04/06/2026
Abbiamo partecipato a un incontro organizzato dall'associazione mediatori culturali liguri dedicato ai minori stranieri non accompagnati, alle seconde generazioni e al fenomeno dei cosiddetti "maranza". Un momento di confronto che ha riunito professionisti e volontari provenienti da contesti molto diversi: mediatori culturali impegnati nei tribunali, nelle carceri e nei centri di accoglienza, ricercatori che studiano le trasformazioni sociali contemporanee, insegnanti volontari di italiano e molte altre figure che ogni giorno lavorano a contatto con persone e storie spesso invisibili.
Dalle testimonianze emerse è apparso chiaro quanto sia riduttivo e pericoloso racchiudere una parte della gioventù dentro un'etichetta. Il termine "maranza" viene spesso utilizzato come un preconcetto che semplifica e uniforma realtà molto diverse tra loro, cancellando le esperienze individuali, i percorsi migratori, le difficoltà e le fragilità che molti ragazzi e ragazze vivono quotidianamente.
Dietro un giovane che ricorre alla violenza o mette in atto comportamenti problematici non c'è soltanto un gesto da condannare, ma una persona che spesso non è stata ascoltata. Dietro chi crea disagio possono esserci storie di abbandono istituzionale, sociale o familiare, esperienze di esclusione, discriminazione e mancanza di opportunità. Comprendere queste dinamiche non significa giustificare i comportamenti sbagliati, ma dotarsi degli strumenti necessari per intervenire in modo efficace e costruire percorsi di prevenzione.
I relatori ci hanno ricordato che la responsabilità degli adulti non può limitarsi alla condanna o all'indifferenza. L'adolescenza e la giovane età adulta sono fasi fondamentali della crescita, momenti in cui il bisogno di essere riconosciuti, ascoltati e accompagnati è particolarmente forte. Segregare, stigmatizzare o ignorare questi giovani significa contribuire ad alimentare il disagio che spesso si vorrebbe combattere.