19/05/2026
Non solo uno dei brani di pittura tardogotica della Ciociaria più belli ma anche uno dei dettagli più affascinanti. Purtroppo l’affresco strappato dalla ca****la di San Giacomo nel complesso di San Marco ad Atina, già Santa Maria, ed oggi nella ca****la di sant’Onofrio del palazzo ducale, ci arriva danneggiatissimo e vistosamente pezzato dal rigatino di restauro. Qui in particolare il dettaglio con le mani che tentano di sorreggere il corpo pendente di un giovane condannato a morte, come recita anche il titulus in basso “quando lo re lo fece impicitare.
La scena presumibilmente desunta dal capitolo quinto del II liber Sancti Jacopi e nel quarto della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, riporta visivamente una una di quelle storie tramandate verbalmente nel mondo del pellegrinaggio, special modo verso Santiago de Compostela, secondo cui un re condannò all’impiccagione per furto un ragazzino. I genitori recandosi a Compostela per chiedere pietà a San Giacomo sulla strada del ritorno, nel luogo della condanna, ritrovarono il santo intento a sostenere il corpo del figlio ancora vivo. Da notare l’assenza nell’affresco di Atina del San Giacomo che da supposizione di Alessandra Acconci poteva trovare spazio gerarchicamente isolato. Ciononostante, quegli elementi connotativi del San Giacomo trovano posto nelle figure presenti, esempio ne sono il bastone e la sacca messa a tracolla.
Stupendo trovare poi delle figure totalmente idiosincratiche come il signorotto ben vestito in verde e in lontananza primitive immagini di una Atina sintetica e riassunta attraverso il suo presumibile Palazzo Cantelmo e La chiesa di Santa Maria. Quest’ultime posizionate rispettivamente su due alture diverse rispettando la reale altitudine dei due monumenti.