Festa dell'Unita di Limite sull'Arno

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10/08/2023

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03/08/2023
...a proposito degi ultimo 3temi Della Festa dell'Unita di Limite sull'Arno .....🛑   - COMMEMORAZIONE DEL GENOCIDIO CONG...
03/08/2023

...a proposito degi ultimo 3temi Della Festa dell'Unita di Limite sull'Arno .....
🛑 - COMMEMORAZIONE DEL GENOCIDIO CONGOLESE 🛑
Il 2 agosto commemoriamo il genocidio di cui, da più di un quarto di secolo, è vittima il popolo congolese!

🔶 Perché si chiama ?
Geno-Cost/Genocost significa genocidio per guadagni economici. Il termine Geno-Cost è una combinazione di Genocidio e Costo. Abbiamo scelto questo termine per spiegare la radice/aspetto economico del genocidio nella . In questo modo si elimina il discorso fuorviante, spesso portato avanti da alcuni media, secondo cui i conflitti tribali o etnici sono la causa principale del genocidio e dell'instabilità in Congo.

🔶 Il 2 agosto segna l'inizio della seconda guerra del Congo, definita anche guerra mondiale africana. In quel giorno del 1998, la ribellione Banyamulenge nota come Rassemblement Congolais pour la Democratie (RCD) attaccò la città di Goma con l'appoggio di Ruanda e Uganda. Fu l'inizio del conflitto più letale dalla Seconda Guerra Mondiale.

Più di 10 milioni di persone hanno perso la vita nel pieno silenzio della Comunità internazionale ( , , , etc)! Non parlo delle centinaia di migliaia di donne che hanno subito uno stupro, usato come arma di guerra. E forse non serve neanche ricordare le centinaia di migliaia di bambini e bambine minatori!
Spero che tu, che leggerai questo post o messaggio, non rimarrai in silenzio. E spero che ti ricorderai che, anche tu c'entri, così come il sottoscritto: basta che tu abbia uno smartphone, computer, macchina fotografica, macchina elettrica, etc. Questi beni di consumo hanno bisogno di (80% dalla ), (70% dalla ), e potrei andare avanti!

PER FAVORE, RICORDIAMOCI DI LORO! ☮🧡🇨🇩

L’immigrazione ha tanti volti e sono tutte personeC’è una sola regola fra gli immigrati in partenza: “Non si inizia mai ...
01/08/2023

L’immigrazione ha tanti volti e sono tutte persone
C’è una sola regola fra gli immigrati in partenza: “Non si inizia mai un viaggio insieme a un congiunto”.
Troppo rischioso per due fratelli, per un fratello e una sorella, impensabile per un marito e una moglie. Per questo i congiunti si separano prima della partenza, dandosi appuntamento solo all’arrivo, raccontandosi delle bugie a cui fingono di credere, pur sapendo che probabilmente non si rivedranno mai più. In Italia solo il 16% degli immigrati è salvato dalle navi delle Ong. Fra loro ci sono donne all’ottava violenza sessuale in due anni di viaggio, alcune si carezzano con violenza una pancia cresciuta senza volontà, ma ci sono anche figli piccolissimi che sono per le madri l’unico bagaglio che valga la pena portare con sé e salvare, in mezzo al mare.

Oltre ai migranti che affrontano viaggi spietati e pericolosi, esistono anche le seconde e terze generazioni. Ragazze e ragazzi arrivati in Italia piccolissimi, senza conoscere i Paesi in cui sono nati se non nel racconto delle famiglie, o semplicemente nati sul nostro suolo. Ragazzi e ragazze senza cittadinanza, senza passato, troppo neri per essere considerati italiani, o troppo italiani per essere considerati nigeriani, etiopi o afghani. Ragazze e ragazzi che vanno a scuola con i nostri figli, con loro fanno sport, musica, teatro: con loro giocano e sognano, qualche volta partecipano ai compleanni. A scuola imparano la storia italiana, la letteratura, l’educazione civica, ma non hanno gli stessi diritti dei loro compagni italiani. L’immigrazione ha tanti volti e sono tutte persone.

Scardinando i luoghi comuni, così come fa sempre nel suo lavoro di giornalista, e senza mai perdere tenerezza o lucidità, Saverio Tommasi racconta alcune di queste storie vere, drammatiche ma anche piene di vita e di speranza, insieme al fotogiornalista Francesco Malavolta, che accompagna queste narrazioni con le sue fotografie intense, frutto di molti anni di lavoro in viaggio per il mondo.

“Non si accoglie per religione, credo, pietà o fede. Non si accoglie neanche per convenienza o ragionamento. In fondo non si accoglie neanche perché ne hanno diritto, o pensiamo ce l’abbiano. Si accoglie perché sono esseri umani, e noi siamo esattamente quella stessa cosa che sono loro. Perché in qualche modo stiamo affogando anche noi, insieme a loro, ogni volta in mezzo al mare.”

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