29/11/2022
"Incredibile !! Era stata la prima parola che uscì dalle mie labbra al ritrovamento, quando la vidi, lassù sul trave, legata da due improbabili fili di ferro, in un solaio polveroso dimenticata da anni, due metri di gesso, acefala, ma già ben evidenti la leggerezza e l’eleganza delle mani, della veste e della posa.
Incredibile, pensai, quando scoprii che si trattava di un’opera commissionata nel 1938 per la vetrina del negozio Olivetti di Napoli e di cui si erano p***e le tracce dal giorno dei bombardamenti alleati di Napoli nel 1943, e riapparsa ad Ivrea nel novembre del 2018.
E incredibile la storia dell’artista Jenny Wiegmann Mucchi, tedesca venuta in Italia per amore del nostro Paese e del suo compagno di vita. Una tedesca a Napoli, una tedesca che diventerà staffetta partigiana verso la fine della seconda guerra mondiale.
Ci lascia a bocca aperta anche l’opera, oggi restaurata grazie alle sapienti mani del “Centro Conservazione e Restauro "La Venaria Reale" ed esposta al Museo Civico Garda - Ivrea , in un contesto che riproduce la sua originale posizione. Appesa leggera ad un palo di sostegno si libra nell’aria con la veste svolazzante e le mani che si allungano verso il basso, ad indicare ed esaltare un’altra grande opera: la macchina da scrivere Olivetti. La congiunzione della maestria creativa dell’arte con quella razionale della meccanica e del design. L’una a completare l’altra in un trionfo di bellezza, sintesi di un modello di fare impresa che ancora oggi Adriano Olivetti ci insegna.
Da quando l’abbiamo scoperta, continuo a pensare anche al valore simbolico di questo ritrovamento e per questo preferisco il nome che le hanno attribuito di “Angelo senza Ali” piuttosto che quello di “Donna Volante”; mi piace pensare ad un Angelo sceso a portarci una buona novella, a indicare una strada per rinascere, per aprire nuovi percorsi, per orientare il nostro impegno nel senso indicato dalle sue mani, verso la bellezza.
E quale migliore simbolo di rinascita rispetto ad una statua frutto della genialità creativa del tempo, sepolta dalle bombe e dalla guerra e poi improvvisamente rinata ad Ivrea proprio quando le architetture olivettiane entrano a far parte del Patrimonio Unesco ?
Vogliamo forse credere che la rinascita dell’impresa, della società e del nostro Paese non passa proprio attraverso la capacità di declinare la bellezza nel fare quotidiano? In una spinta costante verso l’etica, la qualità, la responsabilità e l’iniziativa ?
Per continuare così anche a credere che l’incredibile ogni tanto può trasformarsi in realtà. Dipende da tutti noi, come “statua” insegna." Alberto Zambolin
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