26/06/2026
La grande deresponsabilizzazione ci ha piacevolmente obbligato a pensare alle nostre, di responsabilità.
Tra le tante, quella che sentiamo più vicina è legata alla cura dei dettagli.
Un teatro piccolo è più delicato, per certi versi, di uno stabile, di un cosiddetto (tra gli addetti ai lavori) carrozzone.
Chiediamo sempre ai nostri spettatori, quando entrano, di considerare tutto ciò che non si vede ad occhio n**o.
Lo sforzo di un teatro privato, nella costruzione e nella manutenzione.
La scelta estetica dello spazio, per creare un’identità non solo contenutistica, ma anche visiva.
Ancor più importante, la cura dei rapporti.
Ogni persona che mette piede nel nostro piccolo castello, va curata nei minimi dettagli: farla sentire a proprio agio, cercare di essere chiari nella spiegazione di chi siamo e cosa facciamo, il tentativo di trasmettere la nostra passione, forse la pratica più complessa, seppur la più entusiasmante.
Questo abbiamo provato a fare, in questa stagione che ha tenuto conto dei sempreverdi budget (eufemismo, a scanso di equivoci), delle imperiture problematiche e del sempre differente ardore con cui ci nutriamo.
Anno dopo anno siamo diversi, come persone e come professionisti.
A volte migliori, a volte in stallo, a volte più difficili, contratti, in lotta.
Tuttavia ci scopriamo gli stessi, per determinazione e principio, dell’inizio.
Questa responsabilità che abbiamo raccontato attraverso gli spettacoli, gli eventi, gli incontri e le collaborazioni, non ci rende esenti da errori.
Abbiamo avuto, però, la percezione che il pubblico più vicino a noi, quello zoccolo duro che continua a incitarci in silenzio, con la presenza e con i sorrisi, capisca quegli errori, anche senza, per forza, perdonarli.
Sentiamo di non avere una folla immensa al nostro fianco, ma un piccolo nutrito gruppo di amanti della nostra idea di teatro, severa quando si accorge che lo standard alto può subire un calo, soddisfatti come fosse parte del tutto quando il livello qualitativo punta sempre di più verso l’alto.
Per tutto questo, grazie di cuore.
Ad artisti, pubblico, detrattori a tempo indeterminato.
Facciamo parte tutti di un bel gioco che a settembre riprenderà.
Questo è sicuro.
ph. Samuele Romano