26/07/2024
IL TERREMOTO DI SANT’ANNA (26 luglio 1805)
La scossa sismica si ebbe il 26 luglio 1805 ed è passato alla storia col nome di terremoto di Sant’Anna. Il Baratta scrive che gran parte dei morti potevano essere risparmiati, se gli abitanti avessero prestato attenzione ad alcuni fenomeni precursori, avvenuti sia il giorno 25, sia nelle prime ore del 26 luglio. Questi fenomeni consistevano in boati, rombi e fughe di gas incendiato, provenienti dal sottoterra del Matese. Al riguardo scrive uno dei più grandi studiosi di terremoti
“... fu sentita qualche scossa... tutti gli animali si mostrarono inquieti... molte serpe spontaneamente avevano abbandonato le loro tane... le acque di Boiano apparvero più torbide e calde del solito... disseccarono varie sorgenti”.
Il disastro, dice il D'Onofrio, avvenne alle ore 2 e 20 minuti del 26 luglio:
“... udissi violenta e terribile scossa, che... sembrava sbalzar i sottostanti corpi da settentrione a meriggio. Vedevansi inclinate e scisse in più parti le mura crollar quasi sul capo; mancare il suol sul vacillante piede, e sgangherarsi le imposte più forti. Sonavan da sé le picciole campane, e par che la terra a momenti fosse per ingoiarne... La lugubre scena in 50 secondi...”.
Allo scoppio iniziale, seguirono scosse sussultorie e quattro ondulatorie alternandosi tra loro. Frosolone deve essere indicata come epicentro e fu, quindi, un paese più colpito per la totale distruzione delle case e per aver avuto il numero più alto di vittime.
Di questo terremoto molti storici, fisici, poeti ci hanno lasciato varie, raccapriccianti descrizioni, di cui riteniamo utile riproporre quella di Gabriele Pepe:
“... suscitossi un vento furibondo, che si andiede rinforzando per qualche minuto, ma cessò intieramente verso le 2... Succede il primo urto verticale. Appena si poté avvertire che era movimento tremuotico, allorché tre successive scosse ondulatorie rispettivamente più gagliarde e veementi fan convellere straordinariamente la terra e violentemente traballare il suolo. Gli edifici furiosamente agitati si stritolano, si aprono e piombano sconquassati con un fragore indicibile. Nell’atto del fenomeno coloro i quali si rattrovano in campagna non furon spaventati dal violento moto del suolo quanto dalla orribile romba che fragorosamente rimbombava loro d’intorno. Videro anche con istupore svilupparsi dal seno della terra due specie di fuochi, quelli cioè che inalzavansi velocemente e dissipavansi nello istesso momento, e gli altri che accendevan gradatamente resistendo in seguito nella di loro accensione per qualche tratto di tempo. La sommità del Monte di Frosolone comparve tutta accesa, ed alla foggia di un conflagrante incalcolabile vulcano presentò una straordinaria ed oltremodo viva meteora ignita. Durante il corso della notte vi furon due altre scosse, alle ore 3 e 5 italiane... L’aspetto di Frosolone però era quello che più di ogni altro luogo colpiva ed abbatteva lo spirito. Io restai molto di più sorpreso perché un tal villaggio mi era noto ed appena potei distinguere dagli avanzi qualche edifizio che prima avea fissato alquanto la mia attenzione. Non altro si osservava, che un informe e confuso ammucchiamento di fabriche, travi, embrici, mobili domestici ed altro. La gente che il Governo inviò in sollievo degli infelici era intenta a scavare i cadaveri.
Fu tra i medesimi rinvenuta una giovane sposa strettamente abbracciata al di lei marito al quale era stata congiunta in matrimonio pochi dì prima della sera fatale.
Ardeva il funereo rogo ove le vittime eran brugiate ad un fumo denso e nero che s’innalzava, ottenebrava sempre di più il giorno nubiloso e pallido”.
Sia il Pepe che il Colletta sono concordi nel ritenere che l’epicentro fu la montagna di Frosolone, sulla quale convergevano le aperture del suolo infuocato:
“... Sembravan tanti raggi i quali tirati dai vari punti della circonferenza van tutti a riunirsi nel centro comune. Ivi pare che la natura imperiosamente sveli il luogo da lei scelto per preparare tutto il necessario allo sviluppo della gran scena”.
Il Colletta riferisce che:
“... il terreno... subissò in voragini; uscivan dai féssi fiamme lucenti, e la cima del Monte Frosolone brillava quasi ardente meteora. Gli abitanti di quella infelice regione avevano sentito nel mattino del 26 straordinaria lassezza, e puzzo di zolfo, noioso all’odorato e al respiro; viddero alle ore quattro dopo il mezzogiorno annubilato il cielo, e correre i nugoli come turbine impetuoso gli spingesse, mentre che in terra nessun vento spirava benché leggerissimo, ma col cader del sole si alzò fiero aquilone, che poi cedé allo scoppio del tremuoto, mutandosi a spaventevole rombo. La prima scossa fu leggiera e da pochi avvertita, ma succederono tre altre nel breve tempo di venti secondi, furiose, crescenti, produttrici delle rovine e dei guasti che ho accennati”.
Allora Frosolone contava circa 4000 abitanti ed era la cittadina più popolata di tutto il circondario, Boiano compresa.
“Gli individui periti sotto le rovine furono al numero di cinquecento dieciotto. Il Paese restò quasi adeguato al suolo. Sotto le rovine restano sepolte ancora quantità di vettovaglie, mobili ed animali”.
Frosolone fu centro di questo terribile sisma. Case, palazzi, chiese, monasteri, campanili ogni cosa era in perdizione. Le poche case che rimasero in piedi, erano in gran parte prive di tetti e soffitti. Tutti, senza eccezione, ebbero o danno nella vita o almeno nella roba. Oltre 500 cittadini e molti forestieri morirono. Non potendosi dare a tutti onorata sepoltura, i cadaveri furono per ordine degli inviati dell’autorità governativa, fatti ammonticchiare e bruciare sulle pubbliche vie.
Relazione del 29 agosto 1808, fatto dal Cassiere e Fiscale del Regio Fondaco dei Sali di Campobasso e diretta all’Intendente del Molise
Aggiungiamo inoltre questo testo di Gabriele Pepe:
Totalmente raso al suolo è
Frosolone, il cui stato così ci è descritto dallo studioso di
Civitacampomarano:
“L’aspetto di Frosolone […] era quello che più d’ogni altro luogo colpiva ed
abbatteva lo spirito. Io restai molto sorpreso perché un tal villaggio mi era
noto ed appena potei distinguere dagli avanzi qualche edifizio che prima
aveva fissato alquanto la mia attenzione. Non altro si osservava che un
informe e confuso ammucchiamento di rottami di fabriche, travi, embrici,
tavole, mobili domestici ed altro. La gente che il Governo inviò in sollievo
degl’infelici era intenta a scavare i cadaveri. Fu tra’ medesimi rinvenuta una
giovane sposa strettamente abbracciata al di lei marito al quale era stata
congiunta in matrimonio pochi dì prima della sera fatale. Ardea il funereo
rogo ove le vittime eran bruciate ed un fumo denso e nero che s’innalzava,
ottenebrava sempre di più il giorno nubiloso, e pallido"
La maggior parte delle notizie sul terremoto sono tratte dal libro Frosolone, storia e documenti a cura di Lelio Pallante, edizioni Radio Telemolise, Campobasso 1989, a cui vi rimandiamo per ulteriori approfondimenti