15/01/2024
"Susanna e i vecchioni" - Artemisia Gentileschi - 1610, olio su tela
dimensioni 170 x 119 cm. "Collezione Graf von Schönborn", Pommersfelden (Germania)
Il quadro, firmato "Artemisia Gentileschi", è datato 1610, quando la pittrice aveva appena 17 anni e fu esibito dal padre Orazio come prova della maestria ormai raggiunta dalla figlia. Esso è stato pertanto oggetto di controverse attribuzioni: molti hanno ritenuto che fosse sostanzialmente opera di Orazio, firmato col nome di Artemisia solo per scopi promozionali. Altri hanno ipotizzato addirittura che sia stata la stessa Artemisia a retrodatare il dipinto per dimostrare le sue precoci capacità pittoriche. Ad ogni modo, pur rimanendo nella scia del realismo caravaggesco, Artemisia sembra qui guardare anche alle novità portate a Roma da Annibale Carracci. Pare che la pittrice abbia scelto di ritrarre la protagonista in una posa alquanto avvitata per mostrare il proprio virtuosismo. Il corpo di Susanna risulta realistico anche in particolari come il ventre e il seno, solitamente idealizzati da artisti a lei contemporanei. Tale effetto è stato ottenuto grazie alla sottile ombreggiatura operata sul n**o. Colpisce sul piano stilistico l'essenzialità del quadro. Rispetto ad altri di soggetto analogo, non vi sono ancelle attorno a Susanna, né vasche o ruscelli per le abluzioni, né fronde che nascondono i due guardoni. La scena è tenuta dai soli tre protagonisti disposti in modo marcatamente piramidale. I due anziani sono appoggiati ad una balaustra e confabulano tra loro, sorpresi nel momento esatto in cui formulano la proposta lasciva. Nel dipinto appaiono come un'unica massa scura che grava esattamente sopra la testa della giovane donna, che risulta oppressa. La sensazione di intrappolamento viene aumentata grazie al muro compatto alle sue spalle. Artemisia descrive in questo modo il disagio psicologico di Susanna, che, sopraffatta dall'evento, non cerca neppure di nascondere le forti e generose forme del suo corpo ma tende le mani quasi a voler allontanare da sé la molestia dei due.
Fonte: e Parole