18/09/2026
☢Tra discariche abusive, roghi e l'assenza colpevole di una strategia locale, l'emergenza rifiuti nel nostro territorio ha toccato il limite. L’estate, uno dei periodi più critici per quanto riguarda i rifiuti, ci ha lasciato un territorio ancora più allo sbando.
🔴Di fronte al fallimento dei piani regionali e al ventennale immobilismo amministrativo, chiediamo un cambio di rotta immediato.
Per questo abbiamo richiesto un incontro con l'assessore all'ambiente: occorre un vero piano rifiuti cittadino. A seguire la nostra analisi.
Abbiamo richiesto un incontro con l’assessore all’ambiente per tornare a discutere di un piano rifiuti cittadino.
La situazione ambientale del nostro territorio ha raggiunto da tempo livelli critici.
Discariche abusive, roghi di rifiuti persino nella vecchia discarica comunale di Lentini (che qualcuno continua ad utilizzare), tentativi di riapertura della discarica di grotte San Giorgio, tentativi di costruzione di una discarica di rifiuti in contrada Scalpello, progetti di impianto per il trattamento dei terreni contaminati nelle vicinanze della discarica di Grotte San Giorgio, a cui si aggiunge - drammaticamente attestata dai rapporti ISPRA - la continua sottrazione di suolo all'agricoltura che amplifica le criticità ambientali.
La mala gestione dei rifiuti e la mancanza di un relativo piano comunale non sono quindi l'unico fattore di crisi, ma rappresentano senza dubbio un aspetto centrale della vasta problematica ambientale.
Il piano di rifiuti regionale, assolutamente incapace nell'interpretare i bisogni dei territori, ancora largamente e colpevolmente dipendente, seppure sulla carta contrario, al sistema delle grandi discariche, si incardina sulla realizzazione di due termovalorizzatori a Catania e Palermo (quello di Catania è previsto venga costruito a 8Km dal nostro territorio). A detta di Cocina e Schifani, i termovalorizzatori dovrebbero risolvere il problema rifiuti. A parte la grossolana ottusità del Piano - che non risolve ma aggrava le già drammatiche condizioni ambientali - rimangono i tanti problemi legati alla mancanza (intenzionale?) di impiantistica per l'economia circolare.
Nell'assenza, quindi, di credibili soluzioni regionali, riteniamo siano i Comuni attraverso dei piani locali a doversi far carico della predisposizione di norme territoriali per la gestione dei rifiuti.
La nostra proposta per approntare un piano territoriale dei rifiuti è quella di dar vita a tavoli tematici di orientamento, che stabiliscano le linee guida in materia di ambiente, valutino le proposte tecniche e premano per la loro realizzazione.
Sovrapproduzione di rifiuti, aumento delle discariche abusive e diffusa mancanza di senso civico sono il risultato di un insieme di fattori: progressiva lacerazione del senso di comunità; mancanza di una diffusa cultura della differenziata e del riciclo; incapacità di confrontarsi in modo fermo con la rete della produzione e del commercio cittadino; inesistente dotazione tecnico-logistica del Comune a fini ambientali; assunzione acefala - da parte delle amministrazioni comunali sino ad ora succedutesi - della dottrina del mercato e delle linee della “Nuova Gestione Pubblica”. Dottrine che hanno spogliato i Comuni di poteri e saperi di lunga durata.
Cambiare registro non è naturalmente cosa semplice e di breve periodo. Tuttavia se mai si inizia, se ci si arrende all'esistente, è impossibile qualsiasi cambiamento. E non è certo con i soli depliant di spiegazioni sulla differenziata o le foto-trappole che si risolve davvero il problema.
Se, ad esempio, come proponevamo già dieci anni fa, si fosse iniziato con l'educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado oggi avremmo sicuramente un numero assai più consistente di cittadini e cittadine sensibili alle problematiche ambientali e usi alle buone pratiche. Un’educazione ambientale non episodica, ma strutturata e all’interno di un coerente sistema di gestione rifiuti. Stesso discorso vale per il censimento realistico della produzione di rifiuti. Se si fosse proceduto - per come chiedevamo - alla realizzazione di un progetto sperimentale di valutazione della produzione dei rifiuti e della loro qualità, oggi sapremmo quale tipo di impiantistica e quali concreti strumenti adoperare per far fronte alla crisi. Tutte le stime, infatti, sulla quantità reale di rifiuti prodotti sono necessariamente fittizie, basate sul conferito e non sull'effettiva produzione: chi sa, ad esempio, quantità effettive e che tipo di rifiuti sono gettati nelle tante discariche abusive presenti nel nostro territorio? Senza un reale conto della quantità e della qualità di rifiuti le percentuali della differenziata sono solamente una inutile favola e nessun piano dei rifiuti sarà mai realmente possibile.
Ci aspettiamo che la nuova amministrazione comunale accolga la proposta e dia avvio agli incontri preliminari per la costituzione di tavoli tematici e di orientamento verso un piano rifiuti locale.
Di questo parleremo in un incontro con il nuovo assessore all’ambiente.
Cambiare rotta è indispensabile.
Comitato territoriale ANTUDO Lentini