10/06/2026
Portobello - Il "caso Tortora" sviscerato da Marco Bellocchio.
Dopo aver raccontato in "Esterno notte" il "caso Moro" Marco Bellocchio si cimenta nuovamente con la serialità televisiva per narrare in "Portobello" le vicissitudini inerenti al "caso Tortora". Questa miniserie in sei episodi sviscera magistralmente ogni passaggio di una delle pagine più brutte della giustizia italiana. Il regista de "I pugni in tasca" e "Il traditore" racconta, con dovizia di particolari, l'aspetto pubblico e intimo di Enzo Tortora, un uomo di successo che, improvvisamente, verrà arrestato con l'accusa di essere sia un camorrista che uno spacciatore di cocaina. Le fonti vengono ritenute attendibili nonostante provengano da criminali affetti da malattie psichiatriche conclamate. Per il protagonista e i suoi cari comincerà un calvario che si protrarrà dall'inizio degli anni '80 fino al 1987. "Portobello" è un'opera monumentale che non si limita a raccontare pedissequamente i fatti di cronaca. Bellocchio infatti inserisce nella miniserie allegorie e momenti onirici davvero incisivi. Il castello di carte e la maschera di Pulcinella ne sono dei chiari esempi. Il primo simboleggia l'inconsistenza delle accuse mosse nei confronti di Tortora mentre la seconda, rievocata più volte, mostra come la burocrazia, in casi come questo, si possa legittimamente paragonare alla "Commedia dell'arte". Fabrizio Gifuni è immenso nei panni di un uomo, la cui unica colpa, paradossalmente, è quella di essere innocente. Il camaleontico attore romano entra in simbiosi con il personaggio di Tortora, allo stesso modo di come aveva fatto ricoprendo il ruolo di Aldo Moro. Il resto del cast non è da meno. Lino Musella, non nuovo a interpretare individui dalla personalità borderline, è straordinario nei panni di Giovanni Pandico, una sorta di Joker dalle sembianze umane che si rivelerà determinante per il processo attuato nei confronti del popolare conduttore. Meritevoli di essere menzionate risultano anche Romana Maggiora Vergano e Barbora Bobulova. Le due interpreti sono bravissime nelle vesti, rispettivamente, della giovane amante e della sorella del protagonista. Un plauso anche ai talentuosi Gianfranco Gallo, Alessandro Preziosi, Fausto Russo Alesi e Tommaso Ragno. Quest'ultimi, pur ricoprendo ruoli marginali, riescono ad essere ugualmente incisivi. "Portobello" ha anche il merito di fotografare lucidamente un periodo storico funestato dalla malavita organizzata in cui si doveva per forza aderire ad una "forte" corrente politica per essere tutelati. È proprio il caso di dire che era necessario fare le cose a "pappagallo", animale che, fra l'altro, aveva una certa rilevanza nel programma condotto da Tortora. Nella miniserie infatti vediamo che quest'ultimo verrà penalizzato dal fatto di essere un liberale. Se avesse aderito a partiti popolari come la Democrazia Cristiana (DC) o il Partito Socialista Italiano (PSI) indubbiamente sarebbe stato maggiormente protetto. Bellocchio inoltre, in questa sua ultima fatica, mostra allo spettatore come essere un personaggio noto possa rivelarsi, talvolta, un'arma a doppio taglio. Tortora infatti, durante la vicenda, pagherà a caro prezzo il suo status di individuo "agiato". "Portobello" è l'ennesimo capolavoro di un "maestro" del nostro cinema che, tramite la figura di Tortora, denuncia un sistema giuridico fallace che, pur di non mostrarsi tale, è disposto a mettere al rogo un innocente. A ottant'anni suonati Marco Bellocchio realizza un'opera "necessaria" da far vedere nelle scuole che rifugge sia il didascalismo che la santificazione di Tortora. Piuttosto l'intenzione del cineasta piacentino è quella di ricordare un fatto intollerabile che non si deve ripetere in futuro.
Solamente evitando errori madornali e insanabili come questo infatti la società può acquisire una credibilità tale da potersi considerare a tutti gli effetti, nei confronti dei bravi cittadini, un porto bello e sicuro.