09/10/2026
La nostra Amanda Rosso ha letto Il sacco di Ashley, traduzione italiana di All That She Carried: The Journey of Ashley’s Sack, a Black Family Keepsake, di Tiya Miles. L’edizione italiana del volume, nella traduzione di Norman Gobetti, è edita da Iperborea.
Di seguito l’incipit del pezzo, che si può leggere per intero gratuitamente sul sito di malgrado le mosche - https://www.malgradolemosche.com/2026/10/una-genealogia-ricamata/ -.
“L’oggetto che dà il titolo al libro è un sacco di cotone grezzo, oggi allo Smithsonian National Museum of African American History and Culture di Washington. La sua storia è all’apparenza piuttosto lineare: verso il 1852, in una piantagione della Lowcountry della South Carolina, una donna in schiavitù di nome Rose lo riempie con un vestito consunto, delle noci pecan, una ciocca dei propri capelli, e lo dà alla figlia Ashley il giorno prima che questa venga venduta e le venga strappata per sempre. Settant’anni dopo, a Filadelfia, la pronipote di Rose, Ruth Jones Middleton, ricama su quel tessuto logoro il racconto di quel distacco: dieci righe di filo colorato che si chiudono su una parola scritta più grande delle altre, «Amore». Il sacco sparisce e riappare, passa di mano, arriva alla Middleton Place Foundation; Miles ne sente parlare per caso, nel 2016, a un convegno di storia ambientale a Savannah, e da lì comincia una ricerca che diventerà questo libro. Da lì comincia la ricerca dell’autrice fra archivi materiali e immateriali, geografie multiple e voragini storiche che hanno caratterizzato la sopravvivenza delle persone Nere negli Stati Uniti”.
Come sta succedendo da settembre, approfittiamo delle nostre pubblicazioni per dire anche qualcos’altro. In questo caso, il collegamento che ci offre l’attualità è troppo mastodontico per non essere usato. Proprio in questi giorni, in due Paesi molto diversi, l’Italia e l’India, si parla di leggi e sistemi elettorali. In Italia è stata approvata dal Parlamento, con modalità formali allucinanti, la legge elettorale con cui dovremmo votare alle prossime elezioni politiche, salvo interventi di giurisprudenza, perché a leggere dai giornali la legge sembrerebbe essere stata pensata un po’ grossolanamente, per usare i guanti.
È una legge pensata per far scomparire i partiti come Potere al popolo e per permettere invece alla coalizione di governo di poter presumibilmente approfittare, poi è tutto da dimostrare che funzionerà, di un più che cospicuo premio di maggioranza.
Se ne parla su tutti i giornali, ci si può informare con facilità di ogni dettaglio. Qui ci interessa il punto politico: il potere cerca di salvaguardare sé stesso, in ogni maniera, compresa la ridefinizione delle “regole del gioco”. Gli esempi sono innumerevoli.
Cosa sta succedendo in India? Qui la notizia è meno “coperta”, come si dice, ma specie su Il Manifesto, Matteo Miavaldi sta facendo un ottimo lavoro, come al solito. Copiamo un breve estratto da un pezzo proprio di Miavaldi, uscito su Il Manifesto: “Un’inchiesta, pubblicata dal quotidiano Indian Express lo scorso 23 settembre aveva documentato irregolarità e divergenze d’opinione all’interno della commissione, proprio mentre in tutto il Paese procedeva la revisione dei registri elettorali, cancellando almeno 130 milioni di nomi dagli elenchi degli aventi diritto di voto: soprattutto donne, poveri urbani, persone appartenenti alle minoranze tribali o di fede musulmana”.
È immediato allora il collegamento a quanto accade ed è accaduto negli Stati Uniti con le liste elettorali. Il sistema delle liste elettorali è usato in chiave razzista fin dalla fine della guerra civile statunitense. Siamo nel 1870. Nominalmente le persone nere possono votare, di fatto è reso loro impossibile. Anche oggi, per le persone non bianche, registrarsi è più difficile, votare è più difficile, spesso per via delle condizioni materiali che attraversano queste persone è in sostanza impossibile. Ed è tutto legale.
C’è una bella pagina Wikipedia che rappresenta un ottimo punto di partenza per l’argomento. È questa:
https://en.wikipedia.org/wiki/Voting_Rights_Act_of_1965