19/08/2026
«Sai a cosa servono i paraocchi dei cavalli?
A cancellare.
Il mondo intorno al cavallo deve sparire per non lasciargli alcuna scelta. Soltanto la terra battuta davanti al naso.
Perché il cavallo, in natura, ha uno sguardo quasi di trecentosessanta gradi.
Guarda l’erba, controlla l'orizzonte, controlla ai lati che non ci siano predatori, cerca i suoi simili.
I paraocchi invece gli dicono una cosa sola: non guardare.
Non scegliere.
Devi solo correre.
Devi fare ciò che dico io.
Oggi i giornali di mezzo mondo piangono Varenne: "Il Capitano", dicono. "La leggenda", "l'orgoglio italiano", scrivono.
Una bestia da 6 milioni di euro di premi vinti, tutti correndo. Tutti spaccandosi i tendini con un peso attaccato al c**o.
Un animale che ha vissuto metà della sua vita, poi, chiuso in un box.
Spremuto per produrre provette di seme congelato, per fabbricare altri puledri da frustare sulla sabbia. Altri Varenne. Altri cloni. Nuovi schiavi della gloria dell'essere umano.
Lo spacciano per amore verso gli animali.
Per me è solo un mostruoso affare commerciale sulla pelle di chi non ha mai potuto scegliere nulla della sua esistenza.
Loro parlano del grande Varenne, io vedo solo il re di una gabbia d'oro. E per un campione che muore a 31 anni in una stalla riscaldata, ci sono milioni di invisibili che non hanno nemmeno un nome.
Ogni anno, solo in Italia, vengono macellati oltre 500 milioni di animali.
CINQUE
CENTO
MILIONI.
Maiali uccisi ad appena 6 mesi di vita, stipati nel cemento senza aver mai visto la luce del sole.
Vitelli strappati alle madri a ventiquattr'ore dal parto perché quel latte deve finire nei nostri cartoni, nei nostri gelati, nei nostri formaggi.
Migliaia di cavalli da corsa che, appena rallentano di un decimo di secondo o si rompono una zampa, finiscono dritti sui ganci di un macello.
Carne da profitto.
Carne da scommessa.
Carne da mangiare.
Un ingranaggio feroce che tratta esseri viventi come come bancomat con la criniera, come numeri su un bilancio aziendale.
A Varenne non importava un c***o dei gran premi di Parigi o di New York.
Non gliene fregava al, degli applausi dei ricchi soddisfatti in tribuna, dei record del mondo.
Un cavallo vuole solo sentire l'aria fresca sul muso, l'odore dell'erba bagnata all'alba, il peso del proprio corpo lanciato al galoppo verso l'orizzonte sconfinato dei campi.
Oggi quel cuore enorme ha smesso di ba***re.
E per la prima volta nella sua vita, senza briglie, senza fruste, senza paraocchi, quel cavallo meraviglioso è finalmente, davvero libero.»
- Adamo Romano
( 📸 da Pinterest )