18/06/2026
Ogni anno, quando si avvicina l'Esame di Stato (che da quest'anno torna a chiamarsi di maturità), si parla di "maturità" come se fosse il momento decisivo della vita di un ragazzo o di una ragazza.
In realtà, la maturità non si misura in una prova scritta o in un colloquio perché è il risultato di anni di crescita, di errori, di scoperte, di relazioni, di apprendimenti costruiti nel tempo.
L'esame, così com'è concepito oggi, verifica soprattutto conoscenze e memoria. Ma imparare non significa ripetere. Imparare significa saper utilizzare ciò che si è appreso nella realtà, affrontare problemi, trovare soluzioni, sviluppare autonomia di pensiero.
Ai ragazzi e alle ragazze dico di non vivere questi giorni con paura. Non serve passare la notte sui libri. Meglio arrivare riposati, lucidi e consapevoli del percorso fatto. Ai genitori chiedo di non aggiungere ansia ad ansia. Questo non è un giudizio sulla persona, né una sentenza sul futuro dei propri figli. È una tappa, non un traguardo definitivo.
E anche il voto finale va collocato nella giusta prospettiva perché non misura il valore di un ragazzo o di una ragazza. Nessun numero può raccontare la complessità, le risorse e le potenzialità di una persona.
La vera domanda non è "Che voto prenderai?", ma “Cosa hai imparato di te stesso/a e del mondo in questi anni”
È lì che si trova la maturità autentica.