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Genova

FATHERLAND – L’intervista che nessuno voleva fare (ma che tutti leggeranno)Scena: Una stanza bianca, neutrale, quasi cli...
06/09/2025

FATHERLAND – L’intervista che nessuno voleva fare (ma che tutti leggeranno)

Scena: Una stanza bianca, neutrale, quasi clinica. Al centro un tavolo in plexiglass. Due sedie. Una telecamera in diretta streaming. Entra lui, l’uomo che ha incendiato il Novecento, oggi riportato tra noi con una macchina del tempo degna di un paradosso quantistico: Adolf Hi**er.
Intervistatore: «Signor Hi**er… o dovrei dire Herr Führer?»
Hi**er (sorride di traverso, con la voce che imita Shakespeare): «To be or not to be… that was the question. Ed evidentemente, caro mio, ho risposto male. Molto male. Ma non siamo qui per piangere sul latte versato… o sul sangue, sarebbe di cattivo gusto. Parliamo di voi, del vostro mondo. Ho fatto un viaggio tra le vostre notizie e mi chiedo: è questa la vittoria delle democrazie? Davvero? Guardatevi!»
Intervistatore: «In che senso?»
Hi**er: «La globalizzazione… un Reich senza confini, senza bandiere, senza identità. Una Unione Europea che voleva essere la vostra versione dell’Impero, ma senza la spina dorsale. E gli Stati Uniti? Giganti stanchi, che si fanno governare da Wall Street come da un Politburo al contrario. E poi la Russia… ah, la Russia! Stalin è morto, ma il fantasma gioca ancora a Risiko!»
Intervistatore: «E la guerra in Ucraina?»
Hi**er: «Una guerra che sembra scritta da un mediocre sceneggiatore. Due nazionalismi che si scontrano, mentre il resto del mondo applaude o s’indigna su TikTok. Ai miei tempi la propaganda richiedeva arte, oggi bastano i meme! Io… io almeno leggevo Nietzsche, non i trend di Twitter!»
(Sorride amaro, accarezza la superficie del tavolo come fosse un globo immaginario.)
Intervistatore: «E la Cina?»
Hi**er: «Ah, loro sì che hanno capito la lezione: disciplina, identità, controllo tecnologico. Hanno preso il vostro capitalismo e l’hanno messo in divisa. Io… io volevo l’Ordine. Loro hanno fatto l’algoritmo.»
Intervistatore: «Se potesse tornare indietro?»
Hi**er (si alza, prende un pennarello e disegna su un foglio una macchina assurda, tubi e ingranaggi): «Costruirei questo: Zeitmaschine 2.0. Fermerei il tempo nel 1938, cambierei due mosse. Meno guerra, più strategia economica. Forse oggi sarei un CEO di una big tech, con un logo minimalista e un’armata di droni invece che di Panzer. Ma il destino… ah, il destino è un artista crudele.»
(Si volta verso la telecamera, sguardo fisso.)
Hi**er: «Sapete cosa ho capito in questi anni? Che il vero totalitarismo non ha più bisogno di stivali lucidi. Oggi indossa sneakers e vende sogni su Amazon. Io volevo plasmare il mondo con il fuoco e l’acciaio, ma voi… voi lo avete fatto con la plastica e i like.»
(Pausa. Sorride, quasi caricaturale.)
Hi**er: «To be or not to be… Forse oggi la domanda è: to click or not to click. E sapete qual è la vostra risposta? Sempre Yes. Sempre.»
Luci spente. Frame fermo. Una scritta appare sullo schermo:
“Il passato non muore. Si ricarica in streaming.”

H₂O—————> nuovo Führer=algoritmo che scegli senza scegliere

NON C’È PIÙ TRIPPA PER GATTImanuale di autodistruzione in technicolor[ Fluo come la fine, pop come la menzogna che masti...
04/09/2025

NON C’È PIÙ TRIPPA PER GATTI
manuale di autodistruzione in technicolor

[ Fluo come la fine, pop come la menzogna che mastichiamo ogni giorno.
Un suicidio di massa travestito da festa: zucchero filato di carne sintetica, luci al neon che rimbalzano su pupille dilatate. La specie ha ingerito troppa confusione tossica e ora vomita i propri ingranaggi inceppati in una fabbrica lenta, smaltita a rate dal nulla.
La grammatica implode: ogni parola diventa polvere fluorescente, bio-dinamica e si converte in un concetto unico, primordiale, che tiene in piedi la fame di senso: sostenta•menti.
Benvenuti al Luna Park catodico:
biglietti d’ingresso in promozione, montepremi distopici, giostre che girano fino a spezzare le ossa di chi crede ancora nella gravità.
È giunto il momento in cui la Madre si ribella: uccide il proprio figlio, gli dilania la carne, ne brucia le ossa che reggevano la struttura, per ricomporre tutto con un verso nuovo, un algoritmo di sangue e silicio.
Qui il cibo non è nutrimento: è il verbo che divora chi lo pronuncia.
CIBO l’ultima festa prima che la specie collassi ]

H₂O—————> caption

IN VERITÀ VI DICO…la croce è un letto rosa e il Golgota una presa di corrente[ Qui non è Dio che plasma l’uomo, ma una m...
03/09/2025

IN VERITÀ VI DICO…
la croce è un letto rosa e il Golgota una presa di corrente

[ Qui non è Dio che plasma l’uomo, ma una madre che reinventa il figlio come trofeo, infilando chiodi invisibili nella carne dei suoi desideri. Non è la Creazione, ma un’ossessione: mani divine diventano mollette che stringono, che non lasciano andare, che rimodellano a piacere un volto che dorme per non urlare.
Lei lo vuole elettrico, acceso da un neon di ambizione che lampeggia come un’ostia profana sul comodino, un cerchio perfetto – non aureola, ma ring light per selfie divini.
Un Cristo social, sacrificato non per salvare il mondo, ma per saziare la sua fame di possesso.
Il calvario è questo letto rosa, dove l’incesto non è di carne ma di mente, dove la croce è la sua lingua che lo lecca nei pensieri. Lei lo incorona di spine fatte di aspettative, lo inchioda a un destino che ha scritto al posto suo e intanto gode di quell’atto impuro di riportarlo dentro di sé, di inghiottirlo come un crash di visioni proibite.
Un morso. Poi un rimorso.

} labbra sporche di pensieri, ma mai di vergogna.
Le labbra sporche di pensieri, ma mai di vergogna…
Le labbra sporche di pensieri, ma mai di vergogna {

La vergogna è un’invenzione dei deboli, un rosario per chi non ha il coraggio di bestemmiare la carne.
Lei lo ha già fatto mille volte, senza toccarlo, ma penetrandolo con la mente.
Si morde per assaporare il sangue immaginato, per sentire tra i denti l’ostia del suo nome.
Non lo allatta più: lo mastica.
E in ogni morso, il figlio torna dentro di lei come sperma mentale, come feto di potere.
Perché la madre perfetta non esiste: esiste solo la Madonna con il vizio.

H₂O—————> perché la vera eresia non è l’incesto

LA BADANTEaffetta da effetto effettivo[ C’è un silenzio che non tace, un interrogativo grande quanto un volto, appeso tr...
01/09/2025

LA BADANTE
affetta da effetto effettivo

[ C’è un silenzio che non tace, un interrogativo grande quanto un volto, appeso tra due profili che non si guardano ma si sorvegliano.
Lei è lì, in mezzo a una domanda viola, sporca di caffè e memoria, mentre i colori si sfaldano in schizzi di tempo coagulato.
Chi la osserva?
Qualcuno che non compare, un terzo occhio, una voce che spia il gesto minimo: aggiustare un cuscino, cambiare una luce spenta, colmare un vuoto che non ha fondo.
Il perché di questo gesto non è la cura ma la necessità di non sparire, di dare senso a un mestiere che è più presenza che persona.
Parole, opere e omissioni scorrono come corridoi d’ovunque: quartieri che hanno cancellato i volti dietro le porte, portinerie sostituite da citofoni che gracchiano nella gola del nulla. Un interno borghese con suppellettili stanche, dove il proletariato del servizio resta inconcludente, appeso a stipendi e sospiri.
La badante è effetto dell’effetto: vive per riflesso, sopravvive per contratto. Ma nel mezzo del quadro, tra rossi e neri, resta una domanda che non ha risposta: chi si prende cura di chi cura?
La cura è un cerchio: chi lo chiude non lo sa mai ]

H₂O—————>viola come un livido antico

SENZA ZUCCHERO 2.25ripartenza in fondo a una tazzina[ C’è un occhio nel fondo.Un occhio che non guarda: assorbe.È l’occh...
01/09/2025

SENZA ZUCCHERO 2.25
ripartenza in fondo a una tazzina

[ C’è un occhio nel fondo.
Un occhio che non guarda: assorbe.
È l’occhio che ci appartiene quando abbassiamo lo sguardo dopo l’ultimo sorso, quando il silenzio ci fa specchio e il caffè diventa oracolo.
Chiromanzia liquida, zingara visione.
Linee di vita che non sono più nel palmo ma nelle venature del fondo, come se il destino fosse sedimentato, espresso – sì – ma a volte decaffeinato,
per non alterare il battito già stanco di questo tempo frenetico.
Un elettrocardiogramma sotto sforzo, questa vita.
Una linea che sale, una che scende,
una pausa che dura meno di un respiro.
E noi, nomadi senza tende, ci leggiamo nei fondi delle tazzine come chi cerca la prova di esserci stati davvero.
Ripartire, allora. Ma senza zucchero.
Perché la dolcezza è illusione, maschera bianca sopra l’amaro che resta.
E l’amaro è verità.
E la verità è che siamo occhi. Occhi in fondo, occhi persi, occhi chiusi.
E ogni tanto, quando la luce cade nel cerchio vuoto,
ci scopriamo a guardarci dentro.
A chiedere…
Chi sono?
Dove corro?
Perché tremo?
E poi, piano, un pensiero mi ritorna in mente.
Forse non serve zucchero per sopravvivere.
Forse basta il coraggio di bere fino in fondo
Io, che dietro un vetro sterile non avevo tazzine,
ne da riempire, ne da bere, perchè il mio sangue era diventato acqua e fuori un torrefattore in camice bianco ne assemblava non una miscela ma…
una mono origine ]

H₂O—————> torquemoka

LA GABBIA DELLE ILLUSIONIgrido d’allarme di un grillo che non vuole più favole storte[ Non è il ferro a chiudere le ali,...
01/09/2025

LA GABBIA DELLE ILLUSIONI
grido d’allarme di un grillo che non vuole più favole storte

[ Non è il ferro a chiudere le ali, ma l’idea di non averne più.
Lei, creatura che doveva vibrare di vento e ventre, oggi siede.
Siede composta, compressa, contratta nella perfezione imposta.
La sua pelle è una vetrina, il suo respiro una parentesi: vive nell’apparenza, muore nel silenzio.
C’è una porta rossa, ma non è uscita: è decoro.
C’è un cielo, ma non è orizzonte: è fondale.
Intorno volano uccelli, ma lei non li vede:
non perché sia cieca, ma perché si è dimenticata di essere femmina, dimenticata del potere primordiale che le pulsa sotto la pelle, per lei e non per gli altri.
Ha lasciato che il rumore del mondo diventasse tiranno, un Pinocchio frenetico che comanda la sua favola.
E la fata turchina? Sbiadita. Sciolta nel bianco di una pagina senza trama.
Non c’è più magia, solo un copione di gabbie concatenate.
Il grillo parla, grida, si torce:
«Sveglia, donna!
Non sei una silhouette inchiodata al desiderio altrui,
sei ventre, sei tempesta, sei spigolo e respiro.
Non aspettare che la chiave arrivi da fuori.
Spaccala tu, la gabbia. Con i denti, con la rabbia, con la memoria delle tue ossa».
Perché l’angolo di cielo non è sparito:
lo hai solo chiuso dietro le ciglia.
Aprile. E vola.
Prima che il grillo smetta di cantare
e il burattino diventi re ]

H₂O—————>seconda stella a destra

CIVICO 56madre davanti alla luce che non osa accendere[ Rientra a casa, in quell’elegante palazzo affacciato su Villa Bo...
31/08/2025

CIVICO 56
madre davanti alla luce che non osa accendere

[ Rientra a casa, in quell’elegante palazzo affacciato su Villa Borghese.
I tacchi rimbombano sul marmo del portone, ma lei accelera il passo.
Due s•conosciuti si scambiano uno sguardo al suo passaggio: li percepisce, sente il loro giudizio che non c’è, ma che immagina addosso come un vestito scomodo.
Accanto a lei, il bambino le si aggrappa alla mano.
Gli occhi lucidi, il respiro corto.
E quella domanda, improvvisa, semplice come un fiore tra le crepe…

} Mamma… ti ricordi quando siamo venuti qui, al 56,
a vivere?
Perché hai cambiato il lampadario?
Faceva più luce…{

Un bambino con un ritardo evidente, ma in quel momento – in quella domanda – il ritardo sparisce. Si annulla. C’è solo una curiosità innocente, un bisogno di capire. Eppure la madre stringe il passo, come se quel candore fosse una ferita da nascondere, come se il mondo dovesse non vedere.
Perché,madre?
Perché quell’imbarazzo? È davvero solo paura per lui… o è per te?
È figlio dei tuoi errori o consideri errore tuo figlio? Lo pensi mai? Che certe scelte devono essere fatte con coscienza e non caricate di una pena che non gli appartiene. Non fargli pesare la sua differenza come fosse una colpa, non continuare a compatirlo come un fardello: la pietà è una lama sottile, che ferisce più dell’indifferenza.
Ci credi davvero?
O è una forma di sadismo gentile, una vendetta muta per un coito che giudichi sbagliato?
Un atto impuro che ancora oggi consideri avariato, come se il difetto fosse tutto in lui e non nelle tue aspettative.
È stato il destino, dici.
Una disgrazia genetica, un sangue contaminato da combinazioni che non hai saputo prevedere.
Ma in fondo lo sai: quella ferita ti scava dentro non da ieri, ma da allora.
Ti sale dallo stomaco come bile e non la perdoni.
Hai goduto un istante, tu madre. Lo hai vissuto.
E oggi lo paghi come un debito che non finisce mai.
Ma ascoltami: non è lui il prezzo.
Non è mai stato lui.
Oggi, tu madre, guardati allo specchio.
Non fuggire più.
Torna a quel lampadario che faceva luce, quello che hai sostituito perché pensavi che la luce fosse troppa, o sbagliata.
Rimettilo, almeno dentro di te.
Aumenta i watt, fai luce!!!
Guardalo negli occhi.
Ringrazialo.
Perché lui c’è.
Perché ti chiede solo di ricordare. Un civico: 56.
Una casa.
Un inizio.
E tu, che hai cambiato tutto per stare meglio…
Dimmi: stai meglio davvero?
Dimmi la verità,madre!!!
Vuoi la mia verità?
Io l’ho scelta ]

H₂O—————>il decoro borghese

L’OGGETTO E IL SUO DELITTOcronaca di un atto impuro[ Nel mondo nuovo non esistono più peccati, solo reati estetici.E tra...
31/08/2025

L’OGGETTO E IL SUO DELITTO
cronaca di un atto impuro

[ Nel mondo nuovo non esistono più peccati, solo reati estetici.
E tra tutti, il più grave è l’oggetto della seduzione.
Non importa quale sia – un frutto proibito, una lama lucida, un corpo che arde – se attira, è già colpevole.
La seduzione è stata catalogata come primo grado di devianza.
È un reato doloso contro la neutralità dei sensi.
Chi guarda troppo a lungo, chi lascia che l’olfatto lo tradisca, chi desidera, ha già firmato la sua condanna.
Poi viene la perdizione.
È il secondo stadio, quando il corpo abdica al codice, quando il respiro si fa complice del gesto.
Non c’è ritorno dalla perdizione: non è errore, è scelta carnale, un consenso non scritto che l’algoritmo legge come atto di guerra contro la norma.
Ma c’è un rimedio, dicono: la prescrizione.
Un atto burocratico che sterilizza l’istinto.
Pillole bianche per uccidere il rosso del sangue.
La carta digitale che archivia la colpa e ti riscrive casto.
Ma nessuno vuole guarire davvero.
E allora arriva la persecuzione.
La macchina ti fiuta, ti segue.
Ogni gesto, ogni carezza al piatto, ogni boccone che indugia tra labbra, diventa prova.
Le telecamere ti spogliano con più foga di chiunque tu abbia mai amato.
Infine, la condanna.
Non è morte: è sottrazione di carne.
Ti svuotano dei sensi, ti lasciano sterile di piacere, nutrendoti di nutrizione pura.
Un mondo senza sapore, senza odore, senza colpa.
Un mondo corretto, dove tutto è consentito perché nulla è più desiderabile.
Ma io no.
Io continuo a delinquere in carne ed ossa.
A lasciare che un sorso di vino mi violi la bocca, che il profumo di un brodo mi scavi nel petto.
Io continuerò a fare atti impuri, a tradire la prescrizione, a sfidare la persecuzione.
E quando arriverà la condanna, sorriderò con il palato sporco di vita.
In alto le mani! Questa è una rapina!!!
Arrenditi…E vedrai che ti piace ]

H₂O—————>gang bang

Hi**er pOp•olaremanuale dei giovani “reclutanti” di belle speranze[ Lui arriva in pantaloncini corti, fazzoletto annodat...
30/08/2025

Hi**er pOp•olare
manuale dei giovani “reclutanti” di belle speranze

[ Lui arriva in pantaloncini corti, fazzoletto annodato al collo, sorridente come una réclame anni ’50. Adolf versione Boy Scout, venditore porta a porta di ideali in saldo…
Unisciti al branco, colleziona distintivi di purezza, vinci il premio finale: un mondo vuoto ma ordinato!”
È propaganda da zucchero filato, un volantino color pastello che ti dice che il futuro è marciare in fila indiana verso uno spazio vitale… che però è pieno di vuoti. Vuoti enormi, come parchi giochi senza bambini, come campi da calcio dove i palloni, se finiscono nel giardino sbagliato, vengono bucati. Perché l’ordine è questo: niente intrusioni, niente curve, niente rimbalzi imprevisti.
E mentre lui gonfia il petto sotto il cielo a pois, il messaggio è chiaro e confuso: “Attenti al lupo!” diventa un “Non accettare caramelle dagli sconosciuti”
Tutto è proibizione, ma impacchettata bene, con fiocchi colorati e scritte giganti:
AMORE = PAURA.
Interpretazione a braccio teso? Si ma con due dita piegate, amputazioni? No Parkinson emotivo cronico.
È coreografia pop: non un saluto, ma un gesto da poster anni ’80, metà aerobica, metà paranoia infantile. L’eroe in miniatura che urla:
Ricicla il pensiero, smaltisci la libertà, indossa la divisa come fosse la tua pelle!
E dietro, un mondo di lattine schiacciate e idee in offerta, scontate fino all’osso. Il paradosso è servito: consumismo di un’ideologia che vieta persino di concepire. Anti-concezionale, sì: niente semi, niente futuro, solo plastica lucida e silenzi imposti.
E alla fine, Adolf Boy diventa Scout ti guarda dal manifesto, sorriso perfetto, denti bianchi:
Hai fatto il nodo giusto?
Bravo ragazzo.
Ora marcia.
Ma sorridi, sempre sorridi ]

H₂O—————> COLLEZIONA I DISTINTIVI!” – “RICICLA IL PENSIERO!” – “SMALTISCI LA LIBERTÀ”

BLASTI PENSARE FLOREALE cellule immature e indifferenziate in un campo di fiori [  Bastarda,ti vedo lì, tra i tuoi fiori...
30/08/2025

BLASTI PENSARE FLOREALE
cellule immature e indifferenziate in un campo di fiori

[ Bastarda,
ti vedo lì, tra i tuoi fiori infestanti, rigogliosi di menzogne e veleno.
Ti muovi, pensi di fermarmi, pensi che io resti inchiodato tra i tuoi petali mortali.
Ma io corro, Bastarda.
Corro a fiato spezzato, cuore che urla e polmoni che bruciano, e tu non mi prendi.
Le tue cellule di m***a, immature e indifferenziate, provano a invadere il mio corpo, a piegarmi, a farmi inginocchiare.
Ma io sfuggo.
Ti lascio là, tra steli e profumi falsi e scappo via come vento impazzito, come luce che spacca la notte.
Ho rotto il vetro, Bastarda.
Non mi prendi più.
Ti scrivo perché tu esisti, perché tu mi sfidi, perché ogni corsa tra i tuoi steli mi ricorda quanto sia preziosa la fuga, quanto sia potente la vita che ancora mi spinge avanti.
Non sei padrona del mio affanno, non sei padrona della mia volontà. Io corro, Bastarda e corro ancora, finché respiro, finché il mondo fuori dal tuo campo di fiori infestanti mi chiama ]

} Ti guardo e rido, e magari ti tradirò con qualche altra st***za, qualche vita che sceglie di esplodere invece di marcire come te. Ogni respiro mio è un pugno in faccia alla tua pretesa, ogni passo una rivolta.
Tu sei la maledizione che ha provato a prendermi, io sono il caos che corre tra i tuoi fiori, libero, selvaggio, vivo. Io corro, Bastarda, corro ancora. Fino all’ultimo respiro.
E non mi guardare: non tornerò indietro {

———P.S. Ho rotto il vetro, non mi prendi più.
Magari ti tradirò ma per ora preferisco essere single———————————————————————————-

H₂O—————>if you want blood

BIGOTTI, COLORI E ALTROCAZZOlisetta e la luce che sgama la città che finge di dormire[ FLASH! Lisetta Carmi guarda dove ...
30/08/2025

BIGOTTI, COLORI E ALTROCAZZO
lisetta e la luce che sgama la città che finge di dormire

[ FLASH! Lisetta Carmi guarda dove la luce nasconde…
Boom! Genova…La città ventrale e materna si spalanca, gioca a travestimenti, a intrattieni•menti tra vicoli bigotti, ma sotto tutto, POW!, pulsa un cuore audace.
Marylin SMILE! sorride da cartolina,
si volta, quasi a dire oops… fuori mercato?,
ma il coraggio è WOW!, mostrarsi anche fuori copione, anche quando il mondo gira e i gusti cambiano.
BLINK! RED! AZZURRO! GIALLO!
Lampate di colore che accendono i vicoli,
i palati più esigenti Mmmh! si concedono un salto,
tra assi di legno, lampioni e fumetti sospesi.
E la luce cade dove altri non osano e ciò che era nascosto POP! diventa poesia,
visiva, audace, sempre viva. ]

}….{

H₂O: “Lisetta… POW! perché guardi dove gli altri voltano lo sguardo?”
Lisetta Carmi: “Perché la luce BLINK! ama nascondere…E io ZAP! amo mostrarla.”
H₂O: “E cosa trovi lì, sotto la superficie… FLASH!?”
Lisetta Carmi: “Tutto! La città, le persone, la verità che BOOM! ride dietro il travestimento.”
H₂O: “E il coraggio… WOW!?”
Lisetta Carmi: “È l’acqua che SPLASH! scava tra le pietre, è il colore che BLAST! esplode nei vicoli,
è l’arte di dire ciò che non si osa dire… ZING! ZING!

H₂O—————>super gulp

SCAMPOLI DI CARNEmercato urbano del desiderio, pieghe proibite e occhi che non si chiudono[ Scapoli in offerta da €15,00...
30/08/2025

SCAMPOLI DI CARNE
mercato urbano del desiderio, pieghe proibite e occhi che non si chiudono

[ Scapoli in offerta da €15,00
Il cartello pende come un’ostia profana tra ferri arrugginiti e tende slabbrate, in un mercato dove si barattano sogni a metro e desideri clandestini. Non sono stoffe, ma brandelli d’uomo, vite scucite e dimenticate tra le lenzuola di amori troppo frettolosi, tra i giri a vuoto delle lavatrici del piacere. Scampoli d’uomo, piegati e impilati come campioni di pelle che hanno già assaggiato il sole, il fumo e il sapore di troppe promesse non mantenute.
Oggi, per quindici euro, puoi portarli a casa: uomini smontabili, da cucire a piacere, pronti a indossare ogni ruolo che la fantasia desidera.
Li prendi, li provi, li rigetti.
Senza fattura, senza garanzia, senza imballo. E nel tocco—nelle pieghe della loro pelle—si annida un erotismo rubato, un palpito che non ha bisogno di permesso.
Ai piedi delle donne, confessioni sussurrate tra le gambe: “Perdonaci le pieghe, le macchie, i fili tirati”. Un atto di riverenza che sa di colpa e di carne, di ginocchia sporche sul selciato metropolitano, di dita che sfiorano dove non dovrebbero.
Ma è una riverenza impertinente, scabrosa: quegli uomini—anche in saldo—guardano da sotto, tra le gambe delle loro padrone, con il desiderio che non va mai in sconto.
Occhi che seguono, mani che tremano, bocche che immaginano.
Il mercato brulica: una Babele di stoffe, odori, sudori e bisbigli, di voci che urlano prezzi e offerte mentre il sesso si traveste da ironia e la solitudine si imbottisce come un divano usato.
Il voyeurismo urbano si insinua tra le bancarelle, tra sguardi furtivi e corpi che si piegano alle regole della tentazione. Perché qui, tra i banchi, la città espone il suo lato più crudele e conturbante: l’amore è una bancarella, il cuore un avanzo, il corpo un capo da tagliare su misura per chi osa toccarlo.
Oggi si svendono scampoli d’uomo…
Domani, forse, avanzeranno le donne ]

H₂O—————>per il loro tatto

Indirizzo

Genova
16124

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