10/06/2026
𝐌𝐨𝐫𝐟𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐩𝐢ù 𝐩𝐨𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐢𝐧𝐜𝐢𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐞 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨?
Leggo che Morfasso è il paese più povero della provincia di Piacenza.
Siamo in Val d’Arda, in Emilia-Romagna.
I numeri sono numeri e, come tali, vanno letti.
Condivido una breve riflessione che riguarda il metro e la misura, il percepito e l’analizzato. Vale in un articolo, ma anche nella vita in genere.
Da cinque anni percorro in maniera continuativa la strada che da Fiorenzuola porta a Morfasso. Da oltre 18 anni vivo questo territorio; da circa 10 ho radici che i miei figli hanno iniziato a sentire proprie. In modo molto concreto, da cinque anni una delle sedi operative di Sciara Progetti è l’Ostello del Monastero dei Rabbini.
Conosco questo luogo.
In questi anni Morfasso ha ospitato giovani da tutta Europa, progetti Erasmus+, artisti, educatori, momenti di formazione e di scambio internazionale. Concerti, mongolfiere, poesia. Università italiane e internazionali hanno soggiornato a Morfasso per progetti di ricerca. Ho visto ragazzi arrivare dalle città e scoprire per la prima volta il silenzio, trovare spazio e qualità dell’ambiente. Ho visto relazioni nascere con una naturalezza che altrove è più difficile.
Faccio fatica a far coincidere quella parola — “povero” — con quello che vedo ogni giorno.
Mi chiedo — ed è una riflessione che esula dai dati numerici ma riguarda tutti noi nella nostra quotidianità —: cosa stiamo misurando quando pensiamo di misurare la cosa giusta?
Il PIL misura quanto denaro circola e lo abbiamo preso come dato assoluto per valutare la qualità della vita. Ma non misura la bellezza di un paesaggio, la coesione di una comunità, la possibilità di crescere in un ambiente sano, che prova a integrare ambiente, relazioni, cultura, tempo.
Non è un’idea romantica, ma un tentativo serio di rivedere il concetto di sviluppo.
Le aree interne italiane, quasi sempre, risultano “povere” nei dati economici. Hanno popolazioni anziane, redditi più bassi, meno imprese strutturate. Ma sono anche luoghi dove si può sperimentare un modello diverso, dove la qualità della vita non è solo una frase, ma una condizione concreta.
Non voglio fare idealizzazioni. Le difficoltà esistono: spopolamento, servizi da rafforzare, lavoro da creare. Ma ridurre un territorio a una cifra rischia di impoverire la lettura prima ancora del territorio stesso.
La vera domanda, per me, è questa:
quale modello di sviluppo vogliamo usare per leggere il nostro futuro, e in questo caso quello delle aree interne?
Se continuiamo a usare solo il reddito medio, le montagne perderanno sempre.
Oggi le aree interne rappresentano una sfida strategica per il Paese. Se le leggiamo solo come “aree povere”, rischiamo di trasformarle in territori assistiti e non diventano spazi di futuro.
Morfasso non è un numero e le aree interne sono territori che chiedono di essere osservati con strumenti più complessi.
Perché il futuro delle aree interne e di tutti noi, non si gioca solo sul reddito.
Si gioca sulla visione, che poi diventa reddito.
Con quale metro ci misuriamo ?
Con quale metro vogliamo misurare il nostro domani ?
I nostri territori, centrali e periferici, come si misurano?