19/05/2026
⭕A proposito del burlesque in televisione — che già di per sé è quasi un controsenso — viene spontaneo chiedersi quanto questa arte possa davvero sopravvivere fuori dalla sua dimensione naturale.
Il burlesque nasce nei piccoli teatri, nei café chantant, nei luoghi raccolti dove l’atmosfera conta quanto il gesto, dove ogni sguardo, ogni pausa, ogni dettaglio costruisce immaginazione.
Per questo vedere certe esibizioni trasformate in puro spettacolo televisivo lascia perplessi.
Non c’è ironia raffinata, non c’è eleganza giocosa, non c’è quell’estetica capace di rendere il corpo valorizzato e racconto, mistero, seduzione scenica.
Si assiste invece a un confuso scimmiottamento di movimenti e provocazioni che finiscono per svuotare completamente il senso del burlesque.
Eppure il burlesque, quando è gioioso, è una festa per gli occhi.
Quando è seducente, diventa poesia: un gioco ammaliante fatto di atmosfera, presenza, charme e immaginazione.
Qui tutto questo sembra assente.
E allora viene spontaneo domandarsi: che cos’è davvero questa esibizione?
Perché il burlesque non è soltanto mostrare un corpo.
È evocare un mondo.
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