Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova

Museo d'Arte Orientale Chiossone - Genova Il Museo d'arte orientale E. Chiossone conserva la più importante collezione di arte giapponese in Italia In auto
Il museo non offre possibilità di parcheggio.

Museo d'Arte Orientale Edoardo Chiossone

In pieno centro cittadino, nel parco ottocentesco di Villetta Di Negro che affaccia su una delle più eleganti piazze di Genova, Piazza Corvetto, si trova un luogo dedicato all’Estremo Oriente. Rivolto verso il mare, sorge un edificio in perfetto stile razionalista, appositamente progettato da Mario Labò per custodire la collezione donata alla città di Geno

va da Edoardo Chiossone, abilissimo incisore genovese, che visse a Tokyo dal 1875 al 1898 e lavorò all'Officina Carte e Valori del Ministero delle Finanze, noto in tutto il mondo per aver progettato le prime banconote e carte valori giapponesi. Il museo a lui intitolato è il primo dedicato all'arte giapponese ad essere fondato in Italia, nel 1905, e conserva la più grande, preziosa e varia collezione d’arte nipponica in Italia e una delle più importanti in Europa. Il museo accoglie il ricchissimo patrimonio di arte giapponese e cinese raccolto dal genovese Edoardo Chiossone in Giappone alla fine del XIX secolo: grandi sculture buddhiste in legno e bronzo, armi e armature, reperti archeologici e maschere teatrali sono esposte nel percorso museale permanente, assieme a porcellane, lacche e piccoli bronzi, mentre eccezionali dipinti e stampe xilografiche ukiyo-e sono visibili occasionalmente, per motivi conservativi, data la loro elevata fragilità. Nelle Gallerie Superiori del museo sono allestite mostre tematiche ed allestimenti temporanei per consentire la rotazione delle opere normalmente conservate a deposito; in occasione di queste mostre vengono esposte eccezionalmente anche opere quali dipinti, stampe xilografiche e tessuti che, per loro natura, non possono essere esposte in modo continuato. Lungo tutto il percorso di visita si ha quindi modo di conoscere tutti i principali fenomeni della cultura artistica, figurativa e decorativa giapponese nel corso della sua storia.


◻Il Museo si trova inserito all'intero del parco di Villetta di Negro, una piccola altura prospicente Piazza Corvetto. Il museo è parzialmente accessibile alle persone con disabilità. All'interno del Museo non vi è un bar/caffetteria.

◻L'ULTIMO INGRESSO AL MUSEO VIENE CONSENTITO MEZZ'ORA PRIMA DELL'ORARIO DI CHIUSURA. per gli orari di apertura e chiusura visionare la sezione pertinente.

◻BIGLIETTI
intero 9 euro
ridotto 6 euro
Gratuito la domenica per i residenti nella città metropolitana di Genova
Al momento non abbiamo la possibilità di effettuare pagamenti elettronici ma solo contanti. Per tutelare le opere più fragili, quali dipinti e stampe, viene fatta una rotazione di quest'ultime in occasione di mostre temporanee, pertanto non saranno sempre visibili al pubblico le medesime opere di queste peculiari categorie tra cui rientra anche la "Grande Onda" di Katsushika Hokusai. Non è presente un bar o un punto ristoro/distributori automatici di bevande e snack all'interno del Museo. Il Museo possiede un piccolo angolo adibito a bookshop dove sono in vendita unicamente libri e cataloghi. Il Museo può risultare particolarmente caldo nei mesi estivi. Non è consentito l'ingresso agli animali, fanno eccezione i cani guida ed i cani di assistenza medica. Ma grazie a una nuova convenzione tra la Direzione Musei e Bauadvisor, i proprietari di cani potranno visitare i musei cittadini affidando il proprio amico a quattro zampe a un dog sitter professionista, per tutta la durata della visita. Il servizio, a pagamento, è disponibile con prenotazione obbligatoria attraverso il portale www.bauadvisor.it e l'app Bauadvisor, ma i visitatori in possesso di regolare biglietto di ingresso in uno dei musei cittadini convenzionati avranno diritto ad uno sconto sulla tariffa del servizio. La prenotazione deve essere fatta in un tempo congruo precedente alla visita per verificare la disponibilità di un dog-sitter. Come raggiungerci:


In treno
Dalla Stazione di Genova Brignole è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 15 minuti percorrendo Via Serra (lieve dislivello).
-In metropolitana: da Metro Brignole a Metro De Ferrari, tempo di percorrenza 5 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 18 o 36 o 39 o 40
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Oppure
Dalla Stazione di Genova Piazza Principe è possibile raggiungere il museo:

-A piedi: 25 minuti circa
-In metropolitana: da Metro Principe a Metro De Ferrari (Direzione Brignole) tempo di percorrenza 8 minuti, poi 10 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco.
-In autobus:
Autobus 34
fermata: Corvetto/Piaggio, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. Autobus 36
fermata: Roma/Corvetto, poi 5 minuti a piedi incamminandosi all'interno del parco. In autobus
Si consiglia di visitare la pagina web dei trasporti di Genova per personalizzare l’itinerario in base alle proprie esigenze. Opportunità di sosta è possibile per visitatori con requisiti di accesso speciale contattando il museo preventivamente. Nelle vicinanze del Museo e nella sottostante Piazza Corvetto, sono presenti parcheggi a pagamento. Nelle vicinanze si trovano stazioni di ricarica per veicoli elettrici. Nella sottostante Piazza Corvetto sono presenti punti di ricarica per veicoli elettrici. Aeroporto più vicino
Aeroporto di Genova – Genova City Airport
Via Pionieri e Aviatori d'Italia, 1, 16154 Genova GE


In caso di allerta Idrogeologica ROSSA, di “Vento di Burrasca Forte” o di Ondata calore liv.3 diramata dalla Protezione Civile, il museo resterà chiuso e tutti gli eventi in programma saranno cancellati.

Oggi, 6 settembre, si festeggia la giornata internazionale della lettura, “national read a book day!”E per questa occasi...
06/09/2026

Oggi, 6 settembre, si festeggia la giornata internazionale della lettura, “national read a book day!”
E per questa occasione vi invitiamo a perdervi tra le pagine di un libro!
Anche quest’anno consigliamo un libro giallo di Seishi Yokomizo, si tratta del “Teatro Fantasma” (titolo originale - Toranpudaijō no kubi, Yūreiza, Kurasu” ; questo libro venne pubblicato in Giappone nel 1973 ma è giunto da noi, in traduzione italiana, solo recentemente unitamente a una serie di altri romanzi dello stesso autore.
Seishi Yokomizo (横溝 正史) nacque a Kobe nel 1902 da una ricca famiglia di farmacisti intraprendendo presto gli studi in farmacia, allineandosi alla tradizione di famiglia; tuttavia, l’avanzata della medicina moderna e il commercio industriale dei farmaci scalzò ben presto la medicina tradizionale.
Seishi Yokomizo, dunque, non soddisfatto della professione farmaceutica, iniziò a dedicarsi ad un’altra passione: la scrittura di libri gialli, settore in cui i suoi studi gli saranno altrettanto utili.
I suoi scritti uniscono scenari e abitudini nipponiche a elementi d’ispirazione giallistica occidentale, sfruttando spesso l’espediente del “mistero della camera chiusa” o del ragionamento deduttivo”, alternando atmosfere sinistre a intricate macchinazioni.
Nasce così un personaggio ricorrente nei suoi romanzi; il detective Kosuke Kindaichi, un giovane investigatore, trasandato e goffo ma dotato di un’intelligenza pragmatica che spesso lo porta ad affiancare la polizia in casi apparentemente inspiegabili.
In questo romanzo, “il teatro fantasma”, Kōsuke è costretto ad avvicinarsi al mondo ostile e competitivo del teatro kabuki dove, al di fuori del palcoscenico, prendono forma rivalità mai sopite e sotterranee macchinazioni. Diversi colpi di scena lo porteranno a scoprire le verità nascoste che affollano il teatro Inazuma, dove, ben sedici anni prima, lo stesso detective seduto tra il pubblico, ha assistito alla sparizione dell’attore protagonista, dissoltosi come un fantasma, nel bel mezzo di uno spettacolo.
Una mostra temporanea, proprio sul teatro, prenderà invece forma nei prossimi mesi in Museo: “Oltre la maschera”, un viaggio che sin dalle origini delineerà le forme di spettacolo teatrale del Paese del Sol Levante.

A questo link sono consultabili le biblioteche più vicine a noi aventi altri romanzi di Seishi Yokomizo:

https://bibliometroge.sebina.it/.../seishi%20yokomizo...

Utagawa Kunimasa 1773-1810
L’attore Ichikawa Yaozō III nel ruolo di Umeōmaru dal dramma kabuki “ Sugawara denju tenarai kagami”, 1796
Stampa xilografica nishikie, 37,6 x 25,1 cm
MC(S-1286) Conservata a deposito

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La mostra temporanea “I quattro tesori e l’arte della calligrafia nella tradizione cinese e giapponese"  è prorogata fin...
04/09/2026

La mostra temporanea “I quattro tesori e l’arte della calligrafia nella tradizione cinese e giapponese" è prorogata fino al 25 ottobre 2026

Attività collaterali:

Venerdì 18 settembre 2026, ore 18-19
Conferenza "La forma delle cose e la forma delle idee"
Dai pittogrammi agli ideogrammi, piccolo viaggio introduttivo alla scoperta dei principi formativi e dei caratteri della scrittura cinese e giapponese
Relatore: Alberto de Simone (Direttore CELSO Istituto di Studi Orientali / curatore della Mostra)
sede: Museo d’Arte Orientale E. Chiossone (Piazzale Mazzini 4 - Genova)
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, prenotazione non prevista

Domenica 27 settembre 2026, ore 19-20.30
Visita guidata alla Mostra
“I quattro tesori e l’arte della calligrafia nella tradizione cinese e giapponese"
Con i curatori Alberto de Simone - Emanuela Patella (CELSO Istituto di Studi Orientali - Dipartimento Studi Asiatici)
sede: Museo d’Arte Orientale E. Chiossone (Piazzale Mazzini 4 - Genova)
Costo 4 euro a persona, escluso il biglietto di ingresso: intero: 9 euro, ridotto: 6 euro; Residenti Città Metropolitana di Genova, gratuito poiché domenica.
Iscrizione obbligatoria al link https://tickets.museidigenova.it/ingressi/visita-guidata-alla-mostra-i-quattro-tesori-e-l-arte-della-calligrafia-nella-tradizione-cinese-e-giapponese.htm
Le iscrizioni si chiudono il giorno prima dell’evento, ore 12.00. Numero limitato di posti disponibili.

Domenica 4 ottobre 2026
Stage-Laboratorio "SHUFA / SHODŌ - arte della calligrafia cinese e giapponese"
Introduzione alle tecniche, ai materiali e all'estetica dell'Arte della Calligrafia, in un Laboratorio allestito alla maniera tradizionale cinese-giapponese.
Dalla preparazione dell'inchiostro al controllo del gesto e del pennello, dalla elaborazione del tratto all'estetica della forma.
orario: dalle ore 9 alle ore 12
sede: CELSO Istituto di Studi Orientali (Galleria Mazzini 7 - Genova)
Iscrizione obbligatoria; per informazioni sulle modalità di partecipazione e per iscrizioni [email protected]

Venerdì 16 e sabato 17 ottobre 2026
Stage-Laboratorio "zhuanke - arte dei sigilli cinesi"
L'arte del "pennello di ferro" nella tradizione cinese e giapponese: forme, tipologie, contenuti, estetica della composizione e stili di scrittura.
Elaborazione, composizione e realizzazione ad intaglio su pietra di un proprio sigillo.
venerdì 16 (prima parte): dalle 18 alle 20
sabato 17 (seconda parte): dalle 10,30 alle 15,30
sede: CELSO Istituto di Studi Orientali (Galleria Mazzini 7 - Genova)
(prima parte)
- L’arte del "pennello di ferro"
- I sigilli nella tradizione cinese e giapponese
- Forme, tipologie e contenuti
- Estetica della composizione e stili di scrittura
- Fasi e processo di elaborazione di un sigillo
(seconda parte)
- Realizzazione di un sigillo personale
- Analisi dei caratteri e composizione del contenuto
- Disegno ed elaborazione grafica
- Modelli compositivi ed architettura della forma
- I materiali: pietre e strumenti per l’incisione
- Scelta della pietra per la realizzazione del proprio sigillo
- Trasferimento del modello su pietra
- Composizione ed intaglio
- Tecniche di base, stile, rifinitura e prove di stampa

Sabato 17 ottobre 2026 - ore 17
Conferenza "La dimensione simbolica della scrittura cinese"
Dalle origini mitiche alla formazione della civiltà, dalla scrittura come atto sacerdotale alla scrittura
come strumento per la comprensione e la descrizione del mondo naturale, dall'organizzazione simbolica delle forme alle forme simboliche delle pratiche rituali.
Relatore: Emanuela Patella (Direttore Scientifico Dipartimento Studi Asiatici - CELSO Istituto di Studi Orientali / curatore della Mostra)
sede: Museo d’Arte Orientale E. Chiossone (Piazzale Mazzini 4 - Genova)
Ingresso gratuito fino a esaurimento posti, prenotazione non prevista

Domenica 25 ottobre ore 11.00
In occasione del finissage della mostra
Visita guidata alla Mostra “I quattro tesori e l’arte della calligrafia nella tradizione cinese e giapponese"
Con i curatori Alberto de Simone - Emanuela Patella (CELSO Istituto di Studi Orientali - Dipartimento Studi Asiatici)
sede: Museo d’Arte Orientale E. Chiossone (Piazzale Mazzini 4 - Genova)
Le modalità di prenotazione verranno diffuse in seguito

Per informazioni [email protected][email protected]

L’estate giapponese si vive soprattutto di notte dato il caldo afoso diurno. Le sere estive diventano chiassose e colora...
03/09/2026

L’estate giapponese si vive soprattutto di notte dato il caldo afoso diurno. Le sere estive diventano chiassose e colorate, le feste (i matsuri) creano luoghi d’incontro e divertimenti, le lanterne brillano nella notte e si specchiano lungo i fiumi, dove numerosi i cittadini passeggiano in cerca di refrigerio, trovando conforto lungo gli argini o le passerelle sospese su grandi stagni incastonati in estesi giardini; qui si ammirano i fiori di iris, si indugia tra gli alberi ma ci si inoltra anche nell’oscurità per dare la caccia agli insetti. La caccia alle lucciole (hotarugari) era un gioco/passatempo nato negli ambienti aristocratici del periodo Heian, in cui si usciva nelle notti estive per catturare i piccoli insetti con teli di seta leggeri, osservandoli poi brillare nell’oscurità delle stanze.
Nel periodo Edo questa pratica si diffuse anche al resto della popolazione, animando i suoi quartieri verdi (come Negishi, Oji e Yanaka).
I giapponesi amavano gli insetti, erano interessati al loro microcosmo e ne ammiravano le qualità, in un inteso connubio di uomo e natura tanto che nel corso del XVIII secolo, le strade della capitale brulicavano di venditori ambulanti di insetti, organizzati in associazioni dette edo mushikō (江戸虫講), che ne commerciavano una grande: grilli, cicale, lucciole, coleotteri e perfino ragni.
Il dipinto che vi proponiamo raffigura una giovane donna in abiti estivi mentre tenta di catturare le lucciole agitando un ventaglio di garza nera (uchiwa). In piedi su alti sandali laccati (nurigeta), tiene sollevato l’orlo del kimono con una mano per agevolare i movimenti; si agita mentre indossa un furisode in tessuto kasuri color ciliegia. L’obi, la fascia che chiude l’abito, è ornato da grandi fiori immaginari (hosoge) nei toni del verde, blu e oro, con rilievi argentati.
Particolarmente suggestivo è il metodo esecutivo impiegato: l’opera presenta ampie campiture di colore applicate anche sul retro del supporto (urazaishiki), che conferiscono intensità e trasparenze straordinarie. Il bianco di conchiglia (gofun) viene usato non solo per l’incarnato, ma anche per i capelli, creando una straordinaria intensità visiva: la chioma è nerissima, mentre il ventaglio appare etereo e delicato, del tutto reale permettendoci di vedere attraverso la garza. Dettagli come gli ornamenti per capelli – pettini in lacca d’argento, forcine in tartaruga, spilloni in seta e mizuhiki (nastri cartacei) arricciati – completano un ritratto raffinato ed elegante. Persino le lucciole e la scia luminosa del cielo serale sono dipinte sul retro, esaltando la bellezza fugace del momento.
Un capolavoro che dimostra la sensibilità e la maestria di Toyokuni, l’artista, nel raccontare il finire dell’estate attraverso l’eterea e fugace luce delle lucciole.

Utagawa Toyokuni II (1777-1835)
Giovane donna a caccia di lucciole, 1825 ca.
Dipinto verticale, kakejiku, inchiostro e colori su seta con estese coloriture al rovescio (urazaishiki), 91.8 x 30.3 cm
MC (P-246), Conservato a deposito

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Oggi  31 agosto è una festività particolare presente solo in Giappone: la giornata delle verdure 野菜の日, "Yasai no hi". La...
31/08/2026

Oggi 31 agosto è una festività particolare presente solo in Giappone: la giornata delle verdure 野菜の日, "Yasai no hi".
La Giornata della Verdure è stata istituita nel 1983 da nove organizzazioni, tra cui la Federazione Nazionale delle Associazioni Cooperative Commerciali di Frutta e Verdura, con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza e il consumo delle verdure nutrienti.
Questa giornata ricorre il 31 agosto (31/8), per un gioco di parole: la data scritta in giapponese“8 (ya)八 e 3 (sa)三 1 (i)一" coincide con la parola “yasai”, verdure, collocandosi inoltre in un periodo dell'anno caratterizzato da un caldo intenso e una diminuzione dell'appetito.
Secondo il Ministero della salute giapponese, il consumo medio giornaliero di verdure è di 280 g, una dose troppo ridotta per assicurare tutte le fibre e le vitamine necessarie. In concomitanza all’istituzione di questa festa, il Ministero ha allora stabilito l’obiettivo minimo di consumo di 350 g al giorno proprio per sollecitare la popolazione ad una alimentazione più sana.
Per questo giorno speciale in Giappone l’industria alimentare organizza una serie di sconti e promozioni mirate e i ristoranti contribuiscono creando dei menu appositi; c’è anche chi organizza dei mercati a chilometro zero dove le verdure si possono acquistare in pieno centro città. Anche durante l’Obon, festività celebrata qualche giorno fa, è possibile vedere come i giapponesi diano un’importante mansione alle verdure: in questo periodo, si fa visita ai parenti defunti, pulendo e adornando le lapidi con incenso, fiori e ortaggi come melanzane e cetrioli. Non solo, queste vengono intagliate e collocate presso gli altari dei defunti, dando loro la forma di cavalli (i cetrioli) e buoi (le melanzane), degli stecchini vengono inseriti a creare le zampe: cavalcature vegetali che servono a far arrivare rapidamente gli spiriti nell’aldilà secondo tempistiche a loro confacenti, più velocemente a cavallo o più lentamente sul dorso di un bue.
Una delle verdure più iconiche giapponesi è il daikon (大根, letteralmente "grossa radice"), un ravanello bianco gigante originario dell'Asia orientale. Croccante, dissetante e dal sapore leggermente piccante, è un ingrediente fondamentale della cucina giapponese, ideale da consumare crudo oppure cotto in zuppe e stufati.
Il daikon è associato alla semplicità e persino alla figura di Buddha, simboleggia purezza, salute, armonia e purificazione. Compare spesso nelle rappresentazioni artistiche giapponesi insieme ai ratti, messaggeri della divinità della ricchezza Daikokuten. Poiché il topo si trova dove c'è abbondanza di cibo, viene sovente ritratto insieme alle provviste come il riso o il daikon con significato beneaugurale e propiziatorio.
Secondo la tradizione popolare, gli spiriti maligni detestano l'odore pungente del ravanello; per questo motivo, le persone lasciano queste radici nei luoghi sacri a protezione oppure li utilizzano come talismani. In luoghi specifici, come il tempio Matsuchiyama Shoden di Tokyo nei pressi di Asakusa, il daikon è il simbolo templare. Figure di daikon si trovano su lanterne, tegole e oggetti disseminati in tutto il tempio. La tradizione risale al periodo Edo, quando si credeva che i ravanelli avessero contribuito a fermare un'epidemia in seguito alle preghiere rivolte alla divinità locale.
Il festival del daikon (noto come Daikon-daki o Daikon Radish Festival) è una tradizionale festività invernale giapponese in cui grandi quantità di daikon vengono offerte alle divinità, benedette e poi bollite in enormi pentoloni per essere servite calde ai visitatori. Questo rituale si tiene in vari templi buddisti per pregare per la salute, la protezione dalle malattie e la purificazione del corpo.
L’inrō che vi presentiamo è un contenitore porta-pillole in lacca rossa intagliata su cui è raffigurato un daikon, il netsuke, il suo “bottone di blocco” con cui veniva fermato alla cintura di tessuto del kimono (obi), raffigura un topo acciambellato. L’ inrō fa parte di quella categoria di oggetti della moda maschile chiamati sagemono (提げ物). Con questo termine sono indicati tutti gli oggetti – con la funzione di contenitori – che venivano indossati affissi all’obi del kimono per sopperire alla mancanza di tasche.

Onko Chōkan Takenaga (XVIII sec.)
Inrō in lacca rossa intagliata con radice di daikon, XVIII secolo
Lacca rossa intagliata
MC(I-10). Conservato a deposito.

Giappone, XIX secolo
Netsuke raffigurante un ratto acciambellato
Avorio scolpito e dipinto, occhi in intarsi di c***o nero
MC(N-24). Conservato a deposito.

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#大根

28/08/2026
Il 26 agosto è riconosciuto a livello internazionale come la Giornata del Cane, nota anche come "International Dog Day",...
26/08/2026

Il 26 agosto è riconosciuto a livello internazionale come la Giornata del Cane, nota anche come "International Dog Day", celebrazione dedicata agli amici a quattro zampe. Atta a sensibilizzare l'importanza dei cani nella vita delle persone e il ruolo positivo che svolgono nelle famiglie e nelle comunità, promuovere l'adozione dei cani da rifugi, sostenerne il benessere e la salute, riconoscere ed apprezzare i cani di servizio e i cani da lavoro per il loro contributo. I cani accompagnano la vita dei giapponesi fin dall’antichità, ma fu solo in periodo Edo (1600-1868) che passarono dall’essere un privilegio riservato alle famiglie aristocratiche a fedeli compagni di vita anche per la gente comune. Prima impiegati come cani da caccia o da guardia, ma anche come simbolo di sfarzo dalle classi più agiate, che si facevano vanto della rarità delle razze importate, dall’epoca Edo i cani divennero veri e propri compagni di giochi.
In questo periodo i manuali di allevamento guadagnarono grande popolarità, e lo stesso Shōgun Tsunayoshi Tokugawa (1680-1709), nato sotto l’anno del cane, aveva molto a cuore il loro benessere ed emanò il "Decreto di misericordia per gli esseri viventi" (生類憐みの令, Shōrui awaremi no rei).
Ancora adesso i giapponesi attribuiscono un grande valore a questi fedeli compagni e le 6 razze canine originarie dell’arcipelago, indicate con il termine Nihon-ken (日本犬), sono state designate Tesori Nazionali nel 1928. Queste razze sono il Kishu-ken, lo Shikoku-ken, il Kai-ken, l’Hokkaido-ken, lo Shiba-inu, e l’Akita-inu.
Durante lo shogunato Tokugawa il cane abitava sia le case aristocratiche sia le abitazioni della borghesia emergente. Erano talmente popolari che spesso vennero ritratti in stampe ukiyoe e dipinti, presenti anche su oggetti di uso comune ma dall’elevato valore artistico, sia come elemento vivacizzante dell’ambiente domestico sia in compagnia dei loro compagni umani: il cane infatti era spesso presente nelle case da tè e nei quartieri di piacere, come animale da compagnia di bellissime cortigiane.
L’opera che vi proponiamo oggi è un netsuke (根付) realizzato in avorio che ritrae un bambino insieme ad un cucciolo di cane. I netsuke (根付) sono dei capolavori dell’arte giapponese, delle piccole sculture tradizionali scolpite finemente in ogni dettaglio, originarie del periodo Edo (1603-1868).
Queste opere nascono come oggetti funzionali, essendo una sorta di ciondolo servivano come contrappesi e "bottoni di blocco" per gli astucci, inrō, a cui erano legati da una corda: ciò permetteva che venissero appesi alle cinture dei kimono(obi) e gli inrō fossero saldamente assicuranti al fianco. La necessità di avere dei piccoli contenitori con sé nasceva dal fatto che i kimono non possiedono tasche.
A creare questi piccoli tesori erano degli artigiani altamente qualificati che sceglievano soggetti della vita quotidiana, figure mitologiche, animali o scene simboliche per creare delle piccole storie da portare con sé. I netsuke solitamente venivano indossate da uomini, con gli inrō erano infatti accessori dell'abbigliamento maschile (sagemono).
Il netsuke che vi presentiamo raffigura un bambino della tipologia karako (唐子 da “kara 唐”, cinese, e “ko 子”, bambino), indossa una gorgiera traforata e porta i capelli suddivisi in piccoli ciuffi, secondo l’iconografia tipica del bambino cinese. Davanti a lui un cucciolo di cane impara a stare seduto e a rispondere a questo comando. La bicromia del pelo è data da sottili pennellate nella parte alta del muso e sui lati del corpo. L’associazione di questi due soggetti ha sicuramente valenza simbolica in quanto si credeva che i cani proteggessero i bambini dai demoni e avessero significato apotropaico o augurale.
L’autore/intagliatore Tomochika dimostra la sua predisposizione per soggetti di genere, dando prova di particolare attenzione alla resa finale dell’opera. Interessante la scelta di differenziare la tinta dell’avorio: dall’aspetto giallastro nel bambino mentre particolarmente candido per il pelo del cane.

Giappone, metà del XIX secolo
Netsuke raffigurante un bambino cinese (karako) e un cucciolo di cane
Avorio tinto e dipinto, 4.2 x 2.5 cm
Firmato: Tomochika
MC (N-1). Esposizione permanente, seconda galleria, vetrina 17.

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25/08/2026

Tutte le mostre e le iniziative proposte quest'anno dal Museo d'arte orientale E. Chiossone sono inserite nel calendario di festeggiamenti relativi ai 160 anni delle relazioni diplomatiche tra l'Italia e il Giappone.

“L'ampio fiume è rapido a Kamigamo come a Shimogamo e le grandi strade, come la Shijō e la Sanjō, si allungano a perdita...
22/08/2026

“L'ampio fiume è rapido a Kamigamo come a Shimogamo e le grandi strade, come la Shijō e la Sanjō, si allungano a perdita d'occhio. Coppe di vino e piatti di leccornie sono stati già svuotati e all'improvviso tutta quanta la folla si sparge fuori da centomila luoghi di divertimento”.
L’estate in Giappone è spesso associata ai matsuri 祭り come indica la poesia di Ōta Nanpo (1749-1823) che percorre il dipinto e suggerisce lo svolgersi di un vivace matsuri estivo serale.
I matsuri sono feste popolari o festival tradizionali giapponesi di stampo shintoista che vengono organizzate ogni anno in tutto il Giappone.
Si svolgono in vari mesi dell’anno e ogni festival ha il suo particolare significato ma i più conosciuti sono sicuramente i matsuri estivi. Inizialmente erano delle feste sacre per ringraziare e onorare i kami (divinità), lo stesso termine deriva dalla parola matsuru 祀る“venerare/consacrare”.
Mantenendo la peculiarità di essere una festa sacra, solitamente si tengono processioni di carri o santuari in miniatura in cui portatori attraversano le strade della città trasportando la statua del kami del santuario locale con portantine chiamate mikoshi.
Esaurita la dimensione sacra, è tipico dei festival estivi, trascorrere il tempo in divertimenti, camminando di notte per le strade affollate e vocianti rischiarate dalle luci e lanterne, indossando lo yukata (un “kimono” estivo molto leggero) ed indugiando, come in una fiera, tra le invitanti bancarelle di cibo assortito (yatai) che dispensano anche bevande rinfrescanti come le “granite” kakigori, e varie attività tra cui giochi e possibilità di acquisto.
L’estate giapponese è caratterizzata da un caldo umido, quindi, è quasi imprescindibile portare con sé un ventaglio, uchiya e cercare ristoro nel passeggiare di sera, una volta tramontato il sole.
Lo spettacolo più suggestivo è sicuramente l’hanabi 花火, (lett. fiori di fuoco), i fuochi d’artificio. La loro caratteristica è quella di estendersi in cielo in forma rotonda, proprio come la corolla di un fiore.
L’opera che vi presentiamo oggi raffigura il letto del fiume Kamogawa in secca; il ponte della Shijō (la quarta strada) brulica di una moltitudine di persone che cercano ristoro nel fresco serale che sale dal letto del fiume.
L’afa inghiotte tutto in una sorta di nebbia da cui emergono in lontananza brillanti lanterne rosse dei locali affacciati sul fiume.
Le persone, in un variegato andirivieni, indossano yukata estivi e sventolano dei ventagli, fino a scomparire in un orizzonte indistinto.

Hosoda Eishi 1756-1829
Passeggio al fresco della sera sul fiume Kamoga in secca presso la Shijō a Kyotō, 1801-1804
Kakejiku, dipinto verticale, inchiostro e colori su seta, 95.8x 33.1 cm
MC(P-240) Conservato a deposito

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#祭り

20/08/2026

AVVISO ⚠️
A seguito di avviso di burrasca forte emanato dalla Protezione Civile e dell’Ordinanza del Sindaco n. 9 del 2016, viene indetta la chiusura dei parchi pubblici e dei musei qui situati DURANTE L'ALLERTA ARANCIONE di VENERDì 21 AGOSTO.
Pertanto, il parco di Villetta Di Negro e il Museo Chiossone rimarranno chiusi, anche qualora l’avviso cessi nel corso della giornata.

L'airone in giapponese, sagi (鷺)  è un simbolo di purezza, ed è spesso visto come un intermediario tra il modo terreno e...
19/08/2026

L'airone in giapponese, sagi (鷺) è un simbolo di purezza, ed è spesso visto come un intermediario tra il modo terreno e quello spirituale. Il termine è composto da “sa” che potrebbe derivare dall’aggettivo sayakeshi (limpido) ed esprime le idee di «bianco» e «purezza». Se impiegato da solo sagi va inteso come «airone bianco», ma è più comune trovarlo in composti che ne specificano la tipologia, come shirasagi (airone bianco), aosagi (airone cenerino) o kurosagi (airone nero).
Il primo riferimento noto a un airone nella letteratura giapponese potrebbe trovarsi nel Kojiki, l'opera letteraria giapponese più antica, redatta nel 712 d.C., che contiene una serie di miti della creazione che costituiscono la spina dorsale della religione shintoista; qui viene esplicitato che quando un principe muore lontano da casa, la sua anima si trasforma in un uc***lo bianco, vista la sua attinenza spirituale, interpretato come un airone.
Gli aironi bianchi sono spesso raffigurati nelle opere d'arte e nelle stampe ukiyo-e come elemento di armonia inserito in contesto naturalistico oppure come elemento sovrannaturale. Quando compaiono altri aironi, come l'aosagi (airone azzurro/cinerino) o il goisagi (airone notturno), la loro presenza può essere infatti più inquietante.
Esiste nel folclore giapponese uno yokai (demone) chiamato Aosagibi, "fuoco d'airone" che nella notte brilla di un inquietante fuoco blu. Fu descritto nel Konjaku gazu zoku hyakki di Toriyama Sekien e nel Ehon Hyaku monogatari, famose raccolte di immagini di mostri del periodo Edo, ed è quindi chiaro che fosse una storia di fantasmi piuttosto famosa in quel periodo.
Il tema dell'ultraterreno rimane nell’opera di teatro Nō intitolata “Sagi” (鷺 – airone); basata sull' Heike Monogatari, un romanzo epico, la storia verte sulla grande famiglia Taira e lo scontro con il clan Minamoto. In questa opera, l’imperatore Daigo ordina ai suoi uomini di catturare uno splendido airone ma questi riesce a convincerli a lasciarlo libero danzando per loro. L'attore principale (sh*te) recita il ruolo dell'airone senza indossare alcuna maschera; sebbene le maschere siano normalmente richieste nel Nō: n questo spettacolo, raramente messo in scena, il ruolo dell'airone è interpretato da giovani o da attori anziani, ritenuti più vicini all'altro mondo e più capaci di accedere e canalizzare il regno spirituale.
Molto probabilmente gli aironi (così come altri animali come volpi e procioni) compaiano così tanto nel folclore perché sono soggetti familiari ai contadini, spesso avvistabili nei campi e nelle risaie e ben presto inglobati in racconti e leggende. Una danza rituale chiamata Shirasagi no Mai (Danza dell'airone bianco) viene eseguita regolarmente al tempio Sensoji di Tokyo dal 1652, ma ha origini ancora più lontane, risalendo all'XI secolo circa. Nello spettacolo, i danzatori vestiti da aironi volteggiano lentamente, inscenano tuffi con ampi passi, accompagnati da una musica solenne di flauto e tamburo.
Anche nel teatro Kabuki esiste un’opera dedicata a questo volatile: “Sagi musume” ( 鷺娘 – la fanciulla airone), un onnagata in abiti bianchi, danza a lungo su un palco innevato. Rappresenta la tragica storia dello spirito di un airone bianco che assume sembianze umane per esprimere il dolore e l'ossessione di un amore non corrisposto, danzando su un palcoscenico coperto di neve fino alla morte.
L’importanza di questo animale nella cultura nipponica è percepibile grazie al celebre film d'animazione dello Studio Ghibli, Il ragazzo e l'airone diretto da Hayao Miyazaki.
Nella stampa che vi presentiamo si intitola “Iris ed aironi”, gli uccelli si trovano in prossimità dell’acqua vicino a fiori di Iris in un’atmosfera estiva con un pontile di legno sinuoso sullo sfondo che attraversa lo specchio d'acqua, era infatti abitudine creare questi giardini acquatici attraversabili da passerelle di legno per godere della bellezza dei fiori e della frescura che risaliva dallo specchio d'acqua dopo il tramonto. Nelle fotografie, un airone cenerino immortalato recentemente presso lo stagno del Parco di Villetta di Negro, a pochi passi dal museo.

Kōno Bairei 幸野 楳嶺 (1844-1895)
Iris e aironi
Dalla serie “Album di Bairei di Fiori e Uccelli”, 1883
Xilografia policroma nishikie, in formato ōban verticale
24.0 x 36.8 cm
MC (S-2600). Conservato a deposito

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