01/09/2026
Giovedì 3 settembre inizierà un Corso Base Diario Visivo® molto speciale.
Speciale perché, questa volta, Diario Visivo entrerà dentro un Istituto Comprensivo in due modi diversi: attraverso il testo di Arte e Immagine edito da Electa Scuola – Mondadori Education, ma anche attraverso un percorso di formazione costruito appositamente per quella comunità scolastica.
Ventisette insegnanti della scuola Primaria e Secondaria hanno chiesto alla loro Dirigente di poter dedicare la formazione annuale obbligatoria al Metodo Diario Visivo®. La Dirigente ha accolto la proposta. E così, tra pochi giorni, questa possibilità diventerà un’esperienza condivisa.
Per me è una grandissima emozione.
Arrivo a questo nuovo inizio con ancora negli occhi, nelle mani e nel cuore ciò che è accaduto sabato e domenica scorsi durante il Corso Base di Finale Ligure. Per provare a raccontarvi che cosa significhi davvero partecipare a un Corso Base, condivido alcune immagini di quelle giornate, per le quali ringrazio di cuore l’amica e collega Monica Mazzucco.
Un Corso Base Diario Visivo® dura 16 o 20 ore. Ma dire quante ore dura non racconta quasi nulla di ciò che accade dentro quel tempo.
Non è un corso nato per insegnare una sequenza di “lavoretti”. Non è un catalogo di attività da portare a casa e riprodurre il lunedì mattina. È, prima di tutto, un’esperienza da attraversare.
Si entra in un metodo educativo nel quale osservazione, lettura dell’immagine, produzione artistica, scrittura, riflessione e condivisione non sono momenti separati, ma parti di uno stesso movimento.
Immagini, parole, materiali, opere d’arte, albi illustrati, silent book, poesie e oggetti diventano occasioni per fermarsi, guardare meglio, formulare domande, costruire significati. E per trasformare la pratica artistica in uno spazio autentico di apprendimento e di conoscenza.
Tutto parte da una convinzione che per me rimane irrinunciabile: l’arte a scuola deve poter essere abitata da tutti.
Anche dal bambino che abbassa gli occhi e dice: «Io non so disegnare».
Anche dalla ragazza che davanti alla pagina bianca pensa: «Io non so scrivere».
Il punto non è convincerli che possiedono improvvisamente una tecnica che non hanno. Il punto è costruire un luogo nel quale la tecnica iniziale non sia il biglietto d’ingresso.
Per questo nel Metodo Diario Visivo® lavoriamo sull’inclusione, sul valore del processo, sulla libertà che può nascere dentro una struttura, sulla sospensione del giudizio e sulla possibilità di offrire a ciascuno una porta diversa attraverso cui entrare.
Arte, scrittura, storia, educazione civica, orientamento e competenze personali possono così cominciare a parlarsi. L’immagine non è più soltanto qualcosa da riconoscere o descrivere: diventa qualcosa da interrogare. Si impara a osservare, formulare ipotesi, costruire interpretazioni, riconoscere talenti, possibilità e punti di vista differenti dal proprio.
Ma c’è una cosa, forse, che considero ancora più importante.
Chi partecipa a un Corso Base non impara soltanto come si conduce un laboratorio. Prima di tutto, quel laboratorio lo vive.
Si apre il proprio sketchbook e si disegna, si scrive, si taglia, si incolla, si osserva, si sperimenta, si condivide. A volte qualcosa riesce, altre volte prende una strada imprevista. Si lavora da soli, in coppia, in gruppo, a stazioni. Si leggono immagini e storie. Ci si confronta. Ci si concede il tempo di capire che cosa è accaduto mentre stavamo facendo.
E soltanto dopo arriva la domanda: «Come posso portare tutto questo nella mia classe?»
Questa sequenza per me è fondamentale.
Perché non possiamo chiedere ai nostri studenti di entrare in un luogo nel quale noi, per primi, non siamo mai stati. Non possiamo invitarli a esporsi, sperimentare, sbagliare, raccontarsi, cambiare prospettiva, se non siamo disposti almeno una volta a sentire sulla nostra pelle che cosa significhi farlo.
Conoscere il Metodo Diario Visivo® significa quindi, prima di tutto, concedersi il tempo di farne esperienza.
Giovedì comincerà un nuovo viaggio con 27 insegnanti.
E sapere che un’intera comunità scolastica ha scelto di riservare tempo alla creatività, alle immagini, alle parole, all’inclusione e alla ricerca di una didattica capace di stare un po’ più vicina ai bambini e ai ragazzi mi sembra un modo bellissimo di aprire un nuovo anno scolastico.
Grazie a chi continua a credere che fare arte a scuola possa significare molto più che imparare una tecnica.
Può significare imparare a guardare senza avere fretta di capire.
Imparare a raccontarsi senza sentirsi giudicati.
Imparare a fare domande prima di cercare risposte.
Imparare a lasciare spazio allo sguardo dell’altro.
E, qualche volta, mentre accompagniamo bambini e ragazzi alla scoperta di qualcosa di nuovo, scoprire che qualcosa di nuovo stava aspettando anche noi.
Buon inizio a tutti noi. 🌿🎨📖