Rete del Mediterraneo

Rete del Mediterraneo La Rete del Mediterraneo è una rete di imprese. Costituita integrando i settori ritenuti strategici ai fini della costruzione di Rete Sinergie e Sistemi

Il problema, alla fine, è sempre lo stesso: nel Gargano non mancano le risorse. Mancano i responsabili delle risorse.Abb...
04/09/2026

Il problema, alla fine, è sempre lo stesso: nel Gargano non mancano le risorse. Mancano i responsabili delle risorse.

Abbiamo mare, montagne, foresta, biodiversità, agricoltura, pesca, olio, vino, grano, allevamenti, borghi, storia, cultura, artigianato e una cucina che potrebbe essere un formidabile strumento di attrazione turistica.

E cosa facciamo?

Contiamo gli arrivi.

Poi contiamo le presenze.

Poi contiamo i tavoli vuoti.

Poi contiamo le stelle Michelin degli altri.

E, quando i numeri non tornano, organizziamo un convegno per spiegare che “bisogna fare sistema”.
Naturalmente con le stesse persone che da vent’anni non sono riuscite a farlo.

È questa la parte più surreale.

Ogni volta che qualcuno fotografa il problema, la risposta è una nuova analisi, un nuovo tavolo, una nuova cabina di regia, un nuovo piano strategico, un nuovo progetto di promozione.

Manca soltanto una cosa: qualcuno che decida.

Perché una politica industriale del turismo non consiste nel fare comunicazione sul Gargano. Consiste nel decidere che economia vogliamo costruire attraverso il turismo.

Significa decidere quali flussi attrarre, quali mercati conquistare, come collegare agricoltura, ristorazione, cultura, artigianato e ospitalità, come formare professionalità, come costruire prodotti turistici vendibili dodici mesi l’anno.

E soprattutto significa smettere di considerare ogni Comune come una piccola monarchia indipendente e il Gargano come una somma di campanili.

Perché mentre noi continuiamo a discutere se il problema siano i prezzi, le famiglie che spendono meno, la viabilità, le stelle Michelin o il “brand appannato”, altri territori stanno semplicemente costruendo destinazioni.

E qui arriviamo alla parte più scomoda.

Se un territorio possiede enormi potenzialità e da decenni non riesce a trasformarle in valore economico strutturale, prima di accusare il turista bisognerebbe interrogare chi ha avuto il compito di governare quel territorio.

Il turista non ha promesso niente a nessuno.

La classe dirigente sì.

Ha promesso sviluppo.
Ha promesso destagionalizzazione.
Ha promesso infrastrutture.
Ha promesso promozione.
Ha promesso rete.
Ha promesso valorizzazione delle eccellenze.

E dopo decenni siamo ancora qui a dire che “bisogna fare sistema”.

A questo punto non è più una strategia.

È un alibi.

E forse dovremmo smettere anche di parlare di “mancanza di visione”.

Perché la visione, ormai, l’abbiamo vista talmente tante volte nei documenti strategici che rischiamo di consumarla.

Quello che manca è molto più semplice e molto più difficile:

la capacità di trasformare una visione in responsabilità, una responsabilità in decisioni e le decisioni in risultati.

Altrimenti continueremo ad avere il paradosso di un territorio straordinario amministrato come se fosse un problema da gestire, anziché un’economia da costruire.

E continueremo, puntualmente, a chiederci perché gli altri abbiano 16 ristoranti stellati e noi dobbiamo ancora spiegare quanto siamo bravi ad avere le materie prime.

Forse è arrivato il momento di smettere di raccontare quanto siamo ricchi di eccellenze.

E iniziare a chiederci perché chi dovrebbe trasformarle in valore continua a comportarsi come se non sapesse nemmeno dove sono.

Ed è esattamente per questo che Daunia & Gargano non è una semplice idea di promozione territoriale: è il tentativo di rompere questa logica del ognuno per sé e Dio per tutti e costruire finalmente una destinazione che abbia un’identità, un’offerta e, soprattutto, una strategia economica.

Ringrazio il Quotidiano l'Attacco per l'intervista sugli esiti della buona stagione nel Gargano e sul futuro del turismo .

𝗖𝗲𝘀𝗰𝗵𝗶𝗻: "𝗧𝗮𝗹𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗼𝗻𝗱𝗮𝗻𝗼. 𝗠𝗮𝗻𝗰𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗮 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲"
𝘐 𝘥𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘢𝘨𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘗𝘶𝘨𝘭𝘪𝘢𝘱𝘳𝘰𝘮𝘰𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘱𝘶𝘣𝘣𝘭𝘪𝘤𝘢𝘵𝘪 𝘢 𝘨𝘪𝘶𝘨𝘯𝘰 𝘦𝘷𝘪𝘥𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘷𝘢𝘯𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘥𝘪𝘮𝘪𝘯𝘶𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘢𝘳𝘳𝘪𝘷𝘪 (-𝟥𝟦𝘮𝘪𝘭𝘢) 𝘦 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘦 (-𝟩𝟧𝘮𝘪𝘭𝘢) 𝘯𝘦𝘭 𝘎𝘢𝘳𝘨𝘢𝘯𝘰. 𝘊𝘰𝘮𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘱𝘪𝘦𝘨𝘢 𝘪𝘭 𝘤𝘢𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘝𝘪𝘦𝘴𝘵𝘦 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵'𝘦𝘴𝘵𝘢𝘵𝘦 𝘩𝘢 𝘳𝘦𝘨𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢𝘵𝘰? 𝘐𝘭 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘊𝘰𝘮𝘶𝘯𝘦 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘤𝘢 𝘢𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝟣° 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 𝟣.𝟩𝟨𝟦.𝟩𝟨𝟦 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘦 (𝘯𝘦 𝘧𝘶𝘳𝘰𝘯𝘰 𝟤.𝟣𝟩𝟩.𝟨𝟧𝟪 𝘪𝘯 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘪𝘭 𝟤𝟢𝟤𝟧).
In un contesto di calo generale delle presenze di tutte le destinazioni che non hanno flussi strutturati di visitatori internazionali, certo non mi aspetto che i brand "appannati" siano tra i più competitivi. Ricordo che 20 anni fa, invitato a Vieste dalla Confcommercio, dissi: "Dovreste fare una cosa sola: voltare le spalle al mare per accorgervi delle straordinarie eccellenze nascoste dell'entroterra". Non mi riferivo ancora all'idea di "Daunia & Gargano", ma anche soltanto alla Foresta Umbra, alle orchidee, ai borghi e alle mille esperienze rese possibili da un territorio straordinario, ma spesso ancora guardato come se non si fosse capita la lezione di Enrico Mattei: l'intuizione pionieristica della bellezza e del valore economico del paesaggio. Dispiace sempre vestire i panni di Cassandra, ma insistere solo sul segmento balneare, pensando di poter ancora lavorare 3 mesi l'anno e "disabitando" Vieste d'inverno - preferendole l'appartamento di Roma, di Parigi o di New York - è stata solo una bellissima utopia.
Ma 𝘂𝗻 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗲𝘁𝗿𝗼𝗹𝗶𝗼, non è un giacimento da cui pompare finché dura. E chi governa deve decidere quali visitatori attrarre. Quali sono compatibili. Quali rispettano la capacità di carico. Quali generano un impatto positivo netto, ovvero lasciano più valore di quanto ne consumano. Di tutto questo, qualcuno è responsabile. E non è chi arriva ma chi governa l'incontro tra il luogo e chi arriva. Perché il valore da presidiare non è un'astrazione ma ha un volto, anzi, ne ha molti: è chi rimane ad abitare tutto l'anno, è chi trattiene un talento, è chi tiene aperta la bottega dove prima c'erano dieci e oggi sono kebab. È il pastore che sale ancora in quota quando sarebbe più comodo scendere. È il pescatore, il vinaio, il frantoio o chi sa ancora ti**re su un muretto a secco, pietra su pietra. Sono i custodi: quelli che non se ne vanno e - con cura - mantengono vivo il genius loci. Più di un flusso d'agosto. Più di un lido affollato. Più di un ristorante stellato. Se i documenti ufficiali della Regione parlano di un brand Gargano "appannato", 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗹𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝗴𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲 𝗲̀ 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗿𝗱𝗮𝗻𝘁𝗲.
𝘐 𝘱𝘳𝘪𝘯𝘤𝘪𝘱𝘢𝘭𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘵𝘰𝘳𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘨𝘢𝘳𝘨𝘢𝘯𝘪𝘤𝘪 𝘴𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘯𝘯𝘰 𝘭𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘢𝘳𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘢𝘨𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘴𝘵𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘭𝘶𝘥𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘤𝘢𝘶𝘴𝘢 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘷𝘪𝘥𝘶𝘢𝘯𝘰 𝘪 𝘮𝘪𝘯𝘰𝘳𝘪 𝘤𝘰𝘯𝘴𝘶𝘮𝘪 𝘥𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘧𝘢𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘦. 𝘔𝘢 𝘪𝘭 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘧𝘰𝘳𝘴𝘦 𝘩𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘳𝘪𝘵𝘪𝘤𝘪𝘵𝘢̀ 𝘴𝘵𝘳𝘶𝘵𝘵𝘶𝘳𝘢𝘭𝘪 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘦, 𝘯𝘰𝘯 𝘤𝘳𝘦𝘥𝘦? 𝘗𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘭𝘢 𝘊𝘢𝘱𝘪𝘵𝘢𝘯𝘢𝘵𝘢 𝘯𝘰𝘯 𝘦̀ 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘯𝘵𝘢𝘵𝘢 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘶𝘯𝘢 𝘥𝘦𝘴𝘵𝘪𝘯𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘳𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘦𝘯𝘰𝘨𝘢𝘴𝘵𝘳𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘰, 𝘱𝘶𝘳 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘷𝘪𝘯𝘤𝘪𝘢 𝘧𝘰𝘳𝘵𝘦𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢𝘨𝘳𝘪𝘤𝘰𝘭𝘢 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘵𝘦𝘴𝘢? 𝘗𝘦𝘳𝘤𝘩𝘦́ 𝘣𝘢𝘴𝘵𝘢 𝘢𝘯𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘯𝘦𝘭 𝘚𝘢𝘭𝘦𝘳𝘯𝘪𝘵𝘢𝘯𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘢𝘳𝘦 𝟣𝟨 𝘳𝘪𝘴𝘵𝘰𝘳𝘢𝘯𝘵𝘪 𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘢𝘵𝘪 𝘮𝘦𝘯𝘵𝘳𝘦 𝘲𝘶𝘪 𝘴𝘪 𝘦̀ 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘢 𝘻𝘦𝘳𝘰, 𝘥𝘰𝘱𝘰 𝘭𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘦𝘯𝘵𝘦𝘴𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭'𝘶𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘔𝘪𝘤𝘩𝘦𝘭𝘪𝘯 𝘥𝘢𝘭 𝟤𝟢𝟤𝟤 𝘦 𝘧𝘪𝘯𝘰 𝘢𝘭 𝟤𝟢𝟤𝟧?
La questione della ristorazione stellata o di qualità sul Gargano non è un problema di mancanza di talento o di materia prima, che anzi abbondano. È la conseguenza diretta della mancanza di una vera e propria politica industriale della destinazione: senza una programmazione strategica che sappia qualificare i flussi, allungare la stagione, investire nella formazione e mettere in rete i produttori agricoli, la pesca sostenibile e la ristorazione all'interno di un racconto identitario forte, continueremo a inseguire i numeri degli altri senza costruire un'economia turistica solida e duratura. Il confronto con territori come la provincia di Salerno (che include le Costiere amalfitana e cilentana) o con realtà di forte attrattività come Trani è utile, ma rischia di diventare fuorviante se affrontato con la lente distorta del numero di macaron assegnati. Per analizzare lucidamente la situazione della ristorazione e del turismo enogastronomico sul Gargano, occorre spostare il fuoco sui veri nodi strutturali. Il primo è il modello di offerta e stagionalità: il Gargano sconta storicamente un modello di turismo balneare di massa, fortemente concentrato in pochi mesi estivi. Questo rende economicamente fragile e complessa la gestione di una ristorazione di alto livello o di ricerca, che per reggersi ha bisogno di destagionalizzazione, flussi costanti tutto l'anno e di un'utenza con un potere di spesa medio-alto disposta a viaggiare anche nei mesi spalla.
Il secondo nodo è il 𝘃𝗮𝗹𝗼𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗴𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 contro la monocultura della camera: la ristorazione non vive in un vuoto pneumatico. Se il territorio soffre un calo di presenze e una contrazione del potere d'acquisto, è normale che il primo anello a cedere sia proprio la ristorazione intermedia e di qualità, schiacciata tra l'aumento dei costi di gestione (materie prime, energia, personale qualificato, etc.) e la necessità di contenere i prezzi per non perdere clientela.
Il terzo nodo è il confronto geografico: citare la provincia di Salerno o Trani significa paragonare ecosistemi turistici profondamente differenti. Salerno fa leva su un brand turistico globale e integrato (Costiera amalfitana e Cilento) con una storia decennale di investimenti internazionali. Trani si inserisce in un asse costiero e culturale (la Bat e il Nord Barese) con una densità urbana e di flussi business/culturali ben diversa. Il Gargano ha potenzialità straordinarie: penso alla biodiversità interna, alla Foresta Umbra, a una tradizione agroalimentare e marinara potentissima, ma sconta una frammentazione della governance territoriale e una storica difficoltà a fare sistema tra costa e interno. Altrimenti, perché da oltre 10 anni insisterei con 𝗗𝗮𝘂𝗻𝗶𝗮&𝗚𝗮𝗿𝗴𝗮𝗻𝗼?

Un borgo di pietra affacciato sulla valle del fiume più limpido d'Europa, oltre settanta cantine e un intero territorio ...
01/09/2026

Un borgo di pietra affacciato sulla valle del fiume più limpido d'Europa, oltre settanta cantine e un intero territorio che si racconta attraverso i suoi vini: sabato 29 agosto 2026 Bussi sul Tirino ha ospitato la terza edizione di Enotirino, il w**e festival che intreccia degustazione, cultura e identità dei luoghi. Ecco com'è andata.


31/08/2026

Sulla pasta!!! 🍝

C'è una finestra aperta, ma non resterà tale a lungo. La Regione Puglia ha messo sul piatto oltre 𝟏𝟓𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 per tras...
31/08/2026

C'è una finestra aperta, ma non resterà tale a lungo. La Regione Puglia ha messo sul piatto oltre 𝟏𝟓𝟏 𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 per trasformare sagre, fiere e manifestazioni in vere vetrine delle eccellenze agroalimentari del territorio. Una misura che parla ai Comuni, alle Pro Loco e alle associazioni, ma che riguarda da vicino anche gli imprenditori agricoli: perché ogni evento, se ben costruito, diventa un'occasione di racconto, di relazione e di mercato. Il messaggio, in fondo, è semplice: chi fa rete arriva prima.


La Puglia stanzia 151 mila euro per sagre e fiere agroalimentari: bando a sportello, domande entro il 20 dicembre 2026. Un'occasione per fare rete.

Domani è Ferragosto.Una parola che custodisce due storie.𝐏𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢 𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐅𝐞𝐫𝐢𝐚𝐞 𝐀𝐮𝐠𝐮𝐬𝐭𝐢: il riposo che l'impera...
14/08/2026

Domani è Ferragosto.

Una parola che custodisce due storie.

𝐏𝐞𝐫 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢 𝐞𝐫𝐚𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐅𝐞𝐫𝐢𝐚𝐞 𝐀𝐮𝐠𝐮𝐬𝐭𝐢: il riposo che l'imperatore Augusto donò dopo la fatica del raccolto. Agosto, il mese del grano.

𝐏𝐞𝐫 𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐚𝐧𝐢 𝐞̀ 𝐥'𝐀𝐬𝐬𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: un corpo innalzato, la materia che si fa cielo.
Riposo dopo la terra. Elevazione della materia.

𝐄̀ 𝐢𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐮𝐢 𝐜𝐢 𝐬𝐢 𝐟𝐞𝐫𝐦𝐚 — 𝐞 𝐬𝐢 𝐠𝐮𝐚𝐫𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐞𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚.

Da anni, come squadra Rete del Mediterraneo, lavoriamo a un'idea: che un prodotto non debba avere solo un'etichetta, ma un'identità. Oggi quell'idea ha un nome che abbiamo scelto insieme.

𝐋𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐏𝐈𝐃: 𝐏𝐚𝐬𝐬𝐚𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐈𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐃𝐢𝐠𝐢𝐭𝐚𝐥𝐞.

È il cuore del protocollo localtourism.it. Non un'etichetta in più sul prodotto, ma un documento d'identità: origine, mano, territorio, storia. L'etichetta narrante lo scrive, il packaging lo trasporta nel mondo. Un QR che non è un vezzo grafico, ma la copertina di un passaporto.

E qui la parte che ci emoziona di più.
Molte aziende, in questi anni, avevano già scelto questo modello di identificazione. Lo avevano fatto prima ancora che avesse un nome — per istinto, per amore della propria terra, per difendersi dall'𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧 𝐒𝐨𝐮𝐧𝐝𝐢𝐧𝐠. Da 𝐏𝐚𝐫𝐦𝐞𝐬𝐚𝐧 a 𝐆𝐫𝐚𝐧𝐚 𝐏𝐚𝐫𝐫𝐚𝐧𝐨, fino a 𝐙𝐨𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚».

Il nostro lavoro è stato dare una parola, e un metodo, a quell'istinto: 𝐏𝐈𝐃.
Perché il 𝐌𝐚𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐲— 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗔𝗹𝗽𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗶𝗰𝗶𝗹𝗶𝗮, 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲 — 𝗵𝗮 𝗹'𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗰𝗰𝗮 𝗱'𝗘𝘂𝗿𝗼𝗽𝗮 𝗲 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗲𝗻𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝗼: 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗼.. Il 𝐏𝐈𝐃 serve a invertire quel tavolo. A ridare al produttore il potere di farsi pagare per ciò che è, non solo per ciò che pesa.

𝗗𝗮 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝗹𝗼 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗲𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗶𝗻 𝗴𝗶𝗿𝗼, 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶.
𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗮 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘂𝗻'𝗲𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗮.
𝗚𝗹𝗶 𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼.

Buon Ferragosto a tutti . 🇮🇹🌾

Con LocalTourism.IT il prodotto ha il suo PID: l'etichetta narrante lo scrive, il packaging lo trasporta. Il passaporto del Made in Italy.

Da condimento anonimo a oggetto d'arte esposto nelle vetrine di Londra. È la parabola del Frantoio Muraglia, che la Rete...
13/08/2026

Da condimento anonimo a oggetto d'arte esposto nelle vetrine di Londra. È la parabola del Frantoio Muraglia, che la Rete del Mediterraneo elegge a manifesto strategico: nel Mezzogiorno il packaging non è un semplice contenitore, ma il primo racconto del prodotto, la sua etichetta narrante prima ancora dell'assaggio.

La Rete del Mediterraneo racconta Savino Muraglia: l'olio nell'orcio di terracotta dipinto a mano che ha conquistato Harrods e le tavole del mondo.

Da anni assistiamo allo stesso film: una stagione va bene, una va male, arrivano i dati, partono gli allarmi, qualcuno i...
10/08/2026

Da anni assistiamo allo stesso film: una stagione va bene, una va male, arrivano i dati, partono gli allarmi, qualcuno invoca il marketing, qualcun altro il brand, qualcun altro ancora il turismo di lusso. Poi, a settembre, tutti al mare e arrivederci al prossimo disastro annunciato.

Il problema è che 𝗶𝗹 𝗚𝗮𝗿𝗴𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝘁𝘂𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗼. 𝗟𝗼 𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲.

E siccome da qualche anno mi occupo di marketing territoriale, forse posso permettermi una cattiveria: 𝗶𝗹 𝗚𝗮𝗿𝗴𝗮𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗻𝗻𝗲𝘀𝗶𝗺𝗮 𝗯𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗶𝗰𝗮. 𝗛𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗯𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲.


Gargano in crisi? Il problema non è solo il prezzo: è un modello turistico fermo da anni mentre il turista cambia e la concorrenza corre.

Il mondo delle due ruote è, da sempre, un universo di per sé: libertà, appartenenza, strada. Ma esiste una piega di ques...
06/08/2026

Il mondo delle due ruote è, da sempre, un universo di per sé: libertà, appartenenza, strada. Ma esiste una piega di questo mondo dove tutto cambia di segno e la passione per la moto si trasforma in qualcosa di più profondo. È l'𝐮𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐖𝐢𝐝𝐨𝐰𝐬 𝐒𝐨𝐧, la fratellanza motociclistica composta da 𝐌𝐚𝐞𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐋𝐢𝐛𝐞𝐫𝐢 𝐌𝐮𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢. A guidarci alla scoperta di questa realtà, tra il 𝑮𝒓𝒂𝒏𝒅 𝑮𝒂𝒕𝒉𝒆𝒓𝒊𝒏𝒈 𝒅𝒊 𝑩𝒖𝒄𝒂𝒓𝒆𝒔𝒕 𝒆 𝒍𝒂 𝒇𝒊𝒍𝒂𝒏𝒕𝒓𝒐𝒑𝒊𝒂 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒔𝒂, 𝒆̀ 𝑫𝒂𝒏𝒊𝒆𝒍𝒆 𝑭𝒓𝒂𝒏𝒄𝒆𝒔𝒄𝒉𝒊, presidente di 𝐖𝐢𝐝𝐨𝐰𝐬 𝐒𝐨𝐧𝐬 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚.


I Widows Sons, motociclisti e Maestri Liberi Muratori: dal Grand Gathering di Bucarest alla filantropia, nelle parole di Daniele Franceschi.

C'è un elemento che i bilanci non raccontano mai fino in fondo. Dietro l'ascesa di Terre di Puglia non ci sono soltanto ...
25/07/2026

C'è un elemento che i bilanci non raccontano mai fino in fondo. Dietro l'ascesa di Terre di Puglia non ci sono soltanto fatturati in crescita e un accordo di peso con Anemos Private Investments: c'è un metodo. Quello di Nicola Visaggio, imprenditore che ha fatto dell'azione interattiva la sua cifra manageriale, mettendo in rete filiera, risorse umane e territorio. Un modello che trasforma un prodotto simbolo della tradizione andriese in un linguaggio universale dello snack salato italiano.


Come Nicola Visaggio ha reso Terre di Puglia un caso d'eccellenza: l'azione interattiva tra filiera, squadra e finanza che ha attratto Anemos.

C'è un momento, in ogni evento pubblico, in cui il rumore si abbassa e restano solo le domande. A Giovinazzo, la sera de...
24/07/2026

C'è un momento, in ogni evento pubblico, in cui il rumore si abbassa e restano solo le domande. A Giovinazzo, la sera del 23 luglio 2026, quelle domande hanno avuto nomi precisi: lavoro giovanile, competitività delle imprese, tenuta della sanità pubblica. BOLINA '26 – La Festa dei Patrioti ha portato attorno allo stesso tavolo istituzioni, amministratori, imprenditori e cittadini, in una serata che ha alternato analisi e ascolto. Noi l'abbiamo raccontata come raccontiamo ogni appuntamento di interesse pubblico: senza tifoserie, restituendo i fatti.


A Giovinazzo BOLINA '26: Lollobrigida e Gemmato a confronto su giovani, imprese e sanità. Il racconto di una serata tra istituzioni e territorio.

Indirizzo

Viale Degli Artigiani, 10/B
Foggia
71122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00

Telefono

+393357407241

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