24/05/2026
“Perché nella confusione, nell'attacco indiscriminato a tutto e a tutti, si apre esattamente lo spazio in cui chi abusa del potere prospera indisturbato.
La sfiducia generalizzata non è un atto di coraggio: è il regalo più grande che possiamo fare a chi persegue i propri interessi a scapito della collettività.
Distinguere fra chi difende e chi tradisce la legalità è una necessità politica.”
Trentaquattro anni fa, a Capaci, venivano uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo. Uomini e donne dello Stato. Morti per difendere lo Stato.
È da qui che parte questa giornata. Ed è da loro, dalla loro testimonianza in vita e dal loro lascito, che voglio partire per parlare di un concetto all’apparenza scontato, ma che, oggi con ancora più forza, è bene ricordare: la democrazia, le sue regole e le sue pratiche, si reggono interamente sulla legalità.
Ma la legalità ha forza solo quando lo Stato rispetta le leggi che si dà. Quando si muore in un carcere sovraffollato in condizioni già condannate dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, quando si viene rinchiusi in un CPR senza aver commesso alcun reato, quando chi tortura in divisa resta impunito nonostante il reato esista nell'ordinamento, lo Stato tradisce se stesso.
Eppure dobbiamo fare molta attenzione.
Distinguere chi lavora per la legalità, dentro e fuori le istituzioni, da chi la tradisce non è un esercizio retorico: è una necessità politica. Perché nella confusione, nell'attacco indiscriminato a tutto e a tutti, si apre esattamente lo spazio in cui chi abusa del potere prospera indisturbato.
La sfiducia generalizzata non è un atto di coraggio: è il regalo più grande che possiamo fare a chi persegue i propri interessi a scapito della collettività.
Falcone era Stato.
Chi oggi lavora con integrità, nelle carceri, nelle caserme, negli uffici pubblici, nella società civile, è Stato.
A loro va il mio grazie sincero.
E questa distinzione, oggi, è forse la battaglia più importante che abbiamo davanti.