La scelta per Davide - Latina Amica d'Israele

La scelta per Davide - Latina Amica d'Israele Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di La scelta per Davide - Latina Amica d'Israele, Centro culturale, Viale dello Statuto, 37, Latina.

Associazione senza fini di lucro che persegue finalità di solidarietà sociale avendo per oggetto la promozione di iniziative di carattere culturale e sociale, per accrescere la diffusione e l'approfondimento delle culture Ebraica, Italiana ed Europea.

https://ilrepubblicano.it/ceuta-e-le-due-solitudini/
04/08/2026

https://ilrepubblicano.it/ceuta-e-le-due-solitudini/

Tutto semplice: i buoni sono gli ultimi, gli ultimi hanno fame e gli ultimi hanno la licenza di fare ogni cosa. A Ceuta, l’enclave sp****la in terra d’Africa, gli ultimi erano i ragazzi del Marocco e i primi gli eredi del colonialismo europeo in Africa. Facile, come facile la paura dei primi min...

L'attacco islamista di Be**no e la dignità d'occidenteAlessia TrottaL’Occidente che odia se stesso è destinato a morire....
26/07/2026

L'attacco islamista di Be**no e la dignità d'occidente

Alessia Trotta

L’Occidente che odia se stesso è destinato a morire.
(Benedetto XVI)

L’Occidente che odia se stesso è destinato a morire. Benedetto XVI Un furgone lanciato contro la folla, un morto e numerosi feriti, alcuni dei quali in condizioni gravissime. Il bersaglio: persone che partecipavano al Pride. L’autore, secondo le prime informazioni, un giovane di 21 anni già no...

24/07/2026

NOTA RESPONSABILE UNIVERSITA' DELL'UAII

L’università è il posto delle domande, della ricerca, non un tribunale che giudica le persone e, soprattutto, non è il luogo delle scomuniche in nome di verità che la ricerca stessa, per definizione non contempla

Quanto accaduto alla università Sapienza di Roma non può essere liquidato come una semplice espressione di dissenso politico o come un legittimo confronto sulle politiche del governo israeliano.

La richiesta avanzata da un gruppo di docenti di escludere dai candidati alla carica di rettore chi non avesse assunto determinate posizioni sul conflitto israelo-palestinese rappresenta un precedente gravissimo.
Il problema non è criticare un governo, una scelta politica o un’azione militare. Il problema nasce quando si pretende di trasformare una specifica posizione politica su Israele in un requisito per accedere a una carica accademica, arrivando a chiedere ai candidati di esplicitare il proprio orientamento e il proprio impegno su una determinata questione internazionale.
È proprio questo il meccanismo attraverso cui l’antisemitismo contemporaneo può manifestarsi in forme apparentemente rispettabili: non più attraverso l’attacco esplicito agli ebrei, ma attraverso la delegittimazione sistematica di Israele, l’applicazione di criteri selettivi e discriminatori nei suoi confronti e la pretesa di imporre una narrazione unica, ignorando o minimizzando il terrorismo, il massacro del 7 ottobre, il rifiuto dei piani di pace e la responsabilità di Hamas.
Un’università dovrebbe essere il luogo del libero pensiero, della ricerca e del confronto. Non può diventare uno spazio in cui si selezionano i candidati sulla base della loro posizione su Israele o in cui il boicottaggio di uno Stato viene presentato come una condizione di rispettabilità politica e accademica.
Quanto accaduto alla Sapienza è dunque un campanello d’allarme. Ed è anche la dimostrazione concreta dell’urgenza di approvare al più presto il disegno di legge per il contrasto all’antisemitismo. Non per limitare la libertà di critica, ma per proteggere la libertà di pensiero e impedire che l’odio antiebraico e l’ostilità verso Israele vengano normalizzati, istituzionalizzati e mascherati da semplice attivismo politico.
La libertà accademica non può dipendere dall’adesione a un pensiero unico. E l’antisemitismo non diventa meno grave solo perché si presenta con il linguaggio della politica, dell’accademia o dei diritti umani.

Alessia Trotta, responsabile politiche universitarie e della scuola Unione associazioni Italia – Israele

La Sapienza e il diktat antisraeleAlessia Trotta
23/07/2026

La Sapienza e il diktat antisraele

Alessia Trotta

L’università è il posto delle domande, della ricerca, non un tribunale che giudica le persone e, soprattutto, non è il luogo delle scomuniche in nome di verità che la ricerca stessa, per definizione non contempla Quanto accaduto alla università Sapienza di Roma non può essere liquidato come ...

06/07/2026

La decadenza dell' Iran e il discorso al lirico di Milano di Mussolini

Lidano Grassucci

Sento analisti "saggissimi" celebrare il "successo", in termini di partecipazione, dei funerali di Khamenei a Teheran. Leggono il consenso dentro un rito che appartiene, da sempre, al fascino morboso delle dittature, dei regimi teocratico.

05/07/2026

Dopo 1000 giorni dal pogrom del 7 ottobre non si può non prendere atto del dato storico di questo evento. Il Medio Oriente, il rapporto tra Israele e i Paesi Arabi e il ruolo dell'Occidente non sono più gli stessi. Quella data ha rappresentato un tornante storico.

Mille giorni dopo il 7 ottobre: la resilienza che ha cambiato gli equilibriCi sono eventi che segnano un prima e un dopo...
03/07/2026

Mille giorni dopo il 7 ottobre: la resilienza che ha cambiato gli equilibri

Ci sono eventi che segnano un prima e un dopo. Il 7 ottobre 2023 è uno di questi.
A mille giorni da quella data, il bilancio non può limitarsi ai numeri della guerra o alle sue conseguenze militari. Quel giorno ha modificato gli equilibri del Medio Oriente, ha ridefinito il rapporto tra Israele e il resto del mondo e ha riportato al centro una questione che molti ritenevano appartenesse al passato: l'antisemitismo.
L'attacco contro Israele è stato senza precedenti per intensità e brutalità. Ma alla violenza delle armi si è affiancata una seconda offensiva, combattuta nelle piazze, nelle università, nei social network e nel dibattito pubblico. Una campagna che, secondo questa interpretazione, ha cercato non soltanto di colpire Israele, ma di mettere in discussione la legittimità stessa della sua esistenza e, insieme, l'identità delle comunità ebraiche sparse nel mondo.
Le conseguenze sono state profonde. In Israele il dolore ha assunto il volto delle vittime, degli ostaggi e delle famiglie distrutte. Nella Diaspora, invece, quello delle aggressioni, delle intimidazioni e di un clima di ostilità che ha riportato alla memoria pagine che si sperava appartenessero definitivamente alla storia.
Eppure, ciò che rende questi mille giorni un passaggio storico non sarebbe soltanto la guerra, bensì la risposta a quella guerra.
Sul piano militare, Israele ha progressivamente modificato lo scenario regionale, colpendo le organizzazioni che lo minacciavano e riducendo il peso strategico dell'Iran e dei suoi alleati. Nulla autorizza a pensare che il pericolo sia terminato, ma il quadro geopolitico appare profondamente diverso rispetto a quello immaginato da chi aveva pianificato l'attacco del 7 ottobre.
Il cambiamento più significativo, però, sembra essere avvenuto sul piano umano e culturale.
Per la prima volta, una vasta offensiva antisemita non avrebbe ottenuto il risultato di spezzare il legame tra il popolo ebraico e Israele. Anziché arretrare, molte comunità hanno reagito riaffermando la propria identità, pur nelle differenze politiche e culturali che da sempre caratterizzano il mondo ebraico.
È questa la resilienza che emerge come filo conduttore di questi mille giorni: non l'assenza del dolore, ma la capacità di non lasciarsi definire da esso.
Anche Israele appare destinato a uscire trasformato da questa esperienza. Una nuova generazione ha conosciuto la guerra in prima persona, i rapporti tra le diverse componenti della società sembrano evolversi e il Paese guarda sempre più verso nuovi partner regionali e asiatici, mentre il Medio Oriente continua a ridisegnare i propri equilibri.
Allo stesso tempo resta aperta una sfida complessa: il crescente isolamento internazionale, il permanere delle campagne di delegittimazione e un dibattito globale sempre più polarizzato. Sono dinamiche che continueranno a influenzare non soltanto Israele, ma anche il modo in cui le democrazie occidentali sapranno confrontarsi con terrorismo, libertà, identità e convivenza.
A mille giorni dal 7 ottobre, la storia è ancora in corso. Ma una lezione sembra già emergere con chiarezza: ci sono popoli che vengono messi alla prova dalla tragedia e popoli che, proprio nella tragedia, trovano la forza di ridefinire sé stessi.
Ed è proprio questa resilienza a rappresentare l'eredità più significativa lasciata da questi mille giorni.

Alessia Trotta

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