06/04/2025
Buongiorno e buona domenica invito tutti i follower a leggere l'articolo scritto dal professor Francesco Ferrini.
E SE GLI ALBERI FACESSERO PAGARE UN DAZIO PER I BENEFICI CHE PRODUCONO?
Immaginate una scena: un placido viale alberato, il sole che filtra tra le fronde, l’aria fresca e ossigenata che riempie i polmoni... e un faggio centenario che, con tono severo, ferma un politico in giacca e cravatta con una domanda secca: «Scusi, lei ha pagato il dazio?»
Benvenuti nel 2025 alternativo, dove gli alberi hanno finalmente deciso di far valere i propri diritti. Stanchi di essere presi per scontati, sfruttati per selfie da campagna elettorale o abbattuti in nome del “decoro urbano”, gli alberi hanno costituito un sindacato: il Sindacato per il Coordinamento Arboreo e la Tassazione Equa (S.C.A.T.E., che suona anche un po’ minaccioso).
Gli alberi, si sa, offrono ombra gratuita, abbassano le temperature urbane, assorbono CO₂, limitano gli effetti degli eventi estremi, purificano l’aria e calmano i nervi — almeno a quelli che li hanno. Ma hanno notato una cosa: mentre la gente comune si gode in silenzio questi servizi ecologici, certi politici sono esperti nell’applaudire i risultati... che non sono nemmeno i loro. Perché gli alberi sono di tutti e, soprattutto, non hanno colore politico.
«Abbiamo ridotto l’inquinamento!», dicono in conferenza stampa, mentre dietro di loro un tiglio si suda letteralmente la corteccia per compensare le emissioni dell’ennesimo parcheggio costruito al posto di un parco.
Lo S.C.A.T.E. propone una semplice tassa ambientale da versare direttamente agli alberi. Ogni respiro profondo fatto da un politico in un parco? 50 centesimi. Foto accanto a una quercia con didascalia “La natura è importante”? 5 euro. Promessa di piantare milioni di alberi mai realizzata? Multa salata e obbligo di annaffiare querce a mano per un mese.
Il denaro raccolto sarà investito in cure forestali, bagnature terapeutiche, psicoterapia per platani urbani traumatizzati e un fondo per gli alberi "delusi cronici", quelli che vivono davanti ai municipi.
Le prime reazioni non si sono fatte attendere. Alcuni politici si sono detti “sorpresi” (termine diplomatico per "terrorizzati") dall’iniziativa. Un senatore ha dichiarato: «Gli alberi dovrebbero essere felici di servire il bene comune!». A cui un platano ha risposto con un sonoro schiocco di rami, subito tradotto da un botanico come: «E tu dovresti pagare le tasse, ma guarda com'è andata».
Altri hanno tentato di aggirare la tassa piantando finti alberi in plastica. Ma anche quelli, appena dotati di intelligenza artificiale, hanno chiesto un sindacato.
In questo mondo alternativo, ogni foglia ha un valore e ogni respiro ha un prezzo. E forse, solo forse, i politici comincerebbero a prendere sul serio l’ambiente. Non per amore della natura, ma per evitare di essere rincorsi da un gruppo di querce incazzate con la partita IVA.