Nata nel 1980, si svolge a Filottrano la prima domenica di agosto in cui la città ritorna al medioevo e si rievoca un fatto accaduto nel 1466. Fatto accaduto nell'Anno Del Signore 1466 a “Lu Passu Largu” (odierno Padiglione) territorio di confine tra Filottrano e Osimo
IL FATTO STORICO -
Verso la seconda metà del XV secolo continui scontri di confine turbavano i rapporti tra Osimo e Filottrano. P
er rappresaglia, il magistrato di Osimo, nell’aprile del 1466, decise di inviare una spedizione punitiva, con uomini a piedi e a cavallo. Gli osimani catturarono cavalli e buoi, facendo inoltre prigionieri alcuni nobili Filottranesi e i loro servi che poi al confine rilasciarono. Per tale scorreria gli invasori vennero condannati dal Giudice Generale della Marca ad una grossa multa. Durante l’incursione però i filottranesi avevano quasi catturato un cavaliere osimano, che, pur di sfuggire, lasciò nelle loro mani lo stivale per il quale veniva trattenuto. Lo “stivale” divenne così un simbolo di rivalsa sugli osimani ed ogni anno i giovani di Filottrano portavano in giro per le vie del paese su di un cavallo, un fantoccio di paglia che calzava lo storico stivale. Dopo vari giri fra lazzi ed applausi, il fantoccio veniva bruciato in piazza e lo stivale veniva conservato per la festa dell’anno successivo. La manifestazione di avversione e beffa contro gli osimani fu sospesa in seguito alla Riformanza del 24 novembre 1468 della città di Osimo nella quale si affermava che: “... gli uomini di Mons. Filiorum Optrani hanno intenzione di vivere in pace con quelli di Osimo...” L’episodio è riportato dall’abate Bianchi, illustre storico filottranese; dal Grillantini nella “Storia di Osimo” e dal Natalucci nella sua opera “Filottrano nella storia”. La “Società dello Stivale”, ente promotore di iniziative a carattere culturale, si è costituita il 21 settembre 1979 con lo scopo di far rivivere l’antica festa popolare. Ricordando il passato, nell’intento di valorizzare gli aspetti delle vicende filottranesi, ha ripreso la tradizione scomparsa secoli addietro recuperando costumi, colori e nomi appartenuti al passato e facendo rivivere nel paese l’atmosfera delle antiche contrade. Le CONTRADE, gli STEMMI e i COLORI
MARINA, é così denominata perché da tale zona Sud- Est si vede il mare tra le alture di Castelfidardo e Loreto. Rimane nell’antico il nome di Porta Marina alla porta che é orientata verso tale direzione. Il colore della Contrada è l’azzurro ed i rappresentanti sfilano portando una mazza. MONTI, é la parte più alta della città, da sempre denominata “i monti”, effettivamente orientata a Nord-Ovest verso l’Appennino. Il colore della Contrada è il marrone ed i rappresentanti sfilano portando l’arco. aureus, é la più popolosa frazione di Filottrano, il cui nome evoca visioni di ricchi sepolcreti e di campi rigogliosi. Il colore della Contrada è il rosso ed i rappresentanti sfilano portando un falcione. SAN BIAGIO, prende il nome della frazione attraversata dalla strada che porta al torrente Fiumicello presso il quale vivevano nella città di Veragra le popolazioni che poi si rifugiarono sul colle fondandovi il colle dei figli di Ottrano: Filottrano. Il colore della Contrada è il giallo ed i rappresentanti sfilano portando il flagello (antico bastone snodato, per la battitura del grano). STIMMATE, trae il nome dalla Settecentesca chiesetta delle Stimmate, nota per il miracoloso Crocifisso venerato da tempi remoti. Il colore della contrada è il nero e i rappresentanti sfilano portando le aste principali dell’antica confraternita. STORACO, antica sede di castello, è il centro non solo religioso, per il suo Santuario, ma anche geografico di una vasta zona di colline ad occidente di Filottrano. La campana ricorda la particolarità che a seguito degli eventi bellici e del crollo del campanile le campane della Chiesa vennero legate ad un albero vicino. Il colore della Contrada è il verde ed i rappresentanti sfilano portando un’ascia. TORRE, trae il nome dalla Torre civica, la caratteristica torre seicentesca con i merli ghibellini che svetta a lato del Palazzo Comunale. Il colore della Contrada è il bianco e i rappresentanti sfilano portando la balestra. Le REGOLE della CONTESA
Per la “Contesa dello Stivale” si effettua una corsa a staffetta tra le contrade rappresentate da una squadra di sei corridori con torce. I concorrenti devono essere tutti Filottranesi preferibilmente contradaioli; possono essere anche di sesso femminile purché idonei fisicamente. Gli staffettisti gareggiano col costume della contrada, pantaloncini e scarpe idonee alla corsa, senza copricapo nè calzamaglia e portano una torcia, fatta di stracci, pece e cera, che deve rimanere accesa lungo l’intero percorso. Qualora per scorretto uso la torcia si spegnesse, il concorrente deve provvedere alla sua immediata riaccensione, nei punti prestabiliti, pena la squalifica dell’intera squadra. La Contrada vincitrice della staffetta ha l’onore di dar fuoco al fantoccio di paglia che rappresenta l’ignoto cavaliere osimano che si fece sfilare lo stivale fuggendo; e di conservare per un anno intero lo stemma dello Stivale, come simbolo di vittoria sulle altre Contrade. Le Taverne Ubicazione e Menù
Monti - Spaghetti alla marchigiana, Fagioli con le Cotiche, Trippa, Salsicce, Bistecche, Crescia e Concia. Marina - Pappardelle alla Lepre e Cinghiale, Agnellino arrosto, Arrosto alla brace, Patate fritte, Panini con Spuntature, Bistecche, Salsicce, Porchetta e Concia, Frittelle di Polenta. Torre - Vincisgrassi, Fagioli con le Cotiche, Tagliatelle al sugo d’Oca, Bistecche, Salsicce, Oca arrosto, Patate fritte, Pomodori arrosto e Cresciole
Storaco - Gnocchi alla Papera, Boccolotti, Coniglio in porchetta, Bistecca, Salsicce, Prosciutto e Melone, Concia. Dal Medioevo ai giorni nostri. Basandosi sulle varie testimonianze del XIII secolo, l’Associazione Storica “Quelli del Ponte” ha messo a punto alcune dimostrazioni in cui, con fedeltà e rigore storico, riporta alla luce le sorprendenti tecniche artigianali di un periodo in cui i metodi di tintura dei tessuti con estratti vegetali si affiancavano a quelli della fusione dei metalli e dove la battitura di moneta si contrapponeva allo studio dei colori usati nei preziosi manoscritti miniati. Un fantastico viaggio nel tempo per mostrare, l’inaspettata realtà di un mercato medievale così come era nel duecento. Una splendida opportunità per i visitatori di vivere in un affresco di vita medievale fra artigiani e artisti come il vasaio e l’amanuense, l’orafo e la ricamatrice, girando tra la taverna e la filatura, osservando la conciatura delle pelli insieme a monaci e a nobili. Il borgo medievale è un “laboratorio di idee” in continuo fermento, ispirato dal desiderio di contribuire alla piacevole scoperta del patrimonio storico, artistico e culturale del nostro Paese.