09/03/2021
Sono passate solo 24 ore da quando la mia voce è risuonata nelle orecchie delle persone che mi conoscono. Eh già, 30 anni (+5) suonati ma non ho mai voluto cantare in pubblico. Cantare mi emoziona e che il mio pubblico sia composto dai miei doccia schiuma mentre mi lavo, dal mio maestro durante la lezione o da un gruppo di persone, non influisce sul livello di emozione che sento. Ma di certo influisce sulla performance. Si, perché quando canto esprimo un mio stato d’animo, qualcosa di intimo, e per quanto possa sembrare una persona estroversa, non mi piace mostrare quello che ho dentro. Cantare davanti a qualcuno vuol dire aprire una finestra nella propria anima e permettere che gli altri ci guardino attraverso. Non è semplice. Forse un giorno ci riuscirò, o forse no. Ma ciò non cambierà mai di una virgola quello che provo quando canto. Dopo l’esibizione mi aspettavo i commenti degli amici, dei parenti. E così è stato. Mentre li leggevo
nell’imbarazzo (forse dovuto al fatto che era la mia prima esperienza), rispondevo quasi giustificandomi per la nota X non appoggiata correttamente, per quel suono Y non sostenuto abbastanza, quasi a volermi scusare. Ma una volta passata la tensione, mi sono resa conto di una cosa: a riempirmi il cuore di gioia non sono stati i complimenti sul mio timbro,sul mio vestito (è di un anno fa ragazze, non ricordo nemmeno dove l’abbia acquistato) ma sul fatto che abbia fatto emozionare. Certo, un cantante professionista sa emozionare senza che la sua stessa emozione comprometta l’esecuzione. Ma io non sono una cantante professionista. Non ancora… Ma intanto continuo a cantare, a emozionarmi, e spero ad emozionare. .