07/03/2023
Capitolo XI
In empio amore
Al rumore dell'urto echeggiarono le volte umide ed ammuffite di quell'infernale soggiorno ed un grido di rabbia selvaggia, profonda, disperata, giunse a far impallidire Gino e i suoi scherani. Ma fu quello un lievissimo moto di paura, che provocarono, chè abbassato il coperchio della botola e lasciati in guardia quattro soldati, come avea promesso a Zanetto, Gino andò ad offrir qualche reficiamento all'amico e a dargli la richiesta ricevuta, dopo aver segnato sul suo librone il nome di quel esecrabile assassino, che aveva osato vilipendere la sua dignità, attentando alla vita di un ufficiale della Serenissima Repubblica. La notte intanto maestosamente avvolgeva Venezia fra le sue tenebre e la Luna dal puro suo disco versava torrenti di luce argentata, che segnava lunghi solchi brillanti sulla sperficie delle lagune ed illuminava gli eccelsi edifizi, che fanno bella la città famosa. L'immenso parallelogramma della Piazza di S. Marco, ornato dalle sue antenne trionfali, le colonne di granito della piazzetta ed i magnifici portici, che da tre luoghi ricingono la prima, cogli archi illuminati da mille torcie e da mille lampade di vari colori, facean lieta mostra di sè. Non ancora in quel tempo sorgeva quella lunga fila di edifici detti le Procurative, ma vedevasi la massiccia e pesante architettura del Palazzo Ducale e l'altissima torre del Campanile, che disegnavasi giganti nell'aria e parean riposar tranquilli al leggiero mormorar di quell'acque placide e chete, che ne bagnavano la base. In facce alla gran Piazza sorgeva...
Continua.