13/05/2026
I MOTIVI CHIAVE DELLE DECADENZE
OVVERO IL TRIONFO DEI DEMOLITORI
Molte volte, in questi ultimi anni, si sentono brontolii e lamentele riguardo a questo triste periodo decadente del nostro povero borgo. E vero; effettivamente Gattinara, da molto tempo, sta ruzzolando. Ci si domanda con apprensione quali siano le cause. Secondo un mio concetto, penso che la vera decadenza non si trovi in una depressione economica, ma in un lassismo spirituale e intellettuale.
La grandezza di Roma non stava tanto nella sua forza ma nella sua cultura. Non c'è nulla di più stupido e labile che vincere. La vera vittoria è convincere. Dietro le legioni, Roma aveva la sua cultura, i suoi architetti che costruivano opere grandiose, la sua tecnica, le sue statue, i suoi affreschi, i mosaici. L'eleganza e la praticità delle sue opere erano convincenti, più che le sue armi. Quando le legioni di Roma cedettero sotto la pressione barbarica, i vincitori, che non sapevano costruire, per ammirazione il sistema di Roma dovettero distruggere tutto ciò che trovavano sul loro cammino. La decadenza di tutto il mondo civile fu repentina e disastrosa. Il mondo piombò per secoli nel buio totale. Solo quando rinacque la cultura rinacque l'Europa. E quindi evidente che la civiltà trionfa solo quando si costruiscono opere insigni e decade quando si demoliscono. Non per nulla l'era del trionfo della cultura la chiamano RINASCIMENTO. Trionfo di cultura, trionfo del progresso, la storia ce lo insegna. Ma veniamo al nostro caso. Partiamo con una domanda: da dove e quando incominciò la nostra decadenza? Risposta: da quando si incominciò a demolire. Vediamo come.
Nell'ottocento, in Gattinara, con la realtà di una bellissima cattedrale gotica lombarda, si sentì il bisogno, per l'aumento della popolazione, di costruirne una nuova, più ampia e più moderna. Giusto. Ma era proprio necessario distruggere un vecchio capolavoro per costruirne un altro daccapo? No, certamente. La vecchia chiesa poteva benissimo restare in piedi. Sarebbe stato molto più economico, perché utile, demolire delle case. La facciata non la demolirono perché mancano i fondi. Fra l'altro la vecchia chiesa possedeva una pala d'altare, un vero capolavoro di Gaudenzio Ferrari, di grande pregio. I nuovi architetti nella furia di demolire per costruire, nella loro presunzione, non riuscirono nemmeno ad adattare quel capolavoro ad un altare della loro nuova chiesa. La pala smembrata fu rintanata qua e là tra la polvere, ragnatele e cianfrusaglie dei ripostigli della sacrestia e qualche pezzo fu anche venduto.
Fortunatamente lo scrittore, di forestiero furbo e dotti avvedutisi del fattaccio, sapendo della triste fine che avrebbe fatto quel capolavoro, chiesero la pala per asporto. La pulirono e la esposero a Vercelli al Museo Borgogna e là rimase. D'altra parte, chi traeva i capolavori come fossero spazzatura o fosse degno di possederli? La parte è considerata cosa inutile perché non si mangia, non c'è speranza di salvezza.
E vennero le due guerre mondiali a far crescere il vezzo di distruggere. Nel secondo dopoguerra poi, fu la baldoria dei demolitori. Si incominciò dalla vecchia stazione del tramway: tabula rasa. E questo vecchiume! Come è facile demolire! Quindi si passò alla chiesa di San Rocco. E qui fu più difficile. Si intromisero quegli impiccioni delle Belle Arti a rompere... Ma non titubarono, i demolitori sono troppo tenaci e furbastri per lasciarsi fermare. Terminarono di notte. Non dovevò dormire. Tentai di dar corso ad una mia petizione raccogliendo firme presso la gente. Niente da fare. Mi guardavano come fossi uno squilibrato: il mio foglio delle firme rimase vergine, tranne i trettanti trovarono finalmente la strada giusta e il monumento, con grande baldoria, demolito: solo un'isola rimasta là, ma doveva voler morire. Quello che costò abbattere quel tempio, bastava per restaurarla ma si voleva celebrare il trionfo, tutti accorrevano a vedere la bellezza di quelle verdissime rovine che non volevano cedere ai picconi. Tra questi folla, di cattivi sentimenti una voce che disse: "piangi pure sopra... tanto cadrà salvabile mai ...". Il tempo ci dirà. Quando una madre è morta, è inutile piangerci sopra. Solo Cristo resuscita i morti.
Ma non era finita. L'era d'oro dei demolitori, proseguiva la sua marcia trionfale. Fu la chiesa di San Bernardo che aveva bisogno di restauri. Questa volta, si messi in campo interessati più volte la Sovraintendenza, pregati e scongiurati in comune, pregati e scongiurati in parrocchia, pregati e scongiurati la gente di San Bernardo. Niente da fare! Voci e voti nel deserto. Questa volta però i furbastri furono ancora più raffinati. Lasciarono che il tempo lavorasse per loro. Infatti, durante un periodo di grandi piogge il tetto della chiesa crollò. Fortuna che l'affresco quattrocentesco si salvò. La Sovraintendenza intervenne, fece la strappo e affreschi quello che salvò, era non per Gattinara, s'intende, perché un paese che se ne frega delle sue opere d'arte, che ne farebbe? Le butta alla malora. Anche l'affresco si trova a Vercelli ad arricchire le sale del Museo Borgogna.
E i demolitori? Erano tristi, poveretti, non avevano più nulla da demolire. Ma ecco, improvvisamente un'altra occasione d'oro: l'archivio. Traslocando il Municipio, si dovettero spostare anche l'archivio; quale posto migliore per un sistematico disfacimento se non la cantina? Era fatale, non si poteva trovare posto migliore. A loro discolpa possiamo considerare che l'uomo è fallace, ma una scure...?
La nostra Associazione, intuendo il pericolo che incombeva su quel tesoro documentario, andò subito all'attacco per salvarlo. Ora sono più di vent'anni che la nostra voce corre al vento e voce nel deserto. Niente da fare, i demolitori sono irremovibili. E l'archivio? È là in un verde mare di muffa e sinistri tendaggi di ragnatele. Quanto resisterà ancora al dissolvimento totale? Si, lo sappiamo, caro archivio, che tu ce la metti tutta, nessuno vuole morire, ma sfortunatamente, mai nessun morto, quanto siamo forti e spietati i demolitori!
Certo è che i motivi per lasciarlo in cantina non mancano per chi non vuole capire: bassa quintale ci sono i soldi, destinati ad altre cose e quando ci sono lo spazio, orgoglio veri altri impegni ed il gioco è fatto. Cittadino cosciente, ormai abbiamo capito il trucco per sempre i più forti...
Ma è inutile tirarla per le lunghe, ormai abbiamo capito il perché un paese molto fiorente come Gattinara sia caduto in basso. Quando ci si disfa sulla terra, lo sfacimento è inarrestabile, gli appigli non sono più sufficienti per fermarlo. Dobbiamo convincerci che la salvezza e la rovina dipendono sempre dalle due N, Chi distingue la sua cultura invece di salvarla, inevitabilmente distrugge se stesso. Non lamentiamoci se la nostra Gattinara sta cadendo.
Sulla porta dell'ex studio del'ingegner Vittorio Calgaris, da tempo scomparso, anche lui uno di quegli illustri visionari che fondarono la nostra Associazione nel solo intento di salvare il salvabile, troviamo ancora scritto un motto molto significativo: "SI SEDES NON IS". SI IS NON SEDES" (se siedi non vai, se vai non siedi). Ecco un altro monito di decadenza. SEDERSI. Chi sceglie di sedersi perché è più comodo, è naturale che non possa camminare, non riesca ad andare avanti, anzi per me è già un morto seduto, perché la vita è azione.
(Arturo Gibellino 1994)