Compagnia Teatro degli Zingari

Compagnia Teatro degli Zingari [email protected] E ancora: Bresci chi? storia sull'anarchico regicida,poi assassinato nel carcere dell' isola di Santo Stefano, Ventotene.

La compagnia del Teatro degli Zingari è nata dall’incontro con persone che hanno attraversato, vissuto e si sono impegnati all’interno della Comunità di San Benedetto al Porto. Istigatore e artefice del primo nucleo, nel 2000, fu Franco Fuselli, compagno attento al sociale e alla cultura, vicino alla Comunità di San Benedetto e con un grande amore per l’isola di Cuba. Da allora il collettivo teatr

ale ha portato sulla scena letture della resistenza, delle pagine di Edoardo Galeano, ha realizzato concerti e serate culturali, ha dato vita ad un laboratorio permanente condotto da amici registi, ed attrezzato a sala polifunzionale la vecchia falegnameria di San Benedetto, ma in grado di trasformarsi all’occorrenza da teatro a mensa per senza dimora, da laboratorio teatrale a spazio per la distribuzione gratuita di indumenti e cibi per persone in difficoltà. In questi anni ha rappresentato in diversi teatri gli spettacoli:
Cambia Rotta, per la regia di Antonio Tancredi
Incendio a Cervara, dall’omonimo libro di Roberto Denti, per la regia di Antonio Tancredi
"L’america non esiste, io lo so perché ci sono stato" di Franco Fuselli ed Elena Dragonetti con la regia di Elena Dragonetti
I luoghi del delitto, letture di brani dal volume Fragili e Resistenti e da testi di Luigi Pintor, Musiche di Pierugo Bertolino, Ottavio Castellucci, Marco Muscarella, con la partecipazione straordinaria di Claudio Lugo e Luca Serrapiglio
La Guerra dei Poveri, letture di brani tratti da Nuto Revelli, Beppe Fenoglio, Italo Calvino, Attilio Camoriano. Regia di Antonio Tancredi. Ribelli a mano Armata,regia di Antonio Tancredi, è uno spettacolo sulle cosiddette "batterie dei genovesi"giovani che negli anni 70, rapinavano banche e non solo, si prendevano gioco della varia sbirranza per sfida, senza compromessi. Tratto dal libro di Emilio Quadrelli,Andare ai resti.

20/06/2026

Dormi Caserio entro la fredda terra
donde ruggire udrai la final guerra
la gran battaglia contro gli oppressori
la pugna tra sfruttati e sfruttatori.
Voi che la vita e l’avvenir fatale
offriste su l’altar dell’ideale
o falangi di morti sul lavoro
vittime dell’altrui ozio e dell’oro.
Martiri ignoti o schiera benedetta
già spunta il giorno della gran vendetta
de la giustizia già si leva il sole
il popolo tiranni più non vuole.

L'ANARCHIA VERRA'!
(A)

12/06/2026

Una “seconda marcia su Roma”, così il comitato Remigrazione sta propagandando il corteo che CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e le altre realtà terranno sabato per sostenere la loro proposta di legge. Basta leggere i sei punti dei “remigratori” per vedere che non c’è una riga sui problemi reali che attanagliano milioni di italiani. Da decenni i salari perdono potere d'acquisto, il lavoro è sempre più precario, la casa diventa inaccessibile, la sanità pubblica viene smantellata pezzo dopo pezzo. Ma tutto questo per loro magicamente non esiste.
Forse perché questi problemi sono causati da decenni di politiche neoliberiste che loro fingono di criticare con la mano destra ma sostengono con quella sinistra. È, infatti, proprio dentro i drammi, l’impoverimento e la marginalità prodotta dall’ortodossia capitalista, che i remigratori trovano spazio e consenso. Il compito che assolvono è semplice: dare una falsa risposta a problemi reali, trasformare gli effetti di un sistema in colpe individuali, creare capri espiatori. Questi sedicenti patrioti non dicono che lo stesso sistema che precarizza il lavoro e cancella i servizi in Europa produce anche le condizioni che spingono milioni di persone a lasciare i propri paesi. Non dicono che gli Stati-nazione garantiscono la libera circolazione di merci e capitali, mentre gerarchizzano la mobilità delle persone, creando una massa di lavoratori differenziati per diritti, cittadinanza e possibilità di accesso ai servizi. È proprio questa segmentazione a rendere possibile una maggiore ricattabilità della forza lavoro e quindi maggiori margini di sfruttamento.
La remigrazione non mette in discussione nulla di tutto questo.
Al contrario si pone l’obiettivo di rendere ancora più sfruttabili intere categorie di persone. Per questo la scelta tra remigrazione e immigrazione è solo propaganda. La vera scelta è tra continuare a combattere guerre tra poveri oppure mettere finalmente in discussione un modello che produce povertà, sfruttamento e disuguaglianza.
Per questo siamo dalla parte di chi scenderà in piazza contro questo comitato di servi dei potenti. In quanto ai remigratori gli auguriamo di “marcire su Roma”.

23/05/2026

Noi non dimentichiamo ✊🏽
23 maggio 2019

18/05/2026
Zingari e Zingara in Val Susa a Bussoleno per il Critical Wine con -Ribelli Che spettacolo!Grazieeee ❤️🖤A luglio/agosto ...
18/05/2026

Zingari e Zingara in Val Susa a Bussoleno per il Critical Wine con -Ribelli
Che spettacolo!
Grazieeee
❤️🖤
A luglio/agosto il cortometraggio.

09/05/2026

"L’anarchia non potrà mai riuscire a mandare un uomo sulla luna, ma è il solo modo per riuscire a sopravvivere sulla terra."

(L)

06/05/2026

ALPINI FUORI DAI CO****NI

05/05/2026

Ne valeva la pena, Bobby?
Forse l’unico a non porsela quella domanda era proprio Bobby. La morte era contemplata sin da quando decise di dar via al digiuno. Non era la prima volta che i prigionieri dell'IRA davano il via ad uno sciopero della fame. Prima ancora c'era stata la protesta dei lenzuoli, nella seconda metà degli anni Settanta, dove lui e altri detenuti che lottavano per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord rifiutarono di indossare le uniformi carcerarie, finendo nelle celle umide coperti solo da un lenzuolo; poi ancora la “dirty protest”, la protesta della sporcizia: costretti a subire angherie e a prendere botte ogni volta che andavano verso i bagni, i detenuti decisero di rifiutare di lavarsi e di gettare i propri escrementi e l’urina oltre le porte delle celle. In gioco c’erano le condizioni delle carceri ma non solo: c'era il braccio di ferro con chi, come il governo Thatcher, si rifiutava di considerare i militanti dell’IRA prigionieri politici. Erano delinquenti comuni, né più e né meno, per il primo ministro inglese da poco al potere. E così iniziò il primo sciopero della fame, nell’ottobre del 1980, che proseguì per un paio di mesi. A interromperlo fu la promessa da parte del governo di accogliere gran parte delle richieste dei detenuti. Una promessa rapidamente disattesa. Fu così che ebbe inizio il secondo sciopero nella primavera successiva. Ma questa volta i detenuti erano disposti ad andare fino in fondo. E a iniziare fu proprio Bobby Sands, seguito a ruota - a intervalli regolari - da altri detenuti.
“Ora mi trovo nel Blocco H, dove mi rifiuto di cambiare per adeguarmi a coloro che mi opprimono, mi torturano, mi tengono prigioniero e vogliono disumanizzarmi. [...] È la mia ideologia politica e i miei principi che i miei carcerieri vogliono mutare. Hanno distrutto il mio corpo e attentato alla mia dignità. [...] Non me ne importa nulla. Sono stato privato dei miei vestiti e rinchiuso in una cella fetida e vuota, dove mi hanno fatto patire la fame, picchiato e torturato. Come l'allodola, anch'io ho paura che alla fine possano uccidermi. Ma, oso dirlo, [...] possiedo lo spirito di libertà, che non può essere soppresso neppure con il più orrendo dei maltrattamenti. Certamente posso essere ucciso, ma, fintantoché rimango vivo, resto quel che sono, un prigioniero politico di guerra, e nessuno può cambiare questo”.
Bobby Sands morì il 5 maggio 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame.
Altri 9 detenuti morirono nei mesi successivi.
Negli anni seguenti il governo inglese accolse gran parte delle richieste degli scioperanti.

Raccontiamo di Bobby Sands anche nei nostri almanacchi Cronache Ribelli. Trovate l'antologia che racchiude i tre volumi al link nel primo commento.

Indirizzo

Via Mura Degli Zingari 12
Genova
16100

Orario di apertura

Lunedì 18:00 - 20:00

Telefono

3406625391

Sito Web

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