17/01/2026
Cari cugini, vicini, amici piacentini, italoamericani, italofrancesi lo saprete, ho girovagata sei anni per allestire et stendere "Soldata Sana, le mille e una vite di Marosa Jones, un romanzo molto innovativo, un "dvd cartaceo". Il libro è uscito ill secondo semestre 2020 in francese. Il mio sogno è sempre stato di trarrne una verssione italaina per voi. Con l'aiuto di Maria Vittoria Gazzola, è speriamo di una case editrice piacentina, stiamo lavorando sul progetto. Per inaugurare questa tentative, ecco qualche pagini tratte della prima parte. Auguroni a tutte et tutti, non molleremmo mai a vantare le nostre montagne...
MARIO MORISI - www.mariomorisi.
4. AL BIVIO DELLE DUE PIETRE
Installati in uno scompartimento high-tech a metà strada tra l’Orient Express e una postazione virtuale interattiva, avete a disposizione uno schermo e un telecomando. Quello che dovete fare corrisponde a ciò che fate quando consultate un sito multimediale, un libro aumentato o un dvd: cliccare sul menu della home page e navigare tra link intertestuali e ipertestuali. Per chi se la sente: direzione Italia.
Una serie di inquadrature si sussegue dopo l’Orso bruno e oro di Chaliapine-Oligark: le spalle innevate delle Alpi, lo specchio blu elettrico del Lago Maggiore, il Moloch Milano e le sue metastasi, la via Emilia vista dall’alto. In sovrimpressione, in basso sullo schermo: Piacenza...
Sorvoliamo la piazza del Duomo poi la basilica di San Antonino dove l’eroina fu battezzata nel 1903 (o 1904)...
Una telecamera montata su un drone spazza la muraglia di mattoni bruni che circonda Palazzo Farnese. Vortici sopra l’autostazione — accelerazione con vista sui contrafforti dell’Appennino piacentino.
Il cielo è di un azzurro chiazzato di cotone.
Un pullman attende sul piazzale della stazione. L’autista timbra il biglietto, brontola perché non avete spiccioli, ripone il borsello e parte.
Uscita dalla città a passo d’uomo per via del traffico rallentato e dei semafori. Edifici di pochi piani in tonalità colorate: beige, ocra, terra di Siena, azzurro chiaro, verde oliva.
Il pullman procede tra i capannoni fino a Grazzano Visconti, villaggio “tipico” immaginato dal conte Giuseppe all’inizio del Novecento. Chi è con noi dall’inizio riconosce il paesaggio, gli altri possono utilizzare i tutorial.
L’autista scala marcia. Costeggia un torrente asciutto largo come una superstrada e si inoltra in una zona boscosa. Eccoci a Bettola, porta della valle e presunta città natale di Cristoforo Colombo, di cui si intravede la statua costeggiando le facciate che separano l’omonima piazza dal torrente.
La strada sale, il pullman supera una collana di ponti in pietra dalle ringhiere arrugginite, inghiotte le curve in contropendenza, i dossi e i tornanti. Il paesaggio è magnifico. La riva opposta della Nure è disabitata, o quasi.
Il cartello Farini annuncia un paese-strada dotato di diverse terrazze, una ferramenta, due parrucchieri, un geometra, una fioraia, tre o quattro alimentari. Uscita dal borgo: 500 metri di dislivello per 8 chilometri di salita nel bosco, 92 curve e tratti al 18%.
Eccoci in cima al monte Castellaro, 925 metri, dove si trova il borgo di Groppallo — Groupàl in dialetto.
È da Groupàl che provengono i genitori di Maria Rosa Jones, la Tata d’America — è a Groupàl che Absentès ha soggiornato quando indagava su di lei alla fine del 2010 — è a Groupàl che il dottor Stroppa, uno degli eroi di questa storia, soggiornerà presto sotto i vostri occhi.
La porta a tamburo della navetta si è aperta. Si sentono dei «ciao», degli «a prest» e dei «ci vedrum».
La telecamera ci trascina da Chez Bonjour, una pizzeria-chalet del posto. Luigi e Dante, i proprietari, ci salutano come se fossimo di famiglia: il primo accanendosi sulle foglie morte con la scopa, il secondo indicando la strada a un milanese che si è perso.
Se disponete dell’ultima versione, appoggiate il dito sulla freccia e passeggiate come si fa con Google Earth. All’angolo di un movimento di camera dovreste scorgere una donna minuta con il volto segnato da una bruciatura. Vilma, una cugina del Professore e di suo fratello, la prende tra le braccia e la consola…
Vilma: «Che piacere vederti… ti ricordi quando tua nonna era ancora di questo mondo, quelle tavolate attorno alla stufa a La Cavanna, quelle risate e quelle canzoni?»
Alba : — Era così bello che mi chiedo se sia davvero esistito.
V.: — Va meglio? Ti stai riprendendo? Sai che anch’io ho avuto un incidente, se vedessi in che stato è la mia anca…
A.: — Alla tua salute! Piero sta bene? La gente va ancora da lui a farsi tagliare i capelli? È quasi in pensione, vero… Vilma, ho bisogno dei tuoi consigli.
V.: — Volentieri, se posso rispondere, ti rispondo.
A.: — Hai dei cugini in Francia, vero?
V.: — Come i tre quarti della gente qui.
A.: — Sei una Chi (si pronuncia “chi”) D’Moureura di Grouppasseù?
V.: — Credevo lo sapessi, i tuoi abitano le rovine del fortino sopra casa dei miei genitori da secoli.
A.: — La casa a destra, superato l’oratorio, è vostra, vero?
V.: — Non la casa bianca. Quella apparteneva ai nostri cugini Jean e Lucie, ora ai due fratelli che si vedono ogni tanto.
A.: — Mi ricordo di Lucie e di Pierrot. Lei stava dritta come una “i”, con l’aria da Pocahontas e il cappello di paglia, sempre gentile, sempre a preoccuparsi degli altri. Dimmi, Vilma, a chi appartiene la casetta bianca accanto ai Bardugoni?
V.: — Non ascolti quello che ti dico, vero! Appartiene ai nipoti di Lucie, il Professore e suo fratello, lo scrittore Absentès… Sai, il matto che faceva domande su una certa Maria Rosa di cui non avevo mai sentito parlare… Perché mi fai tutte queste domande? Una storia di terreni da dividere? Una lite sui boschi?
A.: — Per niente. Non so nemmeno dove la nonna abbia cacciato i nostri atti di proprietà… No, è che ho appena ricevuto una lettera dagli Stati Uniti d’America... Una lettera che riguarda proprio questa Maria Rosa, un’amica di nonna Albina.
Vilma Morisi Segalini: gli occhi che scintillano, le zampe di gallina, il taglio alla garçonne.— Un’amica di tua nonna? Dagli Stati Uniti? È raro a Groupasseù. C’entra qualcosa con i Forlini di Pennulà o con Daniele Cavanna?
A.: — No, viene da una ragazza che è andata a trovare i Morisi il giorno del funerale di loro madre in Francia…
V.: — Di loro madre? Vuoi dire che Janine è morta? Absentès non me l’ha nemmeno detto quando l’ho incrociato quest’autunno…
A.: — Questa Amy dice di essere la nipote di una Maria Rosa partita da qui nel 1922… Sarebbe dunque…
V.: — Sarebbe cosa?
A.: — La cugina dei Morisi di Francia e quindi la tua.
Vilma prende le mani di Alba tra le sue.
V.: — Riprendi fiato, Alba, non capisco cosa mi stai raccontando.
A.: — Questa ragazza, che si chiama Amy, mi scrive che tuo prozio Lazzaro ha avuto una figlia ben prima di incontrare la madre di Jean e Lucie… Sarebbe successo prima che partisse per l’esercito nel 1904…
V.: — Per la Madonna! Questa americana ti racconta fandonie. Lazzaro era un giramondo, ma da lì a… Se ne sarebbe parlato, mio zio Giuspeïn sapeva tutto, me l’avrebbe detto… Senza contare mio padre e mio nonno…
A.: — Il problema è che nella busta che l’americana mi ha mandato c’è un plico tenuto insieme da due grossi elastici con una trentina di fotocopie delle lettere scritte a Marosa da nonna Albine.
V.: — Di quando sono, queste lettere?
A.: — Le prime sono di fine 1923, le ultime del 1960. Nonna si rivolge a Maria Rosa chiamandola Soldata…
V.: — Ma è straordinario, scoprirai un sacco di cose…
A.: — Già… Alcune lettere sono piene di dettagli sugli orrori commessi dalle camicie nere nella valle, parlano di tradimenti e delazioni, di ricatti e violenze, di un "ras" che terrorizzava i contadini… Di frane dovute alle piogge torrenziali, di incendi, di famiglie in fuga verso la Francia o gli Stati Uniti… Ho trovato qualcosa su un suo fidanzato prima di mio nonno, un impiegato delle poste di cui non avevo mai sentito parlare. Non so perché, ma tutto questo mi fa paura. Se scaviamo, cosa troveremo?
V.: — Perché hai paura? Io ti aiuto, se vuoi, scopriremo tua nonna sotto un’altra luce. Perché vedi la cosa dal lato sbagliato?
A.: — Perché questa Amy mi chiede di fare delle cose che mi inquietano…
V.: — Devi restare calma, non sei ancora guarita. Ti ordino un gelato, un caffè?
A.: — Restare calma, mi fai ridere! L’americana vuole che ritrovi le lettere che Soldata ha scritto a mia nonna per pubblicare la loro corrispondenza. Dice che è per scriverne la biografia… La biografia di una mocciosa partita per l’America cento anni fa, a chi può interessare?
V.: — Cerca di essere positiva, rispondi a questa ragazza e vedi fino a dove vuole arrivare. Chissà, magari ti paga anche il viaggio a New York? Tu che giuri solo sulle serie americane, sarebbe fantastico, no?
A.: — Non funzionerà. Ho male dappertutto. Non riesco nemmeno a piegarmi. Non le troverò mai, quelle lettere. E poi mi pare che mamma le abbia bruciate quando ha perso la testa.
V.: — Possiamo aiutarti a cercarle. Che fai domenica? Se vuoi vengo con Piero e Barbara…
A.: — È gentile, ma non mi va di vivere in mezzo ai fantasmi. Non sono pronta. E poi arriva male, penso a Mattià tutti i giorni.
V.: — Mi hai parlato di una biografia?
A.: — Non sono sicura di aver capito tutto, ma questa Amy lavora con una casa editrice. Una certa Paola deve chiamarmi domenica, studia a New York ma i suoi genitori sono di Bologna.
Alba singhiozza.
A.: — Vilma, non sono guarita, voglio che mi lascino in pace. Voglio poter andare al bivio delle Due Pietre senza dover dare spiegazioni a nessuno.