22/06/2024
Ieri ho tentato un azzardo:
Sono arrivato un po' in anticipo in una scuola per conoscere meglio i bambini che avrei dovuto accompagnare in quella giornata da animatore al loro centro estivo, mentre I miei colleghi li facevano giocare a calcio, pallavolo, palla prigioniera e altri sport ancora, io me ne sono stato un poco in disparte, pensando a cosa avrei potuto fargli fare nel pomeriggio, cercando di imparare i loro nomi, le loro caratteristiche, come approcciarmi a loro ma soprattutto osservandoli; Ecco che appena qualcuno della squadra avversaria faceva un punto, fra di loro, scoppiavano urla di gioia, esultanze da finale di coppa del mondo, ma anche piccoli litigi, rabbia da parte dei compagni avversari, facce stizzite e rimproveri... un bambino fra tutti mi colpisce, la sua squadra ha perso: lui corre dentro gli spogliatoi della palestra, non vuole parlare con nessuno, una bambina, che fino a quel momento giocava in porta, tira un respiro di sollievo "finalmente abbiamo finito, io non sono brava a giocare", alcuni ragazzi sono dispiaciuti, chiedono di cambiare squadra perché la loro è "scarsa", altri invece non si demoralizzano e chiedono di andare avanti alla prossima partita (che poi vinceranno). C'è un vortice di emozioni, tutto in così poco tempo...eppure qualcuno rimane col broncio fino all'ora di pranzo...ecco che mi viene l'idea: I bambini sanno che oggi con me faranno qualche gioco di teatro e io con loro voglio rischiare, provare a creare qualcosa che di solito si fa dopo settimane e settimane di conoscenza, voglio lavorare sulle emozioni.
Non ho tanto tempo, un'oretta sola, nel pomeriggio, chiusi in quella magica stanzetta che è , non voglio annoiarli (anche se il rischio purtroppo con certi "esercizi" è alto), chiudo le tendine e accendi i fari, iniziamo con un blu notte per creare l'atmosfera giusta...i loro occhietti curiosi si accendono subito, in sottofondo metto "La cura" di Battiato, e inizio lentamente a spiegare il primo gioco: "Oggi proviamo a fare una cosetta da attori molto molto grandi...oggi proviamo a emozionarci..." Passo dalle camminate arrabbiate, a quelle impaurite e disgustate, Poi passiamo al corpo, alla postura, al volto...cerco di far capire loro da dove partano le emozioni, quali siano, come riconoscerle e soprattutto come farsele amiche...il gioco cambia, adesso osserviamo le emozioni (consapevoli delle nostre altrui ), guardiamo come si manifestano, che forma e che colore hanno. Ci avviciniamo, stretti in un abbraccio e subito cambiamo gioco, cambia l'atmosfera...i bambini, anche quelli più piccoli e i più casinisti, hanno capito che dentro di loro si è smosso qualcosa e sono curiosi di studiarselo meglio. adesso al centro della stanza c'è uno specchio, la luce non c'è più, ne entra un filino dalla finestra, ognuno di loro cammina per la stanza con gli occhietti semichiusi e quando passa davanti allo specchio si ferma, si osserva, cerca di capirci qualcosa di tutto quello che ha dentro e alcuni ne rmangono folgorati...chiedo loro di sedersi, di prendere un foglio e lasciarsi trasportare dal sentimento e dalla musica in sottofondo "Che forma hanno le vostre emozioni adesso?"...e questo è il risultato. Avranno capito il senso di tutto questo? Non lo so (e probabilmente non lo so nenache io il senso) però sono sicuro che qualcosa di magico è successo, che hanno riconosciuto la sacralità di quel momento e che ne hanno fatto tesoro. Ecco, tutto questo non dovrebbe essere un esclusiva del teatro, andrebbe trasmesso in generale, a tutti, ma proprio tutti quanti...perché non ci insegnano a parlare con le "emosioni"?