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Club di conversazione Ci incontriamo due volte alla settimana al Bar 11, per coltivare l'inestinguibile passione per il pensiero condiviso. Partecipa al prossimo incontro!

Rinasciamo grazie alla cultura e alla sua gioiosa condivisione. Sabato ore 11.00
Domenica ore 11.30

✨ 𝗖𝗢𝗥𝗥𝗔𝗗𝗢 𝗖𝗔𝗣𝗔𝗖𝗖𝗜: 𝗟𝗘 𝗧𝗘𝗢𝗥𝗜𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗩𝗔𝗟𝗢𝗥𝗘, 𝗟𝗘 𝗜𝗗𝗘𝗘 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗚𝗨𝗜𝗗𝗔𝗡𝗢 𝗟𝗘 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗘 𝗦𝗖𝗘𝗟𝗧𝗘Quanto vale una cosa? E, sopratt...
17/10/2026

✨ 𝗖𝗢𝗥𝗥𝗔𝗗𝗢 𝗖𝗔𝗣𝗔𝗖𝗖𝗜: 𝗟𝗘 𝗧𝗘𝗢𝗥𝗜𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗩𝗔𝗟𝗢𝗥𝗘, 𝗟𝗘 𝗜𝗗𝗘𝗘 𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗖𝗛𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗚𝗨𝗜𝗗𝗔𝗡𝗢 𝗟𝗘 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗘 𝗦𝗖𝗘𝗟𝗧𝗘
Quanto vale una cosa? E, soprattutto, perché vale?
È la domanda con cui Corrado Capacci ha aperto una mattinata del Club di Conversazione dedicata alla storia del pensiero economico. Una domanda che sembra riguardare i prezzi, ma che ci porta presto molto più lontano: ai bisogni, al lavoro, alla scarsità, al desiderio, al tempo, alla fiducia e al modo in cui prendiamo decisioni.
Capacci si occupa da molti anni di finanza e investimenti. Ha affrontato un tema vastissimo con ironia e con la prudenza di chi sa che nessuna singola teoria può esaurirlo. Ha anche precisato che il suo percorso avrebbe riguardato soprattutto il pensiero occidentale: altre culture hanno elaborato modi propri di concepire il valore, che meritano di essere conosciuti.
🧺 𝗗𝗔 𝗗𝗢𝗩𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗜𝗡𝗖𝗜𝗔 𝗜𝗟 𝗩𝗔𝗟𝗢𝗥𝗘?
Prima di presentare i filosofi e gli economisti, Corrado ha rivolto una domanda al pubblico: «Ditemi qualcosa che per voi ha valore».
Sono arrivate risposte diversissime: una casa, un frigorifero, la salute, un viaggio, le olive, una fede nuziale. Già in questo piccolo esperimento c’era una parte della risposta. Alcune cose valgono perché ci servono. Altre perché sono difficili da ottenere. Altre ancora perché custodiscono un ricordo o rappresentano un legame.
Nel corso della storia, le società hanno usato il bestiame, il sale, le conchiglie, i metalli preziosi e infine la moneta per misurare la ricchezza e regolare gli scambi. Oggi possiamo aggiungere le valute digitali. Ma trovare qualcosa con cui pagare non equivale a spiegare perché siamo disposti a dare una certa somma in cambio di un bene.
La moneta aiuta a esprimere un prezzo. La domanda sul valore rimane aperta.
👞 𝗔𝗥𝗜𝗦𝗧𝗢𝗧𝗘𝗟𝗘 𝗘 𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗔𝗥𝗣𝗔
Il viaggio nel pensiero occidentale è partito da Aristotele e da un esempio sorprendentemente quotidiano: una scarpa.
La scarpa può essere indossata per camminare, oppure scambiata con qualcos’altro. Ha dunque un valore d’uso e un valore di scambio. È una distinzione antica che attraverserà molti secoli di riflessione economica.
Corrado ha accompagnato l’esempio con un ricordo personale: durante un viaggio a Mosca, scambiò un paio di espadrillas con alcune scatole di caviale. Un modo divertente per mostrare che l’oggetto non porta scritto addosso un valore identico per tutti. Lo scambio avviene quando le persone coinvolte attribuiscono importanza diversa a ciò che possiedono e a ciò che desiderano ottenere.
Per Aristotele, inoltre, conta anche il fine dell’attività economica. C’è differenza fra procurarsi ciò che serve a vivere e accumulare ricchezza come scopo in sé. Fin dall’inizio, quindi, parlare di valore significa porsi anche una domanda morale.
⚖️ 𝗜𝗟 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗢 𝗣𝗥𝗘𝗭𝗭𝗢
Con Tommaso d’Aquino il tema dello scambio acquista un’altra sfumatura: quando un prezzo è giusto?
Nella sintesi proposta da Capacci, il problema riguarda la correttezza della relazione fra chi compra e chi vende. Uno scambio non si giudica soltanto dalla cifra pagata, ma anche dal fatto che una delle due parti sia stata ingannata o costretta.
Le riflessioni successive introducono altri elementi: il costo, la scarsità, il luogo, il momento. Un bene può assumere valori differenti a seconda delle circostanze. L’idea di un prezzo immutabile comincia a mostrare i suoi limiti.
La domanda non è ancora risolta, ma si arricchisce: quanto costa produrre una cosa? Quanto è rara? Quale bisogno soddisfa? E lo scambio è equo per le persone che lo compiono?
🌾 𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗥𝗥𝗔, 𝗜𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗖𝗖𝗛𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜
La relazione ha poi attraversato le idee dei mercantilisti, che guardavano alla ricchezza accumulata dagli Stati e agli scambi fra nazioni, e quelle dei fisiocratici, che individuavano nella terra e nella produzione agricola la fonte fondamentale del valore.
Con Adam Smith, nel Settecento, il quadro si fa più articolato. Entra in primo piano il lavoro necessario a produrre un bene, compreso quello impiegato per realizzare gli strumenti che servono a produrlo. Entra in gioco anche ciò che quel bene permette di ottenere attraverso lo scambio.
Capacci ha ricordato la distinzione fra un prezzo verso cui tendono i costi di produzione e un prezzo di mercato che cambia con la domanda e l’offerta. Ha richiamato inoltre il celebre esempio della fabbrica degli spilli: dividere il lavoro in operazioni diverse può aumentare enormemente la produttività.
Ma Smith lascia aperto un paradosso. Perché l’acqua, indispensabile alla vita, può costare poco, mentre un diamante, di cui possiamo fare a meno, può costare moltissimo?
💎 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗔𝗗𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗖𝗤𝗨𝗔 𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗗𝗜𝗔𝗠𝗔𝗡𝗧𝗘
Il paradosso ha accompagnato una parte importante della mattinata perché mostra che «utile» e «costoso» non sono sinonimi.
David Ricardo ha approfondito il rapporto fra valore e lavoro, distinguendo anche i beni che possono essere riprodotti da quelli la cui rarità pesa in modo particolare sul prezzo. Marx ha posto il lavoro al centro di una più ampia analisi dei rapporti sociali e della distribuzione della ricchezza.
Nell’Ottocento arriva poi la cosiddetta rivoluzione marginalista. L’attenzione si sposta sull’utilità di un’unità in più di un bene. Il primo bicchiere d’acqua, quando abbiamo molta sete, può essere preziosissimo. Il decimo vale molto meno per noi. Se l’acqua è abbondante, il valore attribuito a una quantità aggiuntiva può essere basso; se un bene è raro e desiderato, il suo prezzo può salire.
È un cambio di prospettiva: per comprendere una scelta non basta sapere quanta fatica sia costata la produzione di un oggetto. Bisogna chiedersi anche quanto quell’oggetto conti per la persona che lo vuole, in quel momento e in quelle condizioni.
🧭 𝗨𝗡 𝗩𝗔𝗟𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗥𝗦𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗖𝗜𝗔𝗦𝗖𝗨𝗡𝗢
Da qui Corrado ha introdotto il pensiero della scuola austriaca, soffermandosi sull’idea che il valore abbia una componente soggettiva.
Due persone possono scambiare liberamente due beni proprio perché ciascuna preferisce ciò che riceve a ciò che cede. Un appartamento, un attrezzo, un oggetto di famiglia o una somma di denaro non occupano lo stesso posto nella vita di tutti.
Nel valore entra anche il tempo. Produrre qualcosa richiede risorse oggi, mentre il risultato arriverà domani: aspettare, investire e assumersi un rischio influiscono sulle decisioni.
E i prezzi svolgono una funzione informativa. Quando cambiano, segnalano che qualcosa è diventato più richiesto, più scarso o più facile da ottenere. Sono informazioni sparse fra moltissime persone, che nessuno possiede interamente da solo.
📈 𝗗𝗢𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗘 𝗢𝗙𝗙𝗘𝗥𝗧𝗔: 𝗟𝗘 𝗗𝗨𝗘 𝗟𝗔𝗠𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗕𝗜𝗖𝗘
Alfred Marshall ha offerto un’immagine efficace per tenere insieme le diverse spiegazioni del prezzo. Chiedersi se sia la domanda o l’offerta a determinarlo è come chiedersi quale delle due lame di una forbice tagli la carta.
Da una parte ci sono i bisogni e le preferenze di chi compra; dall’altra i costi, le risorse e le possibilità di chi produce. Il prezzo nasce dal loro incontro.
Conta però anche il tempo a disposizione. Se una quantità di beni è momentaneamente fissa, un aumento improvviso della domanda può far salire rapidamente il prezzo. Nel medio e lungo periodo la produzione può adattarsi, ma costruire nuovi impianti, formare lavoratori e organizzare nuove forniture richiede tempo.
L’economia, vista così, è una realtà in movimento. Una fotografia può mostrarci un prezzo; per capirlo dobbiamo conoscere la storia e le condizioni che lo hanno prodotto.
🧮 𝗟𝗔 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗔 𝗘 𝗜 𝗟𝗜𝗠𝗜𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗜 𝗠𝗢𝗗𝗘𝗟𝗟𝗜
La parte più tecnica della relazione ha mostrato come, nel Novecento, gli economisti abbiano cercato di descrivere con la matematica un sistema nel quale i prezzi di molti beni si influenzano reciprocamente.
Per produrre una cosa ne servono altre. Per produrre quelle, ne servono altre ancora. Un prezzo non vive isolato: dipende da una rete di lavoro, materiali, strumenti, tecniche e scambi.
Capacci ha richiamato anche il contributo di Piero Sraffa e le discussioni che ne sono seguite, ricordando il lavoro del suo professore di economia a Torino, Sergio Ricossa, nel tentativo di mettere in relazione impostazioni teoriche differenti.
Sono modelli potenti, capaci di chiarire rapporti che a prima vista non vediamo. Ma la loro eleganza non deve farci dimenticare che le persone reali vivono nell’incertezza, cambiano idea, desiderano, temono e attribuiscono significati affettivi alle cose. È anche qui che la domanda iniziale torna a farsi sentire.
🧠 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗣𝗘𝗦𝗔𝗡𝗢 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗨𝗥𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗗𝗘𝗦𝗜𝗗𝗘𝗥𝗜𝗢?
Nella parte conclusiva Corrado ha parlato di economia comportamentale: lo studio di come le persone decidono concretamente, con tutte le inclinazioni e le esitazioni che fanno parte dell’esperienza umana.
Il valore che attribuiamo a qualcosa dipende spesso dal punto di partenza. Una somma può apparire enorme a una persona e trascurabile a un’altra. Una perdita può pesare psicologicamente più di un guadagno della stessa entità. E il modo in cui una scelta viene presentata può cambiare la nostra percezione, pur lasciando invariati i dati.
Durante il dibattito qualcuno ha chiesto quale posto occupi il desiderio. La risposta ha riportato il discorso alla vita quotidiana: un bene può dare soddisfazione anche quando la sua utilità pratica è limitata. Possiamo desiderarlo per ciò che rappresenta, per l’emozione che promette o per l’immagine di noi stessi a cui lo associamo.
E ci sono oggetti che hanno un valore affettivo immenso per una persona pur avendo un prezzo di mercato modestissimo. Nessun listino potrebbe spiegare da solo perché perderli ci farebbe soffrire.
🏥 𝗘 𝗤𝗨𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗜𝗡 𝗚𝗜𝗢𝗖𝗢 𝗖𝗜 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗕𝗘𝗡𝗜 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗡𝗭𝗜𝗔𝗟𝗜?
Il confronto con il pubblico ha portato la riflessione oltre la teoria. Un intervento ha chiesto di guardare al valore del bene fatto a un paziente e al problema dei prezzi quando si parla di acqua, cibo e salute.
La domanda è cruciale: possiamo trattare un bene indispensabile esattamente come qualsiasi altro oggetto? Come si tengono insieme l’accesso alle cure, le risorse limitate, il lavoro di chi le offre e gli incentivi a sviluppare nuove soluzioni?
Non sono emerse risposte semplici. Corrado ha richiamato sia l’importanza dell’iniziativa e dell’innovazione, sia i problemi concreti di sistemi nei quali concorrenza, regole e interessi acquisiti si intrecciano. Il dibattito ha mostrato che parlare di prezzi significa, prima o poi, parlare di quali responsabilità una società vuole assumersi.
🏫 𝗟’𝗘𝗖𝗢𝗡𝗢𝗠𝗜𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗘 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗩𝗜𝗧𝗔
Un’altra domanda ha riguardato la scuola. Se l’economia entra nelle nostre scelte ogni giorno, quanto ne comprendiamo davvero quando finiamo gli studi?
Corrado ha portato un esempio concreto: l’interesse composto. Capire come cresce un debito, o come può crescere nel tempo un risparmio, aiuta a leggere decisioni che possono accompagnare una persona per molti anni.
Da qui è nato anche un confronto sul rapporto fra economia e filosofia. Molte idee economiche sono sorte da domande morali e politiche. La matematica ha permesso di approfondirle, ma resta necessario domandarsi a quale scopo usiamo le nostre conoscenze e quali conseguenze hanno le scelte per le persone.
🤝 𝗘𝗧𝗜𝗖𝗔, 𝗥𝗘𝗦𝗣𝗢𝗡𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧À 𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗙𝗥𝗢𝗡𝗧𝗢
Nella discussione finale si è parlato del rapporto fra mercato, istituzioni e responsabilità individuale. Corrado ha espresso la preoccupazione che, in molti ambiti, procedure sempre più numerose finiscano per prendere il posto del giudizio e dell’assunzione personale di responsabilità.
È emerso anche il tema della qualità del dibattito pubblico: come possiamo decidere insieme se siamo esposti a informazioni frammentate, messaggi costruiti per orientare le nostre reazioni e spiegazioni troppo semplici di problemi complessi?
L’incontro non si è concluso con una definizione unica del valore. Ci ha lasciato qualcosa di forse più utile: una serie di domande migliori da porci davanti alle nostre scelte.
Che cosa ci serve davvero? Che cosa desideriamo? Quanto pesano il lavoro e le risorse impiegate per produrre ciò che compriamo? Quali rischi corriamo? Che valore diamo al tempo, alle relazioni e alla possibilità degli altri di vivere bene?
Grazie a Corrado Capacci per aver guidato il Club attraverso secoli di idee economiche con competenza, ironia e disponibilità al confronto. E grazie a tutte le persone intervenute: le loro domande hanno riportato continuamente la teoria al suo punto di partenza, la vita delle persone.

17/10/2026
Buongiorno a tutti!Ecco il prossimo evento del Club di conversazione𝐂𝐨𝐫𝐫𝐚𝐝𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐚𝐜𝐜𝐢, “𝐋𝐞 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞: 𝐥𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧...
15/10/2026

Buongiorno a tutti!
Ecco il prossimo evento del Club di conversazione
𝐂𝐨𝐫𝐫𝐚𝐝𝐨 𝐂𝐚𝐩𝐚𝐜𝐜𝐢, “𝐋𝐞 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞: 𝐥𝐞 𝐢𝐝𝐞𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐮𝐢𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐞 𝐬𝐜𝐞𝐥𝐭𝐞”
Sabato 17 ottobre, ore 11
Bar 11, Imperia Oneglia
Una breve passeggiata nella storia delle idee sul valore economico: dal lavoro necessario per produrre un bene alla sua utilità, dalla scarsità alle preferenze di chi lo acquista. Un percorso per scoprire come le diverse risposte a una domanda apparentemente semplice, «quanto vale qualcosa?», influenzino ancora oggi le nostre scelte quotidiane e le nostre opinioni su lavoro, ricchezza e società.

Il Club di conversazione prosegue con crescente partecipazione e ha già coinvolto oltre cinquanta relatori, offrendo uno spazio libero e informale di confronto.
L’obiettivo è affrontare anche temi seri e complessi, valorizzare competenze ed esperienze e creare nuove occasioni di dialogo, riflessione e conoscenza.
In un clima di amicizia e pluralismo, il Club di conversazione vuole essere un luogo in cui la comunità possa incontrarsi, ascoltarsi e condividere idee.
Come sempre, grazie a tutti coloro che partecipano e rendono possibile questo percorso.
Seguite la pagina del Club di conversazione per rimanere aggiornati sui prossimi incontri e su tutte le nostre iniziative!
Grazie

✨ 𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔 𝗥𝗜𝗩𝗔 𝗚𝗨𝗔𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜: 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗜𝗘𝗟𝗢 𝗔𝗟 𝗠𝗔𝗥𝗘, 𝗖𝗢𝗡 𝗨𝗡 𝗣𝗜𝗭𝗭𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗜 𝗙𝗢𝗟𝗟𝗜𝗔Con Tiziana Riva Guatelli il Club di Conversazione h...
11/10/2026

✨ 𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔𝗡𝗔 𝗥𝗜𝗩𝗔 𝗚𝗨𝗔𝗧𝗘𝗟𝗟𝗜: 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗜𝗘𝗟𝗢 𝗔𝗟 𝗠𝗔𝗥𝗘, 𝗖𝗢𝗡 𝗨𝗡 𝗣𝗜𝗭𝗭𝗜𝗖𝗢 𝗗𝗜 𝗙𝗢𝗟𝗟𝗜𝗔
Con Tiziana Riva Guatelli il Club di Conversazione ha ascoltato una storia di famiglia, di lavoro e di città. Una storia che parte dal cielo, attraversa la guerra, passa per il mare e arriva fino al porto di Imperia; una storia fatta di coraggio, immaginazione, ostinazione e — come recita il titolo dell’incontro — di un indispensabile pizzico di follia.
Al centro del racconto, Giuseppe Riva: padre di Tiziana, uomo d’avventura, aviatore, collaudatore, imprenditore della pesca e della nautica. Ma insieme alla sua figura è emersa anche la storia di un’intera città: l’Imperia del dopoguerra, il suo porto, i pescatori, il commercio, le nuove attività e la capacità di alcune persone di vedere possibilità dove altri vedevano soltanto difficoltà.
✈️ 𝗨𝗡 𝗨𝗢𝗠𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗚𝗨𝗔𝗥𝗗𝗔𝗩𝗔 𝗟𝗢𝗡𝗧𝗔𝗡𝗢
Giuseppe Riva nasce nel 1905, in una famiglia segnata presto dalla perdita del padre nella Prima guerra mondiale. Cresce in un’epoca difficile, nella quale diventare adulti significava spesso imparare a cavarsela con ciò che si aveva, contando sulle proprie energie e sulla propria capacità di adattarsi.
A diciotto anni entra volontario nell’aviazione e parte per l’Africa. È il periodo storico delle colonie italiane, una pagina che Tiziana ha raccontato senza nasconderne le contraddizioni: un mondo nel quale molti italiani cercavano fortuna lontano da casa, mentre le popolazioni locali subivano l’occupazione straniera.
Giuseppe lavora come aviatore e come tecnico, con incarichi che lo portano a spostarsi fra deserti, oasi e basi militari. Collabora anche con l’Istituto Geografico De Agostini nella raccolta di elementi utili allo studio delle migrazioni degli animali nel Sahara.
Ma il suo carattere non poteva rimanere dentro i confini di una vita ordinata. Era un personaggio fuori dagli schemi: nella sua tenda raccoglieva oggetti di artigianato trovati lungo i viaggi, conservava reperti singolari e viveva con una scimmietta che lo accompagnava persino in volo. Una presenza così vivace da rosicchiare, un giorno, alcuni cavi dell’aereo e costringerlo a un atterraggio di emergenza.
Un episodio divertente, ma anche il ritratto perfetto di un uomo che sembrava incapace di vivere senza avventura.
❤️ 𝗟’𝗔𝗠𝗢𝗥𝗘, 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗘 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗘𝗚𝗟𝗜𝗘𝗥𝗘
In Africa Giuseppe incontra quella che sarebbe diventata sua moglie. La loro storia non è semplice: la famiglia di lei non vede di buon occhio quel giovane aviatore considerato troppo imprevedibile, troppo libero, troppo “matto”. Ma i due scelgono comunque di sposarsi e nel 1936 tornano in Italia.
Giuseppe continua a lavorare nell’aviazione, prima come tecnico e poi come collaudatore di velivoli. Nel racconto di Tiziana è rimasto impresso un episodio che mostra quanto sottile potesse essere, in quegli anni, il confine fra la vita e la morte.
Poco prima di un collaudo, Giuseppe litiga con il secondo pilota con il quale avrebbe dovuto salire sull’aereo. Decide di non partire con lui. Poco dopo il decollo, l’aereo prende fuoco e precipita nel lago. La moglie, affacciata alla finestra, assiste alla scena convinta che suo marito sia a bordo. Solo una telefonata le restituisce il respiro: Giuseppe non era su quell’aereo.
Durante la guerra, il suo lavoro in aeroporto lo mette di fronte a nuove scelte e nuovi rischi. Tiziana ha raccontato come il padre, contrario alle missioni degli occupanti tedeschi, insieme ad altri piloti rendesse inservibili gli aerei, costringendoli a restare a terra. Quando l’attività viene scoperta, per lui comincia una fuga fatta di paura, nascondigli, treni e controlli.
È una memoria familiare che non viene proposta come leggenda eroica, ma come testimonianza della confusione, della durezza e delle contraddizioni di un’epoca in cui molte persone cercavano semplicemente di sopravvivere senza rinunciare del tutto a ciò che ritenevano giusto.
🌊 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗜𝗘𝗟𝗢 𝗔𝗟 𝗠𝗔𝗥𝗘
Nel 1952 arriva la svolta che porta Giuseppe Riva a Imperia.
Un imprenditore milanese gli propone una nuova avventura: acquistare tre pescherecci e avviare un’attività in una città dove la pesca professionale organizzata è ancora agli inizi. Per un uomo che aveva passato la vita fra aeroplani, motori e hangar, il mare non era un ambiente conosciuto. Eppure accetta.
È forse questo il cuore più bello del racconto: Giuseppe Riva non sa tutto del mare, ma decide di imparare. Legge, studia, osserva, chiede. Fonda la SIPAM — Società Italiana Pesca Altomobile — e porta a Imperia tre pescherecci destinati a cambiare il rapporto della città con il proprio porto.
All’epoca, ha ricordato Tiziana, nel porto c’erano soprattutto piccoli gozzi. I pescatori portavano il pescato a riva e le famiglie lo vendevano sotto i portici, pesandolo con la stadèra. Era un’economia minuta, legata alla vita quotidiana del mare.
Con l’arrivo dei pescherecci, dei nuovi commerci e dell’asta del pesce, quel mondo si trasforma. Giuseppe contribuisce a creare una struttura che rende il porto più operativo, più connesso, più capace di offrire lavoro.
🐟 𝗜𝗟 𝗣𝗢𝗥𝗧𝗢, 𝗟’𝗔𝗦𝗧𝗔 𝗘 𝗟𝗔 𝗙𝗜𝗗𝗨𝗖𝗜𝗔 𝗡𝗘𝗜 𝗣𝗘𝗦𝗖𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜
Fra le intuizioni di Giuseppe Riva c’è l’apertura della prima asta del pesce a Imperia, dopo aver visto come funzionava a Genova.
Non si tratta soltanto di un’iniziativa commerciale: significa organizzare un mercato, dare continuità al lavoro dei pescatori, creare un punto di riferimento per chi viveva del mare.
Negli anni arrivano a Imperia pescatori dall’Abruzzo, dalla Sicilia e da altre zone d’Italia. Giuseppe li aiuta a inserirsi, li sostiene quando devono acquistare o costruire una barca, crea condizioni perché possano lavorare. In cambio, quei pescatori alimentano la vita dell’asta e del porto.
Da qui nasce un legame affettivo che Tiziana sente ancora oggi. Molti figli e nipoti di quei pescatori, incontrandola, ricordano il padre. Non soltanto come un imprenditore, ma come una persona capace di dare fiducia e di scommettere sugli altri.
È un modo di intendere l’impresa che va oltre il bilancio. Fare attività economica significa naturalmente creare valore, ma può anche voler dire costruire relazioni, offrire opportunità, generare lavoro e contribuire alla crescita di una comunità.
⛽ 𝗟𝗔 𝗡𝗔𝗨𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗘 𝗨𝗡 𝗡𝗘𝗚𝗢𝗭𝗜𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔
Dopo un grave infarto, Giuseppe è costretto a rallentare. Cede l’asta, ma non smette di immaginare.
Apre un negozio di attrezzature per la pesca, ottiene rappresentanze di motori marini e contribuisce anche all’apertura del primo distributore di carburante per le imbarcazioni. È un’altra tappa di una vita nella quale ogni cambiamento diventa occasione per ricominciare da un altro punto.
Il negozio nasce in un mondo dominato dalla pesca professionale. Tiziana ricorda l’odore della canapa, le matasse, i cordami, gli strumenti necessari a chi lavorava in mare: odori e oggetti che diventano memoria, che riportano a un’infanzia trascorsa fra il porto, i pescatori e un padre sempre pronto a inventare qualcosa.
Alla morte di Giuseppe, ancora giovane, l’attività prosegue grazie alla moglie e ai collaboratori. Poi arriva Tiziana, che porta dentro l’azienda una nuova visione.
La nautica sta cambiando: accanto alle piccole imbarcazioni dei diportisti, Imperia comincia a ospitare yacht sempre più grandi. Tiziana capisce che, per continuare a crescere, bisogna allargare lo sguardo senza perdere la propria identità.
Nasce così la trasformazione di Riva Mare: da negozio legato principalmente alla pesca professionale a punto di riferimento per la nautica, capace di dialogare con un mondo nuovo e con le esigenze delle grandi imbarcazioni.
⚓ 𝗜𝗡𝗡𝗢𝗩𝗔𝗥𝗘 𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗗𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗖𝗜
Tiziana ha raccontato questo passaggio con molta sincerità. Non tutte le scelte furono accolte subito con entusiasmo: crescere, allargarsi, rivolgersi a una clientela diversa significa assumersi dei rischi e, qualche volta, andare contro il consiglio di chi ci sta vicino.
Ma è proprio qui che il titolo dell’incontro acquista significato. Il “pizzico di follia” non è improvvisazione irresponsabile. È la capacità di prendere una decisione quando i dati da soli non bastano; è la disponibilità a uscire da un’abitudine; è la fiducia che permette di vedere una possibilità prima che sia già evidente a tutti.
Oggi Riva Mare continua il proprio percorso con il contributo delle nuove generazioni. I nipoti portano competenze digitali, nuove conoscenze, strumenti diversi per affrontare un mercato cambiato. Tiziana, con affetto e ironia, ha raccontato di imparare da loro anche a usare le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.
Non è un passaggio di consegne semplice o scontato. È un dialogo fra esperienza e innovazione. Fra chi sa che cosa significa vivere il porto e chi porta nuovi modi per raccontarlo, organizzarlo e farlo crescere.
🏺 𝗜𝗟 𝗠𝗨𝗦𝗘𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗜𝗠𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗜𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗜𝗠𝗣𝗘𝗥𝗜𝗔
La conversazione ha toccato anche il Museo delle Lattine d’Olio, custodito a Chiusavecchia in un frantoio seicentesco restaurato.
Una collezione di migliaia di lattine litografate che raccontano la storia dell’olio ligure, dell’emigrazione italiana, del lavoro dei disegnatori e della capacità imprenditoriale di Imperia.
Quelle lattine non sono soltanto contenitori. Sono piccole opere d’arte, messaggi rivolti agli italiani che vivevano lontano e che, nelle immagini dell’Aida, di Romeo e Giulietta, dei paesaggi e dei simboli della patria, ritrovavano un legame con l’Italia.
Anche il museo, dunque, parla della stessa cosa raccontata da Tiziana: del lavoro come memoria, della capacità di trasformare un archivio che rischiava di essere disperso in patrimonio condiviso, dell’idea che una città debba conoscere le proprie radici per poter immaginare il futuro.
💬 𝗖𝗢𝗥𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗜𝗘𝗥𝗜, 𝗖𝗢𝗥𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗗𝗜 𝗢𝗚𝗚𝗜
Nel dibattito finale la storia di Giuseppe Riva è diventata il punto di partenza per parlare del presente.
Che cosa significa avere coraggio oggi? È più difficile intraprendere ora, in un mondo sovraccarico di informazioni, concorrenza e burocrazia, oppure era più difficile farlo nel dopoguerra, quando mancavano capitali, strumenti, formazione e sicurezze?
Le risposte sono state diverse. Da un lato, i giovani hanno oggi possibilità impensabili fino a pochi anni fa: possono conoscere mercati lontani, costruire reti, usare tecnologie nuove, sviluppare idee senza partire necessariamente da grandi capitali.
Dall’altro, proprio l’abbondanza di possibilità può diventare disorientamento. Si rischia di rimandare, di confrontarsi continuamente con ciò che è già stato fatto altrove, di restare bloccati di fronte alla paura di scegliere la strada sbagliata.
La conclusione condivisa non è stata nostalgica. Non è vero che ieri fosse semplicemente più facile, e non è vero che oggi manchino opportunità. Cambiano le condizioni, cambiano gli strumenti, cambiano i rischi. Ma restano decisive la passione, la determinazione, la capacità di costruire relazioni e il coraggio di iniziare.
🙏 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗣𝗔𝗥𝗟𝗔 𝗔𝗟 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗧𝗘
Il racconto di Tiziana Riva Guatelli ha avuto il valore delle storie vere: non perfette, non lineari, attraversate da pericoli, fatiche, affetti, ostinazioni e cambiamenti.
Giuseppe Riva non era un uomo che aspettava che qualcuno gli indicasse la strada. Cercava, imparava, rischiava, cambiava direzione. Dal cielo al mare, dall’aviazione alla pesca, dall’asta del pesce alla nautica, ha lasciato tracce concrete nella vita di Imperia.
Forse il messaggio più forte della mattinata è proprio questo: le cose che oggi consideriamo naturali — un’attività, un porto, un servizio, un’impresa, un museo — spesso esistono perché qualcuno, in un momento preciso, ha avuto l’immaginazione di pensarle e il coraggio di provarci.
Grazie a Tiziana Riva Guatelli per aver condiviso con il Club una storia così intensa e generosa; grazie al pubblico per le domande e il confronto; grazie a tutte le persone che continuano a custodire e trasformare la memoria imprenditoriale della nostra città.

11/10/2026

Siamo in 1.000!
Mille grazie a chi segue il Club di conversazione e condivide con noi idee, curiosità e immaginazione!

09/10/2026

Ricordiamo che il prossimo incontro del Club di conversazione è stato spostato a domenica 11 ottobre, sempre alle ore 11 al Bar 11.

Buongiorno a tutti!Ecco il prossimo evento del Club di conversazione:Tiziana Riva Guatelli, “Dal cielo al mare, con un p...
08/10/2026

Buongiorno a tutti!
Ecco il prossimo evento del Club di conversazione:

Tiziana Riva Guatelli, “Dal cielo al mare, con un pizzico di follia”
Eccezionalmente DOMENICA 11 ottobre, ore 11
Bar 11, Imperia Oneglia

Attenzione: questa settimana l’incontro si terrà domenica anziché sabato, sempre nello stesso luogo e alla stessa ora.

Tiziana Riva Guatelli porta al Club la storia di suo padre, Giuseppe Riva: tenente aviatore, imprenditore, un uomo che ha attraversato il Novecento con la stessa energia con cui, a diciott’anni, si arruolò volontario in Aeronautica.

La sua vita è un susseguirsi di scelte fuori dagli schemi, alcune delle quali hanno lasciato un segno che Imperia porta ancora oggi. Tiziana ne ripercorrerà i passaggi più significativi, tra visione, testardaggine e coraggio, raccontando una vicenda personale che si intreccia con la storia della nostra città.

L’incontro sarà anche l’occasione per una domanda aperta al pubblico: **quella stessa intraprendenza esiste ancora tra i giovani di oggi, o ha cambiato forma?** Uno spunto per confrontarsi tra generazioni sul desiderio di mettersi in gioco, prendere iniziative e dare forma alle proprie idee.

Il Club di conversazione prosegue con crescente partecipazione e ha già coinvolto oltre cinquanta relatori, offrendo uno spazio libero e informale di confronto.

L’obiettivo è affrontare anche temi seri e complessi, valorizzare competenze ed esperienze e creare nuove occasioni di dialogo, riflessione e conoscenza.

In un clima di amicizia e pluralismo, il Club vuole essere un luogo in cui la comunità possa incontrarsi, ascoltarsi e condividere idee.

Come sempre, grazie a tutti coloro che partecipano e rendono possibile questo percorso.

Seguite la pagina del Club di conversazione per rimanere aggiornati sui prossimi incontri e su tutte le nostre iniziative.

✨ 𝗟𝗨𝗖𝗜𝗔 𝗣𝗘𝗡𝗡𝗔: 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗖’È 𝗗𝗔 𝗦𝗔𝗣𝗘𝗥𝗘 𝗦𝗨𝗟 𝗣𝗔𝗣𝗜𝗟𝗟𝗢𝗠𝗔 𝗩𝗜𝗥𝗨𝗦Con l’incontro dedicato al Papilloma Virus si è aperta ...
03/10/2026

✨ 𝗟𝗨𝗖𝗜𝗔 𝗣𝗘𝗡𝗡𝗔: 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢 𝗤𝗨𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗖’È 𝗗𝗔 𝗦𝗔𝗣𝗘𝗥𝗘 𝗦𝗨𝗟 𝗣𝗔𝗣𝗜𝗟𝗟𝗢𝗠𝗔 𝗩𝗜𝗥𝗨𝗦
Con l’incontro dedicato al Papilloma Virus si è aperta la stagione autunnale del Club di Conversazione. Un avvio importante, affidato a Lucia Penna, ginecologa e ostetrica, per molti anni dirigente medico presso l’Ospedale di Imperia e tuttora impegnata nell’attività professionale e nella divulgazione.
Il titolo — “Tutto quello che c’è da sapere sul Papilloma Virus” — prometteva una panoramica ampia. E così è stato: non soltanto una spiegazione medica dell’HPV, ma una conversazione aperta su prevenzione, vaccinazioni, screening, relazioni, paure, responsabilità e qualità dell’informazione.
Un tema che riguarda donne e uomini, giovani e adulti, famiglie, scuola, medici e servizi sanitari. Un tema nel quale la conoscenza può fare una differenza concreta.
🦠 𝗨𝗡 𝗩𝗜𝗥𝗨𝗦 𝗠𝗢𝗟𝗧𝗢 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗨𝗦𝗢, 𝗠𝗔 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗣𝗢𝗖𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗜𝗨𝗧𝗢
Lucia Penna ha iniziato da un punto essenziale: il Papilloma Virus umano, comunemente indicato con la sigla HPV, non è un evento raro o eccezionale. È una grande famiglia di virus, con molti tipi differenti, che possono interessare pelle e mucose.
L’incontro con il virus è molto frequente nel corso della vita. Può avvenire prevalentemente attraverso i contatti sessuali, ma il punto importante è un altro: l’HPV spesso non dà segnali evidenti. Una persona può averlo incontrato senza esserne consapevole e, nella maggior parte dei casi, l’organismo riesce a controllare l’infezione.
Questo dato è stato ripetuto più volte durante l’incontro perché aiuta a liberarsi da due equivoci: non bisogna vivere una positività come una colpa, e non bisogna trasformarla automaticamente in una diagnosi di malattia grave.
Il virus non è un giudizio sulla vita di qualcuno. È una realtà sanitaria diffusa, da affrontare con conoscenza, prevenzione e responsabilità.
🔬 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗧𝗥𝗔 𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗜𝗟 𝗩𝗜𝗥𝗨𝗦 𝗘 𝗔𝗠𝗠𝗔𝗟𝗔𝗥𝗦𝗜
Uno dei punti più utili dell’esposizione ha riguardato proprio la distinzione fra infezione, persistenza del virus e sviluppo di una patologia.
La presenza dell’HPV non significa automaticamente avere una lesione o un tumore. Nella maggior parte delle persone l’infezione è transitoria. In una quota più limitata di casi, però, alcuni tipi di HPV ad alto rischio possono persistere nel tempo e provocare alterazioni cellulari che richiedono controllo e, se necessario, trattamento.
È qui che entra in gioco il valore della prevenzione: il passaggio dall’infezione a una possibile lesione e, nei casi più seri, a una malattia tumorale, non è in genere immediato. È un percorso che può richiedere anni.
Questo tempo non deve generare leggerezza, ma fiducia nella possibilità di intervenire. Se si partecipa ai programmi di screening e si seguono i percorsi indicati dai professionisti, esistono strumenti per individuare e trattare per tempo eventuali alterazioni.
🩺 𝗜𝗟 𝗥𝗔𝗣𝗣𝗢𝗥𝗧𝗢 𝗧𝗥𝗔 𝗛𝗣𝗩 𝗘 𝗧𝗨𝗠𝗢𝗥𝗜
Nel corso della mattinata si è parlato del legame tra alcuni tipi di HPV e diverse patologie. Il tumore del collo dell’utero è quello che viene più spesso associato al virus e per il quale esistono programmi consolidati di prevenzione secondaria attraverso lo screening.
Ma l’HPV può essere collegato anche ad altre patologie che riguardano entrambi i sessi, comprese alcune del distretto anogenitale e testa-collo. Questo è uno dei motivi per cui il discorso non può essere limitato alle sole donne.
La prevenzione, ha sottolineato la relatrice, deve essere condivisa. Non esistono persone “estranee” al tema soltanto in base al sesso, all’età o al fatto di non avere sintomi. Esiste invece una responsabilità comune nel conoscere gli strumenti disponibili, contrastare le false informazioni e non rimandare i controlli previsti.
💉 𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗖𝗖𝗜𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘: 𝗨𝗡𝗢 𝗦𝗧𝗥𝗨𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗩𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
Una parte importante dell’incontro è stata dedicata alla vaccinazione anti-HPV.
Il vaccino è uno strumento di prevenzione primaria: aiuta il sistema immunitario a riconoscere i tipi di virus per i quali è stato progettato e a proteggersi dall’infezione. Il suo valore è particolarmente significativo quando viene somministrato prima dell’eventuale incontro con il virus, ma le indicazioni sulla vaccinazione e sulle fasce di accesso vanno sempre verificate attraverso i servizi sanitari e il proprio medico.
La dott.ssa Penna ha spiegato, con parole semplici, che i vaccini attuali non contengono il virus capace di causare l’infezione. Sono costruiti per stimolare una risposta immunitaria protettiva e costituiscono uno degli strumenti più importanti messi a disposizione dalla medicina preventiva.
Sono emerse anche le ragioni per cui alcune persone esitano: la mancanza di informazione, la convinzione che il tema riguardi troppo presto la vita sessuale dei ragazzi, la scarsa fiducia nelle vaccinazioni o il peso delle notizie false diffuse online.
Proprio qui si apre una questione più ampia. Una scelta sanitaria non può essere davvero libera se è fondata sulla disinformazione. Per decidere con consapevolezza è necessario avere accesso a spiegazioni chiare, fonti attendibili e professionisti disponibili al dialogo.
🔎 𝗩𝗔𝗖𝗖𝗜𝗡𝗢 𝗘 𝗦𝗖𝗥𝗘𝗘𝗡𝗜𝗡𝗚: 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗢𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗘
Un messaggio centrale dell’incontro è stato questo: vaccinazione e screening non sono due strade alternative.
La vaccinazione è una forma di prevenzione primaria. Lo screening è prevenzione secondaria. Il primo cerca di ridurre il rischio dell’infezione persistente; il secondo permette di intercettare precocemente eventuali alterazioni e di avviare, quando necessario, gli approfondimenti e le cure.
Per la prevenzione del tumore del collo dell’utero i programmi sanitari utilizzano Pap-test e HPV-DNA test, secondo età, percorsi regionali e indicazioni previste. Il Pap-test permette di osservare le cellule; l’HPV test cerca la presenza dei tipi di virus a rischio. Quando un risultato richiede ulteriori verifiche, esistono poi esami di approfondimento, come la colposcopia.
Ma il dato più importante, ribadito durante la conversazione, è che uno screening positivo non è una sentenza. È un segnale che chiede attenzione e, se necessario, un percorso diagnostico più accurato. Lo screening non serve a creare ansia: serve a evitare che una condizione potenzialmente curabile venga scoperta troppo tardi.
💬 𝗨𝗡 𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗧𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗕𝗔𝗦𝗧𝗔: 𝗟’𝗜𝗠𝗣𝗢𝗥𝗧𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗣𝗜𝗘𝗚𝗔𝗥𝗘
Uno dei momenti più sentiti della mattinata è stato quello dedicato alla comunicazione.
Un risultato positivo al test HPV può provocare inquietudine: paura di ammalarsi, domande sulle proprie relazioni, dubbi rispetto alla coppia, timore di essere giudicati. Ma, come ha spiegato Lucia Penna, la storia dell’infezione può essere lunga e complessa. Non è possibile ricostruire automaticamente quando sia avvenuto il contagio o attribuirlo con certezza a una persona.
Per questo sono fondamentali il colloquio, la chiarezza e il tempo dedicato alle spiegazioni. Dire a una persona “il test è positivo” senza aiutarla a comprendere cosa significhi può generare inutilmente paura. Spiegare che cosa indica il risultato, quali sono gli approfondimenti previsti e quali sono le probabilità reali trasforma invece una notizia potenzialmente angosciante in un percorso affrontabile.
È un esempio molto concreto di medicina come relazione: non soltanto esami, diagnosi e protocolli, ma capacità di ascoltare le domande e di non lasciare una persona sola davanti a parole che possono apparire incomprensibili.
👥 𝗨𝗢𝗠𝗜𝗡𝗜, 𝗗𝗢𝗡𝗡𝗘 𝗘 𝗥𝗘𝗦𝗣𝗢𝗡𝗦𝗔𝗕𝗜𝗟𝗜𝗧À 𝗖𝗢𝗡𝗗𝗜𝗩𝗜𝗦𝗔
Nel dibattito è stata sollevata più volte la questione della prevenzione maschile. Per gli uomini non esiste oggi un programma di screening paragonabile a quello cervicale rivolto alla popolazione femminile. Questo rende ancora più importante la consapevolezza condivisa e il ruolo della vaccinazione.
Parlare di HPV senza imbarazzo significa anche uscire da una visione che carica una sola parte della coppia di controlli, preoccupazioni e responsabilità. La prevenzione riguarda entrambi, così come riguarda entrambi la qualità delle informazioni e delle decisioni.
Una relazione affettiva e sessuale non dovrebbe essere il luogo del sospetto o della colpa. Dovrebbe essere anche il luogo nel quale si può parlare di salute con rispetto, maturità e attenzione reciproca.
🏫 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔, 𝗙𝗔𝗠𝗜𝗚𝗟𝗜𝗘 𝗘 𝗖𝗢𝗡𝗢𝗦𝗖𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗥𝗜𝗢 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢
Le domande del pubblico hanno portato la conversazione anche sul terreno dell’educazione.
Quanto si parla, nelle scuole e nelle famiglie, di prevenzione, salute sessuale, vaccinazioni e conoscenza del corpo? Quanto spazio viene dato a una formazione che non sia allarmistica, moralistica o superficiale, ma fondata sui fatti?
È emersa una convinzione condivisa: l’informazione dovrebbe arrivare prima delle paure. Dovrebbe essere adeguata all’età, rispettosa, chiara e capace di dare ai ragazzi strumenti per orientarsi.
Non basta pubblicare dati o distribuire un opuscolo. Serve la possibilità di fare domande, di ascoltare risposte competenti, di sentirsi liberi dall’imbarazzo. E serve che pediatri, medici di famiglia, ginecologi, consultori, scuole e servizi vaccinali siano messi nelle condizioni di svolgere anche questo lavoro di accompagnamento.
📱 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟𝗘 𝗙𝗔𝗞𝗘 𝗡𝗘𝗪𝗦, 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗨𝗟𝗧𝗨𝗥𝗔 𝗦𝗖𝗜𝗘𝗡𝗧𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔
Il Club di Conversazione ha voluto dedicare spazio a questo argomento anche per riaffermare il valore della conoscenza scientifica.
Viviamo in un tempo nel quale le informazioni sulla salute sono ovunque: social network, messaggi, podcast, video, testimonianze personali, motori di ricerca. Questa abbondanza non coincide necessariamente con una maggiore comprensione.
Accanto a contenuti utili e seri, circolano semplificazioni, interpretazioni errate, falsità e narrazioni capaci di alimentare diffidenza. Il rischio non è soltanto quello di credere a una notizia sbagliata: è rinunciare a una prevenzione efficace o vivere nella paura di un pericolo mal compreso.
Fare domande è sempre giusto. Mettere alla prova un’informazione è legittimo. Ma è importante rivolgersi a fonti affidabili, ai servizi sanitari e ai professionisti competenti, senza affidare decisioni delicate a un commento letto distrattamente online.
🌍 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗘𝗩𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗗𝗜𝗥𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗜
Nella parte finale dell’incontro lo sguardo si è allargato alla dimensione mondiale. Non tutte le persone hanno lo stesso accesso a vaccini, screening, diagnosi precoci e trattamenti. E le disuguaglianze sanitarie incidono in modo drammatico sulla possibilità di prevenire e curare.
L’eliminazione del tumore del collo dell’utero come problema di salute pubblica è un obiettivo possibile soltanto se vaccinazione, screening e cure diventano realmente accessibili. Non è sufficiente che esistano strumenti efficaci: devono essere conosciuti, disponibili e raggiungibili.
La prevenzione è quindi una scelta personale, ma anche una responsabilità collettiva. Richiede sanità pubblica, informazione, investimenti, fiducia nei servizi e attenzione verso chi rischia di rimanere escluso.
🙏 𝗨𝗡 𝗠𝗘𝗦𝗦𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗟𝗜𝗖𝗘: 𝗡𝗢𝗡 𝗥𝗜𝗠𝗔𝗡𝗗𝗔𝗥𝗘
La mattinata con Lucia Penna ha lasciato un messaggio molto netto: la prevenzione funziona quando diventa conoscenza, attenzione e azione concreta.
Non bisogna aspettare che compaia un problema per iniziare a informarsi. Non bisogna lasciare che l’imbarazzo, la paura o la confusione impediscano di aderire agli inviti di screening. Non bisogna rinunciare a chiedere spiegazioni quando una risposta non è chiara.
Vaccinazione, screening, dialogo con il proprio medico e accesso a fonti affidabili sono gesti diversi, ma fanno parte della stessa idea di cura: prendersi sul serio, prendersi cura degli altri e usare gli strumenti che la medicina mette a disposizione.
Grazie a Lucia Penna per la chiarezza, la competenza e la disponibilità al confronto; grazie alle persone intervenute con domande e riflessioni; grazie al pubblico del Club di Conversazione per aver affrontato un tema delicato con partecipazione, serietà e desiderio di capire.
Per informazioni personali o dubbi sanitari è sempre opportuno rivolgersi al proprio medico, al ginecologo, ai servizi vaccinali e ai programmi di screening del servizio sanitario. Le informazioni generali sull’HPV, vaccino e screening sono disponibili anche presso il Ministero della Salute e l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Indirizzo

Imperia
18100

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