Liri Blues Festival

Liri Blues Festival . Uno dei più importanti Festival Blues d'Europa. L. J. ENGLISH VERSION

One of the most important Blues Festivals in Europe.

Nato nel 1988 ad Isola del Liri (FR) città gemellata con New Orleans, il Festival ha raggiunto il suo trentacinquesimo compleanno mantenendo intatto il suo fascino; solo buona musica in meravigliose location. Hanno suonato negli anni:

Buddy Guy, Dr. John, Canned Heat, John Mayall, Jimmy Smith, Willy DeVille, Richard Thompson, Danny Thompson, Bo Diddley, Honeyboy Edwards, Fairport Convention, Al

Kooper, Little Mike & The Tornadoes, Hubert Sumlin, Louis Myers, Jimmy Walker, Albert King, Subdudes, Saffire, Lurrie Bell, Otis Clay, Lil' Ed & The Blues Imperials, Guido Toffoletti, Dick Heckstall-Smith, Enzo Avitabile, Dave Alvin, Davide Pannozzo, Vasti Jackson, Aida Cooper , Cooper Terry, Andy J. Forest, John Primer, Tolo Marton, Big James & Chicago Playboys, Bill Big Morganfield, Marva Wright, Walter Wolfman Washington, Tommy Castro, Zoot Money, Paolo Bonfanti, Jonas Blues Band, Trudy Lynn, William Bell, Otis Grand, Fontella Bass, Kevin Mahogany, Larry Garner, Tom Principato, Sherman Robertson, Terry Evans, Michael Hill, Mad Dogs, Mighty Mo Rodger, Kay Foster, Fish Heads & Rice, Steve Wynn, Jonathan Richman, Jaime Dolce, Willie Nile, Nine Below Zero, Famoudou Don Moye Sun Percussion, Jimmy D. Lane, Albert Cummings Sugar Blue, James Thompson, Herbie Goins, Dana Gillespie, Mario Donatone, Black Friday, Nite Life, Dirty Hands, Rosa King, Dennis & the Jets, Blue Messengers, Chicago Beau, Mike Sponza, Johnny Mars, Rusty Wright, Michael Burks, Dan Moretti, David Essig, Harold Bradley, Lino Muoio - Mandolin Blues, Hadacol Special, Earl Thomas & The king of rhythm, Homemade Jamz Blues Band, Johnny Adams, Luther Allison, Art Ensemble of Chicago, Alvin Batiste, Carey Bell, Edoardo Bennato, Eric Bibb, Maurizio Bonini, R. Burnside, Blue Stuff, Billy Branch, Alex Britti, Campbell Brothers, Buddy Guy, Hyram Bullock, Eric Burdon & The Animals, C. Chenier, Roberto Ciotti, Jon Cleary, Michael Coleman, James Cotton, Popa Chubby, Colosseum, Bruce Cockburn, Shemekia Copeland, Carl Weathersby, Guy Davis, Jimmy Dawkins,Rockin' Dopsie,The Fleshtones, Robben Ford, Ruthie Foster, John Hammond, Corey Harris, Alvin 'Youngblood' Hart, Scott Henderson, Holmes Brothers, Hotel La Salle, Jimmy Johnson, Jorma Kaukonen, Keb' Mo', Bup Kennedy, Willie Kent, Sonny Landreth, Paul Lamb, Bettye LaVette, Albert Lee, Louisiana Red, Magic Slim, Taj Mahal, Janiva Magness, John Martyn, Mighty Sam McClain, Jacqui McShee , Elliott Murphy, Matt 'Guitar' Murphy, Charlie Musselwhite, Napoli Centrale, Kenny Neal, Maceo Parker, Pentangle, Pinetop Perkins, Lucky Peterson, Francesco Piu, Fabrizio Poggi, Noel Redding, John Renbourn, Zachary Richard, Duke Robillard, Jimmy Rogers, Roy Rogers, Roomful of Blues, Rudy Rotta, Son Seals, Daniele Sepe, Archie Shepp, Soul Stirrers, Mike Stern, Dr. Sunflower Jug Band, Stefano Tavernese, Melvin Taylor, Mick Taylor, Otis Taylor, Hans Theessink, Fabio Treves, Robin Trower, Derek Trucks, Ike Turner, Joe Louis Walker, Katie Webster , Junior Wells, Yellowjackets, Roy Youn, Robi Zonca, Piccola Orchestra La Viola, Massimo Bubola, G & The Doctor(s), Travelling Riverside Band, Shakura S'Aida, Dwayne Dopsie & The Zydeco Hellraisers, Danny Bryant , Dirk Hamilton, Fleur Du Mal, Richard Ray Farrell, Paul Millns, Veronica Sbergia & Max De Bernardi. Born in 1988 in Isola del Liri (FR), twin city with New Orleans, the Festival has reached its thirty-fifth birthday while keeping its charm intact; only good music in wonderful locations. They have played over the years:

Buddy Guy, Dr. John, Canned Heat, John Mayall, Jimmy Smith, Willy DeVille, Richard Thompson, Danny Thompson, Bo Diddley, Honeyboy Edwards, Fairport Convention, Al Kooper, Little Mike & The Tornadoes, Hubert Sumlin, Louis Myers, Jimmy Walker, Albert King, Subdudes, Saffire, Lurrie Bell, Otis Clay, Lil' Ed & The Blues Imperials, Guido Toffoletti, Dick Heckstall-Smith, Enzo Avitabile, Dave Alvin, Davide Pannozzo, Vasti Jackson, Aida Cooper , Cooper Terry, Andy J.

« Devo correre, il blues continua a tormentarmi... c'è un mastino infernale sulle mie tracce. »ROBERT JOHNSON (1911 – 19...
04/09/2026

« Devo correre, il blues continua a tormentarmi... c'è un mastino infernale sulle mie tracce. »

ROBERT JOHNSON (1911 – 1938)

Poco si conosce di lui, una biografia scarna , due foto trovate casualmente, una breve esistenza e una morte misteriosa a soli 27 anni. Figura leggendaria del blues, forse il più grande di tutti tra quelli che si conoscono. Le ventinove storiche registrazioni, effettuate tra il 23 novembre 1936 e il 20 giugno 1937, costituiscono una preziosa fonte alla quale attingere per intere generazioni di musicisti. La tecnica chitarristica è sorprendente ed ancora oggi è oggetto di studio. Non è codificata in uno stile, Robert Johnson era abile nel fingerpicking, pizzicava con le dita, ma allo stesso tempo aveva strappi strazianti, percuoteva le corde quasi a vomitare accordi o si abbandonava a improvvisazioni che sembravano riposte nel fondo di un'anima tormentata.
Era così veloce e rapido nel sovrapporre differenti soluzioni sonore che quando Keith Richards ascoltò un suo disco per la prima volta disse perplesso "Chi è l'altro tipo che suona con lui?", non rendendosi conto che Johnson stesse suonando la chitarra da solo.
Le canzoni erano pura poesia popolare e tracciavano un percorso storico che attingeva a riti senza tempo del microcosmo rurale o richiamava storie tribali ancora presenti nel sud degli States.
La leggenda narra che abbia incontrato uno strano, diabolico uomo sul crocevia tra la 46esima e la 61esima strada a Clarksdale nel Mississippi, che gli insegno' a suonare il blues come nessuno, in cambio avrebbe venduto la sua anima al diavolo.
I suoi testi parlavano di spettri e demoni con espliciti riferimenti al suo patto col diavolo, avvenuto nel crocicchio dove si incrociavano le strade del bene e del male, ma era solo leggenda : “Vai dove c’è un incrocio. Un grande uomo nero arriverà e prenderà la tua chitarra e l’accorderà. Quando ti ridarà la chitarra, tu potrai suonarla meglio di chiunque altro, e Satana possederà la tua anima lasciandoti esausto in ginocchio.” Poi ancora: “Devo correre, il blues viene giù come grandine. La luce del giorno continua a tormentarmi... c'è un segugio infernale sulle mie tracce.”
Tutto ciò che di lui si è scritto e cantato, in realtà era una scaltra trovata per circondare con un alone di mistero e di magia i primi bluesman, per costruire su di loro la fama di figure maledette e possedute dalle tenebre.
« Morì nel mistero: qualcuno ricorda che fu pugnalato, altri che fu avvelenato; che morì in ginocchio, sulle sue mani, abbaiando come un cane; che la sua morte aveva qualcosa a che fare con la magia nera. » (Greil Marcus)
Le testimonianze di Sonny Boy Williamson II e David Honeyboy Edwards che con lui suonavano quella sera, attestano che bevve da una bottiglia del whisky avvelenato nel corso di un concerto, fu la vendetta di un marito tradito.
Accompagnato a casa iniziò a delirare. Morì dopo due giorni di intensa agonia. Era nato nel 1911, aveva 27 anni, come Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse, il "Club dei 27" .

Gli eroi  se ne vanno, hanno vissuto senza perder tempo, sono come uccelli che spariscono all'orizzonte per non tornare ...
31/08/2026

Gli eroi se ne vanno, hanno vissuto senza perder tempo, sono come uccelli che spariscono all'orizzonte per non tornare più, resta la loro musica, colonna sonora della nostra vita.
Ginger Baker il batterista dei Cream, aveva 80 anni e un cuore di cristallo che non ha retto l'ultima emozione.
Ci aveva già lasciato Jack Bruce ed ora di quel trio così innovativo che aveva nobilitato i vecchi schemi del blues e sconvolto la stagione del rock di quei “favolosi anni '60” non resta che Eric Clapton a far concerti per il mondo, come una vecchia rock star con la voglia di stupire ancora.
Ginger Baker non era un ragazzo del “Marquee Club”, uno di quelli svezzati da Alexis Korner, quando lo frequentò era un percussionista affermato, un vero talento naturale che negli anni '50 già aveva suonato in diverse jazz band dell'epoca. Fece parte dei “Blues Incorporated” per sperimentare nuove strade e in quell'occasione conobbe due giovani musicisti già posseduti dal sacro fuoco del blues: Eric Clapton e Jack Bruce, nacquero i Cream. Era il 1966.
Non durarono a lungo e lasciarono pochi dischi, erano tre personalità eccentriche e geniali che non potevano restare insieme, presero strade diverse.
Peter Edward Baker, detto Ginger per i capelli rossi dopo una breve parentesi di sette mesi con i Blind Faith formo’ una sua band Ginger Baker's Air Force che , mescolava blues, jazz, e guardava alla musica etnica africana. Ma era inquieto, voleva conoscere altre sonorità e dopo un anno si trasferì in Nigeria, visse un fecondo periodo con Fela Kuti, poi sentì la necessità di fermarsi, ebbe un periodo di stacco e si rifugiò in una fattoria in Toscana. Tornò nel 1994 con un pregevole album, Going Back Home, affiancato da due grandi jazzisti: il bassista Charlie Haden e il chitarrista Bill Frisell. Riprese a gran ritmo a far concerti e mise insieme tutte le esperienze che l'avevano fatto crescere e divenire musicista completo e maturo, suonò anche hard rock con Gary Moore, blues con Roberto Ciotti e space rock con The Hawkwind, poi nel 2016 per gravi problemi al cuore era stato costretto ad annullare tutti i suoi impegni, e di lui non si seppe più nulla, fino ad uno scarno comunicato sulla stampa : "Scompare un altro pezzo dei Cream storica band protagonista della British Invasion.." Un epitaffio molto riduttivo per un batterista che aveva attraversato tutti i generi musicali, il più grande della sua epoca, dallo stile unico e dalla tecnica prodigiosa che sapeva colorare i brani come nessuno.

IN RICORDO DI ARETHA.Se vi capiterà di andare a Detroit, cercate la New Bethel Baptist Church, la chiesa battista più gr...
28/08/2026

IN RICORDO DI ARETHA.
Se vi capiterà di andare a Detroit, cercate la New Bethel Baptist Church, la chiesa battista più grande della città.
Se sarete attenti con l'animo ed il cuore predisposti all'ascolto udirete una voce sublime, piena d'amore, potente, estesa, infinita, che giunge direttamente in Paradiso ed entra in comunione con Dio, se presterete attenzione vedrete una ragazza dalla pelle d'ebano, seduta al piano il cui canto è una preghiera.
“Prezioso Signore, prendi la mia mano. Conducimi, tienimi su.
Sono stanca, sono debole e sfinita
Attraverso la tempesta, attraverso la notte, guidami verso la luce.
Prendi la mia mano, Prezioso Signore, portami a casa
Quando la mia strada diventa oscura, Prezioso Signore, stammi vicino quando la mia vita se ne è quasi andata, ascolta il mio grido, ascolta il mio richiamo... Signore portami a casa.” (Precious Lord)
La voce di quella giovane donna esce dal tempio invade la città, percorre le strade entra nella case dei ricchi e dei poveri, dei bianchi e dei neri è un messaggio di pace e un invito all'unione e alla tolleranza
Poi nella chiesa, vuota, incontrerete un uomo, non abbiate soggezione se avrà abiti laceri e porterà le catene della schiavitù ai piedi, egli vi abbraccerà e tra le lacrime vi dirà che avete ascoltato Aretha Franklin una delle più grandi voci del Novecento, che ha cantato i dolori e le gioie, del popolo afroamericano.
( LUCIANO DURO )

AD ALDO, CLAUDIO, CESARE E GIORGIO, AMICI DI UN TEMPO LONTANO  “A WHITER SHADE OF PALE”... SENZA LUCE“Ballammo con leggi...
25/08/2026

AD ALDO, CLAUDIO, CESARE E GIORGIO, AMICI DI UN TEMPO LONTANO

“A WHITER SHADE OF PALE”... SENZA LUCE
“Ballammo con leggiadria il fandango
ruotavamo tutt’intorno nella stanza
io avevo una specie di mal di mare
ma la folla ne chiedeva ancora
nella stanza c’era un brusio crescente
mentre il soffitto volava via...”

“A WHITER SHADE OF PALE”, il brano del 1967, quella melodia presa dall'aria sulla quarta corda di Bach, il cui testo pare incomprensibile, in realtà richiama immagini e citazioni tratte dal racconto “ The Miller's Tale”, di Geoffry Chaucer (1343 – 1400).

“...Quando ordinammo un altro giro
il cameriere portò un vassoio
e fu così che più tardi
mentre il Mugnaio faceva il suo racconto
che il suo viso, all’inizio appena spettrale
mutò in un’ombra più bianca del pallido...”

“A WHITER SHADE OF PALE”
Rappresenta forse più di ogni altro brano musicale un periodo storico. E' vero tante band in quegli anni componevano grandi pezzi, per primi i Beatles, gli Stones e Dylan, autori di capolavori immensi, pietre miliari della musica moderna, ma “A WHITER SHADE OF PALE” è la colonna sonora di momenti indelebili della vita di tutti coloro che hanno la mia età e hanno vissuto la loro giovinezza in una piccola città. C'è forse un brano che meglio rappresenti quei pomeriggi danzanti al " Quadribar" di Sora, le rassegne di complessi che si tenevano in giro? L' odore acre, muschioso delle cantine del centro storico di Isola dove si provava fino a tarda sera, d'inverno e d'estate?

"...Lei disse: Non c’è una ragione
e la verità è facile da vedere.
Allora vagai tra le mie carte da gioco
non volevo che lei fosse
una delle sedici vestali vergini
che stavano partendo per la Costa..."

“A WHITER SHADE OF PALE”... è per me Aldo dietro l'organo, Claudio e Cesare alle chitarre, Giorgio alla batteria nei “Fevers”, ricordi e amici che porto dentro e che non mi hanno mai abbandonato. Robin Trower, il chitarrista dei Procol Harum al “Liri Bues”

"...E anche se i miei occhi erano aperti
avrebbero potuto benissimo essere chiusi
e fu così che più tardi
mentre il Mugnaio faceva il suo racconto
che il suo viso, all’inizio appena spettrale
mutò in un’ombra più bianca del pallido..."

“A WHITER SHADE OF PALE”... è il mangiadischi arancione che allietava le nostre serate estive in piazza o nelle scampagnate su a San Sebastiano. Ma anche una parte della colonna sonora del film di Lawrence Kasdan. “Il Grande Freddo”, la storia di una generazione che dopo le aspirazioni degli anni sessanta, si ritrova ad analizzare il fallimento di ogni sogno. Ma sono anche le note che escono da “Radio AUT” ed accompagnano l'ultimo viaggio di Peppino Impastato nei “Cento Passi” di Marco Tullio Giordana.

Quanti di voi hanno ballato “A WHITER SHADE OF PALE”... si sono conosciuti e poi hanno vissuto insieme una vita?
Quel brano dei Procol Harum fece, in Italia, la fortuna dei Dik Dik e del paroliere Mogol che vi adattò un testo distante dalla traduzione originale dal titolo “Senza Luce”.
(Luciano Duro )

OMAGGIO A NEW ORLEANS è un album live della la jug band Dr. Sunflower e della Piccola Orchestra La Viola, una orchestra ...
17/08/2026

OMAGGIO A NEW ORLEANS è un album live della la jug band Dr. Sunflower e della Piccola Orchestra La Viola, una orchestra di organetti. Pubblicato nel 2007 da Liri Blues Festival è distribuito da Terre in Moto.
Venne registrato dal vivo ad Isola del Liri durante l'edizione 2006 del Liri Blues Festival. Nel 2007 in occasione del ventennale del festival e del decennale dal gemellaggio tra Isola del Liri e New Orleans, venne presentato il CD.
La musica è una originale rielaborazione del repertorio classico della Louisiana.
Le sonorità combinano il timbro degli organetti e il tipico sound aspro di una blues band da strada, suggerito dalle note di una fisarmonica sospesa tra jazz e atmosfere zydeco. A condurre le danze la martellante grancassa della jug band che pare arrivare dall'affollata Bourbon Street durante il Mardi Gras.
Di grande suggestione la voce ruvida e "nera" di Mario Insenga e quella mediterranea di Antonella Costanzo.
Il CD è dedicato alla memoria del clarinettista jazz Alvin Batiste, musicista di riferimento della “Crescent City”, deceduto nel maggio del 2007.
Nel '97 Batiste era stato ospite dei festeggiamenti per il gemellaggio tra Isola del Liri e New Orleans. Egli aveva ricambiato l'ospitalità eseguendo un brano dal titolo "Isola del Liri", composto per l'occasione e inserito poi nell'album "Songs, Words and Messages, Connections"... “ Ero presente in Italia quando Alvin ha presentato in anteprima Isola del Liri in una notte piena di stelle. il pubblico italiano gli ha regalato tre standing ovation... “ Jackie Harris nella presentazione del C.D. di Batiste
Nel 2007 ero sindaco della città, ed eravamo pronti ad accogliere la delegazione di News Orleans per festeggiare insieme il decennale del gemellaggio, ripetendo il concerto del disco e concludendo con una jam finale, ma l'improvvisa scomparsa di Alvin impedì la manifestazione e rese tragica una occasione di festa, fu organizzato solo un collegamento video tra le due città.

ALEX & DAVIDETanti grandi bluesmen hanno suonato sul palco del “Liri Blues ”, musicisti che hanno scritto la storia. Al ...
11/08/2026

ALEX & DAVIDE
Tanti grandi bluesmen hanno suonato sul palco del “Liri Blues ”, musicisti che hanno scritto la storia. Al festival era di casa un giovanissimo e talentuoso chitarrista, la prima volta che arrivò era nella band della prestigiosa cantante – sassofonista, degli States, Rosa King, successivamente altre tre volte con un proprio gruppo, di cui era leader, il suo nome è ALEX BRITTI. Ha sempre offerto prestazioni eccezionali per l’incredibile tecnica strumentale e il feeling. Peccato che poi abbia scelto la più comoda strada della musica leggera ma resta sempre uno dei migliori chitarristi in circolazione. DAVIDE PANNOZZO, era un adolescente che arrivò ad Isola del Liri da Spigno Saturnia, nei pressi di Formia, accompagnato dal padre, la custodia della chitarra era più grande di lui. Diceva di amare il blues e voleva che lo ascoltassi e gli dessi la possibilità di suonare sul palco del festival. Era così piccolo, con quegli occhioni supplichevoli che non potei fare a meno di ascoltarlo. Rimasi stupito, era già un incredibile chitarrista, mi disse che aveva studiato musica classica ma poi era stato totalmente preso dal blues. Anche lui si è esibito più volte al “Liri Blues”, dove ha anche suonato, in jam, con il leggendario Magic Slim, sorpreso e incuriosito da quel ragazzino che pareva un suo nipotino. È apparso in televisione, da Pippo Baudo, e duettato con Alex, oggi si divide tra Inghilterra ed America, ha inciso molti dischi ed è uno dei chitarristi più ammirati dal popolo del blues, strepitoso il suo CD con cover di Jimi Hendrix . Anche queste sono soddisfazioni!
Nelle foto un giovanissimo Alex Britti con Rosa King prima del concerto al Liri Blues.
Davide e Alex insieme in TV

JIMMY ROGERS “IL LUPO GRIGIO”Jimmy Rogers, il mitico chitarrista, pioniere del Blues di Chicago, intervistato da un gior...
06/08/2026

JIMMY ROGERS “IL LUPO GRIGIO”

Jimmy Rogers, il mitico chitarrista, pioniere del Blues di Chicago, intervistato da un giornalista della RAI dietro il palco del festival
D: “Cosa pensi di tutti questi giovani che suonano blues?”
R: “ Il lupo grigio va sempre avanti e guida il branco, gli altri lo seguono, io oggi sono come il lupo grigio, indico agli altri il sentiero”
Aveva diviso il palco con Muddy Waters e Little Walter e con loro era stato tra i protagonisti del passaggio dal blues rurale a quello elettrico tipico del Chicago Sound. Un innovatore, un fenomeno della sei corde, arrivato dal Delta. Da solo ha imparato a suonare avendo preso la chitarra nelle mai, nei suoi primi anni di vita mentre viveva a Charleston. Venne con una band composta da giovani musicisti di valore, l'unica cosa davvero inusuale un vecchio batterista zoppo che camminava sostenendosi con un bastone, ci chiedemmo come potesse suonare ed infatti si limitava a tenere rigidamente il tempo come un metronomo.
E' davvero strano, questi vecchi bluesmen arrivavano al festival che sembravano stanchi e con poca voglia di suonare, per assolvere ad una incombenza contrattuale, poi saliti sul palco esplodono in una energia che coinvolge e si trasmette come un virus contagioso. Era nato, nel Sud degli States non si sa con esattezza dove e quando, ufficiosamente nel 1924, ma sicuramente sulle sue spalle pesavano molti più anni. Suonò al Festival nel Luglio del 1997, in occasione dello storico gemellaggio della nostra città con New Orleans. Il concerto fu intenso, ricco di poesia, il vechio uomo suonava la chitarra con la forza di un ragazzo
Prima del concerto, qualcuno dell'organizzazione fece notare al manager che forse sarebbe stato opportuno avere un batterista giovane e più efficace.
“ Nessuno mai potrà sostituire quel batterista, hanno suonato sempre insieme, da quando erano bambini, per lui è un fratello non lo cambierebbe con il più bravo del mondo” rispose.
Morì nello stesso anno a dicembre dopo una vita intensa non priva di eccessi. (Luciano Duro)

JIMI HENDRIX A WOODSTOCK15, 16 e 17 agosto 1969, al villaggio di Woodstock nei pressi di Bethel, una piccola città rural...
02/08/2026

JIMI HENDRIX A WOODSTOCK

15, 16 e 17 agosto 1969, al villaggio di Woodstock nei pressi di Bethel, una piccola città rurale dello stato di New York, in un'ampia vallata, 500 mila giovani assistono al più grande evento collettivo della controcultura americana. Le piogge torrenziali, i ritardi nelle esibizioni degli artisti e i momentanei problemi dell'amplificazione audio, prolungano la durata del festival, così i tre giorni di “peace, love and music” diventano quattro. Jimi Hendrix doveva essere l'ultimo ad esibirsi il suo numero era previsto per la mezzanotte, ma non salirà sul palco fino alle nove del mattino di lunedì 18.
Attende l'intera notte in una tenda non distante dal palco, sdraiato su una branda giunge a lui l'eco della musica di “Crosby, Stills, Nash & Young”, ma ancora ci vorrà tempo perchè dopo di loro si sarebbero esibiti “Paul Butterfield Blues Band” e “The Sha Na Na”. Da quella tenda escono ed entrano i componenti del suo nuovo gruppo, l'unico rimasto di “The Jimi Hendrix Experience” è il batterista Mitch Mitchell ed anche il nome della band è cambiato in “Gypsy Sun and Rainbow”.
Joint dopo joint, lo spazio diviene denso di fumo, Jimi è dentro un “vuoto pneumatico”, il tempo si dilata, immagini familiari si susseguono una dopo l'altra come foto ingiallite: sua madre ancora giovane e bella, era una donna fragile e sola, una forte bevitrice che morirà di cirrosi epatica: “Un angelo è venuto giù dal paradiso ieri, è stata con me abbastanza tempo per salvarmi. E ieri mi ha raccontato una storia sul dolore amaro tra la luna e il profondo mare blu...E io ho detto, vola mio dolce angelo, solca il cielo. Vola mio dolce angelo, sarò al tuo fianco per sempre.” * Poi la riserva indiana Cherokee di Vancouver, dove lo aveva cresciuto la nonna: “Ricorda sempre ragazzo tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.” ** Jimi guarda alla sua esistenza, è un gomitolo che si srotola e gli sfugge tra le dita, comincia a sentirsi stritolare dalla macchina del successo di cui lui stesso è stato un docile e inconsapevole ingranaggio e l'angoscia gli cresce dentro. La sua mente è affollata di ricordi: i tempi di Seattle, la prima chitarra da 5 dollari, regalatagli dal padre. Il sevizio militare, volontario nei paracadutisti, La permanenza a Nashville e il lungo periodo di apprendistato, come chitarrista degli Isley Brothers, di Tina Turner, King Curtis, Wilson Pickett e Little Richard, ma l'occasione giusta arriverà quando al Greenwich Village di New York incontrerà Bryan James "Chas" Chandler degli "Animals" che lo porterà a Londra per fare da gruppo d'apertura della sua tournée. "Chas" gli costruisce il trio che diverrà leggenda con Noel Redding al basso e Mitch Mitchell alla batteria.
Vede la sua America, e' un periodo di grandi fermenti culturali e forti contrapposizioni: il movimento per i diritti civili è più forte che mai e il Black Power incendia i ghetti delle grandi metropoli, i “Native American” rivendicano le proprie origini e la loro cultura, si moltiplicano le comunità hippy, ma ciò che indigna il popolo americano è la guerra del Vietnam. Tanti ragazzi partono per non tornare più, il movimento pacifista cresce nelle università e si diffonde in tutta la nazione.
A chiudere il festival è il musicista di colore dal più ampio seguito, uno degli eroi di quella nuova generazione che rigetta il modello “American way of life”, imposto dai detentori del potere economico e politico. Jimi ha rivoluzionato il volto della chitarra elettrica e della musica tutta. Geniale, trasgressivo, ha racchiuso nelle sue sei corde i suoni e gli stili di Charlie Christian, Django Reinhardt, Chuck Berry e Robert Johnson, ha preso uno strumento in bianco e nero e l’ha dipinto di colori cangianti, è il chitarrista più talentuoso che si sia mai visto. Ora è il simbolo di una generazione che a Woodstock sogna di vedere i bombardieri minacciosi nel cielo del Vietnam trasformarsi in aquiloni colorati. Il giorno prima Country Joe McDonald aveva cantato ad una platea sterminata un ironico inno antimilitarista: “Sù, venite, voi forzuti, lo zio Sam ha di nuovo bisogno di voi, s'è ficcato in un terribile casino, laggiù in Vietnam, insomma, buttate i libri e pigliatevi un fucile, ci si divertirà un mondo!...” ***
Il bassista Billy Cox, vecchio amico che ora suona con lui, entra nella tenda e scuote Jimi: “ Ehi il palco è vuoto, la gente ti chiama è ora di andare”.
La band si fa strada protetta da un servizio d'ordine che a stento contiene l'entusiasmo dei giovani. Hendrix inizia con Message to Love, e non lascia fuori i brani che lo hanno reso famoso: Spanish Castle Magic, Red House, Foxy Lady, Fire, Voodoo Child, poi il silenzio, ed i musicisti capiscono che Jimi ha qualcosa dentro che vuole comunicare, ma non sa esprimersi con le parole, non è stato mai un abile e loquace oratore, le storie le narra alla sua maniera con la chitarra.
Ora è solo, guarda quei ragazzi che lo acclamano, sente su di sé le loro angosce, le paure e le speranze, ma anche la gioia di condividere quei momenti. Qualcosa di magico accade: “The Star-Spangled Banner” consegna al futuro il momento più emozionante del festival: Hendrix rappresenta la sua visione degli States, in quasi quattro minuti di suoni distorti, feedback e un uso selvaggio della leva e del wah wah, evoca bombe che cadono, sirene di ambulanze, grida di disperazione, crollo di case, colpi di mortaio, spari di fucile e sventagliate di mitra. E' il modo di vedere chiaro e netto, una sporca guerra attraverso una versione dissacrante dell'inno americano, una feroce protesta, per le politiche degli USA in Vietnam e per la repressione della polizia nelle università occupate e nelle marce pacifiste. Pochi altri artisti hanno rappresentato un’epoca densa di angosce e di contraddizioni, in un modo così brutale e al contempo di grande valenza artistica.
Sono ora le 10,30 del mattino, è sceso il silenzio, qualcuno piange, altri si abbracciano, l'esibizione continuerà e si chiuderà con Hey Joe ma nella valle di Woodstock si diffonde l'acre e persistente odore del na**lm. ( Luciano Duro )

*Angel, Jimi Hendrix
** Proverbio Cherokee
*** I-Feel-Like-I’m-Fixin-To- Die- Rag, Country Joe McDonald

BUDDY BOLDEN (1877-1931): IO HO INVENTATO IL JAZZ, IL BLUES CHE NON SI CANTA, CHIAMATELO COME VOLETE. 1929 Jackson Louis...
30/07/2026

BUDDY BOLDEN (1877-1931):
IO HO INVENTATO IL JAZZ, IL BLUES CHE NON SI CANTA, CHIAMATELO COME VOLETE.

1929 Jackson Louisiana, Buddy Bolden, è disteso sul tavolaccio di un angusta stanza del manicomio. Il tempo cammina come il ritmo cadenzato di una “street parade”, scivola lentamente, trascorre senza che lui se ne accorga, i medici dicono che la sua sia una “demenza precoce”, è un malato inguaribile schizofrenico, un pazzo che si è fuso il cervello premendo tasti e soffiando note in una tromba. Buddy guarda il soffitto e vede il cielo stellato in un'umida notte d'estate... “Non c'è nulla di più bello dei fuochi d'artificio, lampi di luce che lasciano luminose scie colorate, non smetteresti mai di osservare, ma sono effimeri al culmine della loro bellezza si perdono nel nulla, così è la mia musica, vive e muore all'istante, non c'è modo di fermarla, si accende e si spegne, le note si colorano di colori mai visti, squarciano il buio della mia mente, cerco di afferrale prima che si disperdano nell'aria, di imprigionarle nella mia testa, ma non ci riesco, forse è per questo che dicono che io sia pazzo.”
“Careless Love, Amore, oh amore, oh incurante amore
Mi hai attraversato la testa come il vino…
E hai quasi rovinato questa mia vita
hai dato fuoco alla mia stessa anima”.
Ehi Bellocq, mostriciattolo dalla fronte piatta e rugosa come una washboard, toglimi da questa prigione e conducimi a Storyville da Lulu White, voglio perdermi negli occhi azzurri della più bella delle donne, scaldarmi al calore della sua pelle ambrata e accarezzare i capelli neri che ne incorniciano il volto. La mia musica è come una donna bambina, tra il gioco e l'istinto, ho sempre cercato di mettere insieme l'adulto e il bambino, viene da dentro, dalla parte più nascosta di me stesso.
"Careless love",Amore, oh amore, oh incurante amore
Tutta la mia felicità è stata privata
Hai riempito il mio cuore di vecchio stanco blues
Ora sto camminando, parlando a me stesso”
Cookin” Buddy! Urlavano Oliver, Sidney e Louis, ancora ragazzi ai miei improvvisati show, suonavo nella New Orleans povera dei bordelli, delle fumerie d'oppio e dei locali malfamati, ma non si può campare solo con la musica, per questo di giorno facevo il barbiere e di sera il musicista.
Jelly Roll Morton ha detto di aver inventato il jazz, ma non ci fu musicista di New Orleans che non cercasse di seguirmi e imitarmi in quella nuova forma musicale fatta di Ragtime e improvvisazione, suoni di fanfare e di concerti bandistici, riti tribali e jig irlandese, spirituals e blues. Non chiedetemi come sia riuscito a mettere insieme tutto questo, non so, mi veniva dal profondo dell'anima, altri i sapienti, quelli che studiano il jazz e le sue origini hanno scritto di me. Io non saprei cosa fosse la mia musica, è che tutto mi entrava dentro, si miscelava come una magico medicamento e bruciava in un sacro fuoco purificatore, Papa Legba mi proteggeva!
Il volume del suono della mia cornetta era molto alto, si sentiva a 10 km di distanza, non era magia, giacche' le lagune che circondano New Orleans hanno l' effetto di una cassa armonica che diffonde e amplifica i suoni. Uscivo di casa suonando per radunare la mia band e lungo la strada si univano uno ad uno suonando anch'essi: Frank Lewis, Willie Warner, Willie Cornish, Jefferson Mumford, James Johnson....
Ehi Bellocq portami lontano da qui, a Storyville da Lulu White, voglio suonare per lei al fluttuare dei suoi fianchi che ondeggiano come le acque del Mississippi in piena.
"Careless love" Amore, oh amore, oh incurante amore
Giorno e notte, piango e gemo
Hai portato la donna sbagliata in questa mia vita
Per i miei peccati, fino al giudizio che espio”
Avevo trent'anni quando fui rinchiuso . Non mi lasciano andare, non sanno che io ho inventato il jazz, il blues che non si canta, chiamatelo come volete. Forse esiste un posto nel cielo dove i fuochi di artificio si frantumano e si trasformano in musica. Sono finito in una tomba anonima, ma oggi ho un monumento nel cimitero di Holt a New Orleans e le mie composizioni che chiamano brani della tradizione, non cessano di essere suonate ed io vivo, non mi sento più solo, non sono pazzo, ho rincorso le note senza afferrarle ... Buddy Bolden l’uomo che è l’inventore dell’hot blues, e di quella musica che si chiamerà jazz ( Luciano Duro )

Nel racconto cito Joseph Bellocq il fotografo delle pr******te e dei bordelli, amico di Bolden e frasi tratte da “Careless Love” un classico, la cui musica è a lui attribuita ed il testo successivamente scritto da Bessie Smith.
Lulu White era la proprietaria del bo****lo più frequentato di New Orleans, una donna creola bellissima.
Oliver, Sidney e Louis sono: King Oliver, Bechet e Armstrong, grandi estimatori di Buddy Bolden
Papa Legba, è una sorta di divinità che nella fantasia popolare proteggeva i musicisti, viene spesso evocato nei riti voodoo.
Frank Lewis, Willie Warner, Willie Cornish, Jefferson Mumford, James Johnson, sono stati membri della band di Bolden.
Nel 1907 Buddy venne ricoverato presso un istituto di salute mentale. Gli fu diagnosticata la demenza precoce, vi rimase rinchiuso per il resto della sua vita. ( Luciano Duro )

25/07/2026

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