04/09/2026
« Devo correre, il blues continua a tormentarmi... c'è un mastino infernale sulle mie tracce. »
ROBERT JOHNSON (1911 – 1938)
Poco si conosce di lui, una biografia scarna , due foto trovate casualmente, una breve esistenza e una morte misteriosa a soli 27 anni. Figura leggendaria del blues, forse il più grande di tutti tra quelli che si conoscono. Le ventinove storiche registrazioni, effettuate tra il 23 novembre 1936 e il 20 giugno 1937, costituiscono una preziosa fonte alla quale attingere per intere generazioni di musicisti. La tecnica chitarristica è sorprendente ed ancora oggi è oggetto di studio. Non è codificata in uno stile, Robert Johnson era abile nel fingerpicking, pizzicava con le dita, ma allo stesso tempo aveva strappi strazianti, percuoteva le corde quasi a vomitare accordi o si abbandonava a improvvisazioni che sembravano riposte nel fondo di un'anima tormentata.
Era così veloce e rapido nel sovrapporre differenti soluzioni sonore che quando Keith Richards ascoltò un suo disco per la prima volta disse perplesso "Chi è l'altro tipo che suona con lui?", non rendendosi conto che Johnson stesse suonando la chitarra da solo.
Le canzoni erano pura poesia popolare e tracciavano un percorso storico che attingeva a riti senza tempo del microcosmo rurale o richiamava storie tribali ancora presenti nel sud degli States.
La leggenda narra che abbia incontrato uno strano, diabolico uomo sul crocevia tra la 46esima e la 61esima strada a Clarksdale nel Mississippi, che gli insegno' a suonare il blues come nessuno, in cambio avrebbe venduto la sua anima al diavolo.
I suoi testi parlavano di spettri e demoni con espliciti riferimenti al suo patto col diavolo, avvenuto nel crocicchio dove si incrociavano le strade del bene e del male, ma era solo leggenda : “Vai dove c’è un incrocio. Un grande uomo nero arriverà e prenderà la tua chitarra e l’accorderà. Quando ti ridarà la chitarra, tu potrai suonarla meglio di chiunque altro, e Satana possederà la tua anima lasciandoti esausto in ginocchio.” Poi ancora: “Devo correre, il blues viene giù come grandine. La luce del giorno continua a tormentarmi... c'è un segugio infernale sulle mie tracce.”
Tutto ciò che di lui si è scritto e cantato, in realtà era una scaltra trovata per circondare con un alone di mistero e di magia i primi bluesman, per costruire su di loro la fama di figure maledette e possedute dalle tenebre.
« Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato; che morì in ginocchio, sulle sue mani, abbaiando come un cane; che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera. » (Greil Marcus)
Le testimonianze di Sonny Boy Williamson II e David Honeyboy Edwards che con lui suonavano quella sera, attestano che bevve da una bottiglia del whisky avvelenato nel corso di un concerto, fu la vendetta di un marito tradito.
Accompagnato a casa iniziò a delirare. Morì dopo due giorni di intensa agonia. Era nato nel 1911, aveva 27 anni, come Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse, il "Club dei 27" .