27/09/2025
Era da tempo che l’aspettavamo…
Finalmente, è arrivata la quarta scimmia.
Le prime tre le conosciamo tutti: non vedo, non sento, non parlo.
Ai primordi, erano un simbolo di saggezza antica, un invito a non lasciarsi contaminare dal male.
Poi è arrivata lei. La scimmia moderna.
Non vede nessuno, non sente nessuno e non parla con nessuno. Perché ha un cellulare in mano.
È un’immagine che fa sorridere, ma se ci pensi bene fa anche un po’ paura.
Non è più una scelta etica, non è un atto consapevole: è una disconnessione silenziosa. Non dal male, ma dal mondo.
Il telefono è diventato il nostro filtro: ci protegge, ci distrae, ci intrattiene. Ma nello stesso tempo ci toglie la cosa più preziosa che abbiamo: la presenza.
Non vediamo chi ci è accanto, perché siamo troppo occupati a guardare uno schermo.
Non sentiamo davvero, perché il rumore delle notifiche copre il silenzio delle emozioni.
Non parliamo, o meglio, scriviamo messaggi, ma dimentichiamo la profondità della voce e degli sguardi.
Il risultato? Una generazione iperconnessa ma scollegata. Sempre online, raramente viva.
Il grande psichiatra Viktor Frankl diceva: “Tra stimolo e risposta c’è uno spazio. In quello spazio risiede la nostra libertà.”
Ecco, il rischio è che quello spazio oggi sia occupato da un display luminoso. Non più silenzio, non più riflessione, non più scelta. Solo scorrere.
La verità è che non dobbiamo demonizzare la tecnologia. Ma dobbiamo smettere di farci rubare la vita.
Un abbraccio non si scarica. Uno sguardo non si “posta”. Una risata dal vivo non può essere sostituita da un audio.
La quarta scimmia ci guarda tutti negli occhi – anche se in realtà non alza mai lo sguardo – e ci pone una domanda:
Vuoi vivere dentro uno schermo o nella vita vera?
Perché fuori dallo smartphone c’è ancora un mondo che aspetta di essere visto, sentito e raccontato.
Enrico Chelini