Satura

Satura Centro per la promozione e divulgazione delle arti Negli anni diventa un punto di riferimento per artisti professionisti ed emergenti.
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SATURA art gallery, con sede a Palazzo Stella, palazzo quattrocentesco di oltre 500 mq, nasce nel 1994 grazie a Mario Napoli come polo di promozione e diffusione delle arti nel cuore del centro storico genovese. SATURA, è specializzata nell’organizzazione di mostre di arti visive e cura mostre personali o tematiche e gestisce interamente progetti artistici, editoriali ed eventi. Infatti, oltre ad

essere uno spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea è editore con le Edizioni d’Arte SATURA, con cataloghi monografici e pubblicazioni di settore. Partecipa inoltre a fiere d’arte nazionali e internazionali come: ArteGenova, Affordable Art Fair Milano, Step Art Fair Milano, Photissima Art Fair Torino, ArtePadova, Art Festival di Shanghai. Completa la sua attività multidisciplinare, organizzando, all’interno della sua sede, corsi di Scrittura Creativa, Disegno & Pittura, Fotografia d'Arte, Comunicazione e Musica. SATURA è, inoltre, sede del concorso nazionale d’arte contemporanea SaturARTE – che è stato insignito per due anni consecutivi della Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, dei concorsi internazionali GENOVA ART EXPO e SATURA INTERNATIONAL CONTEST, del Premio di Poesia e Narrativa inedita “Satura - Città di Genova”. Dal 2015 organizza e promuove la Biennale di Genova.

15/04/2026
S’inaugura sabato 11 aprile alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra collettiva “A tu...
10/04/2026

S’inaugura sabato 11 aprile alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra collettiva “A tutta foto”, a cura di Andrea Rossetti. La mostra resterà aperta fino al 2 maggio 2026 con orario dal martedì al sabato 15:00–19:00.

«Com’è una foto buona me l’ha insegnato il mio amico Ugo Mulas. Mi mostrava le foto, io gli ripetevo che erano bellissime, stupende. Lui mi ha rimproverato, dicendo: devi dire che è una buona fotografia, non una bella fotografia. Mulas mi ha insegnato che una foto, anche tecnicamente perfetta, può essere priva di significato, non avere niente da dire. La foto buona comunica», così Gianni Berengo Gardin in un’intervista a L’Espresso tracciò la distanza netta tra il concetto di “bello” e “buono” in fotografia.

Sulla fotografia SATURA torna con un progetto ad hoc, concentrandosi sulla sua versatilità e capacità di evoluzione nel tempo. “A tutta foto”, a cura di Andrea Rossetti, si propone come un appuntamento di rilievo per l’educazione all’immagine e la valorizzazione del linguaggio fotografico, in termini di ricerca, studio e creazione di contenuti. Puntando sul confronto tra gli artisti selezionati, il progetto “A tutta foto” intende inserire all’interno di un unico evento espositivo le ricerche visive più prestigiose e qualificanti, sia di artisti professionisti sia di emergenti di talento, inserendole all’interno di un evento espositivo unico.

Questo appuntamento espositivo riunisce due artiste. Lo stile di Francesca Guelfi si muove tra fotografia documentaria e ricerca poetica del paesaggio, con uno sguardo intimo e contemplativo che valorizza dettagli, materia e memoria dei luoghi, in particolare del territorio ligure. L’uso della pellicola e di un linguaggio visivo essenziale restituisce immagini sospese e silenziose, dove il tempo sembra rallentare e il paesaggio diventa racconto identitario. Lo stile fotografico di Lena Kappa, invece, associato al progetto “Gabbia”, si distingue per un realismo intenso e drammatico, radicato nell’estetica del bianco e nero. Attraverso contrasti netti e una grana marcata, l’artista esplora temi universali come l’isolamento e la vulnerabilità, trasformando spazi ristretti in luoghi simbolici. La composizione, essenziale ma incisiva, dà vita a una narrazione visiva potente, in cui il dialogo tra luce e ombra rivela con forza le profondità della condizione umana.

S’inaugura sabato 11 aprile alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “Perso...
10/04/2026

S’inaugura sabato 11 aprile alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “Personaggi in cerca d’artista” di Paola Cristina De Angelis, a cura di Flavia Motolese. La mostra resterà aperta fino al 2 maggio 2026 con orario dal martedì al sabato 15:00–19:00.

Nella ricerca pittorica di Paola Cristina De Angelis, il titolo della mostra "Personaggi in cerca d'artista" non è solo un colto richiamo letterario, ma una dichiarazione di poetica che definisce l'intero arco della sua indagine. Le sue opere non si configurano come semplici ritratti, bensì come entità psichiche che sembrano emergere da un limbo introspettivo per reclamare una forma, un colore e una legittimità esistenziale. L’artista si muove sul confine sottile tra l’involucro sensibile del corpo e la soglia spirituale del volto, scompaginando la fisionomia tradizionale per approdare a una figurazione espressionista intrisa di un simbolismo arcaico e moderno al tempo stesso.

La narrazione visiva mette in scena una metamorfosi interiore: la figura umana è ridotta all'essenza, lasciando che la complessità del vissuto affiori come una trama vitale che sovrasta e definisce l'essere. L’artista espone architetture organiche e anatomie interiori che diventano metafore di una vulnerabilità manifesta, in un universo dove il dolore e la bellezza coesistono in un equilibrio magnetico e necessario. I suoi protagonisti, colti in istanti di mutazione o di profonda alienazione, possiedono sguardi che spesso escludono l'osservatore per rivolgersi a un "dentro" inaccessibile, vibrante di vita propria. È un'anatomia dell'anima che trasfigura la materia in spirito, rendendo visibile ciò che solitamente resta taciuto.

Il linguaggio tecnico di De Angelis è fatto di frammentazioni e accumuli, dove l’uso sapiente dei diversi media pittorici permette una resa tattile dei sentimenti. La sua cifra stilistica si distingue per una gestione cromatica che spazia da trasparenze eteree e sognanti a contrasti netti e viscerali, segnando un’urgenza comunicativa che non ammette mediazioni. Ogni segno sulla carta o sulla tela sembra voler scavare nella superficie del supporto per estrarre l'essenza più autentica dell'essere, trasformando anche una cicatrice o una deformazione in elementi di una bellezza nuova, consapevole e fiera della propria imperfezione.

I personaggi di Paola De Angelis si offrono come archetipi dell’umano, specchi in cui riflettere la complessità della condizione contemporanea. Essi cercano un testimone che sappia riconoscere nelle loro peculiarità le proprie inquietudini universali. L’artista costruisce così un glossario dei sentimenti inespressi e dà vita a un’arte che abita il mondo dal di dentro, trasformando il vissuto interiore in una forma sublime e globale di conoscenza.

S’inaugura sabato 11 aprile alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “Recon...
07/04/2026

S’inaugura sabato 11 aprile alle ore 17:00, nelle suggestive sale di Palazzo Stella a Genova, la mostra personale “Recondite realtà” di Franco Dallegri, a cura di Mario Napoli. La mostra resterà aperta fino al 2 maggio 2026 con orario dal martedì al sabato 15:00–19:00.
Con la serie “Recondite Realtà”, Franco Dallegri compie un’evoluzione fondamentale rispetto alle premesse consolidate nel 2025 con il ciclo "Un altrove oltre il visibile". Se in quella fase era già acquisita la capacità della materia di attivarsi e generare forme,
qui l'indagine si sposta prepotentemente sul problema dello "spazio pittorico", inteso non come proiezione di ultra-mondi fantastici o dimensioni naturalistiche, ma come piano fisico su cui accade qualcosa di reale in sé stesso. La superficie della tela cessa di essere un supporto inerte per farsi teatro di "immagini-evento": manifestazioni autonome del magma informe della materia pittorica che, versata sulla superficie di fondo e attivata senza uso di pennello, trova, citando le stesse parole dell’artista, «le condizioni per scrivere l'alba della sua vita» in modo indipendente e de-personalizzato.

In questa visione ontologica, ciò che chiamiamo pittura assume una materialità analoga a quella della tela, emancipandosi definitivamente dal mondo circostante e da ogni tentativo mimetico o illusionistico. La rinuncia deliberata a immagini prospettiche — persino a quelle solo suggerite da gradienti dimensionali — determina l’assenza di un punto focale unitario che condizioni la visione. L’opera si offre come un pattern diffuso di forme attive, geodi e onde, che si sviluppano spontaneamente in diverse zone della "nuvola" cromatica con differenti temporalità. Ne deriva una distribuzione spaziale misteriosa, priva di aree dal peso ottico preponderante, che invita l'osservatore a una "visione vagante". È la realizzazione pratica del concetto di Paul Klee: l'occhio, simile a un animale intento a brucare, pascola liberamente sulla superficie, passando da un valore all'altro senza essere vincolato a centri di attenzione preordinati dall'autore.

L’architettura dell'opera si gioca sulla sapiente gestione dei piani sovrapposti. L’intervento dell’artista rimane rigorosamente confinato alla regia sperimentale: la scelta dei pigmenti, i gradi di diluizione e la tecnica del tilting (l'inclinazione del supporto per espandere i liquidi) sono gli strumenti con cui Dallegri prepara il campo all'attivazione spontanea. Ma sono le "nuvole" a determinare il salto di qualità percettivo. Quando la nuvola fluttua in uno spazio virtuale senza ancoraggi ai margini, essa propone una tridimensionalità che recupera il concetto di infinito. In queste condizioni di "purezza metafisica", l'annullamento visivo del fondo previene ogni contaminazione da parte del supporto-tela, permettendo alla materia-colore di esprimersi in uno spazio impalpabile.

Le forme che ne emergono — geodi circolari che evocano la quarta dimensione e onde dinamiche che documentano le trasformazioni temporali della materia — sono da considerarsi "oggetti naturali de-personalizzati". Sebbene l'artista ne sia il catalizzatore,
l'interpretazione finale è restituita alla libera fantasia del fruitore. Come ricordava Leonardo da Vinci a proposito delle macchie murarie, l'osservatore è libero di scorgervi battaglie, animali e figure umane o paesaggi, in un esercizio interpretativo che, pur non
essendo imposto dall'autore, completa l'essenza dell'opera. In “Recondite Realtà”, Franco Dallegri non ci offre una finestra sul visibile, ma la “cronaca” visiva di una materia che si fa evento, svelando quelle verità profonde che giacciono oltre la superficie
sensibile, in uno stato di assoluta e vibrante autonomia.

ARTISTI IN PERMANENZA:SCARELLASenza titolo, 1987olio su tela, cm 200x230
02/04/2026

ARTISTI IN PERMANENZA:

SCARELLA
Senza titolo, 1987
olio su tela, cm 200x230

Nella nostra Sala Maggiore, in concomitanza con la mostra collettiva OVERSIZE, prende vita la presentazione del libro "M...
31/03/2026

Nella nostra Sala Maggiore, in concomitanza con la mostra collettiva OVERSIZE, prende vita la presentazione del libro "Mi piace annusare la lana" di Roberto Veronesi.

Tra arte e letteratura, la galleria si trasforma in uno spazio di ascolto e condivisione, dove ogni pagina dialoga con l'ambiente e con hi lo attraversa.

Venerdì 27 marzo alle ore 18:00, presso SATURA Palazzo Stella a Genova, verrà presentato il romanzo “Mi piace annusare l...
25/03/2026

Venerdì 27 marzo alle ore 18:00, presso SATURA Palazzo Stella a Genova, verrà presentato il romanzo “Mi piace annusare la lana” di Roberto Veronesi, pubblicato da Paola Caramella Editrice

Una selezione di racconti scritti nel corso del tempo. Un colorato mondo di situazioni in cui si incontrano e si intrecciano storie, personaggi e protagonisti, veri o immaginati, del vivere quotidiano con le loro passioni, amori, buoni e cattivi propositi. Il tempo scherza con loro, si diverte, li distrae, li lusinga, ma non li dimentica. E a loro dà un appuntamento prima o poi nella vita. Inutile provare a scappare, inutile rimandare.
Francesca e “lui” si rivedono, dopo quindici anni, un tempo lungo, ma non abbastanza per dimenticarsi del passato, di quello che poteva essere e non è stato. Un angelo e un diavoletto vorrebbero invertire i propri destini, almeno per un anno. Dura un mese la partita che porta l’Italia a vincere i mondiali di calcio del 2006. Mentre dura pochi istanti il momento bello dell’ing. Rossi, la puzzola, all’interno del suo ufficio. Il tempo di una sfida, forse l’ultima del contact center “Chiamaqui” in un gelido otto dicembre. E ancora, all’imprevedibile e stravagante direttore d’orchestra Giovanni Moretti fanatico del calcio e del Toro in particolare, basta un breve colloquio per innamorarsi perdutamente della bellissima Sofia.
Istanti, minuti, mesi o anni, amori e passioni passeggere o travolgenti, segnano, con leggerezza e un pizzico di ironia, lo scandire della vita dei personaggi di questo album di racconti e, in alcuni casi, di ricordi. Con l’augurio che in Francesca, Demian, Giovanni, Barberis o Sofia o in una situazione o in un frammento di dialogo ci si possa riconoscere e riflettere sul tempo, gli amori e il loro valore.

Roberto Veronesi, giornalista, torinese e torinista appassionato, già autore del romanzo "Qui non ride mai nessuno" per il Gruppo Albatros, “La schedina vincente” insieme ad altri 12 autori per Della Porta editore e “Incontri senza tempo” insieme ad altri 11 autori per Caramella editrice. Ha progettato la trilogia dell'iguana ("Vorrei un'ambulanza per l'iguana di mia sorella", "Il ritorno dell'iguana" e L'iguana colpisce ancora") per Lupetti, collezione di storie curiose e divertenti raccolte all'892424. Ha lavorato per grandi gruppi italiani come Unicredit, Fiat, Seat PagineGialle, Iren. Un percorso professionale a doppio binario nel settore della Comunicazione e del Personale. Collabora attualmente con Fondazione LINKS, è docente IED (istituto europeo di design), giornalista pubblicista, socio professionista Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italiana) e AIDP (Associazione italiana per la Direzione del Personale).

Il mondo vegetale non è un semplice fondale, ma lo specchio più autentico dell’esistenza umana. Nasce da questa consapev...
20/03/2026

Il mondo vegetale non è un semplice fondale, ma lo specchio più autentico dell’esistenza umana. Nasce da questa consapevolezza Botaniche contemporanee, una rassegna che elegge la natura a potente chiave di lettura del presente, superando la dimensione puramente decorativa per approdare a una riflessione più ampia e stratificata.

La mostra osserva l’elemento botanico come un sistema complesso di forme in continua trasformazione: radici che affondano e si espandono, germogli che emergono fragili ma determinati, cicli vitali che si consumano e si rinnovano. In questa prospettiva, la natura diventa simbolo di un tempo biologico che parla anche di noi — delle nostre fragilità, delle nostre capacità di resistenza e delle possibilità di rinascita.

Le opere in mostra restituiscono una visione della natura come organismo vivo, mai statico, attraversato da tensioni, mutamenti e adattamenti. Il vegetale si trasforma così in una metafora potente dei processi interiori: crescita, perdita, trasformazione, memoria. Attraverso linguaggi differenti — dalla pittura alla scultura, dalla ricerca materica alle sperimentazioni più concettuali — gli artisti costruiscono un dialogo che mette al centro il rapporto tra umano e naturale, tra visibile e invisibile.

Botaniche contemporanee si configura quindi come un dispositivo critico: un invito a rileggere il nostro stare al mondo attraverso la lente della natura, riconoscendoci parte di un sistema più ampio, fatto di interconnessioni e ciclicità.

Le artiste coinvolte nella collettiva offrono sguardi personali e complementari, dando vita a un percorso espositivo ricco e articolato:

Daniela Ghione sviluppa una ricerca attenta alla dimensione organica e simbolica della forma, in cui le forme richiamano la natura, non in modo didascalico, ma diventando simboli di qualcosa di più profondo, legati al ciclo della vita e della metamorfosi.

Micaela Kuhl indaga il rapporto tra natura e percezione attraverso composizioni che mettono in dialogo struttura e fluidità, restituendo un’immagine dinamica e sensibile del mondo vegetale.

Elisabetta Maestro concentra la propria pratica sulla materia e sul gesto, creando opere che richiamano processi naturali di crescita e sedimentazione, dove il tempo diventa elemento costitutivo.

Maddalena Palladini esplora l’aspetto più intimo e poetico della natura, trasformando elementi botanici in narrazioni visive delicate, capaci di suggerire stati emotivi e dimensioni oniriche.

Roberta Pizzi, invece, utilizza un linguaggio deciso e stratificato per raccontare la forza vitale della natura, mettendo in evidenza tensioni, contrasti e dinamiche di espansione.

Arianna Squicquaro sviluppa una ricerca che intreccia osservazione e astrazione, dando forma a composizioni in cui il vegetale diventa traccia, ritmo e struttura visiva.

Nel loro insieme, le opere costruiscono un racconto corale in cui la natura non è più semplice oggetto di rappresentazione, ma soggetto attivo, presenza viva e specchio del nostro essere nel tempo. La mostra invita il pubblico a rallentare lo sguardo, a immergersi nei dettagli e nelle trasformazioni, riscoprendo nel mondo vegetale una dimensione di ascolto, consapevolezza e appartenenza.

OVERSIZEAntonio Bettuelli, Francesco Calistri, Elidon Mucaj, Scarellainaugurazione sabato 21 marzo ore 17:00Esiste un mo...
19/03/2026

OVERSIZE
Antonio Bettuelli, Francesco Calistri, Elidon Mucaj, Scarella
inaugurazione sabato 21 marzo ore 17:00

Esiste un momento, nella pratica pittorica, in cui il perimetro della tela cessa di essere un confine per farsi orizzonte. La mostra “Oversize” nasce da questa urgenza: restituire alla pittura la sua natura di universo autonomo, un ecosistema segnico che non si limita a occupare lo spazio, ma lo fonda e lo rigenera.
Il termine Oversize non si riferisce a una semplice ipertrofia del formato, né a una celebrazione della monumentalità fine a se stessa. Si tratta, piuttosto, di una necessità esistenziale e linguistica. Quando la visione dell’artista non può più essere contenuta nello sguardo d’insieme, la pittura esonda: invade il campo visivo dello spettatore, ne annulla le distanze di sicurezza e lo costringe a una relazione diretta, quasi fisica, con l’immagine.
In questo progetto, l’opera d’arte diventa dispositivo esperienziale permettendo allo spettatore di "abitarla". Le stesure cromatiche, le figure e i gesti che attraversano queste grandi superfici si trasformano in coordinate di un territorio tanto fisico quanto mentale, invitando a una fruizione immersiva e stratificata.
La mostra riunisce quattro artisti — Antonio Bettuelli, Elidon Mucaj, Hirdilak e Scarella — le cui ricerche, pur profondamente diverse, trovano nella dimensione espansa della pittura un terreno comune di confronto. In questo contesto, il grande formato è un atto necessario per articolare visioni che eccedono i limiti tradizionali del quadro.
Antonio Bettuelli sviluppa una pratica pittorica incentrata sul colore e sul gesto, dove la superficie diventa luogo di sedimentazione e tensione. Le sue opere si caratterizzano per una stratificazione intensa che restituisce una dimensione emotiva e processuale della pittura, in cui ogni segno conserva traccia dell’azione.
Elidon Mucaj indaga la figura e la narrazione contemporanea attraverso un linguaggio diretto e incisivo. Le sue composizioni, spesso attraversate da una forte energia visiva, mettono in relazione identità, memoria e condizione umana, costruendo immagini che oscillano tra racconto e metafora.
Hirdilak si muove in una dimensione che fonde iperrealismo e onirismo, dove segni, forme e riferimenti si intrecciano in un lessico visivo complesso. Il suo lavoro si distingue per un uso magistrale del disegno, capace di generare immagini ambigue e suggestive, che esplorano la bellezza effimera e la forza della natura.
Scarella propone una ricerca orientata alla sintesi e alla costruzione di immagini essenziali, ma fortemente evocative. Attraverso l’uso calibrato del colore e della composizione, le sue opere definiscono campi visivi in cui il rapporto tra pieno e vuoto diventa elemento narrativo e percettivo.
“Oversize” si configura così come un’esperienza che mette in crisi le modalità tradizionali di fruizione dell’arte, ridefinendo il rapporto tra opera, spazio e spettatore. In un’epoca dominata da immagini rapide e consumabili, questa mostra invita a rallentare, a entrare dentro la pittura, a misurarsi con la sua scala e con la sua capacità di generare mondi.

Indirizzo

Genova

Orario di apertura

Lunedì 15:00 - 19:00
Martedì 09:30 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:30 - 13:00
15:00 - 19:00
Giovedì 09:30 - 13:00
15:00 - 19:00
Venerdì 09:30 - 13:00
15:00 - 19:00
Sabato 15:00 - 19:00

Telefono

+390102468284

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