Il Rifugio di Luce

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23/03/2026

Nei test cognitivi, il corvo batte le scimmie. Si colloca tra le menti più complesse del pianeta — con un cervello grande quanto una noce.

Il corvo (Corvus spp.) e i suoi parenti — cornacchia, gazza, ghiandaia, taccola — non sono gli uccelli fastidiosi che rubano le noci dal terrazzo. Sono gli unici animali oltre ai primati e ai delfini che fabbricano utensili, pianificano il futuro, ingannano i rivali e ricordano i volti umani per anni. E lo fanno con un cervello di 10 grammi.

Fabbricano utensili — e li migliorano.

Il corvo della Nuova Caledonia piega fili metallici a uncino per estrarre cibo da un tubo — senza averlo mai visto fare. Non imita — inventa. I corvi giapponesi posizionano noci sull'asfalto davanti ai semafori e aspettano che le auto le schiaccino, poi raccolgono i gherigli quando il semaforo diventa rosso e i pedoni attraversano. Non è istinto — è ingegneria applicata con comprensione del traffico.

Risolvono problemi a 8 fasi sequenziali.

In laboratorio, i corvi risolvono enigmi che richiedono di usare uno strumento per ottenere un secondo strumento per raggiungere il cibo — una catena causale a più passaggi che richiede pianificazione, memoria di lavoro e capacità di immaginare il risultato prima di agire. I bambini umani sotto i 5 anni falliscono gli stessi test.

Ricordano i volti umani — e li giudicano.

Uno studio dell'Università di Washington ha dimostrato che i corvi ricordano il volto di una persona che li ha catturati per l'inanellamento — e lo riconoscono dopo 5 anni. Non solo: insegnano ai propri piccoli chi è pericoloso. Corvi nati dopo la cattura evitano la persona responsabile senza averla mai incontrata. La reputazione di un umano si trasmette di generazione in generazione nel mondo dei corvi.

Ingannano deliberatamente.

I corvi che nascondono cibo in presenza di un rivale tornano a spostare il nascondiglio quando il rivale non guarda — sanno che l'altro li ha osservati e agiscono di conseguenza. È teoria della mente: la capacità di immaginare cosa sa un altro individuo. I corvi che hanno rubato cibo ad altri sono i più attenti a nascondere il proprio — proiettano la propria esperienza di ladri sugli altri. Solo i primati superiori mostrano questo livello di ragionamento sociale.

Pianificano il futuro.

Le ghiandaie eurasiatiche (Garrulus glandarius) nascondono cibo non per l'immediato ma per il giorno dopo — e scelgono COSA nascondere in base a cosa avranno bisogno domani, non a cosa vogliono oggi. Se sanno che domani non avranno accesso a un certo cibo, ne nascondono di più oggi. Non è accumulo compulsivo — è previsione.

Giocano — per puro divertimento.

I corvi scivolano sui tetti innevati usando pezzi di corteccia come slittini. Si lanciano oggetti in volo tra loro. Si appendono a testa in giù ai rami oscillando. Rotolano sulla schiena nella neve. Il gioco nei corvi non ha funzione di addestramento alla caccia (non sono predatori di prede mobili) — è divertimento puro, un comportamento che la scienza associa a cervelli complessi capaci di emozioni positive.

Tengono il lutto.

Quando un corvo muore, il gruppo si raduna attorno al corpo in silenzio — le "assemblee funebri" dei corvi sono documentate e studiate. I corvi esaminano il corpo, vocalizzano in modo diverso dal solito e modificano il comportamento nella zona per giorni. Non è curiosità — è una risposta sociale alla morte che somiglia al lutto.

Parlano — con dialetti.

I corvi di regioni diverse hanno vocalizzazioni diverse — dialetti. Un corvo trasferito in un'altra area impara il dialetto locale in poche settimane. Le cornacchie urbane hanno repertori vocali diversi da quelle rurali. La comunicazione dei corvidi è tra le più complesse documentate fuori dalla specie umana.

In Italia, la cornacchia grigia, la gazza, la ghiandaia e la taccola sono onnipresenti — nei parchi, nei giardini, sui tetti. Le consideriamo rumorose, fastidiose, ladre. In realtà stiamo vivendo accanto ad alcune delle menti più sofisticate del pianeta — e le ignoriamo perché non sono pelose e non fanno le fusa.

La capacità cognitiva non dipende dalle dimensioni del cervello. Dipende dalla densità dei neuroni — e i corvidi hanno più neuroni per grammo di cervello di qualsiasi mammifero.

Un cervello da 10 grammi che fabbrica utensili, pianifica il futuro e ricorda i volti merita una parola diversa da "uccellaccio."

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✅ Avete già sentito parlare del "daimon"? È vero che, grazie al libero arbitrio, prima di ve**re su questo piano, scegli...
19/03/2024

✅ Avete già sentito parlare del "daimon"? È vero che, grazie al libero arbitrio, prima di ve**re su questo piano, scegliamo i nostri genitori, il nostro corpo e le situazioni della nostra vita? Ed è vero che c'è una "voce interiore" (a volte inascoltata) che cerca di guidarci e farci seguire il cammino che abbiamo scelto?
Diversi testi lo testimoniano.
➡️ Questo ci fa capire che siamo gli unici responsabili del nostro destino.
Ma non sono solo i Maestri orientali a darci queste indicazioni.

Anche James Hillman, psicoanalista e saggista statunitense, nel suo libro “Il Codice dell’anima”, ci dà delle risposte a riguardo. Il testo è illuminante. Di seguito trovate un passaggio molto interessante del saggio in questione.
p.s. i "daimon" sono anche fra i protagonisti del film fantasy: "La bussola d'oro".

“Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel ve**re al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. E’ il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto. È lui dunque il portatore del nostro destino.
Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta direttamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato.”

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