Malgrado le mosche

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Malgrado le mosche Una rivista letteraria insoddisfatta.

Raccontone della settimana. Diego De Angelis, con La stanza dello specchio, indaga non senza ironia e attraverso dei rit...
13/10/2026

Raccontone della settimana. Diego De Angelis, con La stanza dello specchio, indaga non senza ironia e attraverso dei ritratti umani molto riusciti, le fragilità che ci portiamo addosso, il senso del tempo, il dissolversi delle ambizioni, la vita di provincia che pare soffocare chiunque e diamo la colpa alla provincia, che un po’ ne ha, e invece è la vita che soffoca. Il futuro è un miracolo al contrario, una profezia che si auto-avvera o semplicemente qualcosa che raggiungeremo, con più o meno volontà, con più o meno paure, non importa quanto entusiasmo decidiamo di metterci.

La copertina è di Louis Wain.

https://www.malgradolemosche.com/2026/10/la-stanza-dello-specchio/

Il genocidio del popolo palestinese non si ferma, non si è mai fermato. Ci sono cose che non possiamo fare, ma altre sì. Tra queste boicottare chi finanzia e lucra sul suddetto genocidio.
BDS organizza diverse campagne di boicottaggio, in modo particolarmente efficace. È una cosa che possiamo fare tutt3. Qui c’è una pagina che illustra come iniziare e come non fermarsi:
https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-sul-bds/2909-guida-al-boicottaggio -.

La nostra Amanda Rosso ha letto Il sacco di Ashley, traduzione italiana di All That She Carried: The Journey of Ashley’s...
09/10/2026

La nostra Amanda Rosso ha letto Il sacco di Ashley, traduzione italiana di All That She Carried: The Journey of Ashley’s Sack, a Black Family Keepsake, di Tiya Miles. L’edizione italiana del volume, nella traduzione di Norman Gobetti, è edita da Iperborea.
Di seguito l’incipit del pezzo, che si può leggere per intero gratuitamente sul sito di malgrado le mosche - https://www.malgradolemosche.com/2026/10/una-genealogia-ricamata/ -.

“L’oggetto che dà il titolo al libro è un sacco di cotone grezzo, oggi allo Smithsonian National Museum of African American History and Culture di Washington. La sua storia è all’apparenza piuttosto lineare: verso il 1852, in una piantagione della Lowcountry della South Carolina, una donna in schiavitù di nome Rose lo riempie con un vestito consunto, delle noci pecan, una ciocca dei propri capelli, e lo dà alla figlia Ashley il giorno prima che questa venga venduta e le venga strappata per sempre. Settant’anni dopo, a Filadelfia, la pronipote di Rose, Ruth Jones Middleton, ricama su quel tessuto logoro il racconto di quel distacco: dieci righe di filo colorato che si chiudono su una parola scritta più grande delle altre, «Amore». Il sacco sparisce e riappare, passa di mano, arriva alla Middleton Place Foundation; Miles ne sente parlare per caso, nel 2016, a un convegno di storia ambientale a Savannah, e da lì comincia una ricerca che diventerà questo libro. Da lì comincia la ricerca dell’autrice fra archivi materiali e immateriali, geografie multiple e voragini storiche che hanno caratterizzato la sopravvivenza delle persone Nere negli Stati Uniti”.

Come sta succedendo da settembre, approfittiamo delle nostre pubblicazioni per dire anche qualcos’altro. In questo caso, il collegamento che ci offre l’attualità è troppo mastodontico per non essere usato. Proprio in questi giorni, in due Paesi molto diversi, l’Italia e l’India, si parla di leggi e sistemi elettorali. In Italia è stata approvata dal Parlamento, con modalità formali allucinanti, la legge elettorale con cui dovremmo votare alle prossime elezioni politiche, salvo interventi di giurisprudenza, perché a leggere dai giornali la legge sembrerebbe essere stata pensata un po’ grossolanamente, per usare i guanti.
È una legge pensata per far scomparire i partiti come Potere al popolo e per permettere invece alla coalizione di governo di poter presumibilmente approfittare, poi è tutto da dimostrare che funzionerà, di un più che cospicuo premio di maggioranza.
Se ne parla su tutti i giornali, ci si può informare con facilità di ogni dettaglio. Qui ci interessa il punto politico: il potere cerca di salvaguardare sé stesso, in ogni maniera, compresa la ridefinizione delle “regole del gioco”. Gli esempi sono innumerevoli.
Cosa sta succedendo in India? Qui la notizia è meno “coperta”, come si dice, ma specie su Il Manifesto, Matteo Miavaldi sta facendo un ottimo lavoro, come al solito. Copiamo un breve estratto da un pezzo proprio di Miavaldi, uscito su Il Manifesto: “Un’inchiesta, pubblicata dal quotidiano Indian Express lo scorso 23 settembre aveva documentato irregolarità e divergenze d’opinione all’interno della commissione, proprio mentre in tutto il Paese procedeva la revisione dei registri elettorali, cancellando almeno 130 milioni di nomi dagli elenchi degli aventi diritto di voto: soprattutto donne, poveri urbani, persone appartenenti alle minoranze tribali o di fede musulmana”.

È immediato allora il collegamento a quanto accade ed è accaduto negli Stati Uniti con le liste elettorali. Il sistema delle liste elettorali è usato in chiave razzista fin dalla fine della guerra civile statunitense. Siamo nel 1870. Nominalmente le persone nere possono votare, di fatto è reso loro impossibile. Anche oggi, per le persone non bianche, registrarsi è più difficile, votare è più difficile, spesso per via delle condizioni materiali che attraversano queste persone è in sostanza impossibile. Ed è tutto legale.

C’è una bella pagina Wikipedia che rappresenta un ottimo punto di partenza per l’argomento. È questa:
https://en.wikipedia.org/wiki/Voting_Rights_Act_of_1965

Post riassuntone della settimana.Mentre noi tutt3 ci lamentiamo, giustamente, delle condizioni di vita assurde che siamo...
07/10/2026

Post riassuntone della settimana.

Mentre noi tutt3 ci lamentiamo, giustamente, delle condizioni di vita assurde che siamo costrett3 a vivere per permettere a poche persone ricche di esserlo ancora di più, c’è chi sta peggio e le cose, com’è noto, sono strettamente connesse.

Oggi è uscita un’intervista su Radio Popolare a Cinzia Poli e Claudio Jampagna. Lì si dice che a fronte di 46.000 posti, nelle carceri italiane al momento ci sono detenute 66.000 persone.

Le riflessioni sarebbero molte, qui vorremmo limitarci a dire che innanzitutto il carcere andrebbe del tutto abolito, è una misura punitiva che non trova nessun riscontro nel perseguire degli obiettivi di sicurezza sociale, è praticamente una vendetta. Premesso questo, ventimila persone in più significa che è saltato tutto, non c’è lo spazio fisico per sopravvivere in maniera dignitosa. Non è più nemmeno vendetta, è tortura.

Questi numeri non sono un castigo divino, non capitano per caso, ma sono il risultato di scelte politiche precise che non possiamo imputare solo a questo governo, ma che questo governo ha sicuramente cavalcato con sadico entusiasmo.

Di fronte a questa situazione, qualunque governo, anche di destra, minimamente umano, penserebbe a come organizzare e gestire un provvedimento cosiddetto di clemenza (è una locuzione orribile, ma la situazione è drammatica, non ci si possono permettere sottigliezze). Questo governo continua a ribadire che un indulto sarebbe una sconfitta per lo Stato. Invece torturare la gente evidentemente è una vittoria.

Ultima annotazione: in Italia sono residenti quasi cinquantanove milioni di persone. In questi anni la deriva securitaria è esplosa, perché al fascista piace, lo farebbero anche gratis, ma in più ci guadagnano, perché le carceri sono un business enorme. Nonostante questo, nonostante l’introduzione di reati fantasiosi e l’inasprimento delle pene e tutto quanto possibile per rendere le carceri affollate come in effetti sono, nonostante questo il numero, altissimo rispetto alle carceri, di persone detenute è di 66.000 persone. Dove sarebbe esattamente questa emergenza sicurezza?

Riguardo alla rivista, aspettiamo racconti o pezzi non narrativi che riescano a stupire tutta la redazione e poi il mondo intero, come sempre dal 1 al 15 di ogni mese. Per favore, evitiamo gli invii multipli a più riviste. Per favore bis, mandateci roba bellissima, roba che mandereste nello spazio per farla leggere da civiltà sconosciute. Una civiltà sconosciuta apprezzerebbe? Se sì, inviate.

Per chi si trovasse a Genova dal 9 all’11 ottobre in occasione di Bookpride e volesse scambiare due chiacchiere, un caffè, un bicchiere di vino, in giro ci saranno Vargas e Carlo Martello. Lo stand di riferimento è quello di Zona42, dove Vargas lavora e Martello va a disturbare.

Vi vogliamo bene. Grazie.

Di questo racconto che pubblichiamo oggi, scritto da Teresa Petrone, ci hanno colpito il ritmo, la rabbia e una sensazio...
06/10/2026

Di questo racconto che pubblichiamo oggi, scritto da Teresa Petrone, ci hanno colpito il ritmo, la rabbia e una sensazione di autenticità evocata dai pensieri attribuiti alla prima persona.

Ad accompagnarlo, il primo di una comunque troppo breve serie di gatti ad opera di Louis Wain.

https://www.malgradolemosche.com/2026/10/lincubo/

Scusa il disordine è il secondo romanzo di Agnese Scapinello. Lo ha pubblicato 8tto Edizioni. Durante la lettura sono em...
02/10/2026

Scusa il disordine è il secondo romanzo di Agnese Scapinello. Lo ha pubblicato 8tto Edizioni.
Durante la lettura sono emerse diverse riflessioni intorno al cosiddetto mondo del lavoro, che è sia il tema che la cornice del romanzo.

https://www.malgradolemosche.com/2026/10/12839/

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Si moltiplicano le aggressioni fasciste in Italia. Questo accade perché questa gentaglia si sente impunita.

A Bologna sono stati aggrediti due ragazzi, uno dei quali è Giorgiomaria Cornelio che nella “bolla letteraria”, qualunque cosa sia, è piuttosto noto.

L’aggressione, come racconta Giorgiomaria Cornelio molto lucidamente, è avvenuta, combo!, sia per ragioni legate al razzismo che all’omofobia, a dimostrazione che quando parliamo di intersezionalità non è che ci inventiamo niente.
Il racconto dell’aggressione è su Repubblica, ma si trova anche sui social.

A Giorgiomaria, al suo amico, alle persone aggredite in questi mesi, offriamo la nostra totale solidarietà.

Ai fascisti che si sentono forti ricordiamo il nostro immutato amore per i pipistrelli.

A Milano, invece, un ragazzo di vent’anni è stato aggredito e picchiato brutalmente da un gruppo di altri ragazzi. Aveva staccato un manifesto di Blocco Studentesco, un’associazione apertamente fascista, legata a Casa Pound. Ci si sono messi in dodici contro uno. Non stupisce, perché è un classico dei fascisti.

Gli hanno letteralmente spaccato la testa. Per fortuna sta bene, ma ha una placca di titanio al posto di un pezzo di cranio.
Sul Manifesto un articolo illustra i fatti accaduti. La notizia l’ha data Radio Popolare (qua i link non si possono mettere, è facilissimo in ogni caso trovare la notizia).

Anche in questo caso, ovviamente, non possiamo fare altro che offrire la nostra solidarietà al ragazzo aggredito.

Tutt3 noi siamo chiamat3, ciascuna persona per quello che può, nei modi che preferisce, a stare nel mondo e contrastare con il massimo impegno la deriva fascista che sta accadendo sotto i nostri occhi.

Non ci fate citare Brecht, vi preghiamo.

Vale come post riassuntone. E anche questo mese, mie care caldarroste, si aprono gli invii! C’è tempo fino al 15. Legger...
01/10/2026

Vale come post riassuntone.

E anche questo mese, mie care caldarroste, si aprono gli invii! C’è tempo fino al 15. Leggervi è (quasi) sempre bellissimo ma per noi è tempo, quindi vogliateci bene e ricordate di non mandare il vostro testo ad altre riviste mentre è in visione da noi. Buona fortuna!

Ricordiamo anche di mandare i racconti (belli, siatene sicur*) ognuno nella sua brava mail separata.

Grazie.
Prego.
Scusi.
Tornerò.

Il diavolo e la morte, il racconto di oggi, che è un racconto davvero molto bello, è il primo racconto di Samanta Galan ...
29/09/2026

Il diavolo e la morte, il racconto di oggi, che è un racconto davvero molto bello, è il primo racconto di Samanta Galan Villa, autrice messicana, che viene proposto in traduzione italiana per l’appunto in Italia, a San Marino e Città del Vaticano.

Dobbiamo questo alla generosità dell’autrice e di Cottini, che ha tradotto il racconto e che precedentemente l’ha scovato e portato in redazione.

Città del Vaticano si stanno mangiando le mani. A San Marino delle pizzette, perché fanno finta che non importa. Importa, San Marino. Importa.

https://www.malgradolemosche.com/2026/09/il-diavolo-e-la-morte/

Pubblichiamo oggi, con grande piacere, Il diavolo e la morte, un racconto di Samanta Galan Villa. La traduzione dallo sp...
29/09/2026

Pubblichiamo oggi, con grande piacere, Il diavolo e la morte, un racconto di Samanta Galan Villa. La traduzione dallo spagnolo è di Valentina Cottini. La copertina è di Wenzel Hablik.

https://www.malgradolemosche.com/2026/09/il-diavolo-e-la-morte/

Oltre al racconto, imperdibile, anche oggi qualcosa di completamente diverso o forse no, considerato che non esiste letteratura, non esiste niente se non ci occupiamo almeno un po’ di cosa succede intorno a noi, di quello che vediamo, di quello che facciamo o siamo costrett* a fare.

Sono mesi che assistiamo all’aumento dei costi del carburante, è uno dei principali argomenti di discussione o meglio di lamentela. Di sicuro è un problema, come sempre maggiore per le persone già marginalizzate, povere, periferiche dal punto di geografico e politico. Molt* di noi sono costrett* a usare l’automobile per via del sistema che abitiamo. Chiedere di fare altrimenti è semplicemente classista in questo momento.
Allo stesso tempo, chi può utilizzare i mezzi pubblici assiste da molti anni a una generale riduzione del servizio. Il discorso sarebbe ampio, ma in estrema sintesi: non è pensabile che alcuni settori debbano guadagnare. Ci sono servizi, la sanità, la scuola, il trasporto pubblico e così via che vanno garantiti con la maggiore qualità e disponibilità possibili anche in perdita. Detto questo, la perdita è solo teorica, perché andrebbero maggiormente finanziati con le tasse che (non tutt*) paghiamo abbondantemente. I soldi ci sono, è che vengono usati per le cose sbagliate.

Se allarghiamo lo sguardo, anche in assenza di studi scientifici (che peraltro esistono e non sono presenti in questo post per ragioni di tempo e di spazio, ma non sono difficili da reperire), è facile rendersi conto in maniera empirica che le automobili aumentano. Questo succede perché i servizi di trasporto pubblico spesso non sono efficienti o non lo sono del tutto; perché i costruttori di automobili vogliono produrre, vendere e fare profitti e ancora approfittano dell’eredità occupazionale per ricattare di fatto un intero pianeta; infine perché ci siamo abituat* a pensare l’automobile come una comodità (talvolta lo è), come qualcosa che ci fa risparmiare tempo (non è vero praticamente mai, passiamo in macchina nel traffico o a cercare un parcheggio che non esiste più tempo di quanto ci piaccia pensare), addirittura come una parte di noi, una sorta di emanazione elettro-meccanica.

La domanda di questo post è: com’è possibile che di fronte all’aumento dei costi della benzina, non ci sia chi chiede non prezzi più bassi ma un sistema di trasporto diverso? Perché la sinistra in questo Paese rincorre un’idea di organizzazione della vita che ha già dato ampia prova di essere del tutto fallimentare?
Non vogliamo benzina più economica, vogliamo meno benzina, meno estrazioni fino ad arrivare a zero, perché il pianeta ci dice in maniera chiara che presto farà a meno di noi, vogliamo un’idea di città diversa, strade libere dallo smog. Vogliamo smettere di elencare guerre per il controllo del petrolio.

Se la battaglia è solo avere benzina più economica (e alle spalle di chi? Di quale popolo? Di quali lavoratori e lavoratrici? Di quali Paesi distrutti?), non è la nostra battaglia.

Nei commenti un grafico particolarmente efficace.

23/09/2026
Non stiamo mai ferme, ma dove c***o stiamo andando? Taxi erranti è quello che in questo momento ci rappresenta meglio.Pe...
23/09/2026

Non stiamo mai ferme, ma dove c***o stiamo andando? Taxi erranti è quello che in questo momento ci rappresenta meglio.

Per questo post riassuntone, alcune brevi novità:

- Ci fa piacere ricordarvi che c’è un sito, che tanto dolore ci ha portato, completamente gratuito, dove si trovano tutti i racconti e in generale tutto quello che abbiamo fatto in questi lunghi anni. Allora in ogni post riassuntone metteremo un racconto vecchio, seguendo una ferrea logica a c***o di cane. Iniziamo con Confessioni nella notte di capodanno, di Fiorella Malchiodi Albedi - https://www.malgradolemosche.com/2020/07/confessioni-nella-notte-di-capodanno/

- Il sempre agile, al limite del contorsionismo, Vargas ha fatto un gruppo telegram di Malgrado le mosche. Conterrà le nostre iniziative e qualche allegra ca***ta, sempre gratis. Per trovarlo dovrebbe essere sufficiente cercare malgradolemosche su telegram.

- Sempre al sito di Malgrado le mosche c’è la pagina Contatti - https://www.malgradolemosche.com/contatti/- all’interno della quale ci sono tutte, ma davvero tutte, le istruzioni per inviarci racconti, pezzi non narrativi, insulti, illustrazioni, cartoline natalizie, scorte alimentari. Sono poche regolette, ma ci aiutano a lavorare senza schiumare. Non vi costa niente.

- Ieri sera è ripartito I.B.A.N. Baretto! Trovate la puntata qui - https://www.youtube.com/live/s4XPCZCiawg?si=sqHIQ8mJfBHQvvbB-. Abbiamo parlato dell’ultimo film di Almodovar, tantissimo, di Nanni Moretti, pochissimo, di Boris, pochissimo ma con sommo amore.

Andate e errate tutt*, erriamo insieme, erriamo meglio.

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