01/08/2026
𝗠𝗼𝗻𝗶𝗰𝗮 𝗠𝗶𝗹𝗮𝗻𝘁𝗮: «𝗜𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮: 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗺𝗶𝗻𝗱𝗳𝘂𝗹𝗻𝗲𝘀𝘀»
Questa mattina il Club di Conversazione ha concluso il proprio ciclo estivo con un incontro dedicato a un tema apparentemente personale, ma in realtà profondamente sociale: la fiducia in se stessi*
Relatrice dell’incontro è stata Monica Milanta, life coach e scrittrice, autrice dei libri "Io sono la mia scelta" e "Se ti lasciassi semplicemente amare".
Il suo intervento, semplice e diretto, è partito da un’esperienza personale: il momento in cui ci si accorge di non riconoscersi più, di aver perso il contatto con i propri desideri, con i propri gusti, con la propria voce interiore. Una condizione che molte persone conoscono, anche quando all’esterno continuano a indossare una maschera di efficienza, disponibilità e apparente serenità.
Da qui è nata una riflessione sul confine fra amore per sé ed egoismo.
Prendersi cura di sé non significa chiudersi agli altri, né mettere se stessi contro il mondo. Al contrario, è spesso la condizione per poter stare meglio nelle relazioni, essere più autentici, più liberi, meno dipendenti dal giudizio esterno e meno portati a cercare fuori ciò che manca dentro.
Una persona che ritrova fiducia in se stessa non sottrae qualcosa agli altri: porta agli altri una presenza più serena, più consapevole e meno risentita.
𝗖𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝗹𝘁𝗿𝗼
Uno dei momenti più efficaci dell’incontro è stato l’esercizio con la carta della caramella Rossana.
Guardare la sala prima a occhio n**o e poi attraverso quella carta colorata è diventato un modo semplice per mostrare quanto il nostro sguardo modifichi la realtà.
Spesso il filtro più severo è proprio quello con cui guardiamo noi stessi.
Ci diciamo parole che non diremmo mai a un bambino che cade mentre impara a camminare. Giudichiamo i nostri errori come fallimenti definitivi. Trasformiamo una critica, una giornata storta, un silenzio o una difficoltà in una sentenza sul nostro valore personale.
E invece il valore di una persona non cambia perché sbaglia, perché attraversa un momento fragile, perché non riceve una risposta, perché non viene immediatamente riconosciuta dall’esterno.
𝗙𝗶𝗱𝘂𝗰𝗶𝗮, 𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼
Nel dibattito è emerso che la fiducia in se stessi non può essere soltanto un’affermazione astratta.
Non basta ripetersi di valere. Occorre anche tradurre questa fiducia in atti concreti, per quanto piccoli: prendersi cura di sé, portare a termine un gesto, scegliere una direzione, affrontare una sfida, costruire qualcosa nel tempo.
La fiducia cresce quando la volontà diventa azione.
Anche un gesto minimo può avere valore, se restituisce alla persona il senso di poter incidere sulla propria realtà. Fare qualcosa, anche qualcosa di piccolo, ci reintegra nel mondo. Ci ricorda che non siamo soltanto pensieri, paure o attese, ma persone capaci di trasformare un’intenzione in un atto.
Si è parlato così della necessità di costruirsi, giorno dopo giorno, attraverso studio, relazioni, responsabilità, scelte e ricerca di senso. Non per inseguire un’idea astratta di successo, ma per dare una certa unità alla propria esistenza.
Come è stato ricordato nel dibattito, l’importante nella vita non è soltanto avere successo, ma fare cose che abbiano un senso.
𝗜𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗲𝗴𝗼𝗶𝘀𝗺𝗼
Un passaggio particolarmente interessante del confronto ha riguardato un possibile ribaltamento della prospettiva abituale.
Forse il vero egoismo non nasce da chi si prende cura di sé, ma da chi non riesce ad avere fiducia in se stesso.
Chi è interiormente svuotato, insicuro o risentito rischia infatti di chiudersi, di non avere energie per gli altri, di vivere il successo altrui come una minaccia e talvolta di sminuire chi ha davanti. In questo senso la mancanza di fiducia può trasformarsi in una forma di cattiveria difensiva: non perché la persona sia necessariamente cattiva, ma perché, non riuscendo a stare bene con sé, fatica a stare bene anche nella relazione con gli altri.
Ribaltare questa prospettiva è importante: prendersi cura di sé non è un atto egoistico, ma può diventare una condizione di apertura, generosità e disponibilità verso il mondo.
Chi ha fiducia in sé non ha bisogno di schiacciare gli altri. Può ascoltare, imparare, gioire del successo altrui, mettere la propria esperienza a disposizione e contribuire alla crescita di chi gli sta accanto.
𝗔𝘂𝘁𝗼𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗼 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗶𝗻𝗴𝗮𝗻𝗻𝗼?
Un’altra domanda emersa nel dibattito ha riguardato il confine fra autostima e autoinganno.
Avere fiducia in se stessi non significa pensare di avere sempre ragione. Non significa respingere ogni critica, non ascoltare nessuno, sentirsi superiori agli altri.
Quella non è autostima: è spesso una forma di fragilità mascherata da superbia.
La vera autostima permette invece di ascoltare una critica senza viverla come una distruzione personale. Permette di distinguere fra il valore della persona e l’errore compiuto. Permette di dire: questa cosa posso migliorarla, ma questo non cancella ciò che sono.
In questo senso, la fiducia in se stessi non è chiusura. È apertura.
𝗖𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝘀𝗶, 𝗮𝗺𝗶𝗰𝗶𝘇𝗶𝗮, 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴𝗼
Molto importante è stata anche la riflessione sul “conosci te stesso”.
Conoscersi non è un esercizio narcisistico. È il presupposto per capire il proprio modo di stare al mondo, il proprio metro di giudizio, le ferite che ci condizionano, i copioni che ripetiamo, le paure che ci guidano senza che ce ne accorgiamo.
Ma nessuno si conosce davvero da solo.
Per questo si è parlato anche dell’amicizia: l’amico autentico come qualcuno che ci aiuta a vederci, che ci sostiene, ma che sa anche dirci quando stiamo sbagliando. Non per giudicarci, ma per aiutarci a diventare più veri.
In questo senso il dialogo non è un accessorio. È una forma di conoscenza.
Parlare, ascoltare, confrontarsi, accettare punti di vista diversi, non chiudersi nella propria solitudine: tutto questo appartiene pienamente allo spirito del Club di Conversazione.
𝗠𝗶𝗻𝗱𝗳𝘂𝗹𝗻𝗲𝘀𝘀, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶
Nel corso dell’incontro si è parlato anche di mindfulness e di attenzione al presente.
Non come formula magica, ma come pratica semplice di consapevolezza: imparare a stare in ciò che si sta facendo, anche nei gesti più ordinari. Lavarsi i denti, mangiare, camminare, respirare, ascoltare qualcuno senza essere altrove con la mente.
Il dibattito si è poi aperto anche al confronto con le tradizioni orientali, che invitano a guardare oltre l’idea dell’io isolato e separato, e a riconoscere una dimensione più ampia e profonda della vita.
In questa prospettiva, la fiducia non nasce soltanto dalla validazione esterna o dal risultato ottenuto, ma anche dalla capacità di entrare in contatto con il presente, con la consapevolezza e con qualcosa che ci supera.
La mindfulness può essere letta anche in questa direzione: non come fuga dalla realtà, ma come ritorno all’esperienza concreta, al corpo, al respiro, ai piccoli gesti quotidiani. Un modo per non vivere sempre altrove, nel confronto, nell’ansia o nel giudizio.
𝗨𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗮
Il titolo dell’incontro, *Io sono la mia scelta*, ha trovato nel dibattito un significato ampio.
Scegliere non significa controllare tutto. Non significa avere sempre le risposte. Non significa essere invulnerabili.
Significa però non rinunciare del tutto alla propria responsabilità.
Significa chiedersi che direzione vogliamo dare alla nostra vita, quali relazioni vogliamo coltivare, quali pensieri vogliamo alimentare, quali gesti vogliamo compiere, quale contributo vogliamo portare agli altri.
In fondo, anche la fiducia in se stessi ha una dimensione civile.
Una persona più consapevole, meno schiacciata dalla paura e dal risentimento, più capace di dialogare e di prendersi cura di sé, è anche una persona più capace di stare nella comunità.
Per questo un tema apparentemente intimo si è rivelato, ancora una volta, un tema pubblico.
𝗥𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶
Grazie a Monica Milanta per aver condiviso con semplicità e generosità il proprio percorso e i propri strumenti di riflessione.
Grazie a tutti gli intervenuti per un dibattito ricco, libero e partecipato, che ha permesso di allargare il tema della fiducia in se stessi alla filosofia, alla psicologia, all’amicizia, alla spiritualità e alla vita quotidiana.
E grazie, come sempre, al Bar 11 e a Monica Tondelli per l’ospitalità.
Con questo incontro il Club di Conversazione si prende una breve pausa estiva, prima di riprendere a settembre con nuovi appuntamenti.