22/01/2023
- a tre mesi dal debutto,una "breve" (parola sconosciuta al sottoscritto) spiegazione di quello che è, e che vuole essere, il nostro spettacolo "Cronache di giorni spietati" -
Ispirato liberamente a "Diario di un disperato" di F. Reck, e strizzando l'occhio alla poesia anti-bellica di Brecht, CDGS pone la cruda quotidianità del cittadino tedesco, durante i giorni terribili del Terzo Reich, al centro della vicenda. La differenza sostanziale fra ogni soggetto in scena, ovviamente, la fa la sua scelta di posizione, il suo dichiararsi più o meno complice rispetto a quello che sta avvenendo.
Tramite gli stessi protagonisti che "sanno" cosa succederà (essi sono gli elementi narranti di un diario già scritto e scoperto quasi 80 anni fa'), in una cronologia degli eventi confusa e quasi onirica, tra la luce e il buio, la ragione e il dubbio, la Storia farà sulla scena il suo naturale percorso, così ché quando " questa miseria/si sarà spezzata come ghiaccio,/se ne parlerà come della morte nera./E i bambini, nella landa,/Drizzeranno un fantoccio di paglia,/La fiamma scaturirà dal dolore/E la luce dall’antico orrore..".
Allegorica, in una chiave più grottesca e per certi versi più "leggera", è la vicenda inedita che viene proposta parallelamente, in una sorta di "teatro nel teatro", del Nazionalsocialismo fattosi essere umano e dei suoi tre lacchè storici (il Popolo, le Forze Armate e l'Industria) nella loro marcia verso Norimberga, città che ha sancito i primi trionfi e poi la sconfitta storica e giudiziaria del disegno di Hi**er.
Tutto CDGS cerca di muoversi, un po' in punta di fioretto e un po' con la sciabola, nella complessità del tema cercando di cogliere alcuni tratti peculiari di quelle giornate così lontane e così ancora attuali, come l'odio per il diverso, la brutalità del potere e dei suoi collusi e, come dice un Poeta della nostra epoca, "l'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto".
Ma non dimenticando chi, dall'altra parte della stessa strada, con le sue parole o le sue azioni, epiche o simboliche che fossero, seppe tirar fuori il meglio da sé, lasciando in eredità un'infinita tenerezza.