21/08/2025
Immersi nel martellio ritmico ed incalzante della discoteca, sprofondati nello stato di cronico appannamento dei sensi che accompagna il frenetico rincorrersi di percussioni e battiti nella perversione melodica del night club, il pubblico di “Office” prende parte ad una messinscena che ancora una volta, confermando la penetrante intelligenza stilistica di Carlo Cerciello, stravolge qualsiasi immagine tradizionale dello spazio scenico, facendo dell’Elicantropo la zona franca ed intemerata della postmoderna contaminazione etica ed estetica di suggestione, lingua e rappresentazione. Occasione per la seducente operazione teatrale è la libera rielaborazione del testo del drammaturgo scozzese Shan Khan, rielaborazione a cui lo stesso regista Carlo Cerciello ha lavorato con l’intenzione di effettuare non una semplice transcodificazione linguistica, bensì un adattamento atto ad esser calato nella realtà sociale partenopea al fine di far emergere l’horror vacui in cui precipita una generazione che accorda, con raccapricciante inconsapevolezza, euforia e meschinità, ambizione e miseria morale. I personaggi, che entrano ed escono in modo ossessivo dai bagni della discoteca, che si agitano compulsivamente in questo luna park di droga e sesso, interclassista e triviale, sono fantocci umani, vittime predestinate della stupidità, disgustoso parto della cultura di massa e dell’effimero prototipo esistenziale proposto dai media, banali caricature di veline e tronisti alla disperata ricerca di una propria personale realizzazione umana ed economica. Energica ed incisiva l’interpretazione di Massimiliano Rossi nel ruolo di un pusher eccitabile ed irrequieto, strenuamente teso all’afannosa definizione di una propria identità criminale, talmente soggiogato dall’allettante promessa di una carriera malavitosa, da offrirsi come monumento plastico e muscolare dell’immorale banalità del male e della sua abnorme nosogenesi contemporanea. Convincente anche l’interpretazione di Adele Amato De Serpis nel ruolo di Irina, creatura giunta dall’est, enigmatico personaggio ora dolce, ora arrogante, ora aggressivo, ora indifeso, nella coscienza della quale ci sembra di scorgere una segreta e sofferta disputa tra l’immonda larva del male e l’intenso e luminoso barbaglìo d’umanità, esemplare prototipo esistenziale di chi, da sfruttato, cerca quotidianamente di salvaguardare dignità individuale ed insostituibile autenticità emotiva. Napoli, Teatro Elicantropo, 28 aprile 2007 di Claudio Finelli
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