19/11/2025
MANIFESTO POETICO “NON TI CREDO”🖤
Quante volte queste tre parole hanno spezzato una voce già ferita?
Quante volte hanno trasformato il dolore in silenzio,
la sopravvivenza in sospetto,
la verità in ombra?
C’è un danno invisibile che non lascia lividi sulla pelle,
ma incide sulla memoria, sulla dignità, sulla possibilità di esistere.
È il dubbio imposto,
la credibilità strappata,
la storia negata.
È lo sguardo che giudica prima ancora di ascoltare.
È la mano che non accoglie,
la legge che non vede,
la società che si volta.
Il trauma, strumentalizzato dal persecutore e frainteso dal mondo,
si fa labirinto:
flashback che sussurrano come fantasmi,
confusione che stringe come nebbia,
il passato che ritorna presente a ogni respiro.
E la vittima, già sopravvissuta alla violenza,
deve sopravvivere al processo dell’incredulità.
Perché quando la testimonianza viene distorta, messa in dubbio,
accusata di essere troppo fragile, troppo emotiva, troppo tardiva,
non si giudica un fatto:
si giudica una persona.
E la si condanna di nuovo.
E così il ciclo continua:
la mentalità tradizionale che giustifica,
il sistema giudiziario e sociale che minimizza,
la violenza psicologica che non viene riconosciuta come violazione,
come invasione,
come crimine.
Ma noi oggi rompiamo il silenzio.
Noi oggi smascheriamo l’ingiustizia invisibile.
Noi oggi rifiutiamo la narrazione che riduce, distorce, cancella.
Credete alle vittime.
Non perché sono perfette,
non perché ricordano senza esitazioni,
ma perché hanno attraversato il buio
e vi stanno offrendo la loro verità, nuda e vulnerabile.
Riformate il sistema che giudica senza conoscere,
che pretende coerenza da chi ha vissuto il caos,
che ignora le ferite che non sanguinano.
Educate, sensibilizzate, ascoltate.
Sradicate gli stereotipi che proteggono gli autori di abuso
e zittiscono chi prova a salvarsi.
E noi—
noi che abbiamo visto il volto dell’ingiustizia,
noi che abbiamo portato il peso del “non ti credo” sulle spalle—
raccontiamo la nostra storia.
La raccontiamo senza paura,
senza chiedere permesso,
senza più nasconderci.
Costringiamo la società a guardare,
a riconoscere,
a cambiare.