21/03/2026
Group 9999’s project Apollo 1971 sounds prophetically literal: “Finally, after the last happily ended Apollo Mission, but which hasn’t done any good, our project is re-proposed to take our objects of affection to the Moon.” 9999, Ricordi di architettura (Firenze: Tipolitografia G. Capponi, 1972), 157.
The short text accompanying the project, composed of photo-montages depicting the departure, voyage and arrival of a space ferry architecture, is a juxtaposition of the biblical story of Noah’s Ark and a contemporaneous situation: the 9999s organize their project around the imminent end of planet Earth and choose a few things to take to the Moon, the place chosen for the rescue of the treasure. The list is short: a classical temple, symbolizing architecture; the four elements; an Italian-style garden; an experience simulator.
“The project finally brings our objects of affection to the Moon before its too late. The life, the air, the water, the green, the fire – an experience simulator – a womb, a man made out of water, a negative man, two cubes of sky, a historic temple, a green line. We truly like a lot those celestial pieces of architecture.” 9999, “Progetto Apollo (1971)”, in Earthrise, ed. Marco Scotini (Berlin: Archive Appendix, 2019), 105. The project is documented also in Marco Ornella, 9999. An Alternative to One-Way-Architecture (Busalla: plug_in, 2015), 114–123. The project has recently been taken up by a group of scientists from Arizona University with the intention of stowing the DNA of all terrestrial species on the Moon.
The Moon is seen not as a space of refuge or escape but as an aseptic ark whose absence of man allows the preservation of necessary things.
Adapted Text Source: https://ar.fa.uni-lj.si/2021/neo-romance-ark-architecture-of-expectation
Gruppo 9999, Progetto Apollo
(dettaglio dell'immagine originale)
9999, Apollo, 1971
Dalla Luna alla Terra ... "Ogni opera nasce dall’abituale interazione del corpo con l’ambiente, provando a immaginare scenari che ne ridefiniscano il significato estetico e politico." Visioni pre-ecologiche, immaginazioni di scenari utopici attraverso pratiche artistiche e dinamiche sociali, legami tra arte e natura, anticipazioni e altre prospettive del rapporto tra uomo e ambiente all’insegna della sensibilità, della conoscenza, della cura, dell’impegno sociale nella produzione creativa e nel lavoro del Gruppo 9999, che rimarra' nella storia dell’arte italiana tra il 1967 e il 1973.
"DA GALILEO AGLI ANNI SESSANTA
Grazie al cannocchiale, Galileo Galilei esplora le macchie lunari e racconta nel Sidereus Nuncius le osservazioni destinate a far crollare il sistema della metafisica aristotelico-tolemaica, all’epoca dominante.
Più di trecento anni dopo, la Missione Apollo permette al collettivo 9999 di contemplare le fotografie della Terra scattate dalla Luna e di chiedersi, attraverso una raffinata ironia iconografica: quando la Terra sarà distrutta dall’inquinamento e l’umanità sarà costretta a trasferirsi sulla Luna, cosa porterà con sé? La serie di fotomontaggi Apollo 9999 del 1971 mette in luce uno stretto rapporto tra ecologia, vita quotidiana e tecnologia, accompagnato da una forte immaginazione in grado di fabbricare mondi che si traducono nelle molteplici attività di design e di progettazione del collettivo, che già in quegli anni avrebbe dovuto seminare molti dubbi sulla visione astratta e misteriosa della natura proposta dalla Land Art e dall’Arte Povera." - Clara Madaro
http://www.artribune.com/report/2016/01/mostra-ecologia-9999-baruchello-gilardi-la-pietra-pav-torino/
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Gruppo 9999 (G.Birelli, C.Caldini, F.Fiumi, P.Galli), Apollo 9999, 1971, fotomontaggio, Courtesy Carlo Caldini
"Il progetto “Apollo” del gruppo radicale fiorentino 9999 vede la Luna come l’arca su cui conservare i modelli della vita terrestre (tra cui un giardino rinascimentale) mentre la Terra si stava autodistruggendo.... Dunque è la Terra a divenire a quella data l’oggetto di una nuova consapevolezza antropologica e responsabilità sociale: quella della limitatezza e finitudine del pianeta. Ma non si tratta di ritornare a mitiche e impossibili condizioni originarie, tantomeno di sbarazzarsi della tecnologia avanzata, il cui uso politico comincia ad apparire la vera posta in gioco di ogni futuro possibile.” - Mario Scotini, novembre 4, 2015
http://atpdiary.com/earthrise-intervista-con-marco-scotini-pav-torino/