25/04/2026
Non avete ancora parlato di Liberazione nelle vostre classi? No?
E allora Diario Visivo vi regala una storia speciale, accaduta il 30 aprile 1945: la storia di una donna speciale, Lee Miller.
Non dev'essere stato semplice essere Elisabeth Miller.
Nascere bellissima, intelligentissima, arrogante e sensuale.
Non dev'essere stato semplice per lei posare nuda in mezzo alla neve per suo padre, nel 1915, in uno scatto che passerà alla storia con il nome "December morning". C'è qualcosa di scabroso ed insolito in questa fotografia che non fa parte dei tradizionali album di ricordi familiari ma sfiora il territorio di collezioni segrete. É solo lo sguardo di Li-Li, così la chiamava suo papà, a rasserenarci sulla normalità di questa pratica, uno sguardo spavaldo e lontano da ogni imbarazzo.
Nel 1915 Li-Li aveva 8 anni, la sua famiglia era solita praticare l'elioterapia in costume adamitico ed anche la madre, una tranquilla casalinga borghese, si faceva ritrarre nuda da Theodore Miller, il Pater Familia, uno stimato ingegnere che si dilettava nel tempo libero nella nuova arte della fotografia.
Nel 1915 Lily era già stata violentata da un amico di famiglia. Nel 1915 quando il padre la ritrae cercando di ricomporre in una fotografia la sua immagine frantumata, Li-Li aveva già visto il peggio.
Il senso di colpa e di sporcizia rimasero attaccati a Li-Li chissà per quanto e chissà per quanto il padre si sarà interrogato su come rimediare a questo fatale errore: essersi fidato dei suoi amici. Un ingegnere è abituato a riparare tutti i meccanismi ma Theodore sapeva che Lili aveva ferite profonde che nessuno poteva riparare.
E fu così che Theodore regalò a Li-Li l'unica cosa che poteva donarle, ossia la libertà di scegliere cosa fare della propria esistenza. Quale altra cura poteva riservare a una figlia tanto ferita e tanto speciale?
A noi genitori del XXI secolo non parrà poi così speciale far sì che i nostri figli possano scegliere cosa fare, come farlo e dove farlo. Ma agli inizi del XX secolo non era così, e le fanciulle di buona famiglia, per quanto belle e intelligenti, erano fin da piccola addestrate a compiacere i desideri del futuro marito.
Ma Li-Li no, lei potè fare della sua vita quello che desiderava. Non sapremo mai se questo sia bastato a risarcire anche solo minimamente il danno subito, ma ciò che è certo è che Li-Li fece veramente della sua vita e del tuo corpo quello che volle, a dispetto del conformismo dilagante.
A 19 anni Li-Li apparve per la prima volta sulla copertina di Vogue America. Vestita da maschietto, con il viso incorniciato da un cappello a cloche blu, deve essere sembrata una delle eroine emancipate e impertinenti dei romanzi di Francis Scott Fitzgerald. Piacque subito a tutti, agli uomini e alle donne. Ai primi per il suo fascino conturbante. Alle seconde perché incarnava l’ideale delle flappers, ragazze libere di vestirsi e atteggiarsi come volevano, emancipate e lontane dal recinto delle mura domestiche.
Ma a Li-Li non bastava stare dietro l’obiettivo, essere una delle modelle più ricercate e pagate del momento. Lei voleva stare dall’altra parte.
Dall’altra parte dell’obiettivo. Lei aveva storie da raccontare.
E fu così che volò a Parigi per imparare.
Ma non semplicemente per imparare a fotografare, per imparare a fare della fotografia un’arte.
E cercò e volle e ottenne di imparare dal migliore. Lei cercò e volle e ottenne Man Ray.
Per intenderci Man Ray è quello de "Le violon d'Ingres". La persona ritratta però non è Li-Li, bensì Kiki de Montparnasse, vero nome Alice Prin, cantante e cabarettista dal carattere impulsivo e impetuoso, uno degli amori di Man Ray.
Una foto piena di passione, il cui titolo rimanda alle bellezze neoclassiche di Jean-Auguste-Dominique Ingres.
Man Ray introdusse Lee Miller, così iniziò a farsi chiamare, nel mondo dell’arte e della fotografia parigina. Se tutte le relazioni dell’artista furono turbolente, quella con Lee ebbe anche un finale tragico. Lei lo lasciò malamente, imbarcandosi senza avvisarlo per ritornare a New York quando da lui non aveva più nulla da imparare.
Man ray non la prese benissimo e se per Kiki fece Le violon d’Ingres, per Li-Li personalizzò un metronomo, intitolandolo: Object a detruire. In pratica incollò un occhio di Li-li sul peso oscillante di un metronomo e nelle istruzioni indicò di farlo andare fino al limite della resistenza meccanica, per poi distruggerlo con un’unica martellata secca.
Avete capito il Man Ray… Avete capito a cosa possono condurre un uomo, donne come Lee…
Lee Miller è stata l’autrice di tanti scatti memorabili e oggi voglio raccontarvene uno in particolare, del 30 aprile 1945.
Era il 30 aprile 1945 infatti, quando il Campo di Concentramento di Dachau fu liberato. Lee fu tra le prime ad entrare e potè vedere e fotografare tutti i prigionieri, le cataste di ossa, il fumo uscire dai forni. Ma non è di queste foto che vogliamo parlarvi.
Era il 30 aprile 1945 quando Adolf Hi**er, arreso all’evidenza della sconfitta, somministrò una fiala di cianuro al suo cane Blondi, a sua moglie Eva Braun e a se stesso, finendosi definitivamente con un colpo di pi***la alla testa. Ma Lee Miller non c’era a fotografarlo.
Perchè Lee Miller, quel 30 aprile 1945 era nell’appartamento del Fuhrer al 27 di Prinzenregentplatz, a Monaco di Baviera. Quello stesso appartamento dove Angelika Raubal, la nipote/amante di Hi**er, si era suicidata sparandosi un colpo al cuore con la pi***la dello zio.
Ed era il 30 aprile 1945 quando Lee Miller entrò nuda nella vasca da bagno del Fuhrer.
Fu lei in persona a costruire la scena, ma lo scatto è di David Scherman. Nella foto si notano gli anfibi di lei, sporchi del fango del campo di Dachau sul tappetino bianco, la foto di Adolf appoggiata al bordo della vasca, la divisa da reporter ripiegata sullo sgabello.
Cosa c’è di sconcertante in questa foto? Oltre al genio dell’artista intendo. Oltre alla bellezza di Lee, ovviamente.
Cosa c’è che ci sgomenta, che ci lascia attoniti? Stupefatti?
Faccio un'ipotesi. La cosa che più ci sgomenta di questo scatto, è che il bagno di un mostro, è esattamente come il nostro. Quello che ci lascia attoniti è l’ordine, la pulizia, il potere immaginare il contenuto dei cassetti, i suoi come i nostri, col rasoio, le spazzole, le spugne.
Ciò che non potremo più dimenticare dopo questo scatto di Lee è che anche l’incarnazione del male, del peggior male, la mattina si alza, passa del tempo davanti a uno specchio, si lava i denti, si fa una doccia, vive, respira, mangia, dorme, sorride anche. Esattamente come noi.
Questa e altre 30 storie di donne artiste, con uno speciale sulla fotografia al femminile, sul libro di testo per SS1G - Diario Visivo - Ed. Electa, Mondadori Education.