03/09/2026
"Torino, 1996. Non è più la città ordinata e sabauda che si conosceva: le fabbriche si svuotano, gli operai si disperdono, e nei sotterranei umidi della città qualcosa si sta trasformando. Ai Murazzi, nei centri sociali, nei club di dub, reggae e techno, un'altra Torino prende forma tra corpi notturni e musica che cerca una lingua nuova. È in questo laboratorio ex cinematografico che nasce una band chiamata prima Casasonica, poi Subsonica: Samuel alla voce, Max Casacci alla chitarra (arrivato dagli Africa Unite con tutto il suo bagaglio dub e reggae), Boosta alle tastiere e ai campionamenti, Ninja alla batteria, Pierfunk al basso.
Il nome stesso racconta questa fusione: ""Sonica"", omaggio ai Marlene K***z voluto da Samuel, e ""Subacqueo"", una canzone di Max Casacci con gli Africa Unite. Fu Valeria Dini a unire i due pezzi in ""Subsonica"". Un'origine che è già un manifesto: mettere insieme mondi diversi, come la band avrebbe fatto per trent'anni.
Samuel lo ha spiegato bene: Torino ha sempre avuto focolai artistici importanti, perché i cicli di lavoro legati alla sua storia industriale hanno generato il bisogno di espandersi ed esprimersi a livello emozionale. Max Casacci ha parlato del tramonto di un'utopia industriale che, paradossalmente, ha permesso alla città di riscoprire la vita e aprire nuovi luoghi d'incontro. Sul palco, durante le celebrazioni dei trent'anni, ha ricordato anche chi in quella transizione non ce l'ha fatta.
Da quella Torino in bilico tra passato operaio e futuro da inventare, i Subsonica sono diventati parte della storia musicale italiana, capaci di cambiare pelle nel tempo senza perdere la propria identità. E la loro città, che li ha visti nascere nell'incertezza, oggi è uno dei riferimenti europei per la musica elettronica: club che hanno fatto scuola, festival che attirano tutto il continente. Il cerchio si chiude nel 2026, quando le OGR ospiteranno ""Cieli su Torino 96-26"", trent'anni dopo, nello stesso legame fisico e organico con la città che li ha fatti nascere.
Pochi gruppi italiani sono riusciti a restare rilevanti per trent'anni cambiando pelle senza tradire se stessi come i Subsonica."