mondo migliore, ci chiediamo se non dobbiamo, oggi, sentirci responsabili per non aver combattuto, quando era opportuno, con forza, le troppe teste vuote diventate successivamente dirigenti d’apparato, preferendo, con un pizzico di colta arroganza, scelte aventiniane. E’ vero che la speranza indica uno stato d’animo più religioso che politico , ma questo non esclude che in una certa misura ci sentivamo coinvolti dopo segnali partecipativi come dalla lunga intervista di Scalfari a Berlinguer:” Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire”. “ La nuova normalità dovrà essere ricostruita sulle macerie della vita di una volta o ci ritroveremo in nuove barbarie “ Slavoj Žižek il filosofo contemporaneo più prolifico di idee o se qualcuno preferisce decisamente provocatorio . Il giudizio critico lo lasciamo alla lettura di coloro che non si soffermano ad una valutazione istintiva, epidermica che in qualche modo infastidisce piuttosto che riflettere sul nostro futuro che dal pensiero di Žižek si può trovare spunti non necessariamente condivisioni .