Club di conversazione

Club di conversazione Ci incontriamo due volte alla settimana al Bar 11, per coltivare l'inestinguibile passione per il pensiero condiviso. Partecipa al prossimo incontro!

Rinasciamo grazie alla cultura e alla sua gioiosa condivisione. Sabato ore 11.00
Domenica ore 11.30

Buongiorno a tutti!Ecco il prossimo evento del Club di conversazioneIppolito Ostellino, “Dall’ecologia cognitiva all’eco...
03/09/2026

Buongiorno a tutti!
Ecco il prossimo evento del Club di conversazione
Ippolito Ostellino, “Dall’ecologia cognitiva all’ecologia affettiva: riflessioni sulla postura umana nel terzo pianeta del Sistema Solare”

Sabato 5 settembre, ore 11
Bar 11, Imperia Oneglia
Da oltre un secolo conosciamo gli effetti negativi delle attività industriali dell’uomo sulla natura e sull’ambiente. Nella seconda metà del Novecento, a questa denuncia si è affiancata una stagione di maggiore consapevolezza, accompagnata dalla nascita di leggi, direttive e regolamenti pensati per invertire una rotta ormai evidentemente insostenibile.
I risultati sperati, tuttavia, non sono arrivati. Negli ultimi anni sono anzi aumentati i segnali di arretramento della politica e della coscienza collettiva. Persino l’esperienza della pandemia, che sembrava poterci indurre a riflettere sulla fragilità della nostra società e sul rapporto tra esseri umani e ambiente, è trascorsa senza lasciare le tracce profonde che molti auspicavano.
La crisi che oggi affrontiamo non è soltanto climatica, ma ecologica nel senso più ampio del termine. I suoi effetti stanno diventando sempre più evidenti e drammatici. Non è in discussione la sopravvivenza del Pianeta, che continuerà a esistere anche senza di noi, ma la possibilità della nostra specie di continuare ad abitarlo nelle condizioni che conosciamo.
Diventa quindi necessario un vero cambiamento di paradigma. Alla conoscenza scientifica e all’ecologia tradizionale occorre affiancare una consapevolezza più profonda del legame che ci unisce agli altri esseri viventi. L’Ecologia Affettiva può aiutarci a ritrovare proprio in questo rapporto le motivazioni necessarie per cambiare rotta e porre le basi di un nuovo Umanesimo Planetario.
A guidarci in questa riflessione sarà Ippolito Ostellino, naturalista, docente e autore di numerosi saggi dedicati alla natura, al paesaggio e all’ambiente. Laureato in Scienze Naturali, dal 1988 al 2023 ha ricoperto incarichi dirigenziali nei parchi regionali del Piemonte, prima in Valle Pesio e successivamente nel territorio del Po torinese e piemontese.
Ha partecipato alla fondazione di Federparchi Italia ed è stato presidente nazionale dell’Associazione italiana dei direttori e funzionari delle aree protette. Ha promosso importanti progetti di tutela e valorizzazione del territorio, tra cui Corona Verde, la ciclovia del Canale Cavour e il marchio territoriale CollinaPo, coordinandone nel 2016 il riconoscimento nell’ambito del programma “Man and the Biosphere” dell’UNESCO.
Ha inoltre svolto attività di docenza presso il Politecnico di Torino e collabora con riviste, centri di ricerca e comitati scientifici impegnati sui temi delle aree protette e dell’etica ambientale.
Il Club di conversazione prosegue con crescente partecipazione e ha già coinvolto oltre cinquanta relatori, offrendo ogni sabato uno spazio libero e informale di confronto.
L’obiettivo è affrontare anche temi seri e complessi, valorizzare competenze ed esperienze e creare nuove occasioni di dialogo, riflessione e immaginazione.
In un clima di amicizia e pluralismo, il Club vuole essere un luogo autentico in cui la comunità possa incontrarsi, ascoltarsi e pensare insieme con maggiore libertà.
Come sempre, grazie a tutti coloro che partecipano e rendono possibile questo percorso.
𝐒𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥 Club di conversazione 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐢𝐦𝐚𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐬𝐮𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐢 𝐞 𝐬𝐮 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞.

31/08/2026

Ci siamo. Sabato 5 settembre si riparte! ☕
Quest'anno facciamo un piccolo esperimento per scaldare i motori prima degli incontri: da oggi, pubblicheremo una mini-intervista al relatore del sabato.
L'idea è fare due chiacchiere con chi ci accompagnerà, per capire di cosa parleremo e perché quel tema ci riguarda da vicino. Un modo per arrivare al Club già con la curiosità accesa.
E non potevamo inaugurare questo format meglio che con Ippolito Ostellino
Il titolo della sua relazione e' "Dall'ecologia cognitiva all'ecologia affettiva. Riflessioni sulla postura umana nel terzo pianeta del sistema solare".
Date un'occhiata e... ci vediamo sabato alle 11 al Bar 11! 👇
Grazie Konstantin Oks per la realizzazione!

Per anni abbiamo chiamato “sicurezza” il fatto che nulla cambiasse.L’intelligenza artificiale sta rendendo quella promes...
11/08/2026

Per anni abbiamo chiamato “sicurezza” il fatto che nulla cambiasse.

L’intelligenza artificiale sta rendendo quella promessa sempre più difficile da mantenere.

Non farà necessariamente scomparire il lavoro. Ma cambierà attività, competenze e professioni molto più velocemente di quanto siamo abituati.

Anche chi resterà lavoratore dipendente dovrà assumere un atteggiamento più imprenditoriale: imparare strumenti nuovi, individuare problemi, proporre soluzioni e aggiornare continuamente le proprie competenze.

Può sembrare una grande opportunità. Ma lo è davvero soltanto per chi può permettersi di rischiare.

Per capire perché questa trasformazione sia particolarmente delicata in Italia bisogna fare un passo indietro.

La Guerra fredda non spiega tutto, naturalmente. Ma ha contribuito a formare il nostro modello economico e sociale.

L’Italia era un Paese strategico nel Mediterraneo e ospitava uno dei partiti comunisti più forti dell’Occidente. Gli Stati Uniti avevano quindi un interesse concreto a mantenerla stabile e saldamente ancorata al blocco occidentale.

In quel contesto si consolidò un sistema fondato sulla centralità dello Stato, sul welfare e sulla stabilità del lavoro. Un sistema che ha prodotto crescita, sicurezza e coesione sociale.

Con il tempo, però, la protezione delle persone ha finito spesso per coincidere con la protezione delle posizioni già occupate: posti di lavoro, categorie professionali, imprese e rendite.

La Guerra fredda è finita. Quella cultura è rimasta.

Ed è proprio qui che l’intelligenza artificiale tocca un nervo scoperto.

L’AI riduce il costo di molte attività e mette strumenti potenti nelle mani di individui e piccole organizzazioni. Potrebbe estendere la possibilità di creare, innovare e avviare progetti ben oltre il mondo delle startup.

Ma dire alle persone “reinventatevi” non basta.

Senza formazione accessibile, capitali, mobilità sociale, tutele durante le transizioni e una vera possibilità di ricominciare dopo un fallimento, l’invito all’iniziativa personale può trasformarsi in qualcosa di molto diverso.

La libera iniziativa esiste quando possiamo scegliere di rischiare.

L’obbligo di salvarsi da soli comincia quando tutti i costi del cambiamento vengono scaricati sull’individuo.

L’alternativa, quindi, non è tra il posto garantito per sempre e l’assenza di ogni protezione.

È tra due sistemi:

* uno che protegge le posizioni dal cambiamento;
* uno che protegge le persone mentre cambiano.

Nel secondo, i diritti accompagnano chi passa da un’attività all’altra. La formazione continua è realmente accessibile. Un insuccesso non diventa una condanna permanente. Le buone idee possono trovare finanziamenti anche fuori dalle cerchie già privilegiate.

Se costruiremo queste condizioni, l’AI potrà rendere l’iniziativa più diffusa e l’economia italiana più dinamica.

In caso contrario, importeremo la retorica americana del self-made man senza creare le condizioni che permettono davvero di rischiare, sbagliare e ripartire.

E avremo la combinazione peggiore: una società ancora immobile, nella quale ciascuno sarà però considerato individualmente responsabile di non essere riuscito a salvarsi.

Siamo pronti a spostare le tutele dai posti alle persone?

✨ Il Club di Conversazione ha finalmente il suo sito web!Da oggi potrete trovare online:📅 il calendario dei prossimi app...
09/08/2026

✨ Il Club di Conversazione ha finalmente il suo sito web!

Da oggi potrete trovare online:

📅 il calendario dei prossimi appuntamenti
📝 i resoconti degli incontri passati
ℹ️ tutte le informazioni sul Club
💡 uno spazio per proporre nuovi incontri

Visitate il sito dal link in bio 🔗

Il sito continuerà a crescere e migliorare: suggerimenti, idee e segnalazioni sono sempre benvenuti!

Condividete questo post con amici e persone che potrebbero essere interessate: ci aiuterete a far conoscere il Club e ad allargare la nostra comunità. Grazie! 💬

L’AI presenta all’Italia il conto della Guerra fredda?Durante la Guerra fredda l’Italia occupava una posizione ecceziona...
09/08/2026

L’AI presenta all’Italia il conto della Guerra fredda?

Durante la Guerra fredda l’Italia occupava una posizione eccezionale. Era un Paese strategico nel Mediterraneo e ospitava il partito comunista più forte dell’Europa occidentale. La possibilità che oltrepassasse la Cortina di ferro non mediante un’invasione, ma attraverso il voto, costituiva per gli Stati Uniti un rischio politico concreto.

Washington aveva quindi tutto l’interesse a mantenere l’Italia saldamente ancorata al blocco occidentale. Il sostegno politico ed economico, la protezione militare e la progressiva integrazione nelle istituzioni occidentali produssero quella che può essere definita una rendita geopolitica.

La competizione con l’Unione Sovietica, del resto, non si svolgeva soltanto sul terreno militare. L’Occidente doveva dimostrare che il capitalismo democratico era capace di garantire occupazione, benessere e sicurezza almeno quanto prometteva il sistema sovietico.

In questo quadro, le forze politiche della Prima Repubblica consolidarono un sistema fondato sul ruolo centrale dello Stato, sul welfare e sulla stabilità del lavoro. La protezione sociale finì però per identificarsi sempre più con la conservazione delle posizioni occupate: categorie professionali, imprese, rendite e posti di lavoro.

Questa condizione eccezionale finì, nel lungo periodo, per viziare l’Italia. La sua importanza strategica consentì al Paese di distribuire protezioni, difendere interessi consolidati e rinviare la soluzione di numerosi problemi strutturali. Il rischio divenne qualcosa da neutralizzare, mentre allo Stato veniva affidato il compito di garantire continuità all’esistente.

Con il crollo dell’Unione Sovietica, la rendita geopolitica si esaurì. Sopravvisse invece la cultura economica e sociale che intorno a essa si era sviluppata: difesa delle posizioni acquisite, scarsa mobilità, diffidenza verso le novità e una radicata avversione al rischio.

L’Italia continuò così a comportarsi come se la propria stabilità potesse essere garantita indefinitamente. Una parte crescente del costo di questa promessa venne trasferita sul debito pubblico, sulle nuove generazioni e su tutti coloro che non appartenevano alle categorie già protette.

Globalizzazione e digitalizzazione e, oggi, in forma ancora più dirompente, l’intelligenza artificiale hanno progressivamente modificato le basi materiali di quel sistema. La sicurezza economica dipende sempre meno dalla permanenza nella medesima posizione e sempre più dalla capacità di adattarsi, aggiornarsi e reinventarsi. Iniziativa personale, apprendimento continuo e responsabilità individuale non sono più soltanto virtù imprenditoriali: stanno diventando requisiti ordinari del lavoro.

L’intelligenza artificiale non comporterà necessariamente la scomparsa del lavoro, ma ne accelererà profondamente la trasformazione. Anche chi continuerà a essere un lavoratore dipendente dovrà assumere un atteggiamento più imprenditoriale: individuare problemi, utilizzare strumenti nuovi, proporre soluzioni e rinnovare costantemente le proprie competenze.

Ciò non significa che tutti debbano fondare un’impresa. Significa piuttosto che il confine tra esecuzione e iniziativa è destinato ad assottigliarsi e che la sicurezza dipenderà sempre meno dal ruolo formalmente occupato e sempre più dal valore che ciascuno sarà in grado di produrre.

L’Italia, naturalmente, non parte da zero. Esistono startup, incubatori, acceleratori, fondi d’investimento e programmi pubblici rivolti all’innovazione. Negli ultimi anni questo ecosistema è cresciuto e ha generato imprese, competenze e forme nuove di finanziamento.

Il limite non consiste dunque nella sua assenza, ma nella sua dimensione ancora circoscritta. L’ecosistema dell’innovazione rimane un’isola dinamica all’interno di un sistema economico e culturale che continua a privilegiare la stabilità delle posizioni esistenti. La possibilità di rischiare, fallire e ripartire è riconosciuta in alcuni settori, ma non è ancora divenuta un principio generale della società italiana.

Proprio l’intelligenza artificiale potrebbe modificare questo equilibrio. Riducendo il costo di molte attività e mettendo strumenti avanzati a disposizione di individui e piccole organizzazioni, può estendere l’iniziativa imprenditoriale ben oltre i confini tradizionali delle startup.

La sfida non consiste quindi nel creare dal nulla un ecosistema dell’innovazione, ma nel trasformarlo da eccezione a modello diffuso: estendere all’intera economia la capacità di finanziare idee nuove, accettare che alcune non abbiano successo e permettere a chi ha fallito di ricominciare.

Un simile passaggio non può tuttavia tradursi nel semplice trasferimento del rischio dallo Stato all’individuo. Una società che richiede iniziativa deve anche predisporre le condizioni necessarie per esercitarla: accesso ai capitali, formazione continua, mobilità sociale, procedure che non trasformino ogni insuccesso in una condanna e protezioni capaci di accompagnare le persone da un’attività all’altra.

L’alternativa, dunque, non è tra il posto garantito e l’assenza di ogni tutela. È tra un sistema che protegge le posizioni dal cambiamento e uno che protegge le persone nel cambiamento, rendendo il rischio economicamente e socialmente sostenibile.

In caso contrario, l’Italia finirà per importare la retorica statunitense del self-made man senza modificare le proprie strutture. Ne risulterebbe un sistema ancora statico, con scarsa mobilità e poca tolleranza verso il fallimento, al quale verrebbe però sovrapposto il principio della responsabilità individuale.

Sarebbe la combinazione peggiore: gli obblighi del modello statunitense senza le condizioni che permettono realmente di rischiare, sbagliare e ricominciare. La libertà d’iniziativa si trasformerebbe così nell’obbligo di salvarsi da soli.

La questione decisiva non è più, quindi, se in Italia esista un sistema di startup. È se esso resterà una nicchia o diventerà il laboratorio di una trasformazione più generale del lavoro, dell’impresa e della sicurezza economica.

Buongiorno a tutti!Grazie per i suggerimenti e i commenti che mi avete inviato: li ho ascoltati e utilizzati per rinnova...
09/08/2026

Buongiorno a tutti!
Grazie per i suggerimenti e i commenti che mi avete inviato: li ho ascoltati e utilizzati per rinnovare il sito del Club, che ora ha una veste più moderna, chiara e piacevole da consultare, anche dal cellulare.
Potete visitarlo qui:
https://clubdiconversazione.com/
Continuate pure a mandarmi idee, osservazioni e materiali: il sito crescerà insieme al Club. E, se vi fa piacere, condividetelo con amici e conoscenti che potrebbero essere interessati ai nostri incontri!

Il Club di Conversazione di Imperia: incontri aperti ogni sabato alle 11:00 al Bar 11.

Buongiorno a tutti! Ho il piacere di annunciarvi che da oggi abbiamo il nostro sito web:https://clubdiconversazione.com/...
07/08/2026

Buongiorno a tutti! Ho il piacere di annunciarvi che da oggi abbiamo il nostro sito web:

https://clubdiconversazione.com/

Potete consultare il calendario dei prossimi appuntamenti, l’archivio degli incontri passati con i relativi resoconti, le informazioni sul Club e la pagina per proporre un nuovo incontro.
Cercherò di mantenerlo aggiornato e di migliorarlo nel tempo. Se avete suggerimenti, idee o notate qualcosa da correggere, mandatemi pure un messaggio.
Vi invito inoltre a condividere il sito con amici, conoscenti e con chiunque possa essere interessato alle attività del Club: ci aiuterete a far conoscere questa iniziativa e ad allargare la nostra comunità. Grazie!

Ieri sera si è svolta la consueta cena estiva del Club di Conversazione.Un ringraziamento particolare a Lorenzo, Laurenc...
04/08/2026

Ieri sera si è svolta la consueta cena estiva del Club di Conversazione.

Un ringraziamento particolare a Lorenzo, Laurence e Lucio per l’accoglienza e per aver messo a disposizione il locale, e a tutti coloro che hanno partecipato, e grazie anche ad Andrea Marazzi per l’originale idea di questa fotografia, ripresa dall’alto.

È stata anche l’occasione per guardare al percorso compiuto. Il Club è ormai una realtà consolidata: da un anno e mezzo organizza incontri settimanali, ha coinvolto più di cinquanta relatori e affrontato temi molto diversi.

Negli ultimi tempi si è creata persino una vera e propria domanda di ve**re a parlare al Club, anche da parte di persone provenienti da fuori Imperia. È il segno che la sua eco si è diffusa e che è stato intercettato un bisogno reale: avere un luogo in cui confrontarsi in modo informale e in amicizia, ma seriamente, in un clima libero e stimolante.

Intorno al Club sono nate anche nuove amicizie. È forse uno dei risultati più belli di questo percorso.

Un altro motivo di soddisfazione è che questa iniziativa sia nata dal basso, da un atto di volontà collettiva. Dimostra che una comunità sa organizzarsi quando riconosce qualcosa di utile e decide di costruirlo insieme.

Ora, però, è il momento di domandarsi che cosa debba diventare il Club nel prossimo futuro.

Crescere non dovrebbe significare soltanto avere più pubblico, organizzare più incontri o acquisire maggiore visibilità. Dovrebbe significare diventare più utili, coinvolgere nuove energie, far emergere competenze ancora nascoste e contribuire in maniera sempre più concreta alla vita della città.

Da qui alcune domande rivolte a tutti: che cosa potrebbe diventare il Club? Di che cosa ha bisogno la città? Quali persone, energie e nuove iniziative potrebbero essere coinvolte?

Un progetto diventa davvero importante quando diventa corale. Il futuro del Club può essere questo: continuare a far stare bene le persone, coltivare amicizie, alimentare il confronto e contribuire, nel proprio piccolo, a rendere più viva la comunità in cui viviamo.

Monica Milanta«Io sono la mia scelta: strumenti e mindfulness»Questa mattina il Club di Conversazione ha concluso il pro...
02/08/2026

Monica Milanta
«Io sono la mia scelta: strumenti e mindfulness»

Questa mattina il Club di Conversazione ha concluso il proprio ciclo estivo con un incontro dedicato a un tema apparentemente personale, ma in realtà profondamente sociale: la fiducia in se stessi.

Monica Milanta, life coach e scrittrice, ha condiviso il proprio percorso partendo dal momento in cui ci si accorge di essersi persi, di non riconoscere più i propri desideri, i propri gusti, la propria voce interiore.

Da qui è nata una riflessione sul rapporto fra amore per sé ed egoismo. Prendersi cura di sé non significa chiudersi agli altri: può essere, al contrario, la condizione per stare meglio nelle relazioni, essere più autentici e meno dipendenti dal giudizio esterno.

Molto efficace l’esercizio con la carta della caramella Rossana: guardare la sala prima a occhio n**o e poi attraverso un filtro colorato. Un gesto semplice per ricordare quanto il nostro sguardo possa modificare la realtà, soprattutto quando guardiamo noi stessi.

Nel dibattito è emerso anche un ribaltamento interessante: forse il vero egoismo non nasce da chi si prende cura di sé, ma da chi non ha fiducia in se stesso e, proprio per questo, si chiude, si impoverisce, diventa risentito o tende a sminuire gli altri. La fiducia autentica non separa: rende più liberi e più capaci di relazione.

Si è parlato poi di fiducia, azione e senso. La fiducia in se stessi non nasce solo da una frase motivazionale: cresce quando riusciamo a trasformare una volontà in un gesto, una scelta in un’azione.

Altro tema importante è stato il confine fra autostima e autoinganno. Avere fiducia in sé non significa pensare di avere sempre ragione, ma saper ascoltare una critica senza sentirsi distrutti.

Il confronto si è aperto anche alla mindfulness e alle tradizioni orientali: la possibilità di cercare una fiducia meno dipendente dal giudizio esterno, più radicata nella presenza e nella consapevolezza.

Grazie a Monica Milanta per aver condiviso con semplicità e generosità il proprio percorso.

Grazie a tutti i partecipanti e, come sempre, al Bar 11 e a Monica Tondelli per l’ospitalità.

Con questo incontro il Club si prende una breve pausa estiva.

𝗠𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝘁𝗮: «𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮: 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗺𝗶𝗻𝗱𝗳𝘂𝗹𝗻𝗲𝘀𝘀»Questa mattina il Club di Conversazione ha concluso il p...
01/08/2026

𝗠𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝘁𝗮: «𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮: 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗺𝗶𝗻𝗱𝗳𝘂𝗹𝗻𝗲𝘀𝘀»

Questa mattina il Club di Conversazione ha concluso il proprio ciclo estivo con un incontro dedicato a un tema apparentemente personale, ma in realtà profondamente sociale: la fiducia in se stessi*

Relatrice dell’incontro è stata Monica Milanta, life coach e scrittrice, autrice dei libri "Io sono la mia scelta" e "Se ti lasciassi semplicemente amare".

Il suo intervento, semplice e diretto, è partito da un’esperienza personale: il momento in cui ci si accorge di non riconoscersi più, di aver perso il contatto con i propri desideri, con i propri gusti, con la propria voce interiore. Una condizione che molte persone conoscono, anche quando all’esterno continuano a indossare una maschera di efficienza, disponibilità e apparente serenità.

Da qui è nata una riflessione sul confine fra amore per sé ed egoismo.

Prendersi cura di sé non significa chiudersi agli altri, né mettere se stessi contro il mondo. Al contrario, è spesso la condizione per poter stare meglio nelle relazioni, essere più autentici, più liberi, meno dipendenti dal giudizio esterno e meno portati a cercare fuori ciò che manca dentro.

Una persona che ritrova fiducia in se stessa non sottrae qualcosa agli altri: porta agli altri una presenza più serena, più consapevole e meno risentita.

𝗖𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗹𝘁𝗿𝗼

Uno dei momenti più efficaci dell’incontro è stato l’esercizio con la carta della caramella Rossana.

Guardare la sala prima a occhio n**o e poi attraverso quella carta colorata è diventato un modo semplice per mostrare quanto il nostro sguardo modifichi la realtà.

Spesso il filtro più severo è proprio quello con cui guardiamo noi stessi.

Ci diciamo parole che non diremmo mai a un bambino che cade mentre impara a camminare. Giudichiamo i nostri errori come fallimenti definitivi. Trasformiamo una critica, una giornata storta, un silenzio o una difficoltà in una sentenza sul nostro valore personale.

E invece il valore di una persona non cambia perché sbaglia, perché attraversa un momento fragile, perché non riceve una risposta, perché non viene immediatamente riconosciuta dall’esterno.

𝗙𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮, 𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼

Nel dibattito è emerso che la fiducia in se stessi non può essere soltanto un’affermazione astratta.

Non basta ripetersi di valere. Occorre anche tradurre questa fiducia in atti concreti, per quanto piccoli: prendersi cura di sé, portare a termine un gesto, scegliere una direzione, affrontare una sfida, costruire qualcosa nel tempo.

La fiducia cresce quando la volontà diventa azione.

Anche un gesto minimo può avere valore, se restituisce alla persona il senso di poter incidere sulla propria realtà. Fare qualcosa, anche qualcosa di piccolo, ci reintegra nel mondo. Ci ricorda che non siamo soltanto pensieri, paure o attese, ma persone capaci di trasformare un’intenzione in un atto.

Si è parlato così della necessità di costruirsi, giorno dopo giorno, attraverso studio, relazioni, responsabilità, scelte e ricerca di senso. Non per inseguire un’idea astratta di successo, ma per dare una certa unità alla propria esistenza.

Come è stato ricordato nel dibattito, l’importante nella vita non è soltanto avere successo, ma fare cose che abbiano un senso.

𝗜𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗲𝗴𝗼𝗶𝘀𝗺𝗼

Un passaggio particolarmente interessante del confronto ha riguardato un possibile ribaltamento della prospettiva abituale.

Forse il vero egoismo non nasce da chi si prende cura di sé, ma da chi non riesce ad avere fiducia in se stesso.

Chi è interiormente svuotato, insicuro o risentito rischia infatti di chiudersi, di non avere energie per gli altri, di vivere il successo altrui come una minaccia e talvolta di sminuire chi ha davanti. In questo senso la mancanza di fiducia può trasformarsi in una forma di cattiveria difensiva: non perché la persona sia necessariamente cattiva, ma perché, non riuscendo a stare bene con sé, fatica a stare bene anche nella relazione con gli altri.

Ribaltare questa prospettiva è importante: prendersi cura di sé non è un atto egoistico, ma può diventare una condizione di apertura, generosità e disponibilità verso il mondo.

Chi ha fiducia in sé non ha bisogno di schiacciare gli altri. Può ascoltare, imparare, gioire del successo altrui, mettere la propria esperienza a disposizione e contribuire alla crescita di chi gli sta accanto.

𝗔𝘂𝘁𝗼𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗼 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗶𝗻𝗴𝗮𝗻𝗻𝗼?

Un’altra domanda emersa nel dibattito ha riguardato il confine fra autostima e autoinganno.

Avere fiducia in se stessi non significa pensare di avere sempre ragione. Non significa respingere ogni critica, non ascoltare nessuno, sentirsi superiori agli altri.

Quella non è autostima: è spesso una forma di fragilità mascherata da superbia.

La vera autostima permette invece di ascoltare una critica senza viverla come una distruzione personale. Permette di distinguere fra il valore della persona e l’errore compiuto. Permette di dire: questa cosa posso migliorarla, ma questo non cancella ciò che sono.

In questo senso, la fiducia in se stessi non è chiusura. È apertura.

𝗖𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝘀𝗶, 𝗮𝗺𝗶𝗰𝗶𝘇𝗶𝗮, 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴𝗼

Molto importante è stata anche la riflessione sul “conosci te stesso”.

Conoscersi non è un esercizio narcisistico. È il presupposto per capire il proprio modo di stare al mondo, il proprio metro di giudizio, le ferite che ci condizionano, i copioni che ripetiamo, le paure che ci guidano senza che ce ne accorgiamo.

Ma nessuno si conosce davvero da solo.

Per questo si è parlato anche dell’amicizia: l’amico autentico come qualcuno che ci aiuta a vederci, che ci sostiene, ma che sa anche dirci quando stiamo sbagliando. Non per giudicarci, ma per aiutarci a diventare più veri.

In questo senso il dialogo non è un accessorio. È una forma di conoscenza.

Parlare, ascoltare, confrontarsi, accettare punti di vista diversi, non chiudersi nella propria solitudine: tutto questo appartiene pienamente allo spirito del Club di Conversazione.

𝗠𝗶𝗻𝗱𝗳𝘂𝗹𝗻𝗲𝘀𝘀, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶

Nel corso dell’incontro si è parlato anche di mindfulness e di attenzione al presente.

Non come formula magica, ma come pratica semplice di consapevolezza: imparare a stare in ciò che si sta facendo, anche nei gesti più ordinari. Lavarsi i denti, mangiare, camminare, respirare, ascoltare qualcuno senza essere altrove con la mente.

Il dibattito si è poi aperto anche al confronto con le tradizioni orientali, che invitano a guardare oltre l’idea dell’io isolato e separato, e a riconoscere una dimensione più ampia e profonda della vita.

In questa prospettiva, la fiducia non nasce soltanto dalla validazione esterna o dal risultato ottenuto, ma anche dalla capacità di entrare in contatto con il presente, con la consapevolezza e con qualcosa che ci supera.

La mindfulness può essere letta anche in questa direzione: non come fuga dalla realtà, ma come ritorno all’esperienza concreta, al corpo, al respiro, ai piccoli gesti quotidiani. Un modo per non vivere sempre altrove, nel confronto, nell’ansia o nel giudizio.

𝗨𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮

Il titolo dell’incontro, *Io sono la mia scelta*, ha trovato nel dibattito un significato ampio.

Scegliere non significa controllare tutto. Non significa avere sempre le risposte. Non significa essere invulnerabili.

Significa però non rinunciare del tutto alla propria responsabilità.

Significa chiedersi che direzione vogliamo dare alla nostra vita, quali relazioni vogliamo coltivare, quali pensieri vogliamo alimentare, quali gesti vogliamo compiere, quale contributo vogliamo portare agli altri.

In fondo, anche la fiducia in se stessi ha una dimensione civile.

Una persona più consapevole, meno schiacciata dalla paura e dal risentimento, più capace di dialogare e di prendersi cura di sé, è anche una persona più capace di stare nella comunità.

Per questo un tema apparentemente intimo si è rivelato, ancora una volta, un tema pubblico.

𝗥𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶

Grazie a Monica Milanta per aver condiviso con semplicità e generosità il proprio percorso e i propri strumenti di riflessione.

Grazie a tutti gli intervenuti per un dibattito ricco, libero e partecipato, che ha permesso di allargare il tema della fiducia in se stessi alla filosofia, alla psicologia, all’amicizia, alla spiritualità e alla vita quotidiana.

E grazie, come sempre, al Bar 11 e a Monica Tondelli per l’ospitalità.

Con questo incontro il Club di Conversazione si prende una breve pausa estiva, prima di riprendere a settembre con nuovi appuntamenti.

Indirizzo

Imperia
18100

Orario di apertura

Sabato 12:00 - 13:30
Domenica 12:00 - 13:30

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Club di conversazione pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi