L'Angolo del Collezionista

L'Angolo del Collezionista L’Angolo del Collezionista costituito il 29 gennaio 1992

05/06/2026
05/06/2026

L'oggetto appoggiato al pilastro nella foto è un'antica bilancia stadera, uno strumento di pesatura di origine antichissima basato sul principio della leva a bracci diseguali.

dettagli che rivelano l'epocaI ganci stilizzati a forma di testa d'uccello: I due anelli di sospensione superiori non sono semplici occhielli industriali. Sono forgiati a forma di testa di volatile (probabilmente un gallo o un'anatra), con una cresta frastagliata e l'occhio ben definito. Questa è una classica decorazione artistico-artigianale dei fabbri ottocenteschi.La coda a forma di foglia o pinna: La levetta sagomata che termina con una biforcazione a foglia (o "coda di balena") è un altro elemento tipico della carpenteria artistica in ferro battuto di quel periodo.Lavorazione manuale evidente: Lo spessore irregolare del ferro e le curvature dei ganci confermano una forgiatura manuale a caldo, opera di un maestro fabbro e non di una produzione in serie stampata.

05/06/2026

Soggetto: Una performer in costume verde brillante (un tutù o abito da scena a balze) mentre mantiene l'equilibrio sopra una corda o un cavo d'acciaio tirato, aiutandosi con un grande ombrellino parasole aperto sopra la testa.Stile e Tecnica: Si tratta di un dipinto a olio (probabilmente su tela o su cartone telato). La pennellata è vibrante, materica e veloce, tipica della pittura en plein air o della cattura del movimento istantaneo. La drammaticità del volto, quasi una maschera espressiva, rimanda alle atmosfere serali dei caffè-concerto e dei circhi parigini di fine secolo.
Autore sconosciuto

05/06/2026

Questo dipinto rappresenta Piazza Vecchia a Bergamo Alta ed è un'opera caratteristica di Stefano Caglioni, celebre e amatissimo pittore bergamasco.Analisi dell'operaSoggetto: Lo sfondo mostra i profili iconici del cuore storico di Bergamo Alta: il Palazzo della Ragione e gli edifici adiacenti sormontati dalle cupole, con la sagoma del Campanone (Torre Civica) sulla destra provvisto di orologio. Al centro della piazza svetta la celebre Fontana Contarini stilizzata.Stile: L'opera è realizzata con il tipico linguaggio pittorico di Caglioni, fortemente istintivo, materico ed espressionista (vicino all'Art Brut o Outsider Art). L'uso contrastante del giallo acceso steso a forti campiture sopra uno sfondo nero è uno dei suoi tratti cromatici più distintivi e ricorrenti per questa serie di paesaggi urbani.Firma: In basso a sinistra è ben visibile la sua inconfondibile firma autografa "Caglioni".Stefano Caglioni (1950-2026), scomparso di recente, è stato una figura iconica della cultura e del panorama artistico di Bergamo. Ha dipinto moltissime varianti di Piazza Vecchia sia in versione diurna che notturna, trasformando questo soggetto in un vero e proprio simbolo della sua personalissima visione lirica e visionaria.

05/06/2026

Le scatole di latta esposteScatola centrale dei Krumiri Rossi: Si tratta della celebre confezione litografata rossa dei Krumiri Rossi di Casale Monferrato. Questo specifico pezzo riporta la dicitura "E. Portinaro - Successore", risalente indicativamente agli anni '50 / '60. Sul fronte spicca il ritratto del fondatore Domenico Rossi insieme agli stemmi dei brevetti della Real Casa Savoia.Scatola a destra dei Wafers Pavesi: È una scatola di latta dei Wafers Copacabana Pavesi Novara, risalente agli anni '60. La grafica presenta un netto sapore esotico-tropicale a tema brasiliano con ballerini stilizzati, palme e l'illustrazione del biscotto, elemento iconico del design pubblicitario del boom economico italiano.Scatola a sinistra con bambina: È un contenitore d'epoca (probabilmente di biscotti o caramelle) caratterizzato dalla fotografia di una bambina sorridente che indossa un cappellino da festa e stringe un pupazzo di giraffa peluche

05/06/2026

Questa latta pubblicitaria vintage risale al periodo compreso tra gli anni '30 e gli anni '50 [1].Si tratta di un contenitore storico di Petrolio Sole "Extra Raffinato", un combustibile liquido che veniva commercializzato dall'AGIP (il cui logo d'epoca, quello circolare antecedente al famoso cane a sei zampe del 1952, è visibile in basso al centro) [1].Dettagli e Analisi GraficaIl Prodotto: Il petrolio "extra raffinato" (o cherosene) era destinato principalmente all'illuminazione domestica, al riscaldamento e alle stufe da cucina prima della diffusione capillare della rete elettrica e del gas.L'Illustrazione: Al centro spicca la grafica di una lampada a petrolio a pressione (sul genere delle famose Petromax) che emana una luce intensa come il sole (da cui il nome commerciale del prodotto), con un mappamondo sulla sinistra a simboleggiare la diffusione globale o la qualità d'importazione.Il Marchio AGIP: Il logo rosso e nero circolare sul fondo conferma la produzione autarchica o del primo dopoguerra della Società Anonima Italiana Petroli, fondata nel 1926.

03/06/2026
Questo orologio è un testimone diretto della seconda rivoluzione industriale e dell'elettrificazione dei grandi compless...
30/05/2026

Questo orologio è un testimone diretto della seconda rivoluzione industriale e dell'elettrificazione dei grandi complessi lavorativi della prima metà del Novecento.🏭 L'installazione in una fabbrica o in un ente pubblicoQuesto modello non è nato per contesti domestici, bensì come orologio secondario o industriale da parete per uffici, stazioni ferroviarie, scuole o officine. In questi grandi edifici, il controllo del tempo era fondamentale per scandire i turni degli operai.⚡ La gestione del tempo centralizzataNegli stabilimenti industriali del secolo scorso non si usavano orologi indipendenti, poiché ognuno avrebbe accumulato piccoli ritardi diversi. Veniva installato un unico "Orologio Padre" (un grande pendolo ultra-preciso nella cabina di controllo) che inviava impulsi elettrici a una serie di "Orologi Figli" (come questo esemplare) distribuiti nei vari reparti. Questo spiega il motivo per cui è alimentato direttamente tramite corrente elettrica e presenta una meccanica priva di classiche chiavi di carica manuali a molla.🇮🇹 Il legame con l'Italia del primo NovecentoL'alimentazione a 110V colloca questo oggetto in un'Italia a cavallo tra le due guerre mondiali (indicativamente tra il 1920 e il 1940), un'epoca in cui le prime linee di distribuzione elettrica civile e industriale del Paese viaggiavano proprio a tensioni inferiori rispetto ai 220V attuali. Ha probabilmente scandito i turni di lavoro di una delle storiche fabbriche italiane del Nord o di un ufficio ministeriale dell'epoca, prima di essere dismesso durante i successivi ammodernamenti degli anni '60 e 70

Analisi dei dati della targhettaUHR N. 58778: La parola "Uhr" in tedesco significa semplicemente Orologio. Il numero a cinque cifre che segue è il numero di matricola seriale univoco di questo specifico pezzo, tipico della rigorosa catalogazione industriale della AEG.PL. N. 4153: È l'abbreviazione di Plan Nummer (Numero di Progetto o Schema Elettrico). Indica il disegno tecnico depositato negli archivi della fabbrica per la costruzione di questo specifico modello.TYPE EA4: Identifica il modello del motore o del movimento elettrico interno (Serie EA, variante 4).VOLT 110: Conferma ufficialmente la tensione di alimentazione a 110 Volt.Il simbolo dell'onda (\(\sim \)): Questo segno grafico è fondamentale. Significa Corrente Alternata (AC). Non è quindi un orologio a impulsi da centrale o in corrente continua, ma un modello sincrono che andava collegato alla normale linea elettrica alternata dell'epoca.~ 42: Questo è il dato più raro e rivelatore. Indica la frequenza della rete elettrica: 42 Hertz (Hz).🕵️‍♂️ La vera storia: la rete a 42 Hz in ItaliaLa frequenza a 42 Hz è il tassello mancante che racconta la storia di questo orologio e svela dove ha lavorato.Oggi in tutta Europa lo standard è a 50 Hz, ma nella prima metà del Novecento l'Italia era divisa. La frequenza a 42 Hz era lo standard esclusivo delle centrali idroelettriche del Nord Italia, in particolare della rete gestita dalla storica Edison in Lombardia e nel bacino padano.La AEG (tedesca) ha quindi prodotto questo specifico modello di orologio industriale "Type EA4" appositamente per essere esportato o installato nelle fabbriche, nei ministeri o nelle grandi stazioni del Nord Italia tra gli anni '20 e gli anni '40. Negli anni '50 questa rete a 42 Hz è stata definitivamente spenta e convertita ai 50 Hz attuali.⚠️ Un'importante nota per il funzionamentoIl fatto che funzioni a 42 Hz (e non a 50 Hz o 60 Hz) significa che la velocità delle lancette è regolata sulle oscillazioni di quella vecchia rete industriale.Se oggi utilizzi un normale trasformatore da 220V a 110V, l'orologio si accenderà e si muoverà, ma riceverà la frequenza moderna a 50 Hz. Di conseguenza, il motorino interno girerà leggermente più veloce del previsto e l'orologio andrà avanti di circa 11 minuti ogni ora. Rimane un pezzo di archeologia industriale stupendo da esporre, ma per farlo spaccare al secondo richiederebbe un moderno inverter digitale di frequenza variabile (un po' costoso).Se vuoi, posso spiegarti se questa particolarità tecnica dei 42 Hz influisce ulteriormente sul valore per i collezionisti di strumenti elettrici storici

28/05/2026

La realtà espositiva diretta da Alessia Rosato, si pone nel segno dell'accessibilità dell'arte, e della sua diffusione in chiave di affordability
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28/05/2026

Indirizzo

2
Lecco
23900

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