I Tempi di Radio Ossola

I Tempi di Radio Ossola Tutto quello che "girava intorno" a Radio Ossola, fatti, avvenimenti, curiosita', personaggi, anni 70/80.

Come promesso ecco il post completo : Il fumo delle si*****te.Buona lettura.IL FUMO DELLE SI*****TEIl fumo delle si*****...
22/01/2026

Come promesso ecco il post completo : Il fumo delle si*****te.
Buona lettura.

IL FUMO DELLE SI*****TE
Il fumo delle si*****te si mescolava al calore delle valvole del trasmettitore, creando una nebbia azzurrina che rendeva tutto un po’ magico, un po’ clandestino, l’aria era quasi irrespirabile. Era il 1978 e Radio Ossola trasmetteva dal sottotetto di un palazzo dei primi del novecento in semiperiferia di Domodossola. Appena aprivi la porta del locale di trasmissione, ti trovavi immerso nella nebbia del fumo delle innumerevoli si*****te consumate quotidianamente, a sinistra il divano, che poteva ospitare una decina di persone, di fronte un ammasso di vinili, in prevalenza 33 giri, quindi con più tracce d’ascolto ma anche 45 giri con due tracce, lato A e B che solitamente era il pezzo meno “forte”. Sulla destra il bancone dove alloggiavano giradischi ,microfono e registratore , riempiva il tavolo un ammasso di materiale non ben identificatolo . Penso che il locale che ci ospitava, fosse meno di 20 metri quadri, che erano sempre occupati da una moltitudine di ospiti e amici.
L’ordine, vocabolo a noi sconosciuto. A volte dovevi farti largo tra persone, pile di vinili, coppie appartate, persone che si mimetizzavano tra il fumo. Non c’erano computer, solo due giradischi Lenco , un mixer che gracchiava a ogni cursore alzato e un microfono avvolto in una spugna mangiucchiata. Ricordo il primo mixer, autocostruito, a tre vie, due per i giradischi (denominati piatti) uno per il microfono, quando era il momento di mandare in onda lo spot commerciale, che era registrato su cassetta, si doveva intervenire scollegando uno dei due giradischi e inserire il cavo del registratore a cassetta. Solo per puntualizzare, ora i mixer nelle radio hanno almeno una cinquantina di cursori.
il DJ della notte, controllava l’ora sull’orologio a muro: le 22:30. Era il momento del “Microfono Aperto”, si dava il via alle telefonate. “Qui Radio Ossola, frequenza 94.700 in FM. La città è fuori, noi siamo qui dentro. Chi c’è all’ascolto?”
La Magia del Telefono.
Il telefono, un vecchio apparecchio a disco grigio tendente al giallo, penso causa del fumo che regnava sovrano, iniziò a squillare quasi subito. In quegli anni, la radio era il social network , possiamo considerarla pioniera dei vari social nati anni dopo.
C’era lo studente che chiedeva “Anima Latina” di Lucio Battisti, definendola “musica rivoluzionaria”.
C’era l’operaio del turno di notte che voleva solo sentire una voce amica.
E poi c’erano le dediche d’amore, quelle sussurrate, perché “lei forse mi sta ascoltando sotto le coperte con la radiolina a transistor”. Poi c’erano le telefonate con le amiche (conosciute per telefono) che ogni sera si radunavano a casa di una o dell’altra per ascoltare la musica ma principalmente le nostri voci, ricche di voglia di vivere di calore e di spensieratezza.
Il DJ era diventato un personaggio.
C’era grande curiosità e interesse per Radio Ossola, la prima emittente che trasmetteva dalla valle Ossola, nello specifico Domodossola, e copriva un vasto territorio che andava dalla svizzera Ticinese fino oltre Arona e la sponda opposta del lago Maggiore che faceva capo alla provincia di Varese.
Il Sapore di un’Epoca
I ricordi di quegli anni non erano solo musica; erano una sensazione di libertà assoluta e un po’ ingenua.
Le interferenze: Spesso si “sconfinava” nelle frequenze di qualche radio parrocchiale o della polizia, e bisognava correre a tarare il trasmettitore
I Jingle fatti in casa: Non c’erano sigle digitali. Si usava un tasto del registratore a cassette per far partire un pezzo di Pink Floyd sopra la propria voce. Il rito del vinile: Il rumore della puntina che scende sul solco, quel crac ritmico che annunciava l’inizio di un sogno.
L’ultima canzone
Quella notte del ’78, il DJ di turno decise di chiudere con Sultans of Swing dei Dire Straits, appena uscita. Mentre la chitarra di Mark Knopfler riempiva la stanza, guardò fuori dal lucernario: le luci della città sembravano pulsare a tempo con il segnale radio.
Sapevano che forse quella libertà non sarebbe durata per sempre, che le grandi emittenti commerciali avrebbero presto mangiato le piccole radio libere. Ma in quel momento, con la spia rossa del “On Air” accesa, eravamo i padroni del mondo.
Il 1978 era un anno elettrico. Le frequenze FM erano come il West: chi prima arrivava, piantava la bandiera. Ma lo spazio nell’etere era stretto e la guerra per il segnale si combatteva a colpi di watt e di astuzia.
Ecco come si svolgeva una serata tipica a Radio Ossola, tra musica rivoluzionaria e “sabotaggi” radiofonici.
La Scaletta dell’amico della notte, programma che iniziava alle 22.00 e terminava quando il DJ veniva colpito dal sonno, solitamente tra la una e le due di notte.
Il DJ faceva scorrere le dita sulle coste dei vinili. La playlist non era decisa da un algoritmo, ma dalla pancia o dalle eventuali richieste telefoniche. Quella sera la sequenza era pura dinamite:
L’apertura: Generale di Francesco De Gregori (uscita proprio quell’anno). Era l’inno di chi sognava la fine degli anni di piombo.
La scossa: Stayin’ Alive dei Bee Gees. Anche se eri una radio “impegnata”, la Febbre del Sabato Sera stava contagiando tutti.
L’importazione: Miss You dei Rolling Stones. I dischi arrivavano spesso d’importazione, con la copertina ancora profumata di viaggio.
La chicca: Pensiero Stupendo di Patty Pravo, per scandalizzare i benpensanti che ancora ascoltavano la RAI.
Arrivava anche il momento che il dj riceveva la telefonata (che attendeva con ansia ogni qualvolta trasmetteva) da “LEI”, suo unico pensiero motivazionale.
Ecco che magicamente partiva uno dei brani che duravano una vita, oltre 40 minuti (esempio: Tubular bells di Mike Oldfield) per dare il giusto tempo di stare accanto, seppur telefonicamente, all’amore del momento.
In quella stanza, oltre alla musica, si respirava la storia.
I posacenere strapieni: Si fumava ovunque, anche davanti al microfono.
I nastri magnetici: Le pubblicità dei negozi locali (il mobiliere, il tappezziere, il fotografo la pizzeria “Da Maciste”) erano registrate su cassette, poi in seguito su bobine. Si preparavano a trasmissioni finite, quindi sempre a notte inoltrata, non avendo una sala registrazione.
Il senso di comunità: La radio era il punto di ritrovo era un faro. Se c’era una manifestazione o un concerto in piazza, la radio lo sapeva prima di tutti. Non c’era minimamente nessun scopo di lucro ma solo voglia di divertirci e fare divertire.
Volevo ricordare a chi se ne fosse dimenticato o a chi non ne fosse a conoscenza, cosa era, cosa significava e da cosa è nato il fenomeno “Radio Libere. Il contesto: dalle onde “illegali” alla voce di tutti.
Tutto nasce da una svolta fondamentale: la sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 1976, che liberalizzò le trasmissioni via etere in ambito locale, rompendo di fatto il monopolio RAI. In pochi mesi esplose un fenomeno travolgente: tra il 1976 e il 1978 nacquero migliaia di emittenti in tutta Italia.
Nel 1978 le radio libere non erano più solo un esperimento: erano radicate nei territori,
parlavano dialetti, musica nuova, politica, vita quotidiana,
erano spesso autogestite, artigianali, caotiche ma vive.
Il 1978 è anche uno degli anni più drammatici della Repubblica: il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro,
gli anni di piombo, conflitti sociali fortissimi, movimenti studenteschi, femministi, operai.
Le radio libere furono strumenti fondamentali di informazione alternativa:
notizie in tempo reale che la TV non dava, microfoni aperti, telefonate in diretta,
dibattiti politici accesi, spesso senza filtri.
Per molti giovani, la radio era l’unico spazio di parola reale.
Radio di montagna e di confine: il caso di Radio Ossola.
Fondare una radio in Ossola aveva un valore ancora più particolare. Le radio di zone alpine o periferiche:
rompevano l’isolamento geografico, creavano comunità dove prima c’era solo silenzio o RAI,
spesso sconfinavano con il segnale (Svizzera, altre regioni),
davano spazio a musica, cultura locale, annunci, problemi concreti.
Studi improvvisati, trasmettitori autocostruiti, dischi passati a mano,
antenne montate su tetti o campanili, entusiasmo più forte di qualsiasi limite tecnico.
Dal sogno alla regolamentazione
Dopo il 1978 iniziò una fase diversa: crescita commerciale di molte radio, prime reti, pubblicità,
e poi la legge Mammì del 1990, che chiuse definitivamente la stagione pionieristica.
Ma lo spirito delle radio libere (libertà di parola, comunità, sperimentazione) nasce lì, e non se n’è mai andato davvero.
Nel 1978 una radio musicale/sociale significava molto più che “mettere dischi”:
musica che non passava in RAI (rock, progressive, cantautori, folk, magari punk agli inizi),
spazio a chi non aveva voce: giovani, associazioni, iniziative locali,
annunci, dediche, comunicazioni pratiche, microfono aperto, spesso senza palinsesto rigido.
Era una radio di relazione, prima ancora che di contenuti.
Mezzi di fortuna, ma idee chiarissime
“Pochi spiccioli” era la regola, non l’eccezione: trasmettitori autocostruiti o adattati,
mixer fatti in casa o recuperati, giradischi di seconda mano, bobine, cassette, cavi ovunque,
studi in cantine, soffitte, stanze prestata da qualcuno.
Eppure funzionava, perché c’era: passione totale, spirito collettivo (in cinque si faceva tutto),
nessuna logica di profitto, la sensazione fortissima di stare facendo qualcosa di nuovo e necessario.
Il valore sociale in una valle come l’Ossola
In un territorio come l’Ossola, una radio così: teneva insieme i paesi, creava un punto di riferimento quotidiano, dava identità a una comunità dispersa, faceva sentire che “anche qui succede qualcosa”.
Molte radio di montagna erano più ascoltate della RAI locale, perché parlavano della vita vera, non da Roma o Milano.
Un’esperienza che lascia il segno.
Anche se è durata pochi anni (come molte), quell’esperienza: ha formato competenze,
ha insegnato a lavorare insieme, ha lasciato memoria collettiva,
ha anticipato logiche che oggi vediamo nei podcast, nelle web radio, nei social.
Chi ha fatto una radio libera non era solo un “DJ”:
era tecnico, redattore, animatore sociale, spesso anche mediatore culturale.
Concludo queste mie riflessioni o se preferite ricordi con una frase che mentalmente
ripasso spesso e volentieri:
Che bei tempi, viva le radio libere, viva Radio Ossola (che oggi vive ancora con il nome di Rto)
Uno de fondatori di RADIO OSSOLA.
Emilio Longhi

IL FUMO DELLE SI*****TEIl fumo delle si*****te si mescolava al calore delle valvole del trasmettitore, creando una nebbi...
13/01/2026

IL FUMO DELLE SI*****TE

Il fumo delle si*****te si mescolava al calore delle valvole del trasmettitore, creando una nebbia azzurrina che rendeva tutto un po’ magico, un po’ clandestino, l’aria era quasi irrespirabile. Era il 1978 e Radio Ossola trasmetteva dal sottotetto di un palazzo dei primi del novecento in semiperiferia di Domodossola. Appena aprivi la porta del locale di trasmissione, ti trovavi immerso nella nebbia del fumo delle innumerevoli si*****te consumate quotidianamente, a sinistra il divano, che poteva ospitare una decina di persone, di fronte un ammasso di vinili, in prevalenza 33 giri, quindi con più tracce d’ascolto ma anche 45 giri con due tracce, lato A e B che solitamente era il pezzo meno “forte”. Sulla destra il bancone dove alloggiavano giradischi ,microfono e registratore , riempiva il tavolo un ammasso di materiale non ben identificatolo . Penso che il locale che ci ospitava, fosse meno di 20 metri quadri, che erano sempre occupati da una moltitudine di ospiti e amici.

L’ordine, vocabolo a noi sconosciuto. A volte dovevi farti largo tra persone, pile di vinili, coppie appartate, persone che si mimetizzavano tra il fumo. Non c’erano computer, solo due giradischi Lenco , un mixer che gracchiava a ogni cursore alzato e un microfono avvolto in una spugna mangiucchiata. Ricordo il primo mixer, autocostruito, a tre vie, due per i giradischi (denominati piatti) uno per il microfono, quando era il momento di mandare in onda lo spot commerciale, che era registrato su cassetta, si doveva intervenire scollegando uno dei due giradischi e inserire il cavo del registratore a cassetta. Solo per puntualizzare, ora i mixer nelle radio hanno almeno una cinquantina di cursori.

il DJ della notte, controllava l’ora sull’orologio a muro: le 22:30. Era il momento del “Microfono Aperto”, si dava il via alle telefonate. “Qui Radio Ossola, frequenza 94.700 in FM. La città è fuori, noi siamo qui dentro. Chi c’è all’ascolto?”

La Magia del Telefono.

Il telefono, un vecchio apparecchio a disco grigio tendente al giallo, penso causa del fumo che regnava sovrano, iniziò a squillare quasi subito. In quegli anni, la radio era il social network , possiamo considerarla pioniera dei vari social nati anni dopo.

C’era lo studente che chiedeva “Anima Latina” di Lucio Battisti, definendola “musica rivoluzionaria”.

C’era l’operaio del turno di notte che voleva solo sentire una voce amica.

E poi c’erano le dediche d’amore, quelle sussurrate, perché “lei forse mi sta ascoltando sotto le coperte con la radiolina a transistor”. Poi c’erano le telefonate con le amiche (conosciute per telefono) che ogni sera si radunavano a casa di una o dell’altra per ascoltare la musica ma principalmente le nostri voci, ricche di voglia di vivere di calore e di spensieratezza.

Il DJ era diventato un personaggio.

C’era grande curiosità e interesse per Radio Ossola, la prima emittente che trasmetteva dalla valle Ossola, nello specifico Domodossola, e copriva un vasto territorio che andava dalla svizzera Ticinese fino oltre Arona e la sponda opposta del lago Maggiore che faceva capo alla provincia di Varese.

Il Sapore di un’Epoca

I ricordi di quegli anni non erano solo musica; erano una sensazione di libertà assoluta e un po’ ingenua.

Le interferenze: Spesso si “sconfinava” nelle frequenze di qualche radio parrocchiale o della polizia, e bisognava correre a tarare il trasmettitore

I Jingle fatti in casa: Non c’erano sigle digitali. Si usava un tasto del registratore a cassette per far partire un pezzo di Pink Floyd sopra la propria voce. Il rito del vinile: Il rumore della puntina che scende sul solco, quel crac ritmico che annunciava l’inizio di un sogno.

L’ultima canzone

Quella notte del ’78, il DJ di turno decise di chiudere con Sultans of Swing dei Dire Straits, appena uscita. Mentre la chitarra di Mark Knopfler riempiva la stanza, guardò fuori dal lucernario: le luci della città sembravano pulsare a tempo con il segnale radio.

Sapevano che forse quella libertà non sarebbe durata per sempre, che le grandi emittenti commerciali avrebbero presto mangiato le piccole radio libere. Ma in quel momento, con la spia rossa del “On Air” accesa, eravamo i padroni del mondo.

Il 1978 era un anno elettrico. Le frequenze FM erano come il West: chi prima arrivava, piantava la bandiera. Ma lo spazio nell’etere era stretto e la guerra per il segnale si combatteva a colpi di watt e di astuzia.

Ecco come si svolgeva una serata tipica a Radio Ossola, tra musica rivoluzionaria e “sabotaggi” radiofonici.

La Scaletta dell’amico della notte, programma che iniziava alle 22.00 e terminava quando il DJ veniva colpito dal sonno, solitamente tra la una e le due di notte.

Il DJ faceva scorrere le dita sulle coste dei vinili. La playlist non era decisa da un algoritmo, ma dalla pancia o dalle eventuali richieste telefoniche. Quella sera la sequenza era pura dinamite:

L’apertura: Generale di Francesco De Gregori (uscita proprio quell’anno). Era l’inno di chi sognava la fine degli anni di piombo.

La scossa: Stayin’ Alive dei Bee Gees. Anche se eri una radio “impegnata”, la Febbre del Sabato Sera stava contagiando tutti.

L’importazione: Miss You dei Rolling Stones. I dischi arrivavano spesso d’importazione, con la copertina ancora profumata di viaggio.

La chicca: Pensiero Stupendo di Patty Pravo, per scandalizzare i benpensanti che ancora ascoltavano la RAI.

Arrivava anche il momento che il dj riceveva la telefonata (che attendeva con ansia ogni qualvolta trasmetteva) da “LEI”, suo unico pensiero motivazionale.

Ecco che magicamente partiva uno dei brani che duravano una vita, oltre 40 minuti (esempio: Tubular bells di Mike Oldfield) per dare il giusto tempo di stare accanto, seppur telefonicamente, all’amore del momento.

Fine PRIMA PARTE

Uno dei fondatori
Emilio Longhi

Il seguito tra qualche giorno.
Chi fosse interessato a leggere l'articolo intero subito selezioni il link qui sotto:

IL FUMO DELLE SI*****TE Il fumo delle si*****te si mescolava al calore delle valvole del trasmettitore, creando una nebbia azzurrina che rendeva tutto un

Buona vita a tutti
24/12/2025

Buona vita a tutti

Sono profondamente addolorato nell'apprendere della scomparsa di Valter . La notizia mi ha colpito molto. Valter è stato...
24/06/2025

Sono profondamente addolorato nell'apprendere della scomparsa di Valter . La notizia mi ha colpito molto. Valter è stato un amico prezioso e il mio ricordo va INDIETRO negli anni quando svolgeva la mansione di ragioniere/tesoriere di Radio Ossola.
Mancherà a tutti coloro che lo conoscevano. Porgo le mie più sentite condoglianze alla moglie Mirella, anche lei collaboratrice di Radio Ossola, ai figli per questo momento di grande dolore.
Con affetto e vicinanza.
Ciao Valter ( Valter1)

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Domodossola
28845

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