14/06/2026
SOSTEGNI ovvero il senso della vite per le connessioni.
Tema della 33esima edizione di Vinalia.
Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente. Mao Zedong
Il primo ministro canadese, Mark Carney, ha spiegato a Davos perché l'ordine internazionale fondato sulle regole non funziona più, perché le potenze medie devono smettere di fingere e costruire una terza via tra subordinazione e mondo delle fortezze.
….. “La nostra convinzione è che le potenze medie debbano agire insieme, perché se non siamo al tavolo, siamo nel menù.
Direi anche che le grandi potenze, per ora, possono permettersi di agire da sole. Hanno dimensioni di mercato, capacità militari e leva sufficienti per dettare le condizioni. Le potenze medie no. Quando negoziamo solo bilateralmente con un egemone, negoziamo da una posizione di debolezza. Accettiamo ciò che viene offerto. Competiamo tra di noi per essere i più accomodanti. Questa non è sovranità. È la recita della sovranità accettando la subordinazione. In un mondo di rivalità tra grandi potenze, i paesi intermedi hanno una scelta: competere per il favore dei più forti o unirsi per creare una terza via capace di incidere. Non dovremmo permettere che l’ascesa della forza bruta ci accechi rispetto al fatto che il potere della legittimità, dell’integrità e delle regole resterà forte se sceglieremo di esercitarlo.”
D’altronde, Mario Draghi, nel discorso pronunciato all’Università di Leuven per la laurea honoris causa, ha spiegato che il mondo che ha garantito sicurezza e benessere all’Europa non esiste più. Ora l’Unione deve scegliere se restare dipendente dagli altri o diventare più autonoma e forte.
……” Costruire una forza collettiva non sarà semplice ….. L’integrazione europea dovrà essere un’integrazione senza dominio — preferibile, ma più difficile. Questo richiede un approccio diverso, che ho definito “federalismo pragmatico”: pragmatico perché procede con i passi oggi possibili; federale perché orientato a una destinazione chiara. L’azione comune deve tradursi in istituzioni con reale potere decisionale, capaci di agire in ogni circostanza. L’euro ne è l’esempio più riuscito. Chi era pronto è andato avanti, ha costruito istituzioni comuni e, attraverso quell’impegno, ha forgiato una solidarietà più profonda di qualsiasi trattato. Altri Paesi hanno poi scelto di unirsi. Il percorso non sarà lineare. Non tutti aderiranno subito a ogni iniziativa, ma ogni passo deve restare ancorato all’obiettivo: non una cooperazione più debole, bensì una vera federazione. Alcuni potrebbero illudersi che il mondo non sia cambiato o che la geografia li protegga. Ma siamo tutti vulnerabili, che lo riconosciamo o meno. Le vecchie divisioni sono state superate da una minaccia comune.
Tuttavia, la minaccia da sola non basta. Ciò che è iniziato nella paura deve proseguire nella speranza. Agendo insieme, riscopriremo il nostro orgoglio, la fiducia in noi stessi e la fede nel nostro futuro. Ed è su questa base che l’Europa sarà costruita”.
Queste acute riflessioni mi hanno portato a pensare, in questi mesi, frequentemente, agli insegnamenti dati all’umanità, da 8.000 anni a questa parte, dalla pianta di vite. Una liana tenace e fruttuosa che ha avuto, per la sua fame di luce, però, sempre bisogno, pur accontentandosi di poco, del sostegno altrui.
Penso che la metafora che paragona l'umanità alla vite, sottolineando il suo bisogno dell’altrui sostegno, è un'immagine che può unire agricoltura e condizione umana.
Ho provato a declinarne alcune accezioni:
• Il sostegno naturale: Storicamente, fin dai greci e dai romani, nel suo processo di domesticazione, la vite non cresceva da sola ma veniva "maritata", a un albero, spesso un olmo, che fungeva da tutore naturale.
Tutto ciò rappresenta una forma di sostegno reciproco e anche un inserimento armonioso nel contesto naturale.
• La necessità di una struttura: Sebbene la vite possa arrampicarsi sugli alberi, l'agricoltura convenzionale utilizza sostegni (pergole, filari) per guidarne la crescita, garantire l'areazione e prevenire malattie.
Allo stesso modo, l'uomo ha bisogno di strutture sociali, affettive e morali per crescere in modo sano ed equilibrato.
• Il sostegno nel momento del bisogno: Proprio come la vite necessita di aiuto per non cadere e portare frutto, l'uomo può trovarsi in situazioni di fragilità in cui il supporto esterno diventa essenziale per la sopravvivenza o la rinascita.
• Il ruolo delle relazioni: La metafora, inoltre, suggerisce che la crescita non è un processo solitario. Come la vite si avvinghia al tutore, l'uomo si sostiene attraverso le relazioni, la famiglia e la comunità, trovando in esse la forza per non "piegarsi" sotto il peso delle difficoltà.
In sintesi, l'uomo, le comunità e i singoli stati come la vite, trovano la loro forma migliore non nell'isolamento, ma nel reciproco supporto.
Anche tu sei collina
e sentiero di sassi
e gioco nei canneti,
e conosci la vigna
che di notte tace.
Tu non dici parole.
C’è una terra che tace
e non è terra tua.
C’è un silenzio che dura
sulle piante e sui colli.
Ci son acque e campagne.
Sei un chiuso silenzio
che non cede, sei labbra
e occhi bui. Sei la vigna.
È una terra che attende
e non dice parola.
Sono passati giorni
sotto cieli ardenti.
Tu hai giocato alle nubi.
È una terra cattiva –
la tua fronte lo sa.
Anche questo è la vigna.
Ritroverai le nubi
e il canneto, e le voci
come un’ombra di luna.
Ritroverai parole
oltre la vita breve
e notturna dei giochi,
oltre l’infanzia accesa.
Sarà dolce tacere.
Sei la terra e la vigna.
Un acceso silenzio
brucerà la campagna
come i falò la sera.
Cesare Pavese
Titina Pigna
Responsabile Comitato Vinalia